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DONNE E TEOLOGIA: SUOR NURIA CALDUCH-BENAGES

Abbiamo un tesoro da valorizzare

di CETTINA MILITELLO
      

   Vita Pastorale n. 8-9 agosto/settembre 2003 - Home Page

«Fin da bambina i racconti biblici mi hanno sempre affascinata», dice la religiosa spagnola, che ora si dedica allo studio dei libri sapienziali e dei personaggi femminili. «La Chiesa, per paura di perderla, si è preoccupata di proteggere la Scrittura, al punto che oggi non è apprezzata dalla gente. Siamo davanti a una sfida a cui ognuno deve rispondere».

La passione di suor Nuria Calduch-Benages per la Scrittura ha radici lontane. Come lei stessa ci dice il suo immaginario infantile s’è nutrito dei grandi racconti, delle epopee che essa narra. E, divenuta religiosa, non appena le circostanze lo hanno consentito, ha di nuovo lasciato emergere quelle suggestioni antiche, silenziosamente cresciute dentro di lei. Oggi la ritroviamo battagliera docente alla facoltà teologica della Pontificia università Gregoriana, a rappresentare degnamente la minoranza delle donne e in essa delle suore. Sì, perché le teologhe non sono solo laiche, ma anche religiose. Per esse la fatica è per certi versi più impervia (l’impegno nelle congregazioni lascia poco tempo allo studio) e per certi versi meno drammatica (è loro risparmiata l’incertezza del pane quotidiano). A suor Nuria è andata abbastanza bene. Le difficoltà, insomma, non sono state insormontabili. La scelta dei libri sapienziali, poi, le ha consentito un approccio, quello alla figura femminile della Sapienza, che oggi fa tendenza, al centro com’è non solo della riflessione femminista ma anche del dialogo interreligioso.

L’intervista è stata occasionata dall’invito che le ho rivolto di aprire con una lezione pubblica il corso su "Donna e cristianesimo", che si svolgerà al Marianum di Roma nel contesto della omonima cattedra. Per quattro settimane, in diversi periodi dell’anno, si rifletterà su donne e Scrittura, donne e storia, donne e scienze umane, donne e teologia. A suor Nuria l’onere di avviarlo, con una relazione sulla storia dimenticata, quella delle donne protagoniste anch’esse della vicenda salvifica nell’Antico Testamento.

Suor Nuria Calduch-Benages.
Suor Nuria Calduch-Benages.

  • Sei tra le poche docenti di Antico Testamento in Italia. Com’è nato questo tuo interesse?

«Fin da bambina i racconti della Bibbia mi hanno sempre affascinata. A quell’epoca, negli anni ’60-’70, oltre a imparare il catechismo a memoria, nella scuola Sant’Andrea – prima gestita dalle suore Domenicane della Presentazione e poi dalle Missionarie Figlie della Sacra Famiglia di Nazareth – che frequentavo a Badalona (Barcellona), dovevamo studiare "Storia sacra". Questa materia mi piaceva molto perché consisteva nel leggere e rileggere i testi della storia della salvezza, soprattutto la Genesi, fino a saperli quasi a memoria per poi essere in grado di raccontarli con le nostre parole. Mi ricordo che all’esame di "revalida" (alla fine della scuola media) mi interrogarono sulla storia di Giuseppe. Conoscendola in tutti i dettagli, riuscii a scrivere ben cinque fogli ottenendo il voto più alto. Il mio interesse per la Bibbia in quel periodo non andò oltre. Però in casa abbiamo sempre avuto la Bibbia in biblioteca e ho ricevuto dai miei genitori il gusto per la lettura. Per il mio onomastico e il mio compleanno ricevevo sempre libri in regalo. La mamma li nascondeva perché li leggevo troppo velocemente».

  • Cosa ti ha spinta poi allo studio della Scrittura?

«Avevamo al liceo classico un famoso esegeta, monsignor Isidre Gomà i Civit, un ex-allievo del Pontificio istituto Biblico, che ci insegnava la Scrittura con un metodo eccellente. Era un pedagogo eccezionale: sapeva insegnare le cose più difficili utilizzando un linguaggio semplice e adatto al giovane pubblico che lo ascoltava con passione. Era la mia lezione prediletta, prendevo appunti di tutto quello che diceva e poi, a casa, rileggevo le mie note e cercavo nel dizionario tutte le parole tecniche che non conoscevo. Questa esperienza, rimasta silente per molti anni, mi è cresciuta dentro».

