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EDITORIALE

Fatta l’Europa, diamogli l’anima di Assisi

di ROSARIO F. ESPOSITO
   

   Vita Pastorale n.2 febbraio 2002 - Home Page I cristiani non esigono che la loro religione entri nella Costituzione, ma ignorarla, dopo Assisi, sarebbe grave.

L'edificazione dell’Europa procede veloce. Dalla Ceca (1951) all’euro si sono fatti passi decisivi. L’unione politica, che a volte ha allarmato i grandi statisti, è allo sprint finale e se, dopo gli Stati Uniti d’Europa, si procederà a quelli mondiali, i nostri nipoti potranno rallegrarsi. Il prossimo appuntamento è la Costituzione europea; poi, non resterà che l’esercizio pratico del vivere insieme entro un confine unico. Due i passi più recenti: la Carta dei diritti dell’uomo (Nizza, 10.12.2000) e la Convenzione di Laeken (dicembre 2001). I redattori della Costituzione hanno eccellente materiale, frutto di 51 anni di sperimentazioni. Si può prevedere che entro un paio d’anni l’Europa politica sarà compiuta. Sotto il profilo storico e giuridico l’edificio è finito, ma è privo d’anima e di fondamenta, che sono cristiane.

Il Papa, parlando il 10 gennaio agli ambasciatori in Vaticano, ha denunciato tale carenza: «È fondamentale che siano sempre meglio esplicitati gli obiettivi di questa costruzione europea e i valori sui quali essa deve basarsi. Per questo, non senza una certa tristezza, ho preso atto del fatto che, fra i partner che dovranno contribuire alla riflessione sulla Convenzione istituita nel corso del summit di Laeken lo scorso mese, le comunità dei credenti non sono state citate esplicitamente. La marginalizzazione delle religioni, che hanno contribuito e ancora contribuiscono alla cultura e all’umanesimo dei quali l’Europa è legittimamente fiera, mi sembra essere al tempo stesso un’ingiustizia e un errore di prospettiva. Riconoscere un fatto storico innegabile non significa affatto disconoscere l’esigenza moderna di una giusta laicità degli Stati, e dunque dell’Europa!» (Osservatore Romano, 11.01.02, p. 7).

La laicità è fuori discussione: il clericalismo e il cesaropapismo vanno esclusi, ma è anche deleteria l’unilateralità. I delegati francesi finora sono stati i più radicali nell’escludere la componente storica della religione. Ma poiché non ci risulta che gli altri deputati abbiano espresso dissensi o proposte integrative, si deduce che logica storica e componente statistica non sono automatiche. All’opposto dell’agnosticismo, ci sono le posizioni confessionali della Grecia, membro della Comunità, e della Turchia, che preme per entrarvi. Atene professa l’ortodossia come religione di Stato ed esige l’appartenenza confessionale nei documenti d’identità. Non è stata considerata nessuna esortazione contraria di Bruxelles. La posizione della Turchia è ancora più complessa: la rigidità confessionale islamica è fermissima, anche se la Costituzione emanata da Atatürk è laica. Le comunità cristiane non esigono che la componente religiosa venga inserita negli articoli della Costituzione, ma che non venga omessa nel suo preambolo perché sarebbe un segno di grave inavvertenza storica e insensibilità.

Il massimo del confessionalismo è nello Statuto di Carlo Alberto (1848): «La religione cattolica, apostolica, romana è la sola religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi» (art. 1). Nella Costituzione di Weimar (1919) c’è l’enunciazione opposta: «Non vi è una religione di Stato». La posizione più esemplare è nell’art. 8 della Costituzione italiana, elaborata da social-comunisti, liberali e cattolici militanti. Il fatto è tanto più importante poiché l’art. 7 assumeva i Patti Lateranensi come parte integrante del documento; ora essi riprendono alla lettera lo Statuto albertino. I padri costituenti approvarono che: «Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano».

Il miscredente Ernest Renan scriveva: «Datemi un paese senza il campanile, e vi dirò che quel paese è una stalla». Ora, l’Europa che immagine darebbe di sé senza le cattedrali? Mi sembra suggestiva un’estatica elevazione di Giorgio La Pira: all’inaugurazione dell’assemblea costituente tracciò un glorioso segno di croce, pur professandosi laico. Benedetto Croce in quel frangente disse di invocare sul parlamento lo Spirito Santo. Nei Colloqui La Pira annotò: «Quale visione: le cattedrali di pietra (Chartres), di teologia (san Tommaso), di poesia (Dante), di tutte le arti, della politica (i comuni), del lavoro (le corporazioni), dell’economia (arti e mestieri); civiltà che rispecchia nel suo destino l’essere e il destino del cristianesimo che l’ha in certo modo generata». E, sulla scia dei tre incontri ecumenici di Assisi, si può anche azzardare un futuro con una maggiore e più solidale collaborazione, non solo tra cristiani, ma tra tutte le religioni per la costruzione di un’Europa e di un mondo migliori. Cosa non da poco.

Rosario F. Esposito

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