Periodic San Paolo - Home Page
LA LOCUSTA DI RIENZO COLLA

Cinquant’anni di fede e cultura

di PAOLO PEGORARO
   

   Vita Pastorale n. 12 dicembre 2005 - Home Page Cinquant’anni fa usciva Tu non uccidere coraggiosissimo opuscolo di don Primo Mazzolari contro ogni forma di guerra. Lo pubblicava uno sconosciuto editore vicentino, Rienzo Colla, che avrebbe dato alle stampe tutti i suoi scritti. Editore cattolico finissimo, darà spazio alle discussioni su obiezione di coscienza, cattolicesimo e politica, dialogo interreligioso, promozione del laicato, finendo nei guai più di una volta. Lo abbiamo incontrato.
   

«Mi piace come lei tocca il libro. Bisogna amare qualcuno così». Quando Rienzo Colla mi rivolge queste parole, guardandomi sfogliare uno dei suoi libretti, capisco che l’editoria è una vocazione. Intanto lui continua a raccontarmi: «Ero amico di don Mazzolari, che ho conosciuto quando facevo il liceo, nel ’39. Ma lui non riusciva a trovare chi gli pubblicasse i libri e allora io – che amavo i libri, insomma, pensavo fossero una cosa bella e buona – ho cominciato a girargli intorno finché non sono diventato editore per suo conto. Anche case cattoliche come Queriniana o Morcelliana non avevano il coraggio – c’era una specie di veto... non era molto gradito... adesso invece fanno tutti santi, quando muoiono. Ho avuto parecchie difficoltà perché ci voleva l’imprimatur... a lui non lo davano, e a me malvolentieri». Adesso Colla ha ottantaquattro anni e la sua casa editrice, La Locusta di Vicenza, ha pubblicato quasi quattrocento titoli. Gli anni lo hanno fatto esile, schivo invece lo è sempre stato («Lei mi chiede delle mie foto ma io non le ho: le brucio»). Quando gli domando cos’è significato Mazzolari per la Chiesa italiana di allora, mi guarda sorpreso e un po’ smarrito: ho parlato di don Primo al passato, neanche fosse un cimelio. Poi, con l’indulgenza di chi molto ha vissuto, riprende: «Era un intellettuale, un uomo di studio, e per me è stato una grande guida, una persona di grande coerenza. Mazzolari, Turoldo, Barsotti... erano per me sacerdoti esemplari. E adesso si sente il bisogno di averne degli altri».

Colla guarda al presente, senza rimpianti. Progetta ancora diversi libri che, come al solito, dovrà preparare da solo. Perché se volete incontrare la redazione de La Locusta dovete suonare al campanello "Colla". Non ci sono altri, magari qualche amico che consiglia, qualcun altro che traduce. All’inizio Colla si occupava anche della stampa, e i suoi libricini portano ancora le vesti di una cura artigianale: copertine candide avvolte in velina trasparente, titoli in rosso vivo e pagine non rifilate. Sobri nell’aspetto quanto essenziali e nutrienti all’interno.

L’avventura di Colla comincia quando, diciannovenne, stringe amicizia con don Primo Mazzolari. Poi si laurea in filosofia, partecipa alla Resistenza a Roma e trascorre un breve arresto a Regina Coeli, insegna storia e filosofia, conosce don Giovanni Rossi e le missioni Pro Civitate e finalmente, nel ’52, torna a Vicenza come seminarista all’Oratorio dei Filippini, dove studia teologia e avvia alcune attività caritative e d’indagine sociale. Però mancano i fondi. Nello stesso periodo don Mazzolari è sotto rigido controllo della predicazione e non trova nessun editore disposto a rischiare. Nasce così l’idea di pubblicare un volume per ricavarne qualcosa. Il parto è subito difficile: il vescovo Zinato ritira l’imprimatur e Colla, nonostante il suo superiore lo difenda, viene espulso dal seminario l’anno seguente.

Rienzo Colla.
Rienzo Colla
.

Eresia o profezia?