  • Ti ha aiutata la scelta di entrare in una congregazione religiosa?

Non all’inizio. Nel 1978 entrando nella congregazione delle Missionarie Figlie della Sacra Famiglia di Nazareth non pensavo alla Bibbia come campo di studio o di lavoro. Avevo appena conseguito la laurea in filologia anglogermanica all’Università autonoma di Barcellona a Bellaterra (1974-1979) e per ben sette anni insegnai lingua spagnola, catalana, francese, inglese, filosofia, letteratura, religione... in diverse scuole della congregazione».

  • Quando è cominciata la tua avventura teologica?

«Nei primi anni della mia vita religiosa – abitavo a Barcellona – ho avuto occasione di frequentare i corsi serali di teologia per laici e religiosi/e offerti dalla Facoltà di teologia di Sant Pacià (i seminaristi frequentavano il quinquennio teologico al mattino). Studiare la Scrittura sul serio cominciò così a diventare per me una mèta raggiungibile».

  • Ma come riuscivi a mettere insieme le tue attività di insegnante con lo studio della teologia?

«Il tempo materiale proprio non c’era. Dopo sette ore di lezioni, riuscire ad arrivare alla Facoltà di teologia in orario (i corsi cominciavano alle 19,30 e si protraevano fino alle 22,00) era già un’impresa eroica. Nei tre anni che trascorsi nelle Canarie venne meno ogni possibilità di continuare lo studio. La teologia si insegnava solo in seminario ed era riservata ai candidati al sacerdozio».

  • Continuavi però a sperare in un futuro diverso...

«Sì. E finalmente il sogno si fece realtà. Arrivando nel 1985 a Roma, inviata a studiare dalla superiora generale, non ebbi nessun dubbio su quale specializzazione scegliere. Prima di tutto portai a termine in due anni il baccalaureato in teologia alla Pontificia università Urbaniana e poi, avendo già studiato le lingue moderne sin da piccola, il latino e il greco nel liceo e l’ebraico per conto mio, mi iscrissi al Pontificio istituto biblico (1987). Ho portato a termine il dottorato sotto la guida del professor Maurice Gilbert e, mentre stavo scrivendo la tesi, fui invitata dall’allora rettore della Gregoriana, padre Gilles Pelland, a tenere un seminario esegetico. Dopo la difesa della tesi (gennaio 1995), cominciai a tenere corsi regolari nella Facoltà di teologia, dove adesso insegno Antico Testamento (letteratura sapienziale)».

  • Ti ha complicato la vita l’essere donna e religiosa?

«In parecchie occasioni mi hanno domandato se mi sentivo una rara avis trovandomi a insegnare in una istituzione essenzialmente maschile. Personalmente non mi sono mai sentita così, pero può darsi che questa sia l’impressione che hanno alcune persone dal di fuori o perfino alcuni alunni. La presenza di una docente in una università pontificia sorprende gli studenti semplicemente perché non ci sono abituati. Il primo giorno di lezione, a volte, percepisco una sorta di aspettativa da parte di alcuni studenti, però di solito sparisce velocemente. Allo stesso tempo percepisco una speciale empatia da parte delle studentesse, specialmente le religiose. Il fatto è del tutto comprensibile se teniamo conto delle caratteristiche specifiche dell’ambiente clericale che regna nelle nostre facoltà».

Bibbia di Borso d'Este: tra i più ricchi codici miniati.
Bibbia di Borso d’Este: tra i più ricchi codici miniati
(foto Bevilacqua).

  • Fammi capire meglio...

«Per gli alunni, la maggioranza di sesso maschile (sacerdoti, diaconi, religiosi seminaristi... pochi laici), avere una professoressa e, per di più suora, resta ancora qualcosa di insolito. Infatti, quando mi incontrano per la prima volta nei corridoi o nella biblioteca danno per scontato che io sia una studentessa. L’immagine di una suora docente universitaria rompe gli stereotipi tradizionali secondo cui la suora è associata alla cucina, alla sagrestia, all’asilo. Infatti, i maschi, specialmente i sacerdoti, continuano a farmi complimenti quando vengono a sapere che insegno in Gregoriana, come se fossi un’eroina o avessi vinto una medaglia alle Olimpiadi».

