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IL CARDINALE AGOSTINO CASAROLI

Il diplomatico della politica pastorale

di HERBERT SCHAMBECK
   

   Vita Pastorale n. 8-9 agosto/settembre 2003 - Home Page A cinque anni dalla scomparsa, lo stratega della Ostpolitik vaticana, è stato ricordato con convegni e celebrazioni nella diocesi di Piacenza. Un uomo che ha dialogato con i potenti della terra, alla ricerca del bene comune, ma che sin dal 1940 non ha mai smesso di dedicarsi anche all’assistenza dei giovani in carcere o in difficoltà.

La cosiddetta Ostpolitik del Vaticano non era rivolta ad un compromesso con i regimi comunisti totalitari e autoritari dell’Europa centrale e orientale di allora, ad un compromesso in contrasto con i propri principi, piuttosto si trattava di tutelare la Chiesa, i sacerdoti e i laici nella loro espressione di fede e dunque nella loro libertà religiosa, un compromesso che doveva tenere conto dei rapporti di potere del tempo. Era un desiderio particolare di papa Giovanni XXIII, il quale ricevette Agostino Casaroli il 16 maggio 1963, subito dopo questo suo primo viaggio nel territorio del potere comunista e pochi giorni prima della sua morte, dicendo all’epoca ad Agostino Casaroli: «Noi non dobbiamo avere fretta, non aspettiamoci troppo, ma dobbiamo continuare fiduciosi in Dio»(1). Agostino Casaroli non è venuto meno a questa indicazione di papa Giovanni XXIII; anche nel corso dei pontificati seguenti. Egli non ha cercato di combattere il marxismo negli Stati dell’Europa centrale e orientale, bensì ha cercato, nei limiti del possibile, di introdurre e consolidare dei diritti di esistenza per la Chiesa, i suoi sacerdoti e i suoi fedeli. Agostino Casaroli dichiarò: «È il problema di una questione storica, che richiede coraggio e schiettezza, essenziali se noi non vogliamo restare solo osservatori e vittime della storia ma vogliamo, se ne abbiamo la possibilità, far parte di quelli che determinano questa storia»(2) e cioè sopravvivere nella fede.

Agostino Casaroli sottolineò come i regimi comunisti, nemici della Chiesa, non giustificassero mai in termini religiosi le loro misure, ma piuttosto parlassero di motivi politici, come se si trattasse di «attività nemiche allo Stato o dannose per la società»(3). Grazie all’abilità diplomatica di Agostino Casaroli è stato possibile assicurare, con accordi, la sopravvivenza nella fede e inoltre di salvare la vita a rappresentanti della Chiesa perseguitati, dando loro di nuovo la libertà.

Questa politica della Santa Sede era uno sforzo che rientrava nel servizio della cura delle anime, definita giustamente dal pubblicista tedesco Otto Roegele come «politica pastorale». Roegele spiegò: «Con questo concetto, creato ex novo, si vuole indicare un modo di procedere, che non intende tanto seguire un concetto chiuso, ma piuttosto tende a raggiungere tutti i piccoli sollievi possibili per la cura d’anime – e per i quali a volte si corrono dei rischi notevoli»(4).

Lo stesso Agostino Casaroli osservò in un’intervista: «La Santa Sede non solleva, in questo ambito, nessuna pretesa di infallibilità; chiede solo che si creda che essa si impegna in tutto e per tutto ad agire sulla base della realtà, così come è, soppesando sempre ciò che si può sopportare e ciò che non si può sopportare, ciò a cui si può rinunciare e ciò a cui non si può rinunciare, secondo la saggezza cristiana»(5). E sottolineò: «Benché sullo sfondo di una storia quasi di due millenni, viviamo oggi in condizioni straordinarie. Di questi tempi serve una visione delle cose che sia saggia, sia nel sovrannaturale che nell’umano. Questo genere di tempi richiede forse sacrifici pesanti, sia da parte di coloro che ne vengono colpiti come pure da parte di coloro che devono pretenderli da loro. Ma nella fiducia delle promesse del fondatore divino la Chiesa procede»(6).

