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MEDJUGORJE: VENT’ANNI DOPO - La storia delle presunte apparizioni

E il vescovo disse:
«È una una vergogna»

di ALBERTO BOBBIO
    

   Vita Pastorale n.10 ottobre 2001 - Home Page

In una memoria di dieci anni fa monsignor Zanic confutava i sostenitori: una vicenda in cui compaiono frati ribelli e sospesi a divinis, segreti e vite della Vergine mai rivelati, personaggi che si ritengono inviati dalla Provvidenza, guarigioni mai verificate e gente che si rovina la vista guardando il sole. Intanto Conferenza episcopale e Santa Sede nominano un’altra commissione.

Sono trascorsi vent’anni dall’inizio delle presunte apparizioni della Madonna nel villaggio di Medjugorje, in Bosnia. Dieci anni fa, il 10 aprile 1991, i vescovi della Jugoslavia, riuniti a Zara, avevano dichiarato: «In base alle investigazioni finora condotte non è possibile affermare che si tratti di apparizioni o di rivelazioni soprannaturali». Questa finora è l’unica presa di posizione ufficiale della Chiesa. Dopo vent’anni la Conferenza episcopale della Bosnia ha deciso, in accordo con la Santa Sede, di nominare una nuova commissione che indaghi su quanto è avvenuto in questi ultimi dieci anni nel villaggio bosniaco dove i frati francescani, che reggono la parrocchia, ritengono che la Madonna continui ad apparire a sei veggenti e ad altri due la Madonna parli senza che loro la vedano.

Le apparizioni mariane di Medjugorje passeranno alla storia come le più lunghe e le più frequenti mai verificatesi. Ad alcuni dei veggenti la Madonna apparirebbe addirittura ogni giorno, indipendentemente dal luogo ove essi si trovino. Hanno avuto apparizioni anche a bordo di aerei. È un fenomeno attorno al quale la Chiesa si è divisa. Vi sono molti fedeli che vi credono, altri che non vi credono e tra essi vi sono anche sacerdoti, religiosi e vescovi. Qualcuno lamenta troppa prudenza e chiede una parola finalmente chiara sugli eventi di Medjugorje.

Il cartello all’ingresso di Medjugorje.
Il cartello all’ingresso di Medjugorje
(foto G. Giuliani).

Vent’anni dopo è utile ripercorrere la storia delle presunte apparizioni (cf anche Jesus, numero 7, luglio 2001). L’anno scorso, l’11 gennaio 2000, è morto monsignor Pavao Zanic, vescovo di Mostar, sempre duramente critico verso le apparizioni. Lo aveva sostituito da qualche tempo monsignor Ratko Peric, che non ha cambiato posizione. I fautori di Medjugorje dicono che monsignor Zanic all’inizio era favorevole alle apparizioni, ma poi per paura di ritorsioni contro la Chiesa da parte delle autorità della Jugoslavia, allora comuniste, avrebbe cambiato posizione. In realtà, monsignor Zanic non ha mai cambiato posizione: ha solo difeso all’inizio veggenti, pellegrini e frati quando loro erano perseguitati dalla polizia segreta di Belgrado. Dieci anni fa, nel marzo 1990, pubblicò una memoria in 29 punti, nella quale confutava le tesi dei sostenitori delle apparizioni.

Si tratta di uno dei documenti più chiari sugli eventi, che permette a vent’anni di distanza di comprendere molte cose. È un documento quasi del tutto sconosciuto, specialmente a chi continua a organizzare pellegrinaggi a Medjugorje e alla quasi totalità dei sacerdoti. Né esso viene messo a disposizione nelle migliaia di pagine Internet dedicate alle apparizioni in tutte le lingue del mondo. È scritto dal vescovo della diocesi alla quale appartiene Medjugorje e si intitola La verità su Medjugorje. Scorrendo il testo, insieme ad altri dello stesso vescovo, è chiaro lo stretto legame tra le apparizioni e i frati francescani. Il vescovo era andato a vedere la situazione nove giorni dopo l’inizio dei fatti, il 3 luglio 1981. Ai preti presenti a Citluk, un paese vicino a Medjugorje, dice due cose: le conversazioni tra i ragazzi e la Madonna vanno registrate; ai preti raccomanda di essere prudenti.

