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Editoriale

Uomini nuovi in un mondo che cambia

di ANTONIO RIZZOLO
   

   Vita Pastorale n. 12 dicembre 2003 - Home Page Il saluto ai lettori da parte del nuovo direttore con l’augurio di un santo e lieto Natale.

Cari amici lettori, sacerdoti, religiosi e laici, parroci in modo particolare, le prossime festività natalizie sono un’occasione propizia non solo per un augurio, ma anche per un saluto speciale in qualità di nuovo direttore di Vita pastorale. Sostituendo don Giusto Truglia, che ringrazio per la dedizione con cui ha svolto il suo compito, assumo la direzione della rivista con timore e trepidazione. Confido però nella competenza dei collaboratori, nell’impegno dei redattori e nel sostegno di tutti voi. Confido soprattutto nella grazia divina e nell’aiuto che viene dalla preghiera.

Il beato Giacomo Alberione in un dipinto di Nino Musio.
Il beato Giacomo Alberione in un dipinto di Nino Musio.

Il periodo storico che stiamo attraversando non è dei più facili, siamo in "un mondo che cambia", come ci ricorda il programma pastorale della Chiesa italiana per questo decennio. Scriveva don Giacomo Alberione in un editoriale apparso su Vita pastorale nel gennaio del 1946, mentre era appena iniziata la delicata fase del dopoguerra: «Se il mondo entra in un’era nuova, Iddio che muta i secoli come il vestito ha bisogno di stoffa nuova, di uomini nuovi, nuovi ministri. Noi sacerdoti, primi e avanti tutti dobbiamo essere e mostrarci rinnovati e camminare nella novità di vita». Oggi la situazione è per certi versi addirittura più difficile, perché non viviamo in un mondo da ricostruire o già trasformato, ma in continuo e rapido cambiamento. È facile perciò trovarci disorientati ed essere tentati da anacronistici ritorni a un passato che non c’è più, da nuove forme di isolamento e di chiusura, da scriteriate fughe in avanti. La vera novità di vita è invece nell’adesione quotidiana al Vangelo e a Cristo Maestro, che ci insegna ad amare le persone così come sono e lì dove si trovano, imitando lui, Buon Pastore, che ha cura del suo gregge e va in cerca della pecorella smarrita. In fondo, la "pastorale" consiste proprio in questo, in questa sollecitudine amorevole verso tutti.

La copertina di un numero di Vita pastorale del 1937.
La copertina di un numero di Vita pastorale del 1937.

Uno dei principali punti di riferimento che la Chiesa ci offre per camminare oggi in questa evangelica novità di vita, per essere «stoffa nuova, ministri nuovi», sono i documenti del Vaticano II, un concilio definito appunto "pastorale" non perché non ci siano dichiarazioni e contenuti dottrinali (è semmai vero il contrario), ma perché è animato da quella stessa sollecitudine verso l’uomo di oggi che nasce dall’insegnamento e dall’esempio del Maestro divino. Sulla scia del rinnovamento conciliare, nella fedeltà a Cristo e al suo Vangelo, sotto la guida del Magistero, la nostra rivista intende continuare a camminare. Per essere un servizio rivolto a tutti, una moderna agorà dove tutti possono dare il proprio contributo, nel dialogo e nel rispetto. Vita pastorale vuole portare, come scriveva ancora don Alberione nell’editoriale menzionato, «il suo piccolo raggio di luce, la sua piccola goccia di consolazione, il suo piccolo elemento di conforto». In altre parole, il suo apporto alla formazione degli operatori pastorali, all’aggiornamento, al dibattito. Una rivista di servizio, ma anche di proposta, di stimolo, di confronto. Vita pastorale ha una lunga tradizione alle spalle. Addirittura è nata prima della stessa Famiglia paolina. Stando alle parole del fondatore, don Alberione, dovrebbe aver iniziato le pubblicazioni nel dicembre 1912. Dico "dovrebbe" perché purtroppo, per la scarsa diligenza di quei tempi pionieristici, non ne è rimasta traccia negli archivi. La rivista manifesta fin dall’inizio la sensibilità pastorale del Fondatore e l’attenzione da lui sempre avuta per i parroci e per il clero diocesano. Il suo amore per Dio e per gli uomini suoi contemporanei l’ha reso un apostolo infaticabile, un esempio per tutti, non solo per i paolini. È con grande gioia che quest’anno abbiamo festeggiato la sua beatificazione, il 27 aprile. La testimonianza di vita del beato Alberione sia un continuo stimolo per noi che lavoriamo a confezionare la rivista e per tutti voi che in diversi modi siete in prima linea nel servizio alla Chiesa e all’uomo di oggi.

Concludo con l’augurio natalizio che don Alberione inviava ai lettori nel 1961: «A tutti quelli che accolgono Vita pastorale e collaborano all’apostolato delle edizioni con la preghiera, con la propaganda, con nuove vocazioni, giunga col più vivo grazie l’augurio di un santo e lieto Natale. Gesù Redentore in questa "Nova Nativitas" porti ad ognuno con il dono della pace la sua grazia e la sua benedizione».

Antonio Rizzolo

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