Periodic San Paolo - Home Page

DONNE E TEOLOGIA: CRISTINA SIMONELLI

La "matrologamatrologa" 
che vive tra i Rom

di CETTINA MILITELLO
      

   Vita Pastorale n. 11 novembre 2003 - Home Page

La teologa veronese ha scelto di stare in una comunità nomade, ma rifiuta gli atteggiamenti da operatore: «Non ci sono casi interessanti, bensì amici e nomi propri». Diffidente verso l’erudizione ora insegna patristica, conquistandosi il nomignolo al femminile tra i colleghi di facoltà.

Ha scelto di vivere in un accampamento di Rom a Verona, ma continua il suo impegno accademico, insegnando patristica. Cristina Simonelli rappresenta un caso singolare nel panorama delle donne teologhe.

  • Cristina, com’è nato il tuo interesse per la teologia?

«Sono approdata alla teologia lentamente e con diffidenza. La ritenevo oziosa ed erudita, lontana dalla vita, anzi ostile alle sue manifestazioni; sospetto che estendevo anche ad altri ambiti di studio. Dopo la scuola superiore avevo scelto di diventare infermiera».

  • Che cosa ti ha indotta a mutare opinione?

Cristina Simonelli.«Il clima ecclesiale degli anni ’70, con gli echi del Concilio, mi convinse che vivere il Vangelo vuol dire "condividere". Così nel ’76 sono andata a vivere in un campo di Rom, prima in Toscana, poi dall’81 con la piccola comunità della diocesi di Verona (altre due donne laiche e un prete). Queste realtà sono maturate dapprima in modo indipendente, e oggi "insieme" in una vita ecclesiale simile a una diocesi senza territorio. Dopo una decina di anni, avevo voglia di valutare, ripensare, confrontarmi. Sentivo l’esigenza di conoscere meglio la Scrittura. Con questo desiderio e molta titubanza, ho iniziato a infilarmi come uditrice in un banco, molto indietro, allo Studio teologico di Verona».

  • Era più logico frequentare un corso di teologia per laici. Come mai hai scelto il "San Zeno"?

«Dal campo nomadi non era conveniente "uscire di notte", sarebbe stato difficile frequentare l’Istituto di scienze religiose. Allo Studio veronese sono rimasta veramente affascinata dalla lettura teologica, che non era affatto come avevo temuto, ma incrociava le mie esigenze e le mie domande, anzi le dilatava e le rilanciava. Così da uditrice sono passata alla frequenza ordinaria e quel luogo dai corridoi bui è diventato "di casa" come la mia roulotte, fuori dal casello dell’autostrada».

  • Vedo un’analogia tra lo stare tra i Rom e in seminario. Essere donna e laica in un ambiente maschile e clericale ti ha creato problemi?

«Nel dire che "mi era di casa come...", cerco di esprimere la mia percezione, per l’uno e l’altro ambiente, che è contemporaneamente "luogo" e "fuori luogo", "casa" e "spaesamento", piena presenza e non totale appartenenza. Per quanto riguarda il campo nomadi, ho sempre diffidato di chi diceva "sono diventato come loro", lo trovo non realistico e presuntuoso. Pur nella familiarità, si sperimenta la distanza, l’essere stranieri rovesciato! Posso dire lo stesso anche per il mondo della teologia: ci sto bene, ma mi sento sempre un po’ fuori posto. Questa percezione non è negativa: anche se a volte è faticosa, permette di incrociare linguaggi diversi ed è stimolante».

  • Quando nel tuo percorso hai messo a tema il tuo essere donna? Ti sarai anche accostata alla teologia femminista. Ti senti a tuo agio in questa prospettiva?

«È in questo insieme "bilingue" che ho messo a tema anche il mio essere donna. Fino ad allora non era per me una domanda esplicita, anche per quanto riguardava il mio impegno ecclesiale non mi ponevo la questione, pensavo che lo potevo fare e dunque lo facevo. Mi sono così avvicinata agli scritti delle teologhe e delle filosofe, perché mi danno fastidio le prospettive ristrette, riduttivamente confessionali. Non mi considero una "produttice" di teologia femminista, ma mi trovo a mio agio ad abitarne le domande. E dico "femminista", anche se nei nostri ambienti suona male e mi viene spesso corretta in "femminile". Ma uso questo termine per rispetto di chi ha iniziato questo tipo di riflessione, pagando prezzi alti, e perché mantiene viva la percezione che le cose sono tutt’altro che "pareggiate". Dico anche "teologia delle donne", mentre "femminile" mi rimanda il suono dolciastro di una "mistica delle femminilità", secondo cui non c’è nulla da cambiare e c’è poco posto per le donne».

