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CONVEGNO SU PIERO ROSSANO A 10 ANNI DALLA MORTE

Monsignor "Dialogo"

di GIAN BATTISTA GALVAGNO
      

   Vita Pastorale n. 6 giugno 2001 - Home Page

Dal Seminario di Alba al Segretariato per i non cristiani, la sua vita è stata all’insegna del confronto. Un pensiero fecondo in filosofia, teologia ed ecclesiologia, fino alle vette della mistica. Il riferimento a san Paolo, modello di inculturazione del Vangelo, e allo Pseudo-Dionigi del «Non ho mai polemizzato con nessuno».

La figura di monsignor Piero Rossano, come uomo di dialogo, come uno dei padri fondatori del Segretariato per il dialogo con i non cristiani è ancora nota negli ambienti ecclesiali a dieci anni dalla morte (15 giugno 1991). Molto meno nella società civile e nel mondo della cultura. È giunta dunque opportuna la celebrazione della sua figura attraverso due Giornate di incontro e di riflessione "A dieci anni dalla morte di Piero Rossano (1991-2001)". L’evento, organizzato dal Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, dalla Pontificia Università Lateranense e dalla Fondazione Piero Rossano per il 15-17 giugno, è giunto forse proprio quando, nella Chiesa e nella società, si sente la mancanza di persone come lui, uomini di dialogo e di comunione.

Monsignor Piero Rossano.Ancor meno conosciuto è il suo pensiero. In realtà l’attività di dialogo che caratterizza praticamente tutta la vita di Piero Rossano (lui stesso si definì «biblista e uomo del dialogo») è stata supportata da una fondazione filosofico-teologica di primissimo ordine, tanto che è possibile individuare nei suoi scritti una filosofia del dialogo, una teologia del dialogo, una ecclesiologia dialogica e una mistica del dialogo.

Prima di tutto però il dialogo è stato un carattere della persona di Piero Rossano: «Se è vero che il volto è lo specchio dell’anima, allora possiamo affermare con sicurezza che il primo modo con cui Piero Rossano ha dialogato con i suoi interlocutori è stato il suo sorriso: quel sorriso perennemente stampato sul volto, quel sorriso discreto e accattivante, mai sguaiato o ironico, quel sorriso aperto, invitante la comunicazione, quel sorriso illuminato da uno sguardo penetrante e profondo, mai giudice, ma indagatore, pieno di meraviglia» (B. Galvagno, Filosofia e teologia del dialogo in Piero Rossano, Editrice Esperienze, Fossano 2000, p. 11. Tutte le citazioni che compaiono nel presente articolo sono tratte da questa mia pubblicazione).

Il progressivo dilatarsi degli orizzonti di dialogo. Per conoscere Piero Rossano bisogna partire da uno sguardo alla sua vita. La sua biografia può essere organizzata secondo uno schema a lui molto caro: quell’immagine dei cerchi concentrici del dialogo, che sta alla base dell’Ecclesiam suam di Paolo VI. Tale è stata infatti la vicenda umana di Rossano: un progressivo dilatarsi degli orizzonti di dialogo. Prima, ovviamente, la famiglia, in cui nacque nel 1923 e subito dopo il paese, Vezza d’Alba (Cn), teatri della sua formazione umana e cristiana. Poi il seminario di Alba, alla scuola di quel grande maestro che fu monsignor Natale Bussi, l’università (prima Roma, con la licenza in Sacra Scrittura e la laurea in teologia; e poi Torino, con la laurea in lettere classiche), e ancora il seminario come insegnante di greco e Sacra Scrittura. In questi ambienti ecclesiali giunge a maturazione la sua formazione filosofica e teologica.

In seguito, l’orizzonte del dialogo si dilata al mondo delle religioni non cristiane: sono gli anni di lavoro al Segretariato per i non cristiani (1965-1982), prima come sottosegretario, poi come segretario: un incredibile susseguirsi di contatti, viaggi, incontri, convegni con personalità religiose di tutto il mondo, nella ricerca di punti di convergenza e di dialogo, per migliorare la sorte dell’umanità.

Infine, dal 1982 al 1991, anno della sua morte, un ulteriore ampliamento di orizzonti: il mondo della cultura. E questo in qualità di vescovo di Roma con l’incarico per la cultura e di rettore dell’Università Lateranense. Con lui, la Chiesa cercò di riannodare quei vincoli vitali tra fede e cultura, spesso negati o troncati nell’epoca moderna e contemporanea, con reciproco impoverimento. Alla radice di questo infaticabile viaggiare c’era una base dottrinale dall’impianto solidissimo che solo recentemente è stata portata alla luce. Ne ripercorriamo i tratti fondamentali.

