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Il presepe

Gli angeli di Natale: trasparenza di Dio

di CARLA GUGLIELMI
   

   Vita Pastorale n. 12 dicembre 2003 - Home Page Chi sono queste tipiche figure natalizie? Figure della fede, segno della presenza divina tra noi.

Trascolora il cielo nel crepuscolo che precipita, e il bosco disegna sul fondale alpino fragili geroglifici di ghiaccio. I fiori, disseminati ieri sui tratturi bruni, non sono che un ricordo che si cancella come orma sulla spiaggia. Siamo alla neve. Improvviso il suo presagio corre dalle nuvole temporalesche al vorticoso precipitare di canali incalzati dal vento. Ma, ancora una volta, la nevicata è gioia che ti dissemina nel sangue l’ebbrezza di essere vivo e, nello spirito, il richiamo ai mondi forse lontani, forse perduti, della giovinezza, quando il contemplare il suo miracolo sui sassi chiari color di luna significava spalancarti dinanzi sentieri nuovi perduti. Nell’infinito di Dio.

È, questo, un possibile fondale che ci piace ipotizzare per noi e per i lettori per il prossimo Natale: quello di una sintesi creaturale tra uomo e cose, natura e coscienza. Perché solo così rivive l’evento che accadde allora, quando ogni realtà fu investita e coesa da un vortice d’amore. E, dentro tale immane, cosmica coreografia, l’uomo, signore della natura per comando divino, ritrova, per la venuta del Bimbo, la perduta dimensione di figlio dell’Eterno. La gioia, incontenibile, esplode, e la carità tocca i toni della condivisione, della partecipazione, del perdono, dell’unità, in questo infante che tutti ci unisce in una fraternità senza pari. In un’esultanza non più solo terrena. Creature di esultanza più di tutte le altre ci apparvero in quel Natale, e ci appaiono in questo, gli angeli: miriadi bianche, vortici luminosi, trasparenze di Dio. E la capanna si fa lieve come nube nel deserto, come cuore umano trafitto dalla gioia. Loro, gli angeli, figure del Natale come poche, eppure lasciati oggi alla fantasia poetica più che non alla contemplazione teologica. Come accessorio impalpabile e fascinoso di una scenografia facoltativa.

Memling, Annunciazione, Bruges, Groeninge Museum.
Memling, Annunciazione, Bruges, Groeninge Museum.

Ma chi sono gli angeli? Il presepe ce ne propone la realtà, la natura, il fascino. «La bellezza, il chiarore del viso dell’angelo erano tali che guardare il sole era più facile che guardare quel volto. Un cerchio d’oro gli cingeva la testa... Da ognuna delle sue spalle, un’ala scendeva, fino alle ginocchia [...] ». Così la mistica Ildegarda di Bingen. E Dante narra: « [...] E a quel mezzo, con le penne sparte / vid’io più di mille angeli festanti, / ciascun distinto di fulgore e d’arte. / Vidi a lor giochi quivi ed a lor canti / ridere una bellezza, che letizia / era ne li occhi a tutti li altri santi». Penne, ali, splendore. Non sono queste le raffigurazioni ingenue cui ricorrono artisti della parola, del suono o del colore per esprimere l’inesprimibile di una realtà che trascende l’esperienza umana? Non sono le uniche immagini idonee a catturare la meraviglia dei bambini? Ma ali, perché? Ce lo spiega, con il nitore che gli è proprio, il teologo Romano Guardini: «Per l’angelo non esistono limiti né di spazio né di tempo. Ogni altezza, profondità e ampiezza del pensiero e dell’essere è àmbito dove egli è presente. Egli sale, penetra, trapassa. Ciò si esprime nel termine: "ali", l’angelo è colui che vola». O, se preferiamo, ce lo racconta la splendida immagine di Piero Gribaudi: «Gli angeli sono i palpiti (quasi un vibrare, un trasalire di piume, ndr) delle molteplici mani che Dio tende all’uomo perché più facilmente l’uomo si senta toccato dal suo Amore».

Nicola Somma, angelo di un presepe napoletano.
Nicola Somma, angelo di un presepe napoletano.

Allora, chi sono gli angeli? Sono figure della fede, al di là delle mode che in questi ultimi tempi ne fanno tracimare il nome da ogni rotocalco che si rispetti e la presenza pregnante da ogni teoria spiritualistica, meglio se esotica. Così che ora fungono da superman e tal altra da incarnazione dei nostri bisogni più buoni.