È il 1955: La Locusta ha pubblicato Tu non uccidere, in cui si rifiuta radicalmente ogni forma di conflitto bellico appellandosi alla coscienza invece che alla trattatistica. La tematica è molto sentita: nel 1949 il primo obiettore di coscienza italiano, Pietro Pinna, aveva subito otto mesi di reclusione; critiche erano arrivate anche dalla Civiltà Cattolica. L’impegno dell’editore vicentino verso la pace sarà costante: Rienzo Colla è uno dei primi estimatori di Gandhi, di cui pubblica un’antologia di pensieri; nel ’65 edita gli Appunti sulla naja di Giuseppe Gozzini, primo obiettore cattolico, denunciato dal procuratore della Repubblica di Vicenza con l’accusa di vilipendio alle forze armate; seguono le Lettere dal carcere di Martin Luther King e il suo Oltre il Vietnam nel ’68; infine, l’appello di Franco Riva contro la guerra nucleare (L’agonia di Hiroshima).

Colla fa spallucce, come se averli pubblicati non fosse un merito, solo qualcosa che andava fatto. Si schermisce e constata: «Della pace non si parlava molto, spesso venivano ritirati i libri dalle librerie... Io sono sempre andato avanti con pazienza e forse, alla fine, hanno capito che non sono così eretico». Un’altra "eresia" che i libri de La Locusta rilanciano di frequente è il rapporto cattolicesimo-impegno sociale, soprattutto la posizione della Chiesa nei confronti della lotta di classe. Ed ecco che ai libri di Lazzati, Mario Rossi, Martelet, Dorigo e Pelissier si affiancano le testimonianze dei preti operai: Suhard, Béguin, Voillaume, Rétif, Favreau e Politi, primo prete operaio italiano. E il volume La Spagna contro Franco (1963) dà voce a personalità della Chiesa spagnola avverse al franchismo perché, scrive Mazzolari, «la dittatura, ogni dittatura, è sempre anticristiana». La presentazione del libro darà luogo a polemiche e tafferugli con i fascisti.

La promozione del laicato

La promozione del laicato è un altro punto caro a La Locusta. «Indubbiamente c’è stato un progresso», mi dice Colla, «ma c’è ancora molto da fare: su questo punto il Concilio non è ancora esploso come avrebbe dovuto». Ne La Parrocchia, pubblicato da Mazzolari nel ’57, si legge: «Il laicismo può essere superato solo da un audace laicato cattolico al quale spetta come compito la vita della parrocchia senza portarla fuori dalla realtà e senza imporle delle mutilazioni in ciò che possiede di buono, grande e bello». Di conseguenza, il catalogo dell’editore vicentino si arricchisce di scrittori e giornalisti che s’interrogano sulla fede senza falsi scrupoli: Bo, Volpini, Cederna, Giuliotti, Maizza, Zarri. Ma l’ambito in cui La Locusta opera con più assidua costanza nei suoi cinquant’anni di attività è il dialogo tra fede e cultura, dialogo ostacolato e spesso interrotto dalle reciproche diffidenze a cavallo tra i due secoli.

Un lento scongelamento si era avviato dal 1947 con gli incontri delle "Avanguardie Cattoliche" di Fabbretti e Turoldo, con le esperienze francesi, con Montini e poi Fuci, Lef, riviste come Vita sociale, Corsia dei Servi, e naturalmente Il Gallo e Adesso di Mazzolari. Ancora una volta è don Primo stesso a instradare Rienzo Colla, scrivendogli: «Caro Rienzo, leggi sempre con larghezza specialmente i lontani. Nei lontani ci sono anche voci di sofferenza così umana, nostalgia della "casa" così sincere, documenti e motivi così religiosi da farci seriamente pensare, perché non è detto che il monopolio delle cose buone e delle cose belle ce l’abbiamo noi». Indicazione che Colla non lascia cadere. Così, a fianco di Maritain, Bernanos, Green, Mounier, Newman, Péguy, Rebora, Papini, Weil, compariranno rarissimi scritti religiosi dei più inquieti Cocteau, Gide, Fogazzaro, Quasimodo, Saba, Pasolini.

Tre noti volumi pubblicati da La Locusta, fondata a Vicenza da Rienzo Colla .
Tre noti volumi pubblicati da La Locusta, fondata a Vicenza da Rienzo Colla
.

