Periodic San Paolo - Home Page

La famiglia nella vita della teologa

«Lavoriamo in due
per la Chiesa che amiamo»

di CETTINA MILITELLO
    

   Vita Pastorale n. 7 luglio 2002 - Home Page
  • Maria Clara, tu sei sposata e hai tre figli. Come hai incontrato tuo marito e che tipo di rapporto hai con lui? Ti segue nella tua ricerca?

«Ekke (mio marito) e io ci siamo incontrati su una nave mentre come giovani studenti eravamo in viaggio per l’Europa. La nave si chiamava "Enrico C" ed era italiana... Io avevo sedici anni, lui venti. Ekke, di origine tedesca e di religione luterana, si stava convertendo al cattolicesimo. Abbiamo capito subito che quell’amicizia, nata in circostanze così singolari, aveva in sé qualcosa di più. Il suo viaggio era organizzato dalla sua università; il mio dalla mia scuola. I nostri percorsi si sono incrociati a Lisbona, a Parigi e a Roma. Poi, siamo ritornati in America sulla stessa nave, lui diretto a Buenos Aires e io a Rio de Janeiro. Ci siamo detti addio commossi ed emozionati giungendo alla baia di Rio, poi ciascuno è andato verso la sua vita e verso il suo Paese. Per due anni ci siamo scritti solo una volta per augurarci buon Natale. Due anni dopo, però, mi ha chiamata. Voleva trascorrere il capodanno a Rio con un amico e mi chiedeva di prenotargli un albergo. Fu quello il momento del grande nostro incontro e della presa d’atto "ufficiale" di un amore che non voleva morire. Mi confidò che durante quei due anni, malgrado la distanza, non mi aveva mai dimenticata e che voleva sposarmi. Ho detto sì immediatamente ed è cominciato così per noi un periodo assai duro. Ekke è dovuto tornare a Buenos Aires per concludere i suoi studi alla facoltà di diritto ed espletare il servizio militare. Io, nel frattempo, mi preparavo a iniziare i corsi di comunicazioni sociali all’Università Cattolica di Rio. Ci scrivevamo tutti i giorni: 250 lettere da una parte e dall’altra. Un anno e mezzo dopo ci siamo sposati e siamo andati a vivere in Francia per consentire a lui di specializzarsi in amministrazione. La nostra prima figlia, Maria Laura, è nata a Fontainebleau. Avevo appena 20 anni».

  • Su che cosa si basa il vostro matrimonio?

«Direi a tutt’oggi su una grande fiducia e in essa la fede gioca un ruolo fondamentale. Ekke è una persona davvero in avanti sui tempi in quel che tocca il compito della donna nella famiglia e rispetta la sua domanda di un lavoro extrafamiliare. Non si è per niente infastidito quando ho ripreso i miei studi e ho cominciato a lavorare. Piuttosto mi ha proprio sostenuta. Posso dire che è la persona che mi ha spronato di più, condividendo generosamente i compiti domestici e consentendomi così di dedicarmi al lavoro e, poi, di portare a termine gli studi in teologia sino al dottorato. Siamo sposati ormai da 33 anni. Lui, poi, già da tre anni lavora per una fondazione che supporta progetti di Chiesa. Siamo vicini più che mai, felici, ora che i nostri figli sono cresciuti, di poter lavorare tutti e due a tempo pieno per la Chiesa che amiamo».

  • Che rapporto hai con i tuoi figli? Ha influito sull’educazione che hai dato loro il tuo essere teologa?

«Con i miei figli ho un bel rapporto, ma mi sono sempre imposta di lasciarli liberi per quel che riguarda la fede e la pratica religiosa. Tutti e tre sono molto indipendenti e soprattutto i primi due, che hanno 31 e 29 anni, esercitano delle buone professioni (uno è economista, l’altra è avvocato) con gran successo nel lavoro e nella vita personale. Devo dire però che hanno idee tutte loro relativamente a Dio, alla fede, alla Chiesa... Il che vale soprattutto per la mia figlia più grande. Direi che è un esempio eclatante di gioventù post-moderna, con una pluralità, una maniera di vedere le cose alquanto individualista. Mio figlio è più religioso, malgrado nella sua vita la pratica ecclesiale resti alquanto irregolare. Penso tuttavia che i valori che contano siano ben radicati nel profondo del cuore di questi due giovani. Mi riferisco al senso della giustizia, all’attenzione per i più poveri, all’onestà nel lavoro e nelle relazioni personali. Probabilmente è per queste ragioni che nessuno di loro si è ancora sposato. Sono troppo esigenti nei confronti dei loro partner che vogliono tali per sempre».

  • E la tua figlia più giovane?

«È diversa. Fa la giornalista televisiva. È molto sensibile e un poco artista, ma anche molto spirituale. Pratica la preghiera quotidianamente, malgrado le aspre critiche all’istituzione ecclesiale. Tenendo conto dei suoi 25 anni, direi che ciò appartiene alla sua età. Questa mia ultima è una figlia assai tenera, con una grande capacità di donarsi, il che spesso la fa molto soffrire».

  • Dialoghi con le tue figlie?

«Sì, c’è un buon dialogo. Tra noi, poi, la solidarietà tra le donne è proprio una realtà. Lo avverto bene e, del resto, è stato così anche tra me e mia madre».

  • Ma non è ingombrante una madre teologa?

«Vedi è una cosa che rispettano e di cui sono fiere, anche se spesso il mio eccessivo impegno le ha fatte soffrire. Penso comunque che il mio essere teologa ha di sicuro contribuito a offrire loro una visione positiva della vita e convinzioni assai salde circa quei valori su cui non è possibile fare concessioni».

c.m.

   Vita Pastorale n. 7 luglio 2002 - Home Page