Ebbene, gli angeli non sono né questo né quello ma, come dicevamo, figure della fede. Li incontriamo nell’Antico Testamento, dove non rivestono più soltanto il compito di messaggero generico (dal greco ànghelos che indica messaggero), come accadeva per le antiche figure mitologiche, ma assumono una loro identità: si distinguono in angeli buoni e cattivi, e personificano nei loro diversi ruoli il dramma della salvezza e la lotta storica tra il bene e il male, e insieme, ancora, risultano investiti di compiti specifici e costanti. Miriadi di angeli stanno infatti attorno al trono di Dio, presiedono ai destini delle nazioni, vegliano sugli individui, fungono da intercessori. Si forma una sorta di gerarchia angelica in cui spiccano tre angeli con nomi che rivelano la loro missione: Michele, "chi è come Dio?", il protettore d’Israele e il capo di tutti gli angeli; Gabriele, "Dio è una forza", angelo interprete e capo degli eserciti divini; Raffaele, "Dio guarisce", incaricato delle guarigioni.

Nel Nuovo Testamento gli angeli, distinti con diversi titoli – troni, principati, potestà, potenze o dominazioni – appaiono esseri di un mondo superiore, pur restando comunque Gesù assiso al di sopra di ogni ordine angelico, l’unico mediatore della nuova alleanza.

È acquisito che gli angeli siano «spiriti incarnati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza». Come non ricordare, nel Vangelo, la bianca figura di Gabriele che annuncia a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista e, a Maria, quella di Gesù? E l’angelo del Signore che guida Giuseppe nella scoperta della sua missione di dare una famiglia al Figlio di Dio, oltre le schiere angeliche che, come abbiamo detto, annunciano il Natale, fino all’angelo della Passione e a quelli della Risurrezione?

Sandro Botticelli, "Adorazione dei pastori". Londra, National Gallery.
Sandro Botticelli, "Adorazione dei pastori". Londra, National Gallery
(foto Utet).

Tre sono, in ultima analisi, le caratterizzazioni degli angeli nella Rivelazione: l’angelo epifanico, che è la manifestazione di Dio – come dono e realtà – e presenza efficace nella storia dell’uomo; l’angelo adoratore di Dio nel mondo, intercessore a favore dell’uomo e rappresentante un aspetto dell’azione di Dio presso le creature: aiuto, sostegno, protezione, accompagnamento, custodia. Infine troviamo l’angelo interprete che annunzia e spiega l’azione di Dio, e, nel Nuovo Testamento, aiuta a leggere il senso della vicenda di Gesù alla luce del progetto divino.

L’angelo della Rivelazione ebraico-cristiana non è, dunque, una figura che esprime la nostalgia per l’assenza di Dio, ma è segno della sua presenza esuberante. Dio è, infatti, creatore di tutte le cose visibili e invisibili. Secondo sant’Alberto Magno «gli angeli sono creature spirituali che incessantemente glorificano Dio, circondano Cristo, loro Signore, e lo servono soprattutto nel compimento della sua missione di salvezza per tutti gli uomini. L’angelo è fondamentalmente la sintesi di un’energia divina, un’intelligenza celeste e il prototipo di una realtà creata. Conosce quindi tutti i segreti della natura, vede all’interno del centro della terra e nelle profondità del mare, possiede tutta la conoscenza naturale e, inoltre, il Signore riempie la sua intelligenza di luce soprannaturale». Mentre, secondo sant’Agostino, «di ogni cosa visibile in questo mondo, si occupa un angelo». Ecco il perché e a maggior ragione, dell’angelo custode, a sua volta precisa figura della fede, come insegna san Tommaso d’Aquino: «Nel momento in cui nasce un bambino, Dio chiama uno dei suoi Spiriti gloriosi e lo affida alla sua cura speciale per l’intera esistenza». Spirito capace, quest’ultimo, come afferma Romano Guardini, di custodirci nella voce della coscienza; nei moniti del cuore; nella parola degli amici; nelle conseguenze dell’azione; nel senso degli avvenimenti. In tutto ciò concorre il risuonare della sua voce.

Del resto, non abbiamo forse anche noi creduto, come Jean Guitton, di indovinare al di sopra o piuttosto accanto a noi, un Essere impalpabile e segreto che scarta l’ostacolo, che ci ispira, ci protegge e ci guida? E Guardini non ha giustamente osservato che «tu non sei te stesso per le tue sole forze ma vi è un Essere che, contemplando il volto di Dio e te nella Sua luce, ti aiuta a essere un "io" e ti protegge: l’angelo custode»?

Giuseppe Del Ton, poi, con la solennità di un viatico, assicura: «Con la loro compagnia invocata, avvertita, amata, tu, pellegrino sulla terra, incerto del cammino, spesso desolato e stanco, vincerai il senso così amaro della solitudine». Infatti «gli angeli di Dio arrivano là dove, nell’ombra di una grande afflizione, l’anima siede muta», come sostiene James Greenleaf Whittier. E potrà essere ogni giorno Natale. Qualche volta magari anche dentro il fondale alpino ricamato di geroglifici di ghiaccio sui sassi color di luna.

Carla Guglielmi

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