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DUE DOCUMENTI SU INTERNET

La Chiesa si butta nella rete

di SILVIO SASSI
    

   Vita Pastorale n.4 aprile 2002 - Home Page

Il Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali sollecita l’utilizzo della nuova tecnologia nell’evangelizzazione come nelle attività interne alla comunità cristiana, auspicando «un flusso bidirezionale di informazioni e di opinioni tra i pastori e i fedeli». Ecco i vantaggi della globalizzazione come pure i rischi connessi.

Portano la data del 22 febbraio 2002, festa della Cattedra di san Pietro, i due documenti del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali La Chiesa e Internet ed Etica in Internet, illustrati ai giornalisti il 28 febbraio dal presidente monsignor John Patrick Foley e dal segretario monsignor Pierfranco Pastore. Perché due documenti sullo stesso tema? Presentando ognuno dei testi vedremo il particolare punto di vista che li caratterizza. Quando uno dei documenti rimanda all’altro, si ricorre in entrambi alla formulazione «documento allegato al presente»: sono quindi complementari ma autonomi; non essendovi continuità interna, si può leggere per primo indifferentemente l’uno o l’altro.

Le implicazioni per la religione

Lo specifico di La Chiesa e Internet è la trattazione delle «implicazioni che Internet ha per la religione e in particolare per la Chiesa cattolica» (n. 2). La riflessione si imposta nell’introduzione (nn. 1-4): l’interesse della Chiesa per Internet è un aspetto particolare della sua attenzione per tutti i mezzi di comunicazione che sono considerati in forma positiva e come veri doni di Dio; l’insieme dei mezzi di comunicazione sono «fattori culturali» (n. 2) che concorrono al progresso del regno di Dio nella storia; Internet introduce dei cambiamenti riguardanti «non solo il modo in cui le persone comunicano, ma anche quello in cui interpretano la propria vita» (n. 2).

La Chiesa, considerando i mezzi di comunicazione, ha un duplice obiettivo. Il primo: «incoraggiare la loro giusta evoluzione e il loro giusto utilizzo per il bene dello sviluppo umano» (n. 3), dialogando con i responsabili dei media per collaborare all’elaborazione di una politica adeguata e per capire bene la natura stessa dei media. Il secondo: la Chiesa si preoccupa anche «della propria comunicazione e di quella al suo interno» (n. 3), poiché la comunicazione ecclesiale non si riduce a questioni tecniche ma, fondandosi sulla comunione della Trinità, diventa una qualità essenziale sia nell’evangelizzazione che nella pratica ecclesiale interna (cf nn. 3-4).

I cattolici sono invitati a non «aver paura di lasciare aperte le porte delle comunicazioni sociali a Cristo» (n. 4) e, nel capitolo secondo, "Opportunità e sfide" (nn. 5-9), si affronta il fenomeno dei media e di Internet in riferimento alla missione della Chiesa.

Copertine dei due opuscoli.

L’annuncio di Gesù Cristo «alle persone immerse nella cultura dei mezzi di comunicazione sociale richiede l’attenta considerazione delle peculiarità dei mezzi di comunicazione stessi; ora la Chiesa ha bisogno di comprendere Internet. Ciò è necessario al fine di comunicare efficacemente con le persone, in particolare quelle giovani, immerse nell’esperienza di questa nuova tecnologia» (n. 5). I mezzi di comunicazione offrono grandi benefici e vantaggi alla Chiesa; in particolare «Internet è importante per molte attività e numerosi programmi ecclesiali quali l’evangelizzazione, la ri-evangelizzazione, la nuova evangelizzazione e la tradizionale opera missionaria ad gentes, la catechesi e altri tipi di educazione, notizie e informazioni, l’apologetica, governo e amministrazione e alcune forme di direzione spirituale e pastorale» (n. 5). La Santa Sede è già presente in Internet e il testo invita «i gruppi legati alla Chiesa, che non hanno ancora compiuto il passo per entrare nel ciberspazio, a prendere in considerazione la possibilità di farlo al più presto» (n. 5).

Internet deve servire anche alla comunicazione interna della Chiesa e, sottolineando il modello della comunicazione in rete diverso da quello «che fluiva in una sola direzione e dall’alto verso il basso» (n. 6), il testo ricorda altri documenti ecclesiali già pubblicati che trattano della necessità di «un flusso bidirezionale di informazioni e di opinioni nella Chiesa tra i pastori e i fedeli» (n. 6).