  • La tua città ha una lunga tradizione ecumenica. Penso a san Bernardino che è poi emigrato a Venezia. Il disagio per le prospettive riduttivamente confessionali obbliga a fare attenzione alle altre esperienze di fede e alle donne che le vivono con analogo impegno...

«Di questo mio percorso fa parte anche, in questi ultimi anni, la collaborazione con Letizia Tomassone, pastora a Verona della Chiesa valdese. Insieme abbiamo tenuto corsi e seminari, sia allo Studio teologico sia all’Istituto superiore di scienze religiose, riuscendo ad articolare sia le prospettive comuni sia quelle differenti, in modo credo efficace. Ma sto sorvolando il mio percorso di studio: ho concluso a Verona il percorso istituzionale, ho conseguito la licenza in antropologia teologica a Firenze, quando lo Studio teologico fiorentino era aggregato alla Gregoriana. Ma già durante la specializzazione ho privilegiato un percorso storico-patristico, perché in questa direzione mi spingevano le esigenze del "mio" Studio teologico, come consideravo il San Zeno».

  • Hai così sostenuto un’ulteriore specializzazione...

«Ho frequentato per due anni i corsi dell’Augustinianum, dove ho discusso e pubblicato la mia ricerca di dottorato. Così dal ’96 insegno a livello istituzionale teologia patristica, nei corsi teologici condotti a Verona in modo interdisciplinare, e patrologia all’Istituto, dove un collega mi chiama appropriatamente "matrologa". Anche in questo caso la questione si è pian piano dilatata e ciò che sembrava un passatempo è diventato un impegno perché i corsi e le sedi sono aumentati: ora insegno anche al San Bernardino a Verona e alla Facoltà dell’Italia settentrionale, a Milano, nel biennio di specializzazione in fondamentale e sistematica. Si aggiungono corsi vari, che faccio molto volentieri, con suore e monache, come quelli dell’internoviziato di Verona o quello delle monache benedettine legato a Sant’Anselmo. Pur mantenendo una sensazione tipo "ma qua come ci sono capitata?", con la fatica di una disciplina che si distende per secoli e culture, e rispetto alla quale mi sento sempre molto "apprendista", è un’esperienza positiva, che spero di svolgere dignitosamente ma che trovo utile».

  • Una matrologa tra i Rom, strano incrocio! Potresti parlarci della tua esperienza con loro?

«No. Le parole escono stonate, distorte o comunque rischiano di diventarlo nella percezione comune. Sembrano imbarazzanti e invadenti. C’è un pudore della condivisione ed è il pudore dell’amicizia profonda: non ci sono casi interessanti, ma amici e nomi propri. Abbiamo spesso un’altra impressione, rappresentata con un’immagine: una statua su un piedistallo. La statua è l’eroico operatore e il piedistallo sono le persone per cui opera. Più il piedistallo è descritto e ridescritto, più si erge, grandioso, il santo operatore. Il nostro è invece uno statuto antieroico per eccellenza: questa è una vita ordinaria, spero sinceramente cristiana, ma come tante altre. I pionieri e gli eroi mi sono antipatici».

  • Torniamo all’argomento interrotto: pensi ci possa essere un contributo delle donne alla teologia?

