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RILEGGERE UNA POETESSA A DIECI ANNI DALLA MORTE

L段mpulso del volo nell段nesprimibile

di VINCENZO ARNONE
      

   Vita Pastorale n. 7 luglio 2002 - Home Page

Da una concezione drammatica della vita a una aperta alla luce e alla gioia: questo l段tinerario di Margherita Guidacci (1921-1992) che, riecheggiando san Giovanni della Croce, invita ad andare pi in alto.

L'unica volta che ho avuto modo di conoscere Margherita Guidacci stato intorno al 1990, in Santa Croce a Firenze, dove, benevolmente complice Citt di vita, era ospite gradita e amica. La sua figura maestosa, sobria, spontanea invitava a pensare a lei come a una persona venuta da lontano, da altri tempi, per nulla succube delle artificiosit del momento; e a un tempo, sentendola parlare, a una persona dotta, colta, che aveva letto molto e si era nutrita della grande cultura. La sua poesia ne dava e ne d conferma.

Margherita Guidacci nasce a Firenze nel 1921 e trascorre la sua giovinezza tra il capoluogo toscano e il Mugello, Scarperia in particolare, in compagnia di poeti e letterati che rispondono ai nomi di Nicola Lisi, Carlo Betocchi, Piero Bargellini, Piero Parigi... E forse proprio l誕mbiente nitido, agreste, avvolto nella "chiarit" mugellana, e l誕micizia dei suddetti poeti, fanno della Guidacci una poetessa pulita, chiara, di evidente candore. Ma sempre ugualmente colta e attenta ai segni dei tempi. Dopo un periodo passato in Inghilterra, negli studi della lingua e della letteratura inglese, torna a Firenze e infine a Roma, dove insegna presso l旦niversit di magistero Maria Assunta. Muore dieci anni fa, il 19 giugno 1992. La familiarit con la lingua inglese le permette di tradurre diversi poeti e scrittori anglo-americani e di pubblicare alcuni saggi come Studi su Eliot e Studi su poeti e narratori americani. Ma la dimensione pi vasta e profonda della Guidacci quella poetica che va di pari passo con l弾sperienza religiosa semplice e lineare, anche se meditata e personale. Partita da un弾sperienza letteraria che risente ancora dell弾rmetismo fiorentino, la Guidacci, nell誕rco di vari anni, sviluppa una poetica intima e soggettiva che include, tra l誕ltro, la dimensione della morte come morte-vita, una vitalit gioiosa e le motivazioni religiose e cristiane mediate da immagini evangeliche e bibliche.

Margherita Guidacci, tra Carlo Betocchi e Nicola Lisi, stringe la mano a Frida Rota.
Margherita Guidacci, tra Carlo Betocchi e Nicola Lisi, stringe la mano a Frida Rota.

Oltre le parate

Poetessa di grande immediatezza e spontaneit (osava dire: ォLa mia poesia il frutto di poche intense giornate... lo sbocco di una tensione psicologicaサ), la Guidacci rifugge dall段dea della poesia come "letteratura" o puro artificio, conquista uno spazio di schietta comunicazione, al di l della parola "condotta in parata", e riveste d段spirazione cristiana e d誕ccenti profondamente sentiti, un modo di poetare discorsivo, secco, colloquiale. Per altro, la grande familiarit con la letteratura inglese e con autori come Conrad, Eliot, Pound, Newman, Hopkins accentua in lei il senso del simbolismo escatologico e della religiosit come ricerca di rigenerazione. Mentre l誕pproccio con la letteratura giapponese porta la Guidacci a comporre Una breve misura (1988), una sorta di corrispondente italiano dello haiku giapponese, composizione di particolare brevit e incisivit.

Momenti forti e chiave dell段tinerario poetico della Guidacci sono La sabbia e l但ngelo e Morte del ricco, scritti tra la fine degli anni Quaranta e met degli anni Cinquanta, un periodo di piena evoluzione. La poetessa crea dei piccoli poemi, come un cerchio poetico dentro cui s段nstaura un discorso emotivo sperimentato, sciolto in immagini e idee, con i suoi attacchi, gli adagio, i crescendo, i diminuendo; una specie di sinfonia poetica che non si affida al caso e all段mprevedibilit, ma segue il filo di una interiore programmazione, come le immagini della vita e della morte, del principio e della fine. ォIl mondo cos diviso: in principio la brezza: / e poi vi sono le cose che con voce o gesto alla brezza rispondono; / e poi vi anche la pietra crudele, che tronca il volo alla brezza, / e su cui nulla che alla brezza risponda pu germinareサ.

Lo scrittore e critico Raffaele Crovi.
Lo scrittore e critico Raffaele Crovi (foto CAGNIN).

La parabola del ricco Epulone

E Morte del ricco un oratorio che prende le mosse dalla parabola evangelica del ricco Epulone. ネ ricostruita come emblema e storia del potere: la perdizione di Epulone e la povert e la liberazione di Lazzaro sono espresse in una rappresentazione scenica che vede, tra gli altri, l誕mante di Epulone, i figli di Lazzaro, i servi di Epulone, un poeta... ォSotto il profilo allegoricoサ, bene osserva Raffaele Crovi, ォMorte del ricco cerca di individuare la verit profetica del cristianesimo: Epulone, eroe dell弾stremismo realista-storicista, maschera dell誕lienazione della civilt del benessere, rappresenta il rifiuto della conoscenza del Mistero, la storia che rifiuta il riscatto, l段deologia che rifiuta il miracolo. Nella sua magistrale e corporale visionariet Morte del ricco anticipa e supera, per qualit di concentrazione e allusivit, la drammaturgia in versi di P.P. Pasoliniサ.