Per un corretto uso della comunicazione nella Chiesa, il testo ricorda la necessità della formazione: «L’educazione e la formazione relative a Internet dovrebbero essere parte di programmi completi di educazione ai mezzi di comunicazione sociale rivolti ai membri della Chiesa. Per quanto possibile, la programmazione pastorale delle comunicazioni sociali dovrebbe provvedere a questa formazione nell’istruzione dei seminaristi, dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici così come degli insegnanti, dei genitori e degli studenti» (n. 7).

La comunicazione di Internet pone alcuni problemi particolari alla Chiesa che evidenziano aspetti negativi. In generale, la cultura dei mezzi di comunicazione e di Internet è «imbevuta di un senso tipicamente postmoderno» (n. 8) In particolare, Internet include siti denigratori per alcuni gruppi religiosi ed etnici, siti pornografici e violenti, siti che si rifanno alla religione cristiana ma con interpretazioni eccentriche della fede e pratiche devozionali stravaganti.

Internet favorisce «un approccio di tipo consumistico agli argomenti di fede. I dati fanno pensare che alcuni visitatori di siti web religiosi si trovino in una sorta di supermercato, individuino e scelgano gli elementi di confezioni religiose che meglio si adattano ai loro gusti» (n. 9). Anche «la realtà virtuale del ciberspazio ha alcune preoccupanti implicazioni per la religione come per altri settori della vita. La realtà virtuale non può sostituire la reale presenza di Cristo nell’eucaristia, la realtà sacramentale degli altri sacramenti e il culto partecipato in seno a una comunità umana in carne e ossa. Su Internet non ci sono sacramenti» (n. 9); occorre studiare di «condurre le persone dal ciberspazio alla comunità autentica» (n. 9).

Nelle "Raccomandazioni e conclusione" (nn. 10-12) il testo contiene un’esortazione alle persone appartenenti a tutti i livelli ecclesiali perché utilizzino Internet e «non si tirino indietro per paura della tecnologia o per qualche altro motivo non accettabile» (n. 10); sono poi rivolte parole di incoraggiamento per motivare in forma positiva nei confronti di Internet diversi gruppi: i responsabili ecclesiali, gli agenti pastorali, gli educatori e i catechisti, i genitori, i bambini e i giovani (cf n. 11). L’ultimo invito è rivolto «a tutte le persone di buona volontà» perché vivano il fenomeno Internet sulla scorta di alcune virtù: prudenza, giustizia, forza e coraggio, temperanza (cf n. 12).

Una pagina del sito Internet di "Famiglia Cristiana".
Una pagina del sito Internet di "Famiglia Cristiana".
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Più di una rivoluzione tecnologica

Il testo Etica in Internet è redatto con il desiderio di «esporre il punto di vista cattolico su Internet quale punto di partenza per la partecipazione della Chiesa al dialogo con altri settori della società, specialmente con altri gruppi religiosi, sull’evoluzione e sull’utilizzo di questo meraviglioso strumento» (n. 2). L’introduzione (nn. 1-6) imposta la riflessione richiamando la diagnosi sulla comunicazione attuale che «presuppone, più che una semplice rivoluzione tecnologica, il rimaneggiamento completo di ciò attraverso cui l’umanità apprende il mondo che la circonda e ne verifica ed esprime la percezione» (n. 1). Il sorgere di Internet conferma questa constatazione: «Il suo impatto sugli individui, sulle nazioni e sulla comunità delle nazioni è già enorme e aumenta di giorno in giorno» (n. 2). La domanda etica si formula sulla base di questa esplosione della comunicazione e dei suoi influssi: «In conseguenza di ciò, le persone sono più felici e migliori?» (n. 1).

La Chiesa contribuisce a rispondere alla domanda etica sulla comunicazione di Internet con «il suo impegno a favore della dignità della persona umana e la sua lunga tradizione di saggezza morale» (n. 2). «Così come accade per gli altri mezzi di comunicazione sociale, la persona e la comunità di persone sono elementi centrali per la valutazione etica di Internet... Il principio etico fondamentale è il seguente: la persona umana e la comunità umana sono il fine e la misura dell’uso dei mezzi di comunicazione sociale. La comunicazione dovrebbe essere fatta da persone a beneficio dello sviluppo integrale delle persone» (n. 3).

Anche nei Paesi poveri spuntano antenne. Un centro Internet in un villaggio dell’India.
Anche nei Paesi poveri spuntano antenne. Un centro 
Internet in un villaggio dell’India (foto
AP).

Il secondo principio fondamentale per un’etica della comunicazione è il bene comune integrale perseguito con la solidarietà. Il fenomeno comunicativo, soprattutto con il consolidarsi di Internet, si trova coinvolto in due conseguenze importanti: la globalizzazione, che evidenzia una disparità delle nazioni nei confronti dello sviluppo comunicativo (cf n. 4), e la deregolamentazione, che ha permesso un passaggio di potere sulla comunicazione dagli Stati nazionali a compagnie private (cf n. 5).