  • Ma qual è la situazione attuale alla Gregoriana?

«Posso subito darti qualche dato statistico: dei 395 docenti soltanto 47 siamo donne: 9 religiose e 38 laiche. Siamo quindi una minoranza le donne e tra le donne le suore. Soltanto una di noi è docente ordinaria, le altre siamo straordinarie, aggiunte, invitate, incaricate e assistenti. La maggioranza dei professori ordinari sono gesuiti. La situazione però va cambiando, perché la Compagnia di Gesù non riesce a coprire tutti gli insegnamenti con i suoi membri, come in passato. Ha bisogno della collaborazione di docenti esterni, uomini e donne».

  • Questi i numeri e la situazione. Torniamo alle difficoltà.

«Lo ammetto qualche difficoltà c’è stata, però sempre da parte di persone poco sensibili, di mentalità chiusa o vittime di pregiudizi discriminatori. Non rivelo nessun segreto, se dico che noi donne, e specialmente noi suore, dobbiamo passare per il crogiolo della prova, ogni volta che vogliamo difendere i nostri diritti e soprattutto la nostra dignità personale e professionale. A tutti i livelli a noi viene richiesto molto di più che agli uomini. A dir la verità, le difficoltà non mi spaventano, però le ingiustizie mi indignano».

  • Come descriveresti il tuo personale impegno nella Chiesa?

«Come battezzata e consacrata amo la Chiesa e cerco di offrire il mio contributo attraverso la docenza e la ricerca biblica. Per quanto riguarda la docenza, tento di trasmettere ai miei alunni/e l’amore per la parola di Dio, per lo studio responsabile e creativo. Cerco di dare loro delle chiavi che consentano di leggere in maniera intelligente i testi biblici, di allargare gli orizzonti con i contributi delle scienze umane come l’antropologia, la sociologia o la psicologia. Cerco di sottolineare il rapporto tra Bibbia e vita. Non possiamo dimenticare che la parola di Dio è parola di vita, nutrimento per noi tutti uomini e donne che formiamo il popolo di Dio».

  • Come definiresti te stessa e le caratteristiche della tua ricerca?

«Mi considero una persona di mentalità aperta. Ho ricevuto una solida formazione biblica di taglio classico (metodo storico-critico) che ancora oggi è alla base della mia ricerca. Questo non esclude il mio interesse per le scienze umane: soprattutto la letteratura, l’antropologia, la sociologia, la psicologia, o l’approccio femminista che ho studiato come autodidatta. I miei studi privilegiano la letteratura sapienziale e ultimamente i libri deuterocanonici. Uno dei miei temi favoriti è la figura della Sapienza, personificata al femminile, misteriosa, che non è Dio però l’accompagna sempre sin dall’eternità. Il denso contenuto umano-religioso dei libri sapienziali è sempre stato un’ancora serena per ogni persona che si senta scossa dall’urto di un mondo ostile a Dio, e facilmente preda delle sapienze seduttrici del momento».

  • Influisce nella tua ricerca l’appartenenza a una congregazione?

«Sì, nel senso che faccio oggetto della mia riflessione anche la vita religiosa. Oggi più che mai si scrive e si parla tanto sulle sfide della vita religiosa, sul bisogno di un cambiamento, sulle sue nuove forme, sulla nuova concezione della missione, sulla dinamica della vocazione e della pastorale vocazionale. Non sono una specialista, però tento di offrire il mio contributo dal punto di vista biblico ed esperienziale».

  • Hai detto di aver accostato l’ermeneutica femminista da autodidatta...