Poi, ad agosto, monsignor Zanic pubblica una dichiarazione prudentissima e intanto comincia ad acquisire documenti e testimonianze. Nella dichiarazione ricordava anche che «anime pie hanno spesso avuto delle apparizioni che in realtà non erano che allucinazioni, esperienze psicologiche del tutto personali o semplice allucinazione» e invitava a riflettere sulla prudenza della Chiesa riguardo ad apparizioni e miracoli. Poi scriveva: «Un fatto è certo: i giovani non sono spinti da nessuno, tantomeno dalla Chiesa, a fare delle dichiarazioni menzognere. Al momento, tutto ci induce a credere che quei ragazzi non mentano. Resta l’interrogativo più difficile: si tratta di un’esperienza soggettiva di quei giovani o di un avvenimento soprannaturale?». Questa frase della dichiarazione è stata usata dai fautori di Medjugorje spesse volte contro monsignor Zanic.

Il francescano padre Jozo Zovko impone le mani ai pellegrini che arrivano a Medjugorje.
Il francescano padre Jozo Zovko impone le mani
ai pellegrini che arrivano a Medjugorje
(foto Nino Leto).

Ancora oggi si dice che lui all’inizio credeva alle presunte apparizioni di Medjugorje. Lo scrive per esempio il mariologo padre René Laurentin nei libri che ha dedicato alle apparizioni. Lo scrive e lo ripete padre Livio Fanzaga dai microfoni di Radio Maria. Ma quando i fautori di Medjugorje citano la posizione di monsignor Zanic dimenticano sempre di riportare fino in fondo le sue parole. La frase, che comincia con «resta l’interrogativo più difficile...», viene di solito omessa. Cosa scoprì subito all’inizio monsignor Zanic? Dobbiamo tornare ai primi giorni delle apparizioni e intanto spiegare che tra i francescani e la diocesi di Mostar gli attriti duravano da anni. I francescani dell’Erzegovina ritengono di avere una sorta di primogenitura sul potere ecclesiastico nella regione, che deriverebbe loro dal fatto che furono gli unici a non fuggire davanti all’avanzata dei Turchi oltre 500 anni fa.

Rimasero, protetti dalla popolazione, e in qualche caso tollerati dalle autorità della Sublime Porta. Quando i Turchi abbandonarono i Balcani, il rapporto tra francescani e clero diocesano fu regolato nel 1899 con una decisione della Santa Sede scaturita da una proposta del vescovo francescano di Mostar che allora era padre Paskal Buconjic. Si stabiliva che metà delle parrocchie passassero al clero diocesano. Ma non c’erano preti diocesani e nel 1923 le parrocchie furono affidate ai francescani ad nutum S. Sedis. Dopo la seconda guerra mondiale crebbe il clero diocesano e così nel 1967 la Santa Sede ordinò ai francescani di consegnare ai diocesani 5 delle loro parrocchie entro un anno. Essi ne consegnarono appena due. Cominciò allora una trattativa estenuante che portò nel 1975 all’emanazione da parte di papa Paolo VI di un decreto Romanis Pontificibus che ridistribuiva tutte le parrocchie.

I francescani lo respinsero e nel 1976 il governo della provincia francescana dell’Erzegovina venne deposto insieme al superiore provinciale, padre Silic. Nel 1979, perdurando la disobbedienza, ai frati dell’Erzegovina viene impedito di partecipare all’elezione del nuovo superiore generale. In questo clima rovente appare la Madonna. Monsignor Zanic ripeterà più volte, e lo scriverà, che sono i francescani gli autori di tutto quanto è accaduto e sta accadendo a Medjugorje. Ma andiamo con ordine. La Madonna sarebbe stata vista da alcuni dei veggenti il 24 giugno 1981. Ma sarebbe rimasta zitta. Il giorno dopo, il 25 giugno, la vedono tutti e lei parla. Il 26 giugno torna e dice: «Che i frati credano fermamente». Perché la Madonna si occupa subito dei frati? Perché il 27 giugno, terzo giorno delle apparizioni, risponde alla seguente domanda di Jakov, di 10 anni, il più piccolo dei veggenti: «Cosa ti aspetti dai francescani?». «Che siano perseveranti nella fede e proteggano la fede degli altri». Perché Jakov ha posto quella domanda?