Retrospettivamente si può oggi constatare, che attraverso questa politica pastorale della Santa Sede, la Chiesa cattolica ha raggiunto un livello di continuità nella propria esistenza, nella cornice di libertà religiose possibili, così da sopravvivere al comunismo in questi Stati. Si richiama l’attenzione, a tale proposito, in particolare a due passi decisivi, ovvero, per primo, all’Atto con Protocollo allegato tra il Vaticano e l’Ungheria, del 15 settembre 1964, in quel tempo considerato sensazionale e che il giornale Frankfurter Allgemeine Zeitung, per sé piuttosto critico, considerò come «un capolavoro della diplomazia ecclesiastica»(7). Era il primo accordo tra la Chiesa cattolica ed un governo comunista dal 1922! Gli seguì l’accordo con la Jugoslavia, il 25 giugno 1966.

Un ulteriore documento di grande importanza è stato la conclusione della Conferenza sulla sicurezza a Helsinki nell’estate 1975, nella quale Agostino Casaroli, come inviato speciale di papa Paolo VI, tenne la presidenza, seduto ad un tavolo con i rappresentanti dell’Oriente come Leonid Breznev, Josip Broz Tito e Nicolai Ceausescu e con i rappresentanti dell’Occidente come Gerald R. Ford, Valery Giscard D’Estaing e Harold Wilson. Negli atti conclusivi di questa Conferenza per la sicurezza e la collaborazione in Europa, furono riconosciuti come principi, anche con la firma dei dittatori comunisti, il rispetto dei diritti umani e le libertà fondamentali, incluse le libertà di pensiero, di coscienza e di religione; inoltre, ogni intervento politico che uno Stato membro ritenesse opportuno compiere, per motivi umanitari, nei confronti di un altro Stato non sarebbe più stato da considerarsi a priori una ingerenza negli affari interni dell’altro Stato(8). Questo documento internazionale – benché fosse una dichiarazione politica d’intenti e non un contratto giuridico vincolante – offrì una protezione giuridica per il movimento dei dissidenti, in seguito sempre più ampio e forte, il quale fu condecisivo per il declino degli Stati comunisti e per la fine della divisione dell’Europa; per la quale – come ha sottolineato anche Michail Gorbaciov – papa Giovanni Paolo II è stato una guida.

Agostino Casaroli aveva contribuito, con la politica pastorale della Santa Sede e con il suo talento diplomatico, alla realizzazione di tutto questo, agendo in maniera preparatoria e di accompagnamento.

Questo lavoro ha trovato espressione in maniera a dir poco simbolica in una foto che mostra papa Giovanni Paolo II che, dalla sua finestra nei palazzi Vaticani, guarda Piazza San Pietro con a fianco il suo allora Pro-Segretario di Stato arcivescovo Agostino Casaroli di ritorno dalla Polonia, il 10 giugno 1979.

Casaroli mentre riceve la laurea honoris causa a Pavia e a colloquio con Michail Gorbaciov.
Casaroli mentre riceve la laurea honoris causa a Pavia
e a colloquio con Michail Gorbaciov (foto Giuliani).

Il martirio della pazienza

Di questo cammino compiuto insieme alla Chiesa, il cardinale Agostino Casaroli si occupò anche dopo la conclusione del suo mandato, nel suo ultimo tratto di vita, quando scrisse le sue memorie inerenti alla Ostpolitik. Diede ad esse il titolo significativo Il martirio della pazienza. In questo suo libro egli parla, aspetto rilevato in modo particolare nella recensione del giornale Neue Zürcher Zeitung(9), con grande simpatia dell’arcivescovo di Praga cardinale Josef Beran, con venerazione del Primate dell’Ungheria cardinale Josef Mindszenty e con ammirazione del Primate della Polonia, dell’arcivescovo di Gnesen e Varsavia cardinale Stefan Wyszynski.