«Quando studiavo al Biblico gli studenti si organizzavano (e ancora oggi lo fanno) in gruppi linguistici. Nel mio gruppo di lingua spagnola ci siamo incontrate in quattro (una coincidenza poco frequente all’epoca). Tutte e quattro manteniamo ancora i contatti e in tre siamo diventate docenti di Sacra Scrittura in università diverse. Già all’epoca le mie compagne manifestavano una grande preoccupazione e interesse per la questione femminile. Benché nelle nostre conversazioni il tema della donna e dell’interpretazione femminista della Bibbia fosse sempre presente, mi mostravo poco entusiasta nei confronti di questa tematica, perché avevo interessi diversi. Sono passati più di quindici anni e non la penso più allo stesso modo. La mia riflessione biblico-teologica ha subìto una lenta e progressiva maturazione, sicché oggi sono molto più sensibile a problematiche che un tempo guardavo con distacco e perfino con indifferenza. A ciò hanno contribuito gli anni di insegnamento, non solo alla Gregoriana ma anche nel Pontificio istituto Regina Mundi e presso molte comunità religiose. Ho conosciuto i Women’s Studies e ho sperimentato il confronto con specialisti/e in campi diversi da quello biblico o teologico».

  • Cosa pensi della ricerca attualmente condotta dalle teologhe?

«Apprezzo molto il loro continuo sforzo. In questi ultimi decenni hanno contribuito proficuamente alla ricerca su diversi fronti: il problema di Dio, l’immagine della divinità e il suo simbolismo, la cristologia e la pneumatologia, il diritto e la storia ecclesiastica. Non solo, anche la mariologia, la spiritualità, la storia delle donne cristiane e l’etica sono state studiate a partire da prospettive e sensibilità nuove. A ogni modo, la Bibbia (il suo linguaggio, uso e interpretazione) è stato il campo di studio preferito dalle specialiste, per non parlare dell’antropologia teologica, dove la bipolarità sessuale e le sue implicazioni acquistano una rilevanza molto significativa. Il mio contributo alla teologia "al femminile", così si dice in Europa, si concentra evidentemente sullo studio della Bibbia. Leggere la Bibbia al femminile mi ha allargato l’orizzonte, mi ha indicato nuove piste di riflessione e mi ha sollevato tante domande difficili da risolvere».

Davide tra Sapienza e Profezia (Cod.381b - foto Bibbl. Apost. Vaticana).
Davide tra Sapienza e Profezia (Cod.381b
- foto Bibbl. Apost. Vaticana).

  • Per te, che sei esperta dell’Antico Testamento devono risultare intriganti, ad esempio, le matriarche...

«Studiando le vicende delle nostre antenate bibliche, ho scoperto una storia di luci e di ombre che ha bisogno di essere ricostruita a partire da una nuova prospettiva e da un nuovo linguaggio, illuminando quelle zone oscure che i modelli patriarcali hanno voluto avvolgere nel silenzio. Liberare la Bibbia dall’interpretazione androcentrica vuol dire raggiungere ed esprimere la totalità dell’esistenza umana. La storia delle donne bibliche è una sfida che mi sta molto a cuore: si tratta di mantenere vivo il loro ricordo e di ricostruire la loro storia. In altre parole, di approfondire le nostre radici».

  • Quale credi possa essere, nel futuro, il contributo teologico delle donne?

«Nel 1985 un numero della rivista Concilium s’intitolava così: "Donne, invisibili nella teologia e nella Chiesa". Nel 2003 possiamo affermare che nell’ambito della teologia "l’altra voce" ha una parola da dire. Oggi è impensabile non tener conto delle donne come soggetto di riflessione ed elaborazione teologica. Il loro contributo ha fatto emergere, per esempio, la problematica del femminile nel pensiero moderno. Forse è troppo presto, però esiste già un "paradigma allargato" che include un nuovo modo di fare teologia. La teologia al femminile ha introdotto nuove prospettive epistemologiche che arricchiscono la percezione della realtà, l’esperienza cristiana personale e delle comunità, perché le donne incorporano i contesti e le situazioni che hanno vissuto nella loro riflessione. Queste nuove forme di esperienza e di vita rivelano la complessità del processo razionale e spingono ad andare oltre questa razionalità».

  • Cosa, secondo te, si propone la teologia al femminile?