Il mariologo René Laurentin.
Il mariologo René Laurentin
(foto Nino Leto).

È su questi fatti, su queste frasi che cominciano i sospetti di monsignor Zanic. Lui si mette a indagare e scopre che una settimana dopo l’inizio delle apparizioni a Cerno, una località vicino a Medjugorje, la Madonna appare ai veggenti e dice loro, per quattro o cinque volte, che lei continuerà ad apparire loro fino al 3 luglio, cioè ancora per tre giorni. I veggenti raccontano tutto al parroco, padre Jozo Zovko.

Monsignor Zanic lo racconta al punto 11 della sua memoria, in cui precisa: «La curia di Mostar ha il verbale dei testimoni delle apparizioni del 3 luglio 1981. Quel giorno un francescano disse ai fedeli: voi sarete gravemente colpevoli davanti a Dio, se si dovessero interrompere queste apparizioni». È dunque sull’inizio dei fatti che occorre concentrare l’attenzione. Il parroco è padre Jozo. Resta fino al 17 agosto quando viene arrestato dopo una predica intrisa di nazionalismo anti-jugoslavo.

Non è padre Jozo il personaggio chiave degli inizi. Lo diventerà in seguito, per il ruolo che copre in tutta la vicenda e per il sostegno dato ai veggenti. Padre Jozo in carcere afferma di vedere la Madonna e a Medjugorje continuano a girare voci sulla presenza divina nel carcere: porte che improvvisamente si aprono, dopo essere state chiuse a doppia mandata. Anche lui all’inizio vede la Madonna a Medjugorje, quasi che la Vergine, per conferma, si sia dovuta far vedere anche dal parroco. E poi altre volte in carcere. È lo stesso padre Jozo a rivelarlo a padre Laurentin, che lo pubblica in un libro stampato a Parigi nel 1986. Padre Jozo adesso vive in un convento vicino a Medjugorje. «Ha il dono di risvegliare la spiritualità», spiega padre Laurentin nell’ultimo libro sulle apparizioni che ha scritto nel 1998. Padre Jozo impone le mani e molti sono quelli che davanti a lui cadono in estasi.

È diventato uno dei maggiori propagatori della Madonna di Medjugorje nel mondo. Ma quello che il vescovo Zanic definisce "l’autore di Medjugorje" è padre Tomislav Vlasic. Sarebbe lui il grande manipolatore. Il 29 giugno, cinque giorni dopo l’inizio delle apparizioni, Vlasic è a Medjugorje. Faceva il parroco a Capljina. Egli si chiede riguardo alle folle: «Accorrono come pecore senza pastore. Come guidare questa sete di preghiera?». Il frate era impegnato nel Rinnovamento carismatico. A maggio, un mese prima dell’inizio delle apparizioni, partecipa a Roma a una riunione dei capi del movimento. È amico di padre Tardiff, il domenicano guaritore. Lo stesso giorno dell’arresto di padre Jozo ottiene la guida della parrocchia di Medjugorje. Lui crede, e lascia credere, che anche questo sia un segno divino. Padre Laurentin scrive nel 1984: «A Roma nel maggio del 1981 padre Tomislav era stato oggetto di due profezie».