Il cap. 2, "Internet" (nn. 7-9), presenta la riflessione etica in connessione con alcuni fenomeni tecnici e fondamenti ideologici. «Internet possiede caratteristiche eccezionali. È infatti caratterizzato da istantaneità e immediatezza, è presente in tutto il mondo, decentrato, interattivo, indefinitamente espandibile per quanto riguarda i contenuti, flessibile, molto adattabile. È egualitario, nel senso che chiunque, con gli strumenti necessari e una modesta abilità tecnica, può essere attivamente presente nel ciberspazio, trasmettere al mondo il proprio messaggio e richiedere ascolto. Permette l’anonimato, il gioco di ruoli e il perdersi in fantasticherie nell’ambito di una comunità. Secondo i gusti dei singoli utenti, si presta in eguale misura a una partecipazione attiva e a un assorbimento passivo in un mondo di stimoli narcisistico e autoreferenziale. Può essere utilizzato per rompere l’isolamento degli individui e dei gruppi oppure per intensificarlo» (n. 7).

Le possibilità tecnologiche si fondano su un’ideologia in cui confluiscono: decentralizzazione della rete, libero scambio, indipendenza da ogni regolamentazione, esaltazione piena dell’individuo, libertà di espressione, opportunità di sviluppo di ogni tipo di commercio.

Gli apporti positivi di Internet per la persona e la società sono molteplici se fondati su principi etici che portano a «costruire la civiltà dell’amore» (n. 9), ma allo stesso tempo questa comunicazione può favorire l’alienazione, l’egocentrismo ed essere posta al servizio di un comportamento aggressivo, «del ciber-terrorismo» (n. 9).

Le possibilità di comunicazione con Internet evidenziano anche alcuni motivi di preoccupazione (nn. 10-14) per la riflessione ecclesiale. Rappresenta un’ingiustizia da superare il digital divide, la discriminazione tra Paesi ricchi e poveri anche nella comunicazione in rete: «la Chiesa desidera una globalizzazione al servizio di tutta la persona e di tutte le persone» (n. 10).

Si lavora al computer nella sede di Cometa Comunicazioni a Venaria (To).
Si lavora al computer nella sede di Cometa
Comunicazioni a Venaria (To) (foto Lobera). 

I contenuti messi a disposizione da Internet costituiscono un problema per la Chiesa: i mezzi di comunicazione sociale e Internet «trasmettono e contribuiscono a inculcare un insieme di valori culturali e modi di pensare sui rapporti sociali, sulla famiglia, sulla religione, sulla condizione umana, il cui fascino e la cui novità possono sfidare e schiacciare le culture tradizionali» (n. 11). La libertà di espressione su Internet corrisponde alle esigenze del diritto umano di cercare la verità e della libera espressione dell’opinione pubblica; sono inammissibili «i tentativi da parte delle autorità pubbliche di bloccare l’accesso all’informazione su Internet o su altri mezzi di comunicazione sociale perché li ritengono pericolosi o imbarazzanti per loro, di manipolare l’opinione pubblica a scopo di propaganda e di disinformazione o di impedire la legittima libertà di espressione e di pensiero» (n. 12).

Una particolare attenzione merita l’informazione giornalistica on-line perché Internet è «uno strumento di informazione molto efficiente e rapido. Tuttavia la competitività economica e la presenza giorno e notte del giornalismo on-line contribuiscono anche al sensazionalismo e alla diffusione del pettegolezzo, alla mescolanza di notizie, pubblicità, e spettacolo, e a una diminuzione, almeno apparente, delle cronache e dei commenti seri» (n. 13). Nell’informazione on-line, il giornalismo si ispira all’ideologia del libertarismo radicale: tutto può essere detto (cf n. 14).

Nelle "Raccomandazioni e conclusione" (nn. 15-18) viene riproposta la virtù della solidarietà come misura del servizio che Internet presta al bene comune ricordando che «molte persone e gruppi hanno responsabilità in questa materia»: tutti gli utenti di Internet, i genitori, le scuole, i centri educativi e i programmi scolastici (cf n. 15).

Anche la comunicazione di Internet va sottomessa al rispetto di alcune leggi, tuttavia «bisognerebbe evitare una censura a priori da parte dei governi» (n. 16), ricorrendo alla formulazione di nuovi regolamenti per problemi specifici (ad esempio la diffusione di virus). «Una regolamentazione di Internet è auspicabile e in linea di principio l’auto-regolamentazione è il metodo migliore» (n. 16), completata dai codici etici dell’industria e, in casi straordinari, anche dalla censura pubblica.