«Cerca soprattutto di superare l’asimmetria discriminante che ha accompagnato l’esegesi, la teologia sistematica e l’antropologia teologica per secoli. Le teologia al femminile vuole allargare l’orizzonte della riflessione teologica in maniera inclusiva, aprendosi alla ricchezza della pluralità e della varietà di prospettive. Vuole ampliare la comprensione dell’essere umano, in modo che la polarità maschile-femminile sia contemplata sin dall’inizio in reciprocità e comunione. Quindi, il futuro è pieno di speranza».

  • Come guardi il presente della Chiesa? Quali ti sembrano i problemi, quali le strategie per risolverli?

«Che la Chiesa si trovi in un momento di transizione lo rivela la società con cui si confronta. Il dato religioso europeo più preoccupante è il progressivo aumento dell’indifferenza religiosa, soprattutto tra i giovani. Questa indifferenza non è un atteggiamento intellettuale, ma uno stile di vita, un modo concreto di confrontarsi con la realtà. In genere i giovani pensano che la Chiesa non ha niente di importante da dire, che non incide nelle loro scelte di vita. I dati rivelano che la Chiesa non interessa, benché interessi la fede, il Vangelo e alcuni valori religiosi essenziali. Molti dicono di non aver bisogno della Chiesa per credere in Dio o in Gesù Cristo, né paradossalmente per considerarsi e confessarsi cattolici. Oggi si vive una fede individualista e soggettiva (ognuno/a a modo suo) che di solito rifiuta i vincoli con la Chiesa o con le istituzioni religiose».

  • È così anche in Spagna?

«Un’analisi del rapporto tra società e religione nella Spagna di fine millennio mostra che la società spagnola ha intrapreso un viaggio di "emigrazione spirituale". Esce dall’ambito cattolico, abbandona le pratiche di pietà e sfocia nell’indifferenza religiosa. Le tappe del processo sono facilmente identificabili: cattolico – cattolico non praticante – indifferente. È così in Spagna, ma credo si possa allargare l’orizzonte (non è esclusivo del cattolicesimo) a tutta l’Europa occidentale. Inoltre, l’indifferenza va unita a una progressiva dissociazione tra fede e pratica religiosa».

  • Riesci a individuare un qualche segno di speranza?

«Sì. Faccio soltanto un esempio. Il popolo di Dio ha sete della Parola e cerca dove dissetarsi. Ogni giorno di più cresce l’interesse per la Bibbia. Nelle parrocchie e in altri ambienti ecclesiali nascono dei gruppi di studio della Bibbia, gruppi per condividere la Parola o per fare la Lectio divina. Utilizzerò un linguaggio metaforico-evangelico per esprimere una mia intuizione. Forse per paura di perderlo, la Chiesa si è preoccupata tanto di conservare e proteggere il proprio "tesoro", che adesso lo trova impoverito, rovinato e vecchio. Di conseguenza, esso pare non più apprezzato dalla gente: ci sono tanti altri tesori nella cultura che sembrano avere la precedenza, specie tra i giovani. La Chiesa però la formano tutti i fedeli, uomini e donne, giovani e adulti, anziani e bambini. Siamo perciò davanti a una sfida a cui ognuno/a di noi deve rispondere».

  • La crisi che attraversiamo non è solo ecclesiale. Cosa pensi debbano o possano fare le donne?

«Davvero viviamo uno dei momenti più difficili della storia, soprattutto dopo la sciagura delle torri gemelle. Il terrorismo minaccia la pace mondiale, i fondamentalismi uccidono la libertà delle persone, la guerra, la fame e la miseria colpiscono le popolazioni più povere del pianeta che sono costrette a emigrare. E così si è creato un clima di allarmismo che rende difficile la convivenza. Le donne hanno un ruolo decisivo, perché lottano, come hanno sempre fatto, per difendere la vita e la pace a ogni costo. Esse non cercano il potere, però ne sono vittime. La Bibbia conferma l’esperienza che stiamo vivendo nel secolo XXI. Pensiamo alle levatrici di Esodo 1, o alle donne sagge di Tekoa e Abel (2Samuele 14; 20). Esse agiscono in un contesto di grande violenza (2Samuele 9-20), in cui i maschi lottano con ogni arma per conseguire il potere a ogni costo. Malgrado questo clima di aggressività, le donne sagge di cui non conosciamo il nome, lavorano attivamente e con efficacia per garantire la pace e la vita del loro popolo. Invece di trarre profitto per sé stesse, pongono la loro saggezza e professionalità al servizio del bene comune con un coraggio e una libertà stupefacenti. Sfidano con la parola uomini potenti (il re Davide, il generale Joab), rischiano la vita per salvare la propria gente, facendo uso della loro competenza e autorità».