«Non penso a una quasi automatica o miracolosa presenza del "femminile" (del resto spesso gli uomini fanno esercizi di riscoperta del "femminile che è in loro", così hanno entrambe le dimensioni...) che darebbe respiro e sensibilità a una teologia razionalistica e arida. Credo che la questione sia di dare spazio non al "femminile", ma a donne concrete, che faranno quello che possono, come da molto fanno gli uomini, con realizzazioni a volte felici, altre un po’ meno, portando le loro molteplici "differenze", che sono in primo luogo di genere, ma anche individuali, sociali, etnico-culturali. Anche per questo è nato il Coordinamento delle donne teologhe. Sono convinta che questa iniziativa potrà dare un grosso contributo. Dall’affermazione della propria parzialità dichiarata vengono per lo meno messe in crisi tante pretese universalità. Ma la presenza delle donne non è scontata, perché il percorso di studio è lungo e la possibilità di mantenersi insegnando teologia è spesso legata alla moltiplicazione degli impegni e all’assunzione di altre mansioni per sopravvivere. Al di là del contesto accademico, penso sia importante l’accesso di sempre più donne a vari corsi di teologia, possibilità che sta cambiando la consapevolezza e la presenza femminile anche nella Chiesa cattolica, forse lentamente, ma come un Tir, che una volta in marcia non rallenta facilmente».

Monsignor Giuseppe Amari benedice un nuovo campo nomadi a Verona.
Monsignor Giuseppe Amari benedice un nuovo campo nomadi
a Verona (foto Di Monte).

  • Sei impegnata anche sul fronte della vita religiosa femminile...

«Sempre di più chi la vive si sente prima donna e poi suora e alcune di loro possono qualificarsi dal punto di vista teologico. Ma credo resti ancora tanta strada da percorrere».

  • Pensi che la Chiesa viva un momento di transizione?

«Non saprei, forse una formazione di tipo storico mi fa dire che non conosco periodo che non sia stato di transizione o in cui le Chiese siano vissute altrimenti che secondo un "principio riforma". Sulle strategie ricordo una raccolta di saggi cui sono molto affezionata: L’elogio del margine di Bell Hooks».

  • Dobbiamo affrontare una congiuntura complessa. Cosa possono fare le donne per la situazione politica internazionale?

«Le strategie che ritengo più felici sono simili a quelle dell’autrice citata: vivere la propria parzialità e marginalità non come "emarginazione imposta", ma come luogo di elaborazione di pensiero, come critica di ciò che viene pensato comunemente "centro"; vivere la dimensione feriale e privata della "casa" e della "cura" come resistenza politica e pubblica. Tutto ciò vale per i miei molti "bilinguismi" e per le svariate appartenenze in tensione fra loro: il rischio è la schizofrenia, ma quando gli orizzonti si incrociano aprono interessanti prospettive. Questo tipo di visione è anche un punto di vista più ampio di quello del panorama ecclesiale e configura anche uno "stare nel mondo". Rispetto a ciò temo una regressione del pensiero critico, per bere ogni notizia o meglio ogni propaganda, anche nella situazione italiana; temo lo sviluppo di un razzismo volgare e ignorante e l’instaurarsi della logica delle armi e della guerra, assurdamente e arrogantemente proposta come "preventiva". Rispetto a ciò non sopporto mezze misure o titubanze. Tuttavia non sono completamente sicura che basti essere donna per contrastare la guerra. Spero che le molte possibilità di non aggressività, che le donne vivono nella propria quotidianità, spesso vicino alla vita nella sua dimensione di fragilità, come quella dei bambini, dei malati e anziani, possano diventare anche pensiero critico e impegno pubblico per la pace».

Cettina Militello
     

La cattedra "Donna e cristianesimo" al Marianum
IL RUOLO FEMMINILE TRAMITE MARIA

La Pontificia facoltà teologica Marianum ha istituito, nell’ambito della sua attività accademica, la cattedra "Donna e cristianesimo". Il corso, che vi è dato annualmente con impostazione culturale socio-antropo-teologica, tende a studiare gli aspetti della condizione femminile, nelle diverse situazioni umane e nelle varie epoche storiche, a valutare l’influsso che la figura di Maria ha esercitato sul modo di concepire la donna, la sua dignità e il suo ruolo. Il corso, nell’anno accademico 2003/2004, si articola in quattro percorsi.

1 La donna nella Bibbia (3-7 novembre), lezione pubblica al Teatro dei Servi; Nuria Calduch Benages della Pontificia università Gregoriana, Una storia da riscoprire: la donna nell’AT, celebrazione liturgica delle donne nella storia della salvezza; Marinella Perroni del Pontificio ateneo Sant’Anselmo, Le donne nel NT, una introduzione al tema; Maria Luisa Rigato della Pontificia università Gregoriana, Figure femminili nel vangelo di Giovanni; Aristide Serra della Pontificia facoltà Marianum, Ritratti/o biblico di Maria.