La prima profezia riguarda una sua predicazione in mezzo alla folla seduto su un sedile, sotto il quale sgorgavano dei flussi d’acqua; la seconda, più chiara, gliela comunicò padre Tardiff «come una profezia proveniente da Dio: "Non avere paura, ti mando mia Madre"». È lui che il 13 aprile 1984 scrive una lettera al Papa nella quale si presenta così: «Io sono padre Tomislav, colui che, secondo la divina Provvidenza, guida i veggenti di Medjugorje». Monsignor Zanic di lui si occupa molte volte in diversi scritti e in molte conversazioni private, di cui esistono i resoconti. Al punto 20 della sua memoria sui fatti di Medjugorje scrive: «Fra Tomislav Vlasic ha spesso messo sulla bocca dei "veggenti" le affermazioni della "Madonna" che satana (alludendo al vescovo) vuole rovinare il suo piano. Egli l’ha scritto in maniera più chiara ad alcuni suoi amici in Vaticano. Di questo l’ho rimproverato davanti al padre provinciale, dicendogli: perché chiama il suo vescovo satana? Egli non ha negato la mia accusa, ma si è giustificato dicendo che scriveva così nell’eccitazione. Si può dire qualcosa nell’eccitazione, perèò non lo si scrive e traduce in diverse lingue».

Pavao Zanic, morto nel 2000.
Pavao Zanic, morto nel 2000
(foto Nino Leto).

Al punto 25 della sua memoria ricorda di avere varie volte ammonito i frati di non anticipare il giudizio della Chiesa e di cercare insieme la verità. Invece, scrive monsignor Zanic, «i leader si sono preoccupati solo di condurre gran gente a Medjugorje, di raccogliere molti soldi per la propaganda e di servirsi della Madonna per la loro lotta contro il vescovo. Hanno inventato i miracoli del sole (molti pellegrini hanno avuto problemi agli occhi dopo aver insistito nel guardare il sole); hanno proclamato come avvenute 50, 150, 200, 300 guarigioni. Hanno fatto propaganda con gli argomenti più diversi, in modo agevole, visto che la gente era disposta a credere a tutto, specialmente dopo che a loro si erano uniti monsignor Frane Franic (vescovo di Spalato, l’unico presule jugoslavo che credeva alle apparizioni, ndr) e padre Laurentin... I fedeli di Medjugorje, così come quelli di altre apparizioni vere o false, si comportano a seconda del modo con cui vengono istruiti, fino a raggiungere gravi forme di cecità e fanatismo, verso cui vengono deliberatamente spinti».

Monsignor Zanic scriveva già dieci anni fa che i pellegrini di tutto ciò non sanno nulla, che vengono manipolati. Né vale, secondo l’ex-vescovo di Mostar, l’argomento dei "frutti", quello più fortemente invocato dai sostenitori di Medjugorje: conversioni, miracoli, vocazioni. Intanto non ci sono dati certi riguardo alle conversioni e alle vocazioni. Riguardo ai miracoli, non ve n’è nemmeno uno riconosciuto. Eppure sui bollettini dell’immenso popolo dei fedeli di Medjugorje quasi ogni mese viene raccontata una guarigione miracolosa. Ma monsignor Zanic ricorda nella sua memoria, e in altri scritti, le incongruenze dei messaggi con la Sacra Scrittura, la gestione dei segreti (pare 57) consegnati dalla Madonna ai veggenti, la difesa di frati espulsi dall’ordine e sospesi a divinis, le «offese talmente pesanti da non potersi pubblicare e tutto ciò in nome della Regina della pace», episodi che sfiorano la follia e che i veggenti vanno in giro a raccontare.

Monsignor Zanic invita a meditare su un versetto della prima lettera ai Galati: «Se qualcuno vi predica un Vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema». Egli ha più volte interrogato i veggenti, li ha messi alle strette, ne ha smascherato le contraddizioni. Al punto 11 della sua memoria scrive: «Non si può fare del male (dire falsità sulla Madonna) per ottenere il bene (pellegrinaggi e preghiere...)». Ma già nel 1985, il 25 marzo, aveva dichiarato: «Avevo chiesto che i fatti di Medjugorje fossero liquidati e lentamente soffocati, ma tutto è rimasto come prima. È una grande vergogna». Sono passati vent’anni dalle prime presunte apparizioni. La lotta tra i frati e il vescovo di Mostar (attualmente Ratko Peric) non è finita, anzi si è arricchita di un altro doloroso capitolo proprio nel ventennale delle apparizioni: alcuni frati espulsi e sospesi a divinis che occupano da anni abusivamente alcune parrocchie dell’Erzegovina hanno fatto celebrare le cresime a un falso vescovo nemmeno cattolico. Naturalmente la Madonna non ha detto nulla al riguardo. I veggenti, i sei della prima ora e altri due, che dal tempo di padre Tomislav dicono di ascoltare, ma non di vedere la Madonna che parla loro attraverso locuzioni interiori, continuano a incontrare pellegrini estasiati e a tenerli in pugno con la storia dei segreti. Alla curia di Mostar e ai vescovi della Bosnia non sono ancora stati consegnati tutti gli scritti e i documenti sulla vicenda, sebbene più volte sollecitati dal vescovo.

