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EDITORIALE

Cento giorni per vedere se fa sul serio

di PIERSANDRO VANZAN
   

   Vita Pastorale n. 6 giugno 2001 - Home Page

Volutamente non giriamo il ferro nella piaga del clamoroso fallimento della macchina organizzativa del 13 maggio scorso, che ha visto i seggi affollati fino a tarda notte, con file di votanti che – meritevolmente e, quasi ovunque, civilmente – tentavano di esercitare un loro diritto fondamentale che, in alcuni casi, di fatto è stato loro negato. È stata inferta così, a loro e alla Repubblica italiana, una offesa intollerabile, né bastano le scuse del Ministro degli Interni a sanarla. Né pensiamo sbagli chi ha ipotizzato che tale disgustoso spettacolo – che ha fatto del 7° Paese più industrializzato una repubblica delle banane – non solo abbia meritato una saccata in più di voti contrari al Viminale, ma soprattutto abbia ulteriormente convinto gli elettori a "voltar pagina" e, come avviene in democrazia, a votare per "l’alternanza completa": quella appunto proposta dal Cavaliere.

Né giriamo il ferro nella piaga del se e quanto alla vittoria del Cavaliere abbiano contribuito gli errori degli avversari, tipo: l’impostazione data alla campagna elettorale dal centrosinistra, l’afasia che da tempo affligge i Ds, il mancato accordo tra l’Ulivo e Rifondazione comunista, la scelta tanto del senatore A. Di Pietro, quanto del senatore G. Andreotti & C. di correre da soli, e via lamentando. In ogni caso, le elezioni del 13 maggio hanno rappresentato, proprio con l’alta partecipazione, quasi un referendum: nel senso che agli italiani fu chiesto di pronunciarsi non tanto sui diversi programmi, bensì sulla figura e l’opera dell’on. Berlusconi che, appunto, prometteva l’alternanza.

E gli italiani, smentendo le previsioni della vigilia circa un astensionismo dilagante, hanno risposto in massa all’appello, dando al leader della Casa delle libertà una maggioranza assoluta – un centinaio di seggi in più alla Camera e una cinquantina al Senato –, per cui ora il Cavaliere ha i numeri e le possibilità di realizzare quanto ha promesso durante la campagna elettorale. Tanto più che la sua maggioranza oggi – raffrontata a quella del 1994 – è "a prova d’imboscate", nel senso che l’odierno crollo della Lega (dall’11,3 al 3,8%) non consente all’on. Bossi nessun ribaltone. Inoltre, l’on. Berlusconi, in questi sette anni, ha avuto tempo e modo, in frangenti spesso tempestosi, di farsi le ossa. E come ben notava Paolo Franchi, sul Corriere della sera del 15 maggio, nel 1994 il Cavaliere vinse – quando gli elettori del vecchio pentapartito erano rimasti senza casa – grazie al miracolo politico che gli consentì di tenersi strette, ma soltanto per qualche mese, al Nord una Lega ancora in fase espansiva, mentre al Centro (e soprattutto al Sud) un’Alleanza nazionale che egli stesso aveva appena sdoganato. Di qui le tensioni che ne seguirono e i ribaltoni accennati. Oggi invece la vittoria – pur con gli stessi alleati, ma usciti ridimensionati dalle urne – è stata propiziata da un cartello elettorale molto simile a quello che, in altri tempi, la sinistra avrebbe definito un "blocco sociale" e che ha lo zoccolo duro sul 30% conquistato da Forza Italia.

Perciò, come si è augurato il card. Ruini (cf Avvenire del 15 maggio) e ha ribadito lo stesso Cavaliere, tutti ci attendiamo un Governo stabile e visto che, a "Porta a Porta", l’on. Berlusconi aveva annunciato già pronto l’elenco dei ministri, da formalizzare «immediatamente dopo essere uscito dallo studio del Capo dello Stato, appena ricevuto l’incarico e dopo aver discusso con Ciampi la compagine ministeriale» – quindi, niente lunghe consultazioni –, allora speriamo che a partire dal 13 giugno, dal primo Consiglio dei ministri, il nuovo Governo affronti le priorità annunciate: tipo l’azzeramento dell’imposta sulle successioni e donazioni, la riduzione delle tasse o la sospensione della riforma dei cicli scolastici e quant’altro. Questo per l’immediato, ma senza dimenticare tutto il resto annunciato durante la campagna elettorale, ossia: le spinose problematiche riguardanti tanto la vita, bioetica, eutanasia, quanto la famiglia, scuola, assistenza e occupazione; per tacere sulle non meno intriganti questioni della giustizia: separare nettamente – o soltanto "distinguere" – le carriere dei magistrati inquirenti da quelli giudicanti?

E soprattutto, come promesso dallo stesso Cavaliere, risolvere entro i primi 100 giorni di suo governo la questione "conflitto d’interessi": un fatto oggettivo, in ogni democrazia reale, che va ben oltre la strumentalizzazione fattane durante la campagna elettorale. Come scriveva "profeticamente" Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della sera (22 aprile 2001), risolvere correttamente questo problema sarebbe un guadagno incredibile «per Berlusconi, il suo prossimo Governo, la sua coalizione (che godrebbe di maggiore considerazione europea), le sue aziende: in definitiva, il Paese. Ci perderebbero solo i suoi avversari, privati di un’arma, l’unica che rimarrebbe loro in caso di sconfitta».

Piersandro Vanzan

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