Obbedire in piedi

I libricini bianchi de La Locusta non sono sempre facili da reperire, ma attraverso il passaparola riescono a crearsi un crescente numero di lettori affamato d’interrogativi, piuttosto che di risposte. Prima e dopo il Concilio. Dopo trent’anni, muta l’atteggiamento dei vescovi di Vicenza: se monsignor Zinato, oltre a non concedere alcun imprimatur, non risponderà mai né agli appelli di Mazzolari né a quelli di Colla, monsignor Onisto ne suggella l’operato il 28 maggio 1984: «Ho la gioia di constatare che il suo lavoro si è affermato sempre più e sempre con materiale pulito, prezioso, costruttivo. Mi congratulo con lei e la ringrazio perché in tutti questi anni ha continuato a diffondere e difendere la verità». Parole meritate, se si considera come La Locusta è sfuggita alla tentazione di elevarsi a "canale parallelo" o "cattolicesimo alternativo". A partire dall’esplosione del dissenso cattolico e con gli avvenimenti del ’68 Rienzo Colla si distacca dal rumore improvvisamente fragoroso delle polemiche e sceglie per il proprio catalogo un orientamento di profilo, riscoprendo molti classici della spiritualità: Savonarola, Eckart, Angela da Foligno, Plotino, Rosmini.

Anche qui, tuttavia, si può ritrovare l’insegnamento di don Mazzolari, il suo confidare nella prudenza della gerarchia e nell’obbedienza attiva, anche quando sofferta: «Più il convoglio marcia rapido, più sicuri e docili occorrono i freni, i quali non sono fatti per non far camminare il convoglio, ma per evitare che deragli». È il marchio di garanzia del profeta, Colla me lo conferma: «Sì, Mazzolari era un obbediente, ma era un uomo che ragionava sulle cose con grande apertura, anche grazie alla confidenza con i suoi vescovi. Difatti Cazzani gli voleva molto bene e a volte gli mandava alcuni sacerdoti che erano tentennanti... dunque aveva fiducia in lui: glieli mandava perché avessero l’esempio. Quello di "obbedire in piedi" è uno dei suoi tratti di maggiore attualità».

L’incontro con Rienzo Colla è ormai concluso. Premuroso, mi domanda se ho bisogno d’altro: io confesso che ci sono alcuni suoi libri che m’interessano, ma purtroppo sono esauriti. «Mi dica i titoli», dice, poi scompare in una stanza a lato, tra scaffali imbarcati dal peso dei volumi, e torna con il prezioso carico. Lo ringrazio ancora mentre controllo il registratore. Colla ha un momento di esitazione, poi sussurra: «Mi manca don Mazzolari... una volta, quando avevo qualche dubbio, sapevo sempre di potermi consigliare da lui». Don Primo è morto nel ’59, eppure la sua amicizia è rimasta vivissima in Colla. Mentre lascio la casa di questo singolarissimo editore monaco ricordo alcune righe indirizzategli da don Primo nel ’56: «La Locusta non è bene che muoia. Per farla vivere, il Signore ti ha chiuso nella sua necessità in una maniera che può non piacerti ma che rimane sempre sorprendente e provvidenziale. Dà coraggio ai tuoi: e quando non sai dove battere il capo per riposarti, vieni a Bozzolo».

Paolo Pegoraro

Il catalogo de La Locusta è online: http://xoomer.virgilio.it/pibletra/lalocusta/homepage.htm. Per la storia dell’editore, oltre ai volumi de La Locusta, si è adoperato M. Bellenzier, La Locusta e la cultura cattolica in Italia. Tesi di laurea, Biblioteca Bertoliana di Vicenza.

Don Primo Mazzolari.
Don Primo Mazzolari
(foto Giovetti).

     

L’editore che pubblicò i suoi libri più scomodi
LE FRECCE BIANCHE DI DON MAZZOLARI

1954 - La parola che non passa. L’imprimatur, concesso in un primo tempo, è poi «ritirato d’autorità in modo violento e senza spiegazioni»: fu strappata via la prima pagina a tutte le copie depositate in tipografia.