Cettina Militello
     

Le pubblicazioni di suor Nuria sui libri sapienziali
TUTTO QUANTO SI DEVE SAPERE SU BEN SIRA

Tra le sue pubblicazioni: "El perfume de Betania en Jn 12,3", in Estudios Bíblicos 48 (1990) 243-265. "La sabiduría y la prueba en Sir 4,11-19", in Estudios Bíblicos 49 (1991) 25-48. "Introducción, notas a pié de página y revisión de la traducción del libro del Sirácida", in Bíblia Catalana, Traducción Interconfessional (Barcelona, ABC, Claret i Societats Bíbliques Unides 1993), pp. 1550-1641. En el crisol de la prueba. Estudio exegético de Sir 2,1-18, Extracto de la tesis doctoral (Roma, PIB 1995). "Ben Sira 2 y el Nuevo Testamento", in Estudios Bíblicos 53 (1995) 305-316. "La Sagrada Familia a la luz de la tradición sapiencial del Antiguo Testamento", in La Sagrada Familia en el siglo XVII, Barcelona, Nazarenum 1995), pp. 51-70. "La parola di Dio, sorgente di vita (Ez 37,1-14)", in Consacrazione e Servizio 45/4 (1996) 42-50. "Vocazione religiosa e profezia (Gv 4,1-42)", in Consacrazione e Servizio 45/7-8 (1996) 29-36. "Se la storia è maestra (Sir 44-50)", in G. Ravasi, Bibbia per la famiglia, vol. 6: Proverbi-Qohelet-Cantico dei Cantici-Sapienza-Siracide, Milano, San Paolo 1996, pp. 326-327. "Elementos de inculturación helenista en el libro de Ben Sira: Los viajes", in Estudios Bíblicos 54 (1996) 289-298. "Ben Sira i el cànon de les Escriptures", in Butlletí de l’Associació Bíblica de Catalunya 54 (1996) 51-62. "Dio guarda secondo il cuore... (1Sam 16,1-13)", in AA.VV., Nella cella del cuore. Primato dell’interiorità e vita consacrata, Roma, Centro Studi Usmi 1997, pp. 21-31 (= Religiosi Duemila 13, Roma, Paoline 1997). "L’affettività alla luce della parola di Dio", in Consacrazione e Servizio 46/4 (1997) pp. 49-55. "Ben Sira y el canon de las Escrituras", in Gregorianum 78 (1997) pp. 359-370. "Antropologia bíblica: nocions bàsiques", in Butlletí de l’Associació Bíblica de Catalunya 55 (1997) pp. 3-10. En el crisol de la prueba. Estudio exegético de Sir 2,1-18, ABE 32, Estella, Verbo Divino 1997. "Las mujeres sabias", in Reseña Bíblica 14 (1997) pp. 15-22. "La Sagrada Familia en la perspectiva de los salmos mesiánicos", in La Sagrada Familia en el siglo XVIII, Barcelona, Nazarenum 1997, pp. 107-121. "Elements d’inculturació hel.lenista en el llibre de Ben Sira: els viatges", in A. Borrell – A. de la Fuente – A. Puig, La Bíblia i el Mediterrani, Barcelona, Associació Bíblica de Catalunya i Publicacions de l’Abadia de Montserrat 1997, pp. 113-121. "Traducir-Interpretar: la versión siríaca de Sirácida 1", in Estudios Bíblicos 55 (1997) pp. 313-340. La escuela de la Sabiduría: Lectio Divina sobre Sirácida 4,11-19, Sta. Fe de Bogotá, Universidad de la Salle 1997. "Trial Motif in the Book of Ben Sira, with Special Reference to 2,1-6", in P.C. Beentjes, The Book of Ben Sira in Modern Research, BZAW 255; Berlin / New York, de Gruyter 1997, pp. 135-151. "Il libro di Ben Sira: Saggio di bibliografia recente (1984-1994)", in Ephemerides Liturgicae 111 (1997) pp. 419-433. "La mujer del perfume (Lc 7,36-50)", in Isabel Gómez-Acebo, Relectura de Lucas, Bilbao, Desclée De Brouwer 1998, pp. 55-82. "La koinonia nella vita religiosa", in Consacrazione e Servizio 46/3 (1998) pp. 9-22. "La Bíblia, un repte per a l’Europa del 2000", in Butlletí de l’Associació Bíblica de Catalunya 59 (1998) pp. 3-14. "Gesù, il profeta della salvezza universale (Lc 4,16-30)", in Consacrazione e Servizio 46/7-8 (1998) pp. 76-85. In collaborazione con Friedrich Vinzenz Reiterer, Bibliographie zu Ben Sira, BZAW 266; Berlin / New York, de Gruyter 1998. "Fear of the Powerful or Respect for Authority in the Book of Ben Sira", in Renate Egger-Wenzel – Ingrid Krammer, Der Einzelne und seine Gemeinschaft bei Ben Sira, BZAW 270; Berlin / NewYork, de Gruyter 1998) pp. 87-102. Traducción, notas e introducción al Libro del Eclesiástico, in Biblia de Jerusalén, Bilbao, Desclée De Brouwer 1998, pp. 997-1070. "La pedagogia della Sapienza: Lectio Divina su Sir 4,11-19", in Consacrazione