Madonna tra sante Ursula Caterina, Barbara e Cecilia.
Madonna tra sante Ursula Caterina, Barbara e Cecilia
(foto Lores Riva).

2 La donna nella storia (1-5 marzo), lezione pubblica al Teatro dei Servi; Emanuela Prinzivalli dell’università La Sapienza, Le donne nell’età dei Padri. Lettura di testi patristici; Paola Gaiotti, storica del movimento femminile, La storia di lei. Questioni metodologiche. Linee cronologiche; Felice Accrocca della Pontificia università Gregoriana, Maria e l’identità femminile negli autori francescani del ’200; Adriana Valerio dell’Università Federico II, Donne e diritti umani.

3 L’identità femminile (8-12 marzo), lezione pubblica al Teatro dei Servi; Maria Grazia Fasoli, responsabile nazionale Coordinamento donne Acli, Dietro lo specchio. Percorsi e peripezie della identità femminile. Lettura di testi poetici; Giovanni Silvestri della Lumsa, La donna e le scienze umane: questioni metodologiche e nodi disciplinari; Maria Grazia Piazza della Pontificia università Gregoriana, La donna nelle culture; Cristina Carnicella della Pontificia università Gregoriana, Donna e teorie della comunicazione.

4 Donne e teologia (3-7 maggio), lezione pubblica a Santa Cecilia in Trastevere; Crispino Valenziano del Pontificio istituto liturgico, Il caso nobile della donna nell’abside delle basiliche cristiane a Roma; Cettina Militello della Pontificia facoltà Marianum, Donne e teologia: sviluppo storico e snodi tematici; Ignazio Calabuig della Pontificia facoltà Marianum, Maria e la donna nella "Marialis Cultus"; Letizia Tomassone, pastora valdese, La cristologia femminista.

Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere alla segreteria del Marianum, viale Trenta Aprile 6 - 00153 Roma, tel. 06-5839161; e-mail marianum@marianum.it.

r.v.

   

Anche corsi e seminari insieme alla valdese Letizia Tomassone
IN PRINCIPIO FURONO CIRILLO E AGOSTINO

Cristina Simonelli, laica, è nata a Firenze, il 24 maggio 1956. Dal 1976 vive in un accampamento Rom, prima in Toscana, ora a Verona. Ha conseguito il baccellierato presso lo Studio teologico San Zeno nel 1993; la licenza in antropologia teologica allo Studio teologico fiorentino aggregato alla Pontificia università Gregoriana di Roma nel 1995 con la dissertazione: Ho Synodoìporos. L’antropologia delle catechesi prebattesimali di Cirillo di Gerusalemme. Nel giugno 1997 si è diplomata in teologia e scienze patristiche con la discussione dottorale: La fede nella resurrezione di Cristo nel "De Trinitate" di Agostino – Moderatore il professor B. Studer – presso l’Institutum Augustinianum di Roma, dove sullo stesso tema nel 1999 ha poi difeso la tesi.

È docente dello Studio teologico San Zeno di Verona affiliato alla Pontificia università Lateranense, dove insegna: "Momento storico-patristico del tema fondamentale I Sacramenti" dall’anno accademico 1996/97; "Momento storico-patristico del tema fondamentale Cristologia" dal ’99/2000. Presso l’Istituto superiore di scienze religiose San Pietro Martire di Verona insegna patrologia dal ’96/97 (corso semestrale). Dal 2000/2001 è anche docente di patrologia allo Studio teologico San Bernardino di Verona. Nello stesso anno ha dato il corso annuale di patrologia antenicena alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale a Milano. Negli anni seguenti ha dato al ciclo di specializzazione i corsi: "Il De Trinitate di Agostino" (2001/2002); "Dentro di te è il pozzo di acqua viva. L’antropologia di Origene tra regola dellaLetizia Tomassone. fede e ricerca filosofica" (2002/2003); "I De Spiritu Sancto nel IV secolo" (2003/2004).