Rossano a Loreto nell’85.
Rossano a Loreto nell’85
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La filosofia del dialogo: parola e amore. Rossano identificò la sua filosofia come "realismo personalistico": definizione da cui si evincono i due poli della sua formazione filosofica: il neo-tomismo di Natale Bussi e il personalismo dello stesso Bussi prima e successivamente di tutti i principali esponenti di questa corrente, in particolare di F. Ebner. Con la sicurezza di questa formazione e di questo angolo visuale, Rossano si è confrontato con tutta la filosofia, particolarmente greca e contemporanea, sviluppando una precisa concezione di uomo e di dialogo. E, relativamente all’uomo, egli lo vede a più dimensioni. Tra cui spiccano il mistero e la profondità metafisica, quale naturale supporto alla dimensione più studiata: quella dialogico-relazionale.

Il problema fondamentale del dialogo è quello della verità: come porsi sinceramente in ascolto dell’altro, essendo personalmente convinti di essere nel vero? La ricerca di una soluzione chiama in causa il rapporto tra l’uomo e la verità. Ecco allora quello che Rossano definisce il "trinomio del dialogo": l’io, il tu, la verità. Il dialogo esige, in entrambi gli interlocutori, il discepolato verso la verità. La verità non può essere un possesso per nessuno: tutti devono cercarla e assumersi il rischio di interpretarla! E proprio questa ricerca della verità è il terreno fertile su cui può mettere radici e crescere l’albero del dialogo.

Rossano condivide con Ebner la preoccupazione di ricercare la "parola giusta", quella che comunica e costruisce, che fa uscire le persone dall’isolamento e crea comunità. Per questo conclude la sua riflessione sul linguaggio con la citazione di una splendida riflessione di Ebner, che riassume forse lo spirito di fondo anche della sua vita: «La parola giusta è sempre quella pronunziata dall’amore... Ogni infelicità umana nel mondo dipende dal fatto che così raramente gli uomini sanno dire la parola giusta. Non c’è dolore umano che non possa essere bandito dalla parola giusta e in ogni infelicità della vita non c’è vera consolazione che quella che viene dalla parola giusta... Così parola e amore stanno insieme. La parola senza amore è già un abuso umano del dono divino della parola» (p. 89).

Un momento ecumenico dall’albo di monsignor Rossano: con le Chiese cristiane.
Un momento ecumenico dall’albo di monsignor Rossano: con le Chiese cristiane
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La teologia del dialogo: sulle orme di san Paolo. La formazione teologica di Rossano evidenzia, in campo dogmatico, l’influenza ancora di Natale Bussi, personalizzata però in chiave biblica, con uno specifico e preferenziale riferimento a san Paolo. Rossano legge in chiave dialogica tutto il cristianesimo. Il dialogo ha la sua radice nella Trinità e si sviluppa nella creazione e nella diffusione universale dello Spirito: insomma nell’intera storia della salvezza, intesa come dialogo tra Dio e l’uomo, che ha il suo culmine nell’incarnazione e il suo prosieguo nell’azione della Chiesa.

L’interlocutore di Dio, nel dialogo, è l’uomo in tutta la ricchezza delle sue dimensioni, in particolare nella sua dimensione religiosa. Secondo Rossano, le religioni vanno intese non come espressione dell’incredulità dell’uomo (secondo la celebre tesi di Barth e della teologia dialettica), ma come preparazione provvidenziale a Cristo, come terreno in cui scende la divina Parola e che contribuisce in modo determinante al suo portare frutto, al punto che egli arriva a ipotizzare che solo incontrando tutte le religioni e lasciandosi esprimere nelle loro categorie il cristianesimo potrà sviluppare tutte le sue potenzialità.