Il cardinale Agostino Casaroli era ben consapevole di ciò che questi grandi rappresentanti della Chiesa, perseguitati nei loro Paesi, avessero patito, come pure, unitamente a loro, anche molti sacerdoti e laici. Il futuro nunzio apostolico a Praga, l’arcivescovo Giovanni Coppa, mi disse personalmente, più tardi, che era inimmaginabile quanti martiri esistessero ancora, anche nel ventesimo secolo, in tutti questi Stati!

Agostino Casaroli non ha mai abbandonato la speranza di poter aiutare questa Chiesa cattolica perseguitata. E perciò scrisse nell’aprile 1967, quando andò in visita, con l’allora arcivescovo Karol Wojtyla all’Università Jagellonica di Cracovia, sul libro degli ospiti: «Vincat rationis vis sine ratione vim».

Questa profezia si avverò più tardi, all’epoca della svolta politica, quando la gente dell’Europa centrale e orientale, partendo dalla Polonia, la patria del nostro Santo Padre, scese nelle strade per dimostrare per la loro libertà e dignità, come pure per un diritto con il quale erano nati. La fede e la dignità della gente trionfarono finalmente sulla violenza di un regime comunista indirizzato verso l’autoritarismo e il totalitarismo. La speranza di Agostino Casaroli si era realizzata: nel discorso da lui tenuto il 7 dicembre 1984 in occasione della presentazione dello scritto commemorativo internazionale da me pubblicato per il suo settantesimo compleanno, egli stesso spiegò quali criteri lo accompagnarono in questo cammino. Era «soprattutto un’attività diplomatica, intesa come servizio sacerdotale per la Chiesa [...]. Poi una fedeltà assoluta verso i papi [...]. Inoltre un profondo amore verso la causa della pace e della collaborazione tra le nazioni e tra i popoli stessi [...]; un amore e un convincimento che sono stati sempre ispirati dalle parole e dalle azioni dei papi, ai quali ho dato il mio servizio e lo dò tuttora. Essi hanno sempre messo in evidenza le condizioni – giustizia, amore, rispetto dei diritti degli uomini e dei popoli – senza i quali la pace non è possibile». «E sono loro grato», disse allora Agostino Casaroli, «e alla Provvidenza, d’avermi dato la possibilità di agire per la Santa Sede in processi così importanti e di apportarvi il mio modesto contributo. Infine, la fiducia nel dialogo come filo conduttore e metodo più raffinato, non solo per servire alla pace, ma anche per influire positivamente sugli effetti e sui risultati delle attività diplomatiche»(10).

Il cardinale Agostino Casaroli.
Il cardinale
Agostino Casaroli (foto Tagliabue).

Lucido su Europa e America

In questi sforzi diplomatici Agostino Casaroli mostrò sempre una pazienza angelica e un sorriso gentile che non sfioriva mai. Significativo per Agostino Casaroli è stato un evento che narrò in occasione del discorso tenuto per il suo settantesimo compleanno. Ovvero quando, a conclusione delle trattative per la firma dell’accordo con il governo ungherese nel 1964, il capo della delegazione governativa ungherese fece alla sua controparte vaticana questo complimento: «Ho appreso dalla sua diplomazia "come si possano dire cose spiacevoli senza offendere"»(11); egli rispose, che «avrebbe preferito dire solo cose piacevoli, espresse magari con parole meno piacevoli»(12); il cardinale Agostino Casaroli citò, in quel contesto, san Paolo: «Veritatem facientes in caritate – fare la verità nell’amore»(13).