e Servizio 47/2 (1999) pp. 40-50. "Jesús i les dones: reflexions bíbliques", in Butlletí de l’Associació Bíblica de Catalunya 63 (1999) pp. 5-12. Edizione con Jacques Vermeylen di Treasures of Wisdom. Studies in Ben Sira and the Book of Wisdom, BETL 143, Leuven, Peeters 1999. "El servicio cultual en el Sirácida: estudio del vocabulario", in Estudios Bíblicos 57 (1999) pp. 147-162. "La estructura del Cantar de los Cantares", in Reseña Bíblica 22 (1999) pp. 5-12. "La Sagrada Familia en los textos proféticos del Antiguo Testamento", in La Sacra Famiglia nel secolo XIX, Barcelona, Nazarenum 1999, pp. 921-933. "Los títulos griegos y latinos de Sirácida 1-2", in Luigi Cagni, Biblica et Semitica, Napoli, Istituto Universitario Orientale 1999, pp. 39-45. "Le Beatitudini, cammino di conversione e di felicità", in Consacrazione e Servizio 49/3 (2000) pp. 32-45. "El jubileu en el cor de la Biblia", in Butlletí de l’Associació Bíblica de Catalunya 67 (2000) pp. 15-21. "Jesús de Nazaret: Sophia de Dios", in Isabel Gómez-Acebo, Y vosotras, ¿Quién decís que soy yo?, Desclée de Brouwer, Bilbao 2000, pp. 173-210. "Es mejor perdonar que guardar rencor: estudio de Sir 27,30-28,7", in Gregorianum 81 (2000) pp. 419-439. "La família, una institució bíblica", in Butlletí de l’Associació Bíblica de Catalunya 70 (2000) pp. 25-38. "Gli ornamenti sacerdotali nel Siracide: studio del vocabolario", in Simonetta Graziani, Studi sul Vicino Oriente Antico dedicati alla memoria di Luigi Cagni, Istituto Orientale, Napoli 2000, pp. 1319-1330. "María, mujer de fe", in Miriam, 314/53 (marzo-abril 2001) p. 50. "María de Nazaret y la Sabiduría de Israel: resonancias bíblicas", in Vida Religiosa 91 (2001) pp. 29-34. "Un sabio que enseña con historias (Daniel)", in Reseña Bíblica 30 (2001) pp. 45-51. La Sagrada Familia en la Biblia, Desclée de Brouwer, Bilbao 2001. Un gioiello di Sapienza. Leggendo Siracide 2, Paoline, Milano 2001. "Promessa di Dio e preghiera di David (2Sam 7)", in Parole di Vita 46/3 (2001) pp. 19-23. "Maria, una dona d’esperança (Ex 1-2)", in Butlletí de l’Associació Bíblica de Catalunya 72 (2001) pp. 13-20. "Il kairós dei Proverbi", in Ho Theológos 19/2 (2001) pp. 287-298. "La recompensa del just: estudi de la versió siríaca de Siràcida 1", in AA.VV., El Text: Lectures i història, Associació Bíblica de Catalunya i Publicacions de l’Abadia de Montserrat, Barcelona 2001, pp. 26-40. "La peregrinación de la Sagrada Familia: reflexiones bíblicas", en La Santa Familia en la vida consagrada y familiar, Nazarenum, Roma 2001, pp. 63-77. "Miriam, una donna di speranza (Es 1-2)", in Consacrazione e Servizio 50/11 (2001) pp. 45-55. "L’inno al creato in Ben Sira (Sir 42,15-43,33)", in Parola Spirito e Vita 44 (2001) pp. 51-66. "La situació actual dels estudis sobre el libre del Siràcida (1996-2000)", in Revista Catalana de Teologia 26 (2001) pp. 391-398. "Lectura teológica del fenmeno migratorio en el Antiguo Testamento", en José Ramos Domingo, Hacia una Europa multicultural. El reto de las migraciones, Publicaciones Universidad Pontificia de Salamanca, Salamanca 2002, pp. 205-223. "God Creator of All (Sir 43,27-33)", in Renate Egger-Wenzel, Ben Sira’s God, BZAW 321, de Gruyter, Berlin - New York 2002, pp. 79-117. "Abans perdonar que guardar rancúnia: estudi de Siràcida 27,30-28,7", in A. Puig i Tàrrech, Perdó i reconciliació en la tradició jueva, Publicacions de l’Abadia de Montserrat-ABC, Barcelona 2002, pp. 175-195. "Il corpo nel Cantico dei Cantici", in AA.VV., Questo nostro corpo, Centro Studi USMI, Roma 2003, pp. 30-37. N. Calduch-Benages – J. Ferrer – J. Liesen, La Sabiduría del Escriba. Wisdom of the Scribe, Estella, Verbo Divino 2003. "Introduzione al libro dei Proverbi", in Parole di Vita 48 (2003) pp. 10-15. Otro gallo le cantara. Refranes, dichos y expresiones de origen bíblico, Bilbao, Desclée de Brouwer 2003. In stampa: Traducción, Notas e Introducción al "Libro de la Sabiduría" e al "Libro del Eclesiástico", en la Biblia de la Conferencia Episcopal Española (CEE).