Insieme a Letizia Tomassone, ha tenuto il seminario teologico (soteriologia in chiave ecumenica e inclusiva): "Per noi e per la nostra salvezza", presso il San Pietro Martire (2001/2002 e 2002/2003); e il corso complementare: "Un approccio femminista alla Scrittura?" presso il San Zeno (2002/2003), sempre con la Tomassone.

    

A sostegno delle teologhe
È NATO IL CTI

Il Coordinamento teologhe italiane (Cti) è sorto nel giugno 2003. Tra i suoi obiettivi: riunire teologhe delle diverse tradizioni cristiane che abbiano conseguito un dottorato o una licenza in scienze teologiche e docenti della facoltà di teologia, delle scuole di teologia dei seminari, delle congregazioni religiose e degli istituti superiori di scienze religiose; valorizzare gli studi di genere in ambito teologico, biblico, patristico, storico, in prospettiva ecumenica; favorire la visibilità delle teologhe nel panorama ecclesiale e culturale italiano; promuovere e sostenere le donne che desiderano dedicarsi allo studio, alla ricerca, all’insegnamento della teologia.

Maria C. Bartolomei, Marco Marchini, la Tomassone e la Militello a un convegno.
Maria C. Bartolomei, Marco Marchini, la Tomassone 
e la Militello a un convegno (foto Di Monte).

Prima presidente è stata acclamata Marinella Perroni, segretaria Serena Noceti. Le altre socie fondatrici: Cettina Militello, Stella Morra, Renata Natili, Maria Luisa Rigato, Cristina Simonelli, Manuela Terribile, Nadia Toschi, Adriana Valerio (che in agosto è stata eletta presidente dell’Afert). Per ulteriori informazioni visitare il sito www.teologhe.org (e-mail info@teologhe.org).

   

La produzione della teologa
IL VANGELO NELLA COMUNITÀ SINTI

La teologa Cristina Simonelli ha pubblicato i volumi: La resurrezione nel "De Trinitate" di Agostino. Presenza, formulazione, funzione, (Sea 73) Institutum Patristicum Augustinianum, Roma 2001; "‘Ci sarà annunciato Dio da uno di noi’. Lo sviluppo del movimento ‘vangelista’ in una comunità di Sinti", in L. Piasere (a cura), Italia Romanì, Roma 1996, pp. 71-92.

Volontaria al lavoro in un campo nomadi.
Volontaria al lavoro in un campo nomadi (foto Giuliani).

Tra i suoi articoli, segnaliamo: "Destino comune" in Servizio Migranti 1/2 (1993), pp. 104-124; "Il Compagno di strada. La XIII catechesi prebattesimale di Cirillo di Gerusalemme", in Esperienza e Teologia 3 (1996), pp. 49-55; "L’eterno abbraccio. La dottrina trinitaria di S. Zeno", in Annuario Storico Zenoniano 14 (1997), pp. 11-16; "Che mi ricordi di Te, che comprenda Te, che ami Te" (Agostino, De Trinitate 15,28,51), in Esperienza e Teologia 6 (1998), pp. 42-51; "Il Padre che allatta. La 19ª Ode di Salomone", in Esperienza e Teologia 7 (1998), pp. 69-77; "Lettere dal confine. L’epistolario di Sinesio di Cirene", in E. Falavegna - G. Girardi (a cura), In dialogo con l’Altro. Fede cristiana, alterità e dialogo, Verona 1998, pp. 101-106; "Dio di misericordia, amico degli uomini. La Penitenza in Didascalia siriaca/Costituzioni Apostoliche" in Esperienza e Teologia 8 (1999), pp. 45-57; "Come il pane. La preghiera di Policarpo (Mart. Pol 14,1-3 )" in Esperienza e Teologia 9 (1999), pp. 43-53; "Desiderio e ricordo. L’esposizione sul salmo 37 di Agostino" in Esperienza e Teologia 10/11 (2000), pp. 57-67; "Abitò solo con sé stesso (Gregorio Magno, Dialoghi II,3,5). Disprezzo e cura nella tradizione monastica" in Esperienza e Teologia 12 (2001), pp. 21-30; "Facendo svanire la dolcezza del vivere (Sinesio di Cirene, ep. 16) in Esperienza e Teologia 15 (2002), pp. 55-72.

   Vita Pastorale n. 11 novembre 2003 - Home Page