La commemorazione del cardinale Agostino Casaroli non ha una valenza meramente di ricordo, bensì anche di indicazione per il futuro. Così, quando nel 1991, nel suo intervento sull’Europa, a Firenze, indicò, davanti alla Confindustria che «la rifondazione dell’Europa esigeva il rispetto del grande significato della religione»(14) e constatò che «pare sia entrato a far parte anche di questo vecchio Continente un materialismo pratico, non cristiano se non addirittura dichiaratamente ateo, una perdita degli ideali trascendenti; in questo Continente che, comunque, continua ad essere considerato profondamente cristiano e lo rimarrà – ne sono profondamente convinto – perché la sua cultura umanistica e giuridica è cristiana»(15). In riferimento a questa indicazione particolare del cardinale Casaroli a proposito delle radici cristiane dell’Europa, è giustificato, addirittura essenziale, in occasione della nostra giornata commemorativa, sostenere, dopo aver costatato la chiusura delle ultime proposte della Convenzione europea, la richiesta della nostra Chiesa di inserire nel preambolo del Patto costituzionale elaborato dall’Ue il riferimento esplicito a Dio e all’eredità cristiana. Per l’Europa e per le sue popolazioni è altrettanto importante fare riferimento all’uguaglianza e alla libertà delle persone come è necessario far riferimento non solo al valore della ragione bensì anche al significato della fede religiosa. I cristiani saranno anche gli indicatori per questo nuovo ordinamento dell’Europa integrata, i cristiani sono anche la vincente maggioranza degli europei. Il cristianesimo ha accompagnato l’Europa in passato e nel presente e lo farà anche per l’avvenire!

Il pensiero di Casaroli corre, inoltre, verso il futuro, consapevole delle problematiche dell’Europa occidentale odierna e della futura Europa in rapporto al resto del mondo, in particolare in relazione agli Stati Uniti d’America. Nel suo discorso del 17 marzo 1992 all’Università di Siena egli spiegò: «Questo riguarda nel concreto, in primo luogo, il rapporto con l’unica superpotenza del mondo, l’America del Nord, la quale potrebbe forse essere tentata, nell’uno o altro settore, di esercitare una specie di "predominio". Dispone di molta responsabilità, ma anche di molto potere ed è istintivamente gelosa qualora vi fossero tentativi di autonomia, che si trovassero in conflitto con essa e che potrebbero trasformare il nuovo assetto del mondo da essa indicato in un "disordine-mondiale", eventualmente anche con alleanze con altre potenze, alle quali non interessa nulla del sogno del nuovo ordine (penso particolarmente alla Cina, la grande sconosciuta)»(16).

Si potrebbero dare ancora molte altre indicazioni del pensiero di Agostino Casaroli, orientato dai principi ma anche determinato da lungimiranza e concretezza. Egli è stato una guida non solo nell’analisi del suo pensiero e nella diplomazia delle sue azioni; è stato una guida anche nel suo comportamento. Con la distinta discrezione della sua persona, è stato disponibile in qualsiasi momento a svolgere il ruolo che la Chiesa gli richiedeva e di cui l’esigenza emergesse dalle circostanze.

Il cardinale Casaroli dialoga con il presidente americano Reagan.
Il cardinale Casaroli dialoga con il presidente americano Reagan
(foto AP).

Con gioia e speranza

Egli era equilibrato nelle parole e negli scritti ed in entrambi sempre pronto a citazioni e degno di citazione! A lui premeva non la presentazione della sua persona, bensì di non venir meno al compito della Chiesa nel mondo di oggi, del tutto coerente con il concilio Vaticano II, ovvero di procedere con Gaudium et spes, con gioia e speranza. Quando il cardinale Agostino Casaroli cessò dal suo ufficio, a metà del pontificato di papa Giovanni Paolo II, che dura da più di un quarto di secolo, poté assistere agli ultimi eventi del secondo millennio dopo Cristo, alla caduta del muro di Berlino e alla fine del comunismo e partecipare al nuovo assetto dell’Europa. Iniziò ad occuparsi della situazione della Cina. Qualcuno ha detto che egli si è dedicato a studiare, nel suo molteplice interesse linguistico, anche il cinese, dal momento che il suo sforzo era sempre indirizzato verso il contatto diretto con le persone, nella prospettiva della comprensione. Al diplomatico Casaroli, nel servizio della cura delle anime, non importò l’aver ragione, l’esercizio del potere o il governare, bensì il servizio verso il prossimo per la nostra fede e per il ritrovamento della via della salvezza per tutti. Alla festa in onore del suo patrono, sant’Agostino, egli disse nella sua omelia nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia, dove il santo riposa all’altar maggiore, mentre Boethius giace nella cripta, il 28 agosto 1972: «Missione del popolo di Dio in pellegrinaggio sulla terra è oggi come ieri e più di ieri, la sua decisione di far predominare l’amore; ciò significa, la scelta per la giustizia di fronte all’ingiustizia, della consapevolezza di responsabilità sociale di fronte all’interesse meschino e cieco del singolo o di un gruppo, l’amore piuttosto che l’egoismo»(17).

