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Il GIUBILEO del 1899-1900

GESÙ CRISTO VIA VERITÀ E VITA, REDENTORE E MAESTRO DEL MONDO

di ROSARIO F. ESPOSITO

   

Vita Pastorale n. 4 aprile 1997 - Home Page Leone XIII volle realizzareil passaggio dall’Ottocentoal Novecento all’insegna di una cristologia inserita nel vissuto. Il percorso fu ritmato da 74 documenti che raggiunsero il vertice nell’enciclica "Tametsi futura", che leggeva la storia all’insegna dell’autodefinizione di Gesù in Gv 14,6: "Io sono la Via, la Verità e la Vita". La notte tra il 1900-1901 fu solennizzata con la Messa di mezzanotte e con l’adorazione eucaristica. Don Alberione, seminarista sedicenne, nel corso della adorazione nel duomo di Alba, ebbe l’ispirazione di fondare la ""mirabile" Famiglia Paolina".

Forse qualcuno si è chiesto che cosa ricordano le statue del Cristo che occupano i cocuzzoli di diciannove montagne erette da altrettante regioni italiane. Costituiscono l’adempimento di un Omaggio a Gesù Redentore che era la struttura portante del Giubileo Secolare aperto la notte di Natale del 1899 e chiuso esattamente un anno dopo. Tutta la nazione si comprometteva pubblicamente e solennemente. Per gratitudine e ammirazione elenco queste vette, ricordando che, oltre ad esse, uno di questi monumenti cristologici fu eretto in Vaticano e un altro fu elevato sul M. Capreo, presso Carpineto Romano, paese nativo di Leone XIII.

Nell’ordine delle lancette dell’orologio presento gli altri "omaggi": Piemonte settentrionale a Ivrea (Mombarone), meridionale a Saluzzo (Monviso); Liguria nelle Alpi Marittime (M. Saccarello), Lombardia a Brescia (M. Guglielmo), Veneto a Udine (Matajur), Emilia-Romagna al Monte Cimone, Toscana settentrionale a Pistoia (M. Albano), meridionale sul Monte Amiata, Umbria e Marche settentrionale a Norcia (M. Vettore), meridionale a Fossombrone (M. Catria), Lazio settentrionale a Viterbo (M. Cimino), meridionale a Tivoli (M. Guadagnolo), Abruzzo settentrionale all’Aquila (Gran Sasso), meridionale a Sulmona (M. Majella), Campania e Lucania a Maranola (M. Altino, prospiciente al golfo di Gaeta), Puglia a Martina Franca, Calabria a Reggio (M. Alto di Aspromonte), Sicilia a Caltanissetta (M. San Giuliano), Sardegna sull’Ortobene presso Nuoro. A proposito di quest’ultima un rapporto del cav. Augusto Grossi Gondi, segretario del comitato romano per l’Omaggio, scriveva: "A Napoli si fuse in bronzo la statua più grandiosa del Redentore, opera originale e ispirata dallo scultore Vincenzo Gerace; ultimato il lavoro meraviglioso, i diversi pezzi furono per mare trasportati in quell’isola, e con lavoro immane saranno condotti sulla vetta".

Gesù Redentore La statua di Gesù Redentore
collocata sul monte
Ortobene (Nuoro)
per l'Anno Santo del 1900

L’idea di chiudere il secolo XIX e aprire il XX nel nome del Redentore veniva da Leone XIII. Un primo richiamo lo si ha nel Programma redatto nel 1897, conservato nell’archivio segreto vaticano (Epistolae ad principes, positiones et minutae, sc. 122). L’idea camminò e due anni dopo, a chiusura del XIV Congresso Cattolico celebrato a Fiesole, alcuni delegati fecero conoscere questo progetto pontificio, nel quale ancora non si parlava di un Giubileo. Nel 1899 i documenti pontifici si moltiplicarono. (Ne ho repertoriato 74 in un saggio pubblicato su Palestra del clero di marzo-aprile 1996, pp. 169-196).

L’undici maggio veniva pubblicata la bolla di indizione dell’Anno Santo, che fu definito "secolare": Properante ad exitum (Civiltà cattolica, 1899, II, pp. I-XII), in cui venivano indicati i temi fondamentali della manifestazione: valorizzazione di tutto il bene realizzato nella Chiesa e nella società nell’Ottocento, redenzione di tutto il male e di tutti gli errori commessi, con l’auspicio e il proposito di iniziare il nuovo secolo all’insegna della fraternità e della buona volontà. Il 25 maggio seguiva l’enciclica Annum sacrum (Ivi, pp. 629-636), che dava ampio spazio a un altro dei temi dominanti: la consacrazione dell’umanità al S. Cuore. L’incredulità si diffondeva a macchia d’olio, la corruzione compiva stragi a tutti i livelli del pubblico e del privato. Un triduo di preparazione si celebrò nei giorni 9-11 giugno, e si procedette ovunque alla sacra funzione.