   

Conosce otto lingue moderne e cinque antiche
RICERCATRICE POLIGLOTTA

Nuria Calduch-Benages è nata a Barcellona (Spagna) nel 1957 e appartiene alla congregazione delle Missionarie Figlie della Sacra Famiglia di Nazareth. Ha conseguito nel 1979 la laurea in "Filosofía y letras. División filología. Sección filología anglo-germánica" alla Universidad autónoma de Barcelona-Bellaterra. Ha insegnato per 7 anni nelle "Escuelas Superiores" (Liceo classico) e nel C.O.U. (Corso orientamento universitario): filosofia, lingua e letteratura catalana, inglese, francese, latino, greco e religione.

Ha conseguito nel 1987 il baccalaureato in teologia presso la Pontificia università Urbaniana a Roma e nel 1990 la licenza in Sacra Scrittura al Pontificio istituto Biblico, dove, nel 1995, ha anche conseguito il dottorato. Già nel 1991 è stata nominata assistente presso la Facoltà di teologia della Pontificia università Gregoriana e ha cominciato a insegnare come professoressa invitata presso il Pontificio istituto Regina Mundi. Nel 1994 è stata nominata professoressa incaricata presso la Facoltà di teologia della Pontificia università Gregoriana e nel 1995 professoressa aggiunta.

Nel 1996 è stata eletta consigliera generale della sua congregazione. Nomina rinnovata nel 2001. Nel 2000 ha ricevuto la nomina di Review Books Editor della rivista Biblica presso il Biblico. Impegnata sul fronte della vita religiosa intra e intercongregazionale, sul fronte dell’Associazione biblica catalana (non ha reciso i legami con la sua cultura d’origine), è presente un po’ dovunque, forte della sua qualità di ricercatrice poliglotta. Conosce ben 8 lingue moderne e 5 antiche!

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