Paolo è il modello e l’icona di questo dialogo capace a un tempo di fedeltà al messaggio ricevuto e di inculturazione. «La trasmissione del logos evangelico in san Paolo è sempre portatrice e creatrice di realtà e vita. Tocchiamo qui una nota caratteristica del dialogo cristiano, che lo distingue da ogni dialogo non cristiano: per natura il dialogo cristiano tende all’oikodomé, alla costruzione, alla promozione, alla liberazione dell’altro». Nella ricerca di una formula sintetica che delinei il carattere peculiare del dialogo paolino che comunica il Vangelo, Rossano si rifà a un pensiero di Kierkegaard, il quale distingue tra la comunicazione del sapere e la comunicazione del potere: la prima trasmette delle notizie che si fissano nella mente; la seconda riesce a fare breccia nella volontà dell’altro, fino a fargli dire: «Voglio!». Trasmettere veramente il Vangelo implica l’approdo a questo tipo di comunicazione e questo esige, secondo Kierkegaard la reduplicazione: presentarsi all’altro come modello, facendo in modo che egli ti segua. Paolo è stato un comunicatore-modello di questo genere e forse, agli occhi di tanti non cristiani, lo è stato anche Rossano.

Un momento ecumenico dall’albo di monsignor Rossano:  con gli ortodossi.
Un momento ecumenico dall’albo di monsignor Rossano:  con gli ortodossi
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L’ecclesiologia dialogica di Rossano si sviluppa sullo sfondo dell’Ecclesiam suam di Paolo VI, «lo scritto più luminoso, completo e profondo sul dialogo» e dell’ecclesiologia del Vaticano II, in particolare della Nostra aetate, che arriva a proporre il dialogo non solo come stile che deve caratterizzare tutta l’azione evangelizzatrice della Chiesa, ma come attività specifica, accanto all’annuncio e alla testimonianza. Alla base di questa proposta c’è la precisa convinzione di una presenza salvifica di Dio anche all’interno di altre tradizioni religiose: una presenza che è in attesa del suo compimento in Cristo.

Il dialogo così inteso – quello, per intenderci, sviluppato in modo eminente dal Segretariato per i non cristiani e dunque dallo stesso Rossano che ne era l’anima – non ricerca immediatamente la conversione dell’altro, ma l’incontro a livello umano: la conoscenza, lo sforzo per una comprensione reciproca, il tentativo di lavorare insieme, nella convinzione che perseguire pace, giustizia e fraternità tra gli uomini, non solo non è estraneo, ma rientra già nel progetto di Dio.

Certo rimane il problema del contrasto tra le religioni, in particolare tra quelle che, come l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam, hanno una base comune e dunque stretti legami di parentela spirituale. Neanche di fronte ai rigurgiti di fondamentalismo e intolleranza Rossano perse la speranza. Egli non fu mai uomo rassegnato: «Certamente il dialogo non è la soluzione facile, soprattutto verso l’islam, dove appare quasi senza prospettive. Tuttavia non abbiamo il diritto di sostituirci a Dio nel prevedere il corso della storia. Incombe invece il dovere di agire come uomini e come cristiani. E la vocazione umana e cristiana è vocazione al dialogo. La fede nel disegno divino sulla storia e la certezza cristiana che Dio non ha ancora finito di riconciliare e riunire a sé tutte le cose in Cristo, offrono alla speranza del dialogo una radice inesauribile» (p. 187).

Un momento ecumenico dall’albo di monsignor Rossano: con i buddhisti.
Un momento ecumenico dall’albo di monsignor Rossano: con i buddhisti
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La mistica: dialogare è vivere in Cristo. Questo è l’ambito in cui Rossano ha realizzato la sua sintesi di pensiero. La spiritualità di Rossano è stata una spiritualità apostolica, caratterizzata da un legame inscindibile tra incontro con Dio e incontro con gli uomini. La radice della vita cristiana per lui è una radice mistica, segnata dalla presenza interiore dello Spirito, principio di identità, di comunicazione e di carità. Questa, anzi, è il vertice della comunicazione, sia in senso ebneriano, secondo cui solo l’amore fa dire la parola giusta, sia in senso esistenziale, per cui nel «gridare il Vangelo con la vita» dialogo e missione trovano la loro sintesi. Il fine ultimo della vita spirituale è l’assimilazione a Cristo. La spiritualità di Rossano ha potuto essere veramente dialogica perché profondamente cristologica, tutta segnata dallo sforzo di assimilazione a Cristo (suo proposito di giovane sacerdote) nella linea di Paolo: «Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo».

Questo è il cuore di una spiritualità che, a uno sguardo attento, rivela altre sfaccettature straordinarie, quali, ad esempio quel suo: «Non ho mai polemizzato con nessuno», tratto da uno scritto dello Pseudo-Dionigi che è una sorta di testamento spirituale e definisce in modo splendido la sua personalità. In definitiva, i rapporti dialogici personali, improntati all’amore, sono la via ordinaria del cristiano per raggiungere la comunione intima con Dio, attraverso l’amore di Cristo e la grazia dello Spirito. Una strada che tutti possiamo tentare di percorrere.