In particolare la veggente Vicka, la più agguerrita del gruppo, quella che si è dedicata alla causa di Medjugorje, non ha mai consegnato un testo, dove ha scritto, sotto dettatura della Madonna, la vera vita della Vergine. Secondo quanto ha scritto un altro estimatore di Medjugorje, il gesuita padre Rastrelli, sarebbe addirittura un testo di 635 pagine. Ma padre Tomislav Vlasic ha dichiarato in più occasioni e ha scritto in un libro pubblicato nel 1985 che la Madonna ha raccontato episodi della sua vita a tutti i veggenti. Una, Ivanka, per scriverla ha elaborato perfino una scrittura cifrata. Ma è a Vicka che ha detto tutto sotto dettatura tra il 7 gennaio 1983 e il 10 aprile 1985. Già un’altra volta la Madonna avrebbe dettato la sua vera vita a una veggente: Maria Valtorta, condannata dalla Santa Sede quattro volte. Né sono stati consegnati diari o altri scritti, che i veggenti hanno a volte ammesso altre volte negato di avere. Né si è rispettata la decisione del vescovo Zanic del 25 marzo 1985: «Bisogna cessare di parlare di apparizioni e non divulgare più alcun messaggio».

Alberto Bobbio
   

Ma hanno solo locuzioni interiori
AI SEI VEGGENTI SE NE SONO AGGIUNTI ALTRI DUE

I veggenti sono sei. Essi affermano di vedere la Madonna e che la Madonna parla a loro. Tre di loro Marija Pavlovic, 36 anni, Vicka Ivankovic, 37 anni, e Ivan Dragicevic, 31 anni, dicono di vedere ancora la Madonna tutti i giorni. Vicka è l’unica dei veggenti che non si è sposata. Mirjana Dragicevic, 31 anni, invece, dal giorno di Natale 1982 ha smesso di vedere la Madonna ogni giorno e la vede solo il 18 marzo, giorno del suo compleanno. Ivanka Ivankovic, 35 anni, ha smesso di vederla ogni giorno il 7 maggio 1985: la vede il 25 giugno di ogni anno, giorno dell’anniversario della prima apparizione. Jakov Colo, 30 anni, ha smesso di vedere la Madonna il 12 settembre 1998. Ora gli appare solo a Natale.

Da sinistra: Vicka Ivankovic, Jacov Colo, Mirjana Dragicevic, Ivanka Ivankovic, Marija Pavlovic e Ivan Dragicevic.
Da sinistra: Vicka Ivankovic, Jacov Colo, Mirjana Dragicevic, 
Ivanka Ivankovic, Marija Pavlovic e Ivan Dragicevic, 
il 25/6/1982, 1° anniversario delle apparizioni
(foto G. Giuliani).

Vi sono poi due veggenti della seconda generazione: Jelena Vasilj, 29 anni, e Marijana Vasilj, 30 anni, che portano lo stesso cognome, ma appartengono a famiglie diverse. Le due Vasilj dicono di «vedere la Madonna con il cuore» e di avere "locuzioni interiori", la prima dal 15 dicembre 1982, la seconda invece afferma di aver visto la Madonna il 19 marzo 1983, venerdì santo, e di aver cominciato a sentire la voce interiore il 5 ottobre 1983.

a.b.

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