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EDITORIALE

Chi ha letto la "Bibbia dei bambini"?

di FORTUNATO DI NOTO *
   

   Vita Pastorale n. 7 luglio 2002 - Home Page La pedofilia è marginale tra i preti italiani, ma non si deve aspettare che scoppi il caso per intervenire.

La tristissima vicenda che ha coinvolto alcuni sacerdoti americani e di altre nazioni, macchiatisi del grave crimine di abusi sessuali all’infanzia, correlata dall’eccessiva comunicazione "scandalistica" dei mass-media, ha generato, negli ultimi mesi, un senso profondo di smarrimento, di diffidenza e preoccupazione nella Chiesa. Se poi aggiungiamo che nel variegato mondo virtuale di Internet esiste anche una fantomatica "Chiesa cristiana pedofila", con i suoi proclami estrapolati dalla Bibbia, le stanze della preghiera per gli adepti che vogliono elevare preghiere e suppliche al Signore per aver incontrato e amato i bambini, o gli appelli a incontrarsi ed elaborare una strategia comune affinché si stabilisca un diritto a essere dei "pedofili cristiani", la situazione si fa ancora più complessa e grave.

Due rettori di seminari, che mi avevano invitato a parlare su come affrontare con i seminaristi il triste fenomeno della pedofilia, posero una serie di questioni tra le quali emergeva quella dell’imbarazzo che hanno sentito sulla loro pelle durante le vicende dei preti americani, a tal punto che per diversi giorni non indossarono l’abito sacerdotale per non farsi riconoscere per strada, per evitare il giudizio gratuito e il triste abbinamento "clero = pedofilia". Un altro episodio è stato quello di una mamma che, avvicinatasi durante un pellegrinaggio, mi sottopose un quesito: «Sono molto preoccupata per le notizie che in seminario possono esserci rapporti omosessuali o pedofili. E che alcuni dei ragazzi possono diventarlo o vivere tali traumatiche esperienze. Sa, ho mio figlio che è entrato da un anno in seminario!».

Piazza San Pietro a Roma tutta per due bambini.
Piazza San Pietro a Roma tutta per due bambini
(foto AP).

Comprendiamo bene che la questione è complessa, implica una corretta conoscenza e confronto su un fenomeno che non è più circoscritto ma "globale", e che non è solo da reprimere con le leggi ma è soprattutto una "sfida culturale"; che i seminari non sono un ricettacolo di pervertiti, ma si richiede oggi più che mai «vigilanza, fin dall’ammissione dei giovani» (così come ha raccomandato il card. Ruini) e che è «prioritaria l’educazione alla fede secondo un progetto morale cristiano» che deve far fronte al pansessualismo e ai vari "orientamenti sessuali" che in questi ultimi tempi sempre più sono presenti nella nostra società moderna. Comunque è bene che alcuni punti, in prima istanza li chiariamo. Il Santo Padre, senza che citi direttamente il fenomeno della pedofilia, già nella Lettera ai sacerdoti del giovedì santo del 2002, si soffermava sul dramma degli abusi sessuali perpetrati da clero, educatori e operatori pastorali. Non è una novità, per chi è da anni attento ai vari richiami evangelici e pastorali di Giovanni Paolo II: ha ribadito con "paterna sollecitudine" e con "forte correzione fraterna" la deplorazione e la condanna di un gravissimo "reato e peccato" che lede la dignità dei bambini. Risuona con forza una frase a effetto che molti giornalisti usano quando devono suscitare nella società indignazione e rifiuto: "Tolleranza zero".

«In quanto sacerdoti» scriveva il Papa, «noi siamo personalmente scossi nel profondo dai peccati di alcuni nostri fratelli che hanno tradito la grazia ricevuta con l’ordinazione, cedendo anche alle peggiori manifestazioni del mysterium iniquitatis che opera nel mondo». La preoccupazione del Papa si rivolge anche al fatto che «sorgono così gravi scandali, con la conseguenza di gettare una pesante ombra di sospetto su tutti i sacerdoti, che svolgono il loro ministero con onestà e coerenza e talora con eroica carità». E continua: «mentre la Chiesa esprime la propria sollecitudine per le vittime e si sforza di rispondere secondo verità e giustizia a ogni penosa situazione, noi tutti – coscienti dell’umana debolezza, ma fidando nella potenza sanatrice della grazia divina – siamo chiamati ad abbracciare il mysterium crucis e ad impegnarci ulteriormente nella ricerca della santità».

