Periodic San Paolo - Home Page

Diario di un’intellettuale coerente fino allo spasimo

L’eretica che ammira l'utopia del Papa

di P.V.
    

   Vita Pastorale n.2 febbraio 2002 - Home Page

Maria Antonietta Macciocchi ha scritto la sua biografia in Duemila anni di felicità. Diario di un’eretica (Bompiani, Milano 2001, pp. 838, con foto, H 11,36). Quest’opera monumentale ha una preistoria che merita di essere rievocata. Apparsa nel maggio 1983, presso Mondadori, col titolo Duemila anni di felicità, l’intrigante biografia era già allora un rigoglioso albero (pp. 639), e fortunato diario politico-culturale: due edizioni in sei mesi. Ne scrissi in Civiltà Cattolica (1984 I 465-469) e quel pezzo segnò l’inizio di un’amicizia concretizzatasi in varie opere successive: Di là dalle porte di bronzo (Mondadori 1987) e Le donne secondo Wojtyla (Paoline 1992). E se fin dal primo impatto (1983) mi colpiva l’impietoso gusto della Macciocchi nello sviscerare le contraddizioni interne all’ideologia marxista che, per oltre 40 anni, era stata la fede nella quale aveva creduto e per la quale si era generosamente battuta, notavo pure la sua amara felicità nel piantare una grana infinita ai suoi ex compagni di partito.

Il Saggiatore, poi (Milano 2000), fece di quell’albero già rigoglioso non solo un’edizione aumentata quantitativamente (pp. 838) e aggiornata con le ultime vicende biografiche della Macciocchi (sempre intrecciate con quelle politico-culturali), ma anche le diede un sottotitolo che indicava l’angolatura giusta per leggerla: diario di un’eretica. Sì, perché quest’enciclopedica cronaca personale ma insieme storia collettiva – una galleria di incontri, fatti e ritratti, colti dall’autrice nel mezzo secolo più turbolento della storia italiana –, va letta nell’ottica di un’intellettuale coerente fino allo spasimo, tanto da essere giudicata un’eretica a destra e a manca. Infine Bompiani (Milano 2001), sparita l’edizione del Saggiatore, ha osato rieditarla pari pari, ma in edizione economica; né pare gli sia andata male, visto che è già quasi esaurita!

Dove sta il segreto? Senza meno nel piglio e nel taglio di questa indomabile eretica, unica nel suo genere, ossia anomala pure come eretica! Basterà scorrere questo volume – che, nonostante la mole, si legge d’un fiato – per capire. Eretica di fatto la Macciocchi è stata quando, dopo anni di gloriosa militanza, ruppe col Pci e, proprio al fine di sprigionarne le potenzialità che teneva sotto la cenere, provocatoriamente andò da Mao e scrisse Viaggio in Cina, usando il maoismo come un grimaldello per liberare i compagni dalla tirannide stalinista, che tra l’altro ergeva il muro di Berlino e mandava le divisioni corazzate in Ungheria e Cecoslovacchia. Poi vennero gli anni di piombo, e lei attaccò tanto duramente le Br, per difendere Moro, che fu minacciata di morte.

Eretica fu pure quando accolse gli esuli sovietici (Sakarov, Solgenitsin) e nessuno voleva credere all’esistenza dei gulag; e più tardi quando si batté a fianco delle madri in plaza de Majo e a Roma (coinvolgendovi anche il Papa). Eretica infine, quando viaggiò rocambolescamente «in fondo alla notte», nei Paesi del Sudest asiatico, dove «il comunismo e la morte si aggrumano nel sangue rappreso», e gli orrori di Pol Pot a lei suonavano – con un ventennio d’anticipo – l’estrema beffa contro tutto il suo impegno di liberazione e promozione umana.

La Macciocchi con Bernard Henry Levy.
La Macciocchi con Bernard Henry Levy
(foto Del Canale).

Come fu detto a Palazzo Giustiniani (Roma, 9 maggio 2000), dall’allora ministro G. Melandri, dal filosofo B.H. Levy e dal cardinale A. Silvestrini – e fu confermato il 29 luglio 2000, quando la Macciocchi vinse il Premio Chianciano (sezione autobiografica) –, la dimensione eretica del libro ha permesso all’autrice sia di contestare il Pci dall’interno, sia di avere rapporti con personaggi di altre culture e ideologie. E se il primo aspetto riguarda la demitizzazione e fa prendere coscienza a qualche ex o neocomunista come la versione stalinista del marxismo travisasse Gramsci e servisse non a creare l’uomo nuovo ma a coprire idee e realtà meschine, l’aspetto ecumenico mostra invece l’urgenza di superare la contrapposizione eresia/ortodossia: per attivare un confronto dialettico tra posizioni alternative ma praticabili e, soprattutto, non integriste.

Né l’autrice è tanto ingenua da non constatare il "vuoto d’impegno" che la fine del socialcomunismo ha lasciato in eredità alle socialdemocrazie riformiste, imbrigliate dal postcapitalismo e dal connivente "silenzio degli intellettuali" su Kosovo, Cecenia e così via. Né occorre fare gli indovini per sapere cosa direbbe oggi sulla guerra in Afghanistan e oltre: lo si trova nell’intervista che qui pubblichiamo! Decisamente un triste "sfascio reale", nel quale tuttavia l’autrice continua a battersi per un "meglio ideale", al limite dell’utopia. La quale utopia, per lei, ha un nome: Giovanni Paolo II, del cui pensiero e opera la Macciocchi ha colto due novità principali, fissate nel libro Di là dalle porte di bronzo e ora riprese alle pp. 724ss dell’edizione Bompiani. Anzitutto, il suo concepire l’Europa unita dall’Atlantico agli Urali, in forza delle sue antiche e vive, nonostante tutto, radici cristiane. Sicché, come il Papa stesso disse alla Macciocchi nei tre loro incontri, era assurda la frattura voluta a Yalta.

La seconda novità, che ispirò alla Macciocchi il volume Le donne secondo Wojtyla, è la fiducia del Papa nel "genio della donna", anche se il trarne le debite conseguenze sia molto in ritardo. Alla pari di Eleonora Fonseca Pimentel e di Luisa Sanfelice, eroine della Rivoluzione partenopea (1799), di cui l’autrice ha scritto le biografie (e riprende alle pp. 811ss dell’edizione Bompiani), pure la Macciocchi sa di combattere una battaglia perdente, «perché la donna che non si vende ai potenti di turno ma crede nell’ideale e grida forte la sua verità, sempre e ovunque, è un’eretica».

p.v.

   Vita Pastorale n.2 febbraio 2002 - Home Page