Gian Battista Galvagno
    

Il profilo biografico di un mediatore
DEDIZIONE PIENA ALLA CULTURA
  • Piero Rossano nasce a Vezza d’Alba (Cuneo) il 25 aprile del 1923;
  • 1946: Ordinazione sacerdotale ad Alba, il 29 giugno;
  • 1951: Licenza in Sacra Scrittura all’Istituto Biblico a Roma;
  • 1952: Laurea in teologia alla Pontificia Università Gregoriana;
  • 1959: Laurea in lettere classiche all’Università di Torino;
  • 1953-59: Professore di greco e Sacra Scrittura nel Seminario di Alba;
  • 1959-65: Servizio presso la Santa Sede a Roma, alla Cancelleria Apostolica;
  • 1965-71: Segretario della Pontificia commissione per la Neo-Vulgata;
  • 1965-73: Vicesegretario del Segretariato per i non cristiani;
  • 1968-82: Professore di teologia delle religioni alla Pontificia Università Gregoriana;
  • 1973-82: Segretario del Segretariato per i non cristiani;
  • 1982: Vescovo di Roma con l’incarico per la cultura e rettore dell’Università Lateranense;
  • 1983: Consacrazione episcopale, in San Pietro, il 6 gennaio;
  • 1991: Morte, il 15 giugno.

  

A dieci anni dalla scomparsa
UN CONVEGNO TRA ROMA E VEZZA

Per ricordare i dieci anni dalla scomparsa di monsignor Rossano (1991-2001) Roma e Vezza d’Alba (Cn) propongono alcune giornate di riflessione che si articolano dal 15 al 17 giugno 2001 con il seguente programma.

ROMA
Pontificia Università Lateranense
Aula Paolo VI:

Venerdì 15 giugno 2001

  • Ore 9,30. Apertura e saluti, con interventi dei cardinali Camillo Ruini e Francis Arinze.

  • Ore 10,00. I sessione: presiede mons. Angelo Scola, rettore P.U.L. I relazione: Il dialogo interreligioso dopo il Concilio: un bilancio.

  • Ore 11,30. II relazione: Fede e cultura (prof. Edda Ducci, docente di filosofia alla III Università di Roma).

  • Comunicazioni, testimonianze, interventi.

  • Ore 15,15. II sessione: presiede mons. Michael L. Fitzgerald, segretario del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso.

  • Relazione biografica: Piero Rossano - un ritratto (prof. don Pio Gaia - Alba).

  • Comunicazioni, testimonianze, interventi.

  • Ore 18,00. Conclusione lavori.

Sabato 16 giugno 2001

  • Ore 8,15. Celebrazione eucaristica in San Pietro.

  • Ore 9,30. In una sede vicina al Vaticano, III sessione: presiede mons. Sebastiano Dho, vescovo di Alba. La "Fondazione Rossano": attività e prospettive dopo l’incontro.

VEZZA D’ALBA

Domenica 17 giugno 2001

  • Ore 10,00. Concelebrazione eucaristica e visita alla tomba nel cimitero.

  

Le sue opere più importanti
STUDIOSO SULLE ORME DI SAN PAOLO

Queste sono le principali opere di monsignor Rossano: 

  • Le lettere ai Tessalonicesi: introduzione, traduzione e commento, "La Sacra Bibbia", Marietti, Casale Monferrato 1965.
  • Meditazioni su san Paolo, Paoline, Milano 1966.
  • La speranza che è in noi, Esperienze, Fossano 1968.
  • L’uomo e la religione, Esperienze, Fossano 1968.
  • Le lettere ai Corinzi: introduzione, traduzione e commento, "Novissima versione della Bibbia dai testi originali", vol. 39, Paoline, Roma 1973.
  • Il problema teologico delle religioni, Edizioni Paoline, Roma 1975.
  • Piccolo Mattutino, Paoline, Roma 1982.
  • Vangelo e cultura, Paoline, Roma 1985.
  • La fede pensata, Camunia, Milano 1988.
  • I perché dell’uomo e le risposte delle grandi religioni, Paoline, Cinisello Balsamo 1988.
  • Sulle strade di Paolo, Esperienze, Fossano 1992 (postumo).
  • Dialogo e annuncio cristiano, Paoline, Cinisello Balsamo 1993 (anche questo postumo).
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