Successivi pilastri poi della sua produzione poetica sono riscontrabili in Neurosuite (1970), L誕ltare di Isenheim (1980) e Inno alla gioia (1983). Come dire, da una dimensione luttuosa o comunque drammatica della vita si passa a un誕ltra, aperta alla luce e alla gioia, secondo alcuni versi di quest置ltima raccolta: ォIl dolore / Era piombo e pietra e mi chiudeva in me stessa / Ogni giorno in una nuova cerchia di mura / Un nuovo giro di catene. Ma la gioia / Mi dilata ora dal centro del cuore / Fino agli orli vibranti del mio essere, / leggera come un fiore che apre i suoi petali al mattino / No, pi leggera. / Io sono spazio e luce / Sono il crocevia di liberi ventiサ.

Neurosuite s段noltra nel tunnel della malattia e del dolore, dello smarrimento psicologico e della paura in una "citt murata"; ripercorre i sogni e i deliri che attraversano i pensieri confusi dell置omo in una filastrocca di interrogativi, di domande e di silenzi. La fede sembra ancora incagliata tra i fili del dubbio e dell段ncredulit (ォLa fede il dubbio l段ncredulit / sono i tre fili annodati / che non riusciamo a districareサ), mentre la luce lontana, perduta nelle prigioni, nelle lunghe discese della notte. La Guidacci ritorna ancora sul tema della morte in L誕ltare di Isenheim: sinfonia in versi, legata al polittico di Grnewald. Il prologo, il primo, il secondo e il terzo ciclo e poi l弾pilogo rievocano la crocifissione, la deposizione, il concerto finale, la risurrezione, la tentazione di sant但ntonio, l段ncontro tra sant但ntonio e san Paolo eremita nel deserto, seguendo i ritmi delle scene di Grnewald. Poesia robusta, solenne e gridata che insegue la morte come trasformazione e liberazione.

Ma il senso pieno dell誕ppagamento interiore lo si riscontra in Inno alla gioia: canto alla vita e all誕more. Qui l弾sposizione poetica della Guidacci, partecipata e commossa, non pi rivolta a dolorose esperienze della vita umana, ma a voci nuove, piene di luce e di pace. In versi di grande e immediata comunicazione, mediati da una vasta cultura (quella greca, quella inglese, quella spagnola, quella mistica di san Giovanni della Croce), la Guidacci alza il tono della poesia verso un "impulso immortale" che solo l誕more pu intuire, ォla gioia presenza prorompente e straripante, amore che si dilata oltre s stesso, in anelli crescenti fino a includere, in un mistico abbraccio, tutto l置niversoサ. ォIl mio amore che nasce / In te, non finisce / In te. Sei la porta d誕more / Attraverso cui passo / Incontro all置niverso, tendendo a tutto le bracciaサ.

La Risurrezione, particolare dell但ltare di Isenheim, opera del Grnewald.
La Risurrezione, particolare dell但ltare di Isenheim, opera del Grnewald.

Il suo testamento

Ma non si pu trascurare la raccolta postuma della Guidacci: Anelli del tempo, che il suo testamento poetico e spirituale. Vi si trova la contemplazione della vita e della morte, la libert spirituale, il senso della completezza che vede al di l, nella gloria dell弾ternit. Pone particolare attenzione, la poetessa, alla musicalit e alla forma nitida in cui cala il suo pensiero. Da una parte affida al lettore ("all段potetico lettore") il suo tesoro spirituale, dall誕ltra nutre la grande passione di volare, di andare pi in alto, nell段nesprimibile. Non per nulla la raccolta si apre con una poesia il cui titolo e contenuto preso in prestito da san Giovanni della Croce nel trattato della Notte oscura: ォUn段mpazienza d誕li, dentro di me, improvvisa. / ネ l段mpulso del volo, se non ancora / La direzione del volo. Qualcosa / Mi ha chiamata, qualcosa in me risponde. / Io che rispondo sono sconosciuta / A me stessa come la voce che mi chiamaサ.

Non fuori luogo, in tale contesto, chiamare in causa donne e poetesse alla cui poetica, la Guidacci si sentita vicina: Raissa Maritain, Emily Dickinson e Cristina Campo. Oltretutto la nostra, scrivendo l段ntroduzione alla Dickinson, tra l誕ltro diceva: ォNoi sentiamo la nostra povert illimitata, ma allietata dal pensiero che qualcuno della nostra specie sia riuscito, come Emily Dickinson, ad accumulare un tesoro inviolabile al tempo, dandoci con la sua breve parabola il senso di una garanzia immortale. "Esseri come loro sono morti. Per questo / moriamo con maggiore rassegnazione. / Ma vissero: per noi questo certezza / dell段mmortalit". Non diversamente avrebbe pensato Cristina Campoサ. Sarebbe quanto mai opportuno, in occasione dell誕nniversario, fare un弛pera di rivalutazione della poesia della Guidacci, anche nell誕mbito dell弛perazione culturale che la Chiesa vorrebbe proporre... per non volare troppo basso.

Vincenzo Arnone

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