Herbert Schambeck
(Professore universitario ordinario a.r. - Presidente del Consiglio Federale Austriaco a.r., Linz - Vienna)
     

Le iniziative nei luoghi d’origine
UN CENTRO STUDI IN SUO ONORE

Il quinto anniversario della morte di Agostino Casaroli (9 giugno 1998) è stato ricordato con una serie di manifestazioni a partire dalla concelebrazione del 16 febbraio, presieduta dal cardinale Carlo Maria Martini, nel paese natale Castel San Giovanni (Piacenza). L’11 giugno l’Università Cattolica di Piacenza ha ospitato gli interventi del cardinale Luigi Poggi, di monsignor Pier Luigi Celata e del cardinale Ersilio Tonini. Il 26 giugno nel seminario di Bedonia, dove Casaroli ha studiato, si è tenuto il convegno con interventi di monsignor Luciano Monari, vescovo di Piacenza, dei cardinali Achille Silvestrini e Angelo Sodano, e del professor Herbert Schambeck, dalla cui relazione abbiamo estratto il brano che pubblichiamo. Altre manifestazioni sono previste per settembre presso il Collegio Alberoni a Piacenza. Ulteriori informazioni si possono reperire sul sito www.cardinalecasaroli.org, curato dall’associazione "Centro studi card. Agostino Casaroli", costituitasi a Bedonia.

c.t.

    

Dall’America Latina ai Paesi comunisti
ESPLORATORE DELLE POSSIBILI INTESE

Agostino Casaroli nacque a Castel San Giovanni il 24 novembre 1914; dopo le scuole elementari in questa località, e il ginnasio presso il Seminario di Bedonia, frequentò il Collegio Alberoni di Piacenza. Fu ordinato sacerdote il 27 maggio 1937. Nello stesso anno iniziò a lavorare in Segreteria di Stato. Nel 1939 conseguì la laurea in diritto ecclesiastico presso la Pontificia università Lateranense; frequentò, inoltre, la Pontificia accademia Ecclesiastica, presso la quale, in seguito, fu docente.

Nel 1940 fu nominato assistente nell’Archivio della Segreteria; iniziò, in quel periodo, la sua attività come assistente di giovani carcerati o in difficoltà, che avrebbe proseguito fino agli ultimi giorni della sua vita. Nel 1955 fu in America Latina per la prima Conferenza degli episcopati latino-americani e la costituzione del Celam. Nel 1961 Giovanni XXIII lo nominò Sottosegretario della Congregazione per gli affari straordinari. Nel 1963 lo stesso pontefice gli affidò l’incarico di compiere viaggi esplorativi in Ungheria e in Cecoslovacchia per ricercare possibili intese con quei governi al fine di ridurre l’oppressione sulle Chiese locali e salvaguardare la continuità degli episcopati locali: iniziò l’Ostpolitik vaticana.

Nel 1975, come inviato del Papa, presiedette la Conferenza di Helsinki per la sicurezza e la collaborazione in Europa. Nel 1979, Giovanni Paolo II lo chiamò a far parte del Collegio cardinalizio, lo nominò Segretario di Stato, prefetto del Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa e presidente della Commissione per lo Stato della Città del Vaticano. Il 1° dicembre 1990 il Papa accettò le dimissioni per raggiunti limiti di età. Morì a Roma il 9 giugno 1998. Nel 2000, è uscito postumo, presso Einaudi, il suo libro di memorie, riguardanti l’Ostpolitik: Il martirio della pazienza. La Santa Sede e i Paesi comunisti (1963-89), con un’ampia introduzione del cardinale Achille Silvestrini, uno dei suoi più stretti collaboratori.

Corrado Truffelli

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