1955 - Tu non uccidere. La prima edizione esce anonima. Giudicato il libro più coraggioso da parte cattolica contro la guerra: «"Tu non uccidere", per quanto ci si arzigogoli sopra, vuol dire "Tu non uccidere"». Sei edizioni.

1960 - Della tolleranza. Postumo, tra i suoi scritti più significativi. Per Carlo Bo libri come questi «si contano sulle dita, non sono tollerati, e subiscono la censura».

1963 - Il Natale, pubblicato clandestinamente in Russia.

1966 - Cattolici e comunisti. È un dialogo con agnostici e comunisti, le pagine meno divulgate eppure più spesso equivocate: «Combatto il comunismo, amo i comunisti».

1967 - Incontro al lupo e Rivoluzione cristiana. Ritiro dell’opuscolo. Alla sua prima comparsa, era valso a Mazzolari l’ordine a cinque giorni di ritiro spirituale e sospensione della Messa per una settimana.

1971 - La grande prova. Pagine di Adesso del 1948-’49: mentre i cattolici sono euforici per il trionfo democristiano, per Mazzolari «il popolo cristiano è invaso... bisogna essere pronti ad affrontare la grande prova».

1972 - Lettere a vescovi: Cazzani, Bolognini, Zinato, Roncalli, Montini; segue un volume singolo per Bonomelli. Così Mazzolari rassicurava uno scoraggiato Nazareno Fabbretti: «Noi siamo la croce dei nostri vescovi, i vescovi sono la nostra croce. 
Ci salveremo insieme».

1974 - Lettere al mio parroco. Riflessioni sul compito pastorale di un sacerdote qualunque.

1977 - Ai preti; Dietro le sbarre La parola agli ultimi.

1983 - Parole ai politici. Il vescovo di Vicenza monsignor Arnoldo Onisto ne scrive: «Se fosse meditato da chi di dovere, non saremmo come purtroppo siamo».

Padre David Maria Turoldo.
Padre David Maria Turoldo (foto Leto).
    

La solidarietà dei suoi amici

«Carissimo Rienzo...»

«…mi mandi 10 copie di Tu non uccidere e provvederò a distribuirle fra amici, che a loro volta potranno farne acquistare da altri. Il Signore premierà il vostro coraggio e Tu non uccidere avrà il successo che merita. Voglia gradire i miei migliori auguri. Coraggio!»

(Giorgio La Pira Firenze, 14 luglio 1955).
  

«...questi piccoli libri sono le cose più belle che oggi appaiono in Italia e forse un giorno si dovrà scrivere di te e della tua "Locusta" come oggi si scrive de "Il Frontespizio". Più umiltà qui e più luce segreta... e quanta vita!»

(don Divo Barsotti Settignano, 17 febbraio 1982).
  

«Così ti ho pensato, caro Rienzo, nel tuo alto riserbo, nel chiostro della tua casa: a continuare una vocazione che proprio un pastore ti ha impedito di seguire, per paura certo e non per fede. E tu da allora a vivere come un monaco nella battaglia, quasi in contrappasso con noi, dico con Mazzolari e Nazareno e Camillo e altri, noi a vivere invece da "soldati nel monastero"»

(David Maria Turoldo, 1984).
  

«...forse siamo in pochi a sapere realmente quanto di tormento, fatica materiale e mentale, angoscia, amarezza, volontà, speranza e disperazione, sudore concreto, svuotamento e spirito di povertà c’è dietro. Il mio gioioso "bravo!" ti giunga quindi in direttissima e, insieme a tanti altri, ti riscaldi il cuore e ti lanci in avanti, sempre»

(Piero Gribaudi Torino, 4 dicembre 1987).
  

«Ancora un grazie per tutto il lavoro che fai e per i doni che in questi decenni hai consegnato alla Chiesa italiana. Non so se questo è stato riconosciuto visibilmente, ma io (La Locusta mi accompagna fin dalla giovinezza), noi qui di Bose e i nostri amici lo sanno e lo dicono»

(Enzo Bianchi Magnano, 19 agosto 1988).

   Vita Pastorale n. 12 dicembre 2005 - Home Page