Il documento respira con polmoni ecumenici, anche se questo termine nascerà soltanto mezzo secolo dopo. Vi si legge infatti: «L’impero del S. Cuore non si estende solo sopra i popoli cattolici o sopra coloro che, rigenerati col S. Battesimo, appartengono bensì di diritto alla Chiesa, ancorché seguaci di dottrine erronee, o ne sono disgiunti dal vincolo della carità, ma abbraccia anche quanti vivono fuori del grembo della fede cristiana, sicché dalla divina potestà di G. Cristo dipende tutto il genere umano» (p. 630).

All’enciclica è annessa una preghiera che è stata recitata fino a pochi anni fa: ha qualche espressione un po’ forte per le nostre orecchie, ma nella sostanza credo si possa accogliere come un’eredità preziosa.

La letteratura pontificia relativa al Giubileo Secolare ruota attorno alla cristologia, alla quale viene data una finalizzazione concreta di chiara ispirazione storica ed ecclesiologica. Il Cristo resta il sole della Chiesa, la sua adorazione viene postulata nella comunità credente, che è sollecitata a realizzare la testimonianza del culto e della carità. Il documento-principe sotto questo punto di vista è l’enciclica Tametsi futura prospicientibus (alla lettera: Benché per coloro che guardano al futuro), pubblicata il 1o novembre 1900, praticamente a conclusione dell’Anno Santo, per cui assimila le idee più suggestive e lo spirito che era emerso nel corso di manifestazioni del pensiero e dell’omaggio e che erano maturate nella cristianità. Il suo contenuto si può riassumere a grandi linee: il futuro a prima vista si presenta fosco e minaccioso, ma le ragioni della speranza sono fortissime e prevalgono decisamente su quelle del timore.

La lettura dell’esordio è eloquente, e per noi assume una valenza particolarmente forte, in quanto che vi scorgiamo le caratteristiche dell’eredità che Papa Leone ci ha lasciato, con la quale vale la pena confrontarsi per rilanciarne la produttività: «Benché non sia possibile guardare all’avvenire con l’animo scevro d’inquietudine, e diano anzi a temere non poco le molte e inveterate cause di ordine privato e pubblico, tuttavia, per divino favore, questi ultimi albori del secolo emanano qualche raggio di speranza. Perciò non si deve credere che non conferisca al bene comune la rinascente cura degli interessi dell’anima, il ravvivarsi della fede e della pietà cristiana. E che tali virtù vadano effettivamente riprendendo vigore presso molti, lo si nota da segni manifesti».

Il fondamento e il motore di questo inizio promettente del nostro secolo viene additato nel Cristo, in quanto che nel Vangelo di Giovanni (14,6) definisce sé stesso Via, Verità e Vita. Questi sono «i tre princìpi necessari ad ogni salvezza» sia nell’ambito religioso, che in quello sociale. Se si stabilisce la vita umana su questa piattaforma, ogni buon auspicio diventa realtà. Le tre facce della cristologia sono riassunte in questi termini: Cristo Via («Fine dell’uomo è Dio, e tutto questo tempo che trascorre sulla terra non è che una specie di pellegrinaggio»). Cristo è la nostra Via: il suo esempio e la sua immolazione guidano l’uomo anche nelle situazioni più angosciose. Cristo Verità: l’intelletto umano ha un potere straordinario; il peccato l’ha vulnerato. Sottomessa all’autorità divina l’intelligenza e la volontà si sottomettono «non ad un uomo qualsiasi, ma al loro Creatore» e non subiscono le variabilità delle cose transeunti. Cristo Vita: la grazia eleva la persona e le azioni umane alla comunità con la vita divina. Stabilito il rapporto legittimo tra fede e morale, anche i conflitti sociali troveranno la soluzione: salvaguardata la giustizia, la pace troverà le condizioni ideali per affermarsi tanto fra le classi sociali che fra le nazioni.

L’enciclica proietta la trina autodefinizione del Vangelo sulle realtà concrete, insistendo sul fatto che ordinando le facoltà umane alla legge del Creatore, l’armonia sociale sarà facilitata: «Se si ascolterà Cristo, e ricchi e poveri compiranno il loro dovere, quelli comprenderanno che se vogliono essere salvi debbono praticare la giustizia e la carità, questi la temperanza e la moderazione. L’ordinamento della società civile sarà perfetto quando questa sarà governata dal salutare timore di Dio, suo legislatore supremo».

Questo complesso di maturazioni fa emergere la dimensione eucaristica del Giubileo Secolare. Fin dal 1897 un parroco francese, l’Abbé De Banque, aveva propagandato il proposito di trascorrere in adorazione il trapasso secolare: nel Congresso eucaristico di Venezia (agosto 1898) l’idea fu caldeggiata e lo stesso avvenne in quello di Paray-le-Monial e nel II Congresso Eucaristico Internazionale celebrato a Lourdes nell’agosto 1899. La S. Sede si mostrò favorevole e il 13 novembre 1899 la Congregazione dei Riti pubblicava il decreto Anni sacri (Civiltà Cattolica, 1899, IV, 690-691) che per solennizzare la fine del secolo concedeva che venisse celebrata una Messa a mezzanotte, e che i fedeli venissero esortati a sostare in adorazione dinanzi al SS. Sacramento.

Segue:

Il Giubileo del 1899 - 1900 - 2

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