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Editoriale

Dove finisce il politico e inizia il cristiano

di PIERSANDRO VANZAN
   

   Vita Pastorale n. 3 marzo 2003 - Home Page Si può discutere sulla presenza trasversale o sul partito unico, ma che dire di fronte a decisioni che impegnano in una guerra?

Sulla Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, resa pubblica nel gennaio scorso, abbiamo già dissertato (VP 2/2003, p. 88). Si tratta di una felice sintesi teoretica, per far sì che nella città dell’uomo (polis) attecchiscano e portino frutto le caratteristiche del veniente regnum Dei: ossia il già, seppur non ancora pienamente, della pace nella giustizia e salvaguardando il creato, tipiche della futura città di Dio. Abbiamo già indicato le materie sulle quali la Nota non ammette «deroghe, eccezioni o compromessi» in quanti, ovunque nel mondo, vogliono "onorare da cristiani" il loro fare politica (analisi più dettagliata anche in Civiltà Cattolica, 15.02.03).

Fin qui indicazioni e paletti della Nota, lasciando al discernimento personale la scelta delle opzioni operative e dei mezzi concreti per raggiungere quei fini. A cominciare dal favorire l’unità partitica dei cattolici o preferire il loro disperdersi nei vari schieramenti. Teoricamente, infatti, la Nota ammette entrambe queste vie ma poi, nelle diverse circostanze, non è facile discernere il meglio tra i due scenari. 1) Leggi e decisioni, in democrazia, vengono fatte e prese a maggioranza; quindi, parrebbe indispensabile ai cristiani fare unità tra loro. Com’è possibile servire la verità con la divisione? La storia dei cattolici in politica testimonia che, cedendo a questa tentazione, hanno compromesso beni e valori fondamentali! 2) D’altra parte, i cristiani dispersi negli schieramenti laici potrebbero lievitare, con istanze loro (centralità della famiglia, rispetto della vita, pace nella giustizia ecc.) quei programmi e favorire convergenze trasversali. Ma c’è davvero questo guadagno, oppure il lievito dei fedeli laici, presenti a destra e a manca, finisce vanificato e insipido?

Il vicepremier Gianfranco Fini saluta Giovanni Paolo II durante la sua visita al Parlamento italiano.
Il vicepremier Gianfranco Fini saluta Giovanni Paolo II
durante la sua visita al Parlamento italiano
(foto MARI).

Insomma, nella travagliata e pluralistica agorà quotidiana come fanno i politici cattolici a tenere insieme le suddette esigenze alte del Regno e, intanto, consentire alle mediazioni intermedie, senza le quali "nel frattempo della storia" proprio le avanguardie del Regno tarderebbero? O anche: proprio nella tensione fra il già ma non ancora, come fanno i politici cattolici a non smarrire gli orizzonti del Regno mentre quotidianamente devono accontentarsi che il loro impegno politico, nella migliore delle ipotesi, raggiunga non tutto il bene auspicato ma quello possibile qui e ora? E ciò pur non cessando di mirare ai beni ulteriori del Regno (sennò mancherebbero al loro impegno specificamente cristiano)! Il tutto poi, ripetiamolo, marciando talvolta uniti, tal’altra in ordine sparso (a destra e a manca); ovunque e sempre però fedeli ai valori della dottrina sociale della Chiesa, col rischio che lo schieramento in cui militano richieda scelte e voti cui dovranno fare obiezione di coscienza, perché intaccano quei valori.

Tocchiamo qui il nervo scoperto dei risvolti pratico-operativi sorvolati dalla Nota: quello che tale obiezione di coscienza, se frequente, oltre che un preambolo ai (temuti?) "ribaltoni", genererebbe un (auspicato?) partito trasversale, formato di cattolici militanti a destra e a manca, che potrebbe lanciare messaggi non trascurabili in entrambi gli schieramenti. Infatti, ben altrimenti dal classico partito organizzato, questa solidarietà trasversale – in difesa di famiglia, vita, pace ecc. – favorirebbe o no la connessione indispensabile tra la personale adesione di fede e l’impegno politico dei fedeli laici, ovunque militanti? Anche pensando che davanti abbiamo le macrosfide del tipo: biotecnologie, tutela della privacy, invadenza tecnologica (e alienante) dell’informazione, col sapere fluido e universale nell’era di Internet, la globalizzazione, con la preminenza dell’economico tendente a vanificare il momento normativo e di controllo, incarnato nella dimensione politica, e quant’altro.

Una soldatessa nel Golfo Persico.
Una soldatessa nel Golfo Persico (foto
LETO).

Un minitest degli scenari futuri potrebbe essere quant’è avvenuto col recente "indultino": un condono-tappabuchi, decisamente poca cosa rispetto al dettato costituzionale – art. 27: è redentiva soltanto quella pena che ti priva della libertà, ma per aiutare la persona a riprendersi (fornendole capacità e strumenti per non tornare a delinquere) –, ma significativamente ottenuto convergendo i vari partiti sull’appello del Papa (novembre 2002). Adesso staremo a vedere cosa faranno i nostri sedicenti politici cattolici di fronte alla guerra contro l’Iraq e a quali bizantinismi ricorreranno per tacitare la coscienza e non mostrarsi contrari alla dottrina sociale della Chiesa in genere e agli appelli di Giovanni Paolo II in specie.

Piersandro Vanzan

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