Il prefetto della Congregazione per il clero, Dario Castrillon Hoyos, commentando la Lettera ai sacerdoti, rilevava: «Risulta da uno studio, pubblicato nel libro del prof. Philip Jenkins, dell’Università della Pensilvania, che circa il 3% del clero americano avrebbe tendenze all’abuso dei minori e lo 0,3% del clero stesso sarebbe pedofilo». Ma il fenomeno sembra non risparmiare nessuna categoria sociale quali medici, psichiatri, psicologi, educatori, avvocati, politici. Tutto questo, comunque, non giustificherebbe nulla. La pedofilia è un grave peccato e un crimine contro l’infanzia.

Il cardinale americano Bernard Law in tribunale.
Il cardinale americano Bernard Law in tribunale
(foto Reuters).

Contro gli abusi sessuali commessi dai chierici a danno dei bambini, le leggi della Chiesa sono serie e severe. È lo stesso card. Hoyos che cita in particolare la lettera apostolica Sacramentorum sanctitatis tutela del 30 aprile 2001 con le "Normae de gravioribus delictis Congregationi Pro Doctrina Fidei reservatis", oltre ai canoni 1395, paragrafo 2 del Codice di diritto canonico, e 1435, paragrafo 1, del Codice delle Chiese orientali. In sintesi con le vecchie norme si poteva parlare di pedofilia se un chierico aveva un comportamento delittuoso di questo genere con un minore di 16 anni. Questo limite si è innalzato a 18 anni. Inoltre per questo tipo di delitto è stata prolungata la prescrizione a dieci anni ed è stabilito che scatti a partire dal compimento dei 18 anni della vittima a prescindere da quando abbia subìto l’abuso. Norme interne che la Congregazione per il clero si riserva, per competenza, di valutare; ciò non toglie che i sacerdoti siano giudicati, come tutti gli altri cittadini, dall’ordinamento civile e penale vigente nei diversi Paesi.

Da un punto di vista normativo e di condanna etica e pastorale siamo tutti d’accordo; così pure è evidente che in Italia i preti pedofili risultano essere un "fenomeno marginale". Tuttavia proporre un monitoraggio sul problema e con "coraggio profetico" iniziare un percorso di aggiornamento pastorale, scientifico e culturale, per sacerdoti, religiosi e laici aiuterebbe a far luce su un fenomeno che non può essere affrontato solo quando ne veniamo a conoscenza o ne siamo direttamente o indirettamente coinvolti.

Un aggiornamento pastorale permetterebbe di focalizzare la situazione dell’infanzia oggi nell’ambito della "missione permanente" della Chiesa (universale e locale) in cammino verso il Regno. Aiuterebbe a elaborare un "progetto infanzia" che camminerebbe parallelamente alla "pastorale ordinaria". A conclusione, una domanda che dei bambini mi posero molti anni fa, durante una lezione di catechismo: «Tu sei un sacerdote e siamo convinti che hai letto almeno una volta nella vita tutta la Bibbia, e continui a leggerla e meditarla e viverla nella vita; ma hai mai letto una Bibbia che è quella dei bambini?». Risposi molto sorpreso quale fosse e cosa intendessero. La risposta fu la seguente: «La Convenzione dei diritti del fanciullo del 1989». Io fino al 1990 non l’avevo mai letta. Non so voi.

Fortunato di Noto
   

*L’autore dell’editoriale ha lanciato un appello: Cosa pensereste se in ogni parrocchia, affiancato alla pastorale ordinaria di catechesi per adulti e bambini, si potesse istituire uno Sportello Infanzia per interventi mirati e personalizzati in merito al triste fenomeno degli abusi sessuali e dei maltrattamenti all’infanzia? Cosa proporreste in merito? Inviare le risposte a don Fortunato di Noto, e-mail: fortunato_dinoto@virgilio.it.
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