Tenendo presente il carattere transnazionale di Internet, il documento sottolinea la necessità di «una cooperazione internazionale per stabilire modelli e meccanismi volti alla promozione e alla tutela del bene comune internazionale» (n. 17) per risolvere una serie di questioni difficili legate proprio a Internet (cf n. 17); il summit mondiale della Società informatica previsto per il 2003 potrà essere un’occasione propizia.

L’ultima riflessione è consacrata a richiamare il senso dell’intervento sul tema: «La Chiesa non può imporre le sue risposte, ma può e deve proclamare al mondo le risposte che ha ricevute» (n. 18), al centro delle quali sta Cristo e la certezza di fede che anche Internet opera nei confini del regno di Dio.

La maratona informatica Webb.it di Padova.
La maratona informatica Webb.it di Padova (foto Bevilacqua).

Visione positiva

Dopo aver percorso lo sviluppo tematico dei due documenti e aver sottolineato le argomentazioni principali con la citazione di alcuni brani significativi, come valutare l’impostazione metodologica e i contenuti, tanto in prospettiva ecclesiale che in riferimento allo studio e alla ricerca sul fenomeno Internet?

Il merito principale di questi due testi è la visione positiva che ispira la riflessione della Chiesa nei tre ambiti: collaborazione, in particolare nella considerazione etica, con tutti coloro che si occupano di Internet, uso della comunicazione in rete nell’evangelizzazione e ricorso a Internet per la comunicazione all’interno della Chiesa. Coloro che sono solerti nel richiamare con insistenza l’obbedienza al magistero, sono invitati a scoprire che esiste un magistero anche per la comunicazione mediale e in rete: quanto si esige per altri campi non dovrebbe facilmente essere ignorato per la comunicazione. È semplicemente impossibile giustificare l’assenza di conoscenza e di impegno cristiano nella comunicazione, sia per l’evangelizzazione sia per la vita ecclesiale interna, appellandosi a inesistenti proibizioni del magistero.

Merita, inoltre, di essere evidenziata l’enunciazione metodologica di fondo di entrambi i documenti: prima è necessario studiare a fondo il fenomeno della comunicazione mediale e di Internet, per poi elaborare proposte significative sia da un punto di vista di studio e ricerca (soprattutto in campo etico), sia in riferimento alla vita e alla missione della Chiesa. A volte, soprattutto in ambienti ecclesiali, si tratta della comunicazione con una sorte di deformazione professionale: il costante punto di osservazione resta uno sguardo preoccupato dell’aspetto morale che, a ben vedere, assume poi le caratteristiche di un moralismo sbrigativo ma onnisciente.

Viene ribadito, in punti diversi dei due documenti, l’intento dei contenuti espressi: tenendo conto della complessità del fenomeno comunicativo in genere e dello sviluppo rapido e permanente di Internet, non si vuole dire una parola definitiva che rischia di essere in poco tempo superata, ma mobilitare la Chiesa in uno sforzo di riflessione e di pratica partendo da una ricognizione generale dei problemi come sono in questo momento. Potremmo dire che si tratta di testi "aperti" che domandano la generosità di quanti vogliono approfondire e migliorare la trattazione.

Proprio in vista di una tale collaborazione costruttiva, possiamo anche evidenziare nei due testi la necessità di conseguenze operative e un’assenza di fondo.

Nel testo La Chiesa e Internet, parlando della necessità di cambiare il modello di comunicazione (non più «un flusso in una sola direzione e dall’alto verso il basso», n. 6), il documento ricorda: «È nuova la tecnologia, ma non l’idea» e, in modo pertinente, sono citati altri documenti ecclesiali dove si afferma l’importanza per la vita della Chiesa di «un flusso bidirezionale» di comunicazione. Proprio all’interno della comunicazione ecclesiale occorre coniugare in modo armonico: le possibilità offerte dalle tecnologie, la verità delle idee espresse nei testi e la "prassi" conseguente. La verità delle idee va posta alla prova dei fatti, diversamente non si diventa credibili neppure verso l’esterno quando si parla di una legittima "opinione pubblica" e del diritto alla "libertà d’espressione". La scelta tematica e l’impostazione argomentativa dei due documenti si fondano sullo schema consolidato "aspetti negativi e positivi"; è tempo di lasciare "le rive" per andare "al largo" anche nella riflessione sulla comunicazione per impostare un dialogo di fondo tra nuova evangelizzazione e cultura della comunicazione adottando l’inculturazione. Occorre, forse, un salto epistemologico per un pensare nuovo.

Silvio Sassi

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