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RIPROPOSTA UN’ANTOLOGIA DEI SUOI MIGLIORI RACCONTI

Le parabole secondo Carver

di ANTONIO SPADARO
      

   Vita Pastorale n. 5 maggio 2000 - Home Page In tutta l’opera narrativa di Raymond Carver si percepisce il tema della redenzione e nel racconto "Una piccola, buona cosa", al di là del significato letterale, si può leggere un’intensa parabola eucaristica, con la morte di un ragazzo innocente che è apportatrice di salvezza. Non siamo di fronte ai soliti best-seller di stagione. Il successo dello scrittore americano è dovuto alla sua capacità di cogliere l’essenziale nel quotidiano, mostrandone la tragedia e la grazia.

Lo scrittore americano Raymond Carver – nato nel 1938 in un minuscolo paese nell’Oregon (Stati Uniti) – è ormai considerato un "autore di culto" e sempre più viene letto e conosciuto anche in Italia soprattutto come narratore, nonostante egli si sia sempre considerato innanzitutto un poeta. La casa editrice Minimum fax sta pubblicando in Italia tutta la produzione di Carver, compresi i testi già pubblicati da altri editori.

Le ragioni del suo successo non sono quelle dei best-seller di stagione, ma vivono nello spazio delle tensioni fondamentali di una vita umana. Ciò che colpisce nelle sue prime raccolte di racconti (Vuoi star zitta, per favore?; Di cosa parliamo quando parliamo d’amore) è senz’altro l’incredibile rapidità ed essenzialità espressiva. Le narrazioni spesso nascono solo da una frase ascoltata per caso o da situazioni colte fotograficamente all’interno della vita ordinaria. L’arte deve tornare alle cose che contano, «le cose che sono vicine al cuore dello scrittore, le cose che ci muovono interiormente». Nell’unica sceneggiatura che scrisse, dedicata a Dostoevskij, egli mette sulla bocca del grande romanziere russo le parole: «... un essere umano è un mistero... mi dedicherò a questo mistero perché voglio essere un uomo...». Parliamo qui di Carver proprio per la sua capacità di cogliere l’essenziale nel quotidiano e mostrarne la tragedia (specialmente nei primi racconti) e la grazia (specialmente negli ultimi). Ci soffermeremo soprattutto su un racconto che l’occhio spirituale può leggere come un’intensa parabola eucaristica.

I racconti di Carver riproposti da Minimum fax.
I racconti di Carver riproposti da Minimum fax.

Una redenzione dall’ombra. La vita di Carver non fu facile: sin da giovanissimo fu costretto a lavorare per mantenere la sua famiglia, ma nello stesso tempo riuscì a continuare gli studi letterari. A diciotto anni ebbe un figlio dalla sua ragazza sedicenne, Maryann Burk e i due si sposarono. Ma la vita dello scrittore da questo momento proseguì ancor più in salita. La necessità del sostentamento economico della famiglia lo costrinse a lavori duri e il rapporto con la moglie si deteriorò fino alla rottura definitiva. L’alcolismo assediò la vita di Carver proprio mentre i suoi testi, poesie e racconti, cominciavano ad essere pubblicati e ad acquistare notorietà. Questa vicenda biografica ha in qualche modo plasmato i tratti dei personaggi dei primi racconti. Loro caratteristica fondamentale è l’incomunicabilità, nonostante nel testo ci siano molti dialoghi, i quali sono tutti fitti, sincopati e ritmati da continui "dissi" e "disse". In una pagina se ne contano fino a sedici. Una sorta di destino inesorabile allunga la sua ombra sulle vicende da essi vissute che, anche quando finiscono in tragedia, non cedono minimamente alla concitazione. Il male accade – spesso è il generico, ma realissimo, "male di vivere" – e la tragedia assume i tratti della quotidianità e del piccolo gesto. Non c’è altro da dire o da commentare circa la nuda, scandalosa e tragica oggettività del male: è un fatto.

Con la pubblicazione della raccolta Cattedrale (ora riproposta in Da dove sto chiamando)emerge un certo ottimismo e sembra possibile una forma, anche delicata, di redenzione, di salvezza, grazie a sentimenti di tenerezza, a sguardi in un passato di innocenza, a modi alternativi di porsi di fronte al reale che procurano un’inattesa meraviglia. Anche nella vita di Carver qualcosa era cambiato: il contatto con gli Alcolisti Anonimi era giunto come un’esperienza di vera e propria redenzione. Un avvenimento centrale della sua vita fu, mentre si distaccava dall’alcool, la conoscenza di una poetessa che insegnava letteratura all’Università di Syracuse, dove Carver stesso insegnò tra il 1980 e il 1984: Tess Gallagher, la quale gli starà accanto fino a quando lo scrittore non verrà stroncato da un tumore ai polmoni nel 1988 a soli cinquant’anni. Poco prima ottenne un Dottorato honoris causa in Lettere dall’Università di Hartford.

Lo stesso Carver definisce le storie di Cattedrale «più piene, più forti, più sviluppate, più aperte alla speranza», una «"speranza" nel senso di aver fede», un atteggiamento di fiducia aperta sul reale e sulla vita. In particolare T. Gallagher ha notato che Carver voleva «che i suoi lettori fossero "commossi e anche un po’ stregati", ma voleva anche dire "redimere" i suoi lettori – nel senso biblico di riscattarli, affrancarli dalla loro schiavitù –, ma anche di "assolverli", di "purgarli dal peccato". Ray lavorava alla sua arte, ma questa lo coinvolgeva nei metodi classici per ottenere l’assoluzione: ascoltare e raccontare». Si tratta di parole di importanza decisiva: «Nella narrativa interiore di Ray c’è una sorta di redenzione». Nell’arte di Carver il peso della parola non è dato solo dalla sua relazione profonda col reale, ma da una dimensione di commozione redentiva. La narrativa di Carver è abbondante e l’opera troppo ricca per darne conto in poche pagine. Tuttavia sappiamo dallo stesso autore che sono due i racconti da lui preferiti in assoluto e cioè: Una piccola, buona cosa e Cattedrale, entrambi apparsi in Cattedrale. Ci soffermiamo in particolare sul primo.

Eucaristia (Miniatura da Libro d’Ore del XV secolo).
Eucaristia (Miniatura da Libro d’Ore del XV secolo).

Una parabola eucaristica. Una piccola, buona cosa è la seconda versione del racconto Il bagno, che era stato pubblicato in una raccolta precedente, ma in una forma a tal punto limata dal redattore letterario della sua casa editrice da essere considerato spurio dal suo autore. Protagonista del racconto è una famiglia il cui figlio di otto anni, Scotty, viene investito da un’auto nel giorno del suo compleanno. Il bambino, dopo aver attraversato uno stato comatoso, muore. Il fornaio (the baker) presso il quale i genitori avevano ordinato la torta della festa senza poi ritirarla né pagarla si vendica, non sapendo nulla dell’incidente, telefonando in modo anonimo e minaccioso ai genitori del bambino ancora in ospedale, tormentandoli con inconsapevoli riferimenti alla sua sorte.

I genitori, alla fine, intuendo che l’autore di quelle telefonate potesse essere proprio il fornaio, si recano da lui, disperati e pieni di collera. Il fornaio, conosciuta la vicenda di Scotty, inorridito di sé, riesce a consolare i genitori, facendoli sedere e offrendo caffè e qualche dolce appena pronto, aprendosi infine in una confessione senza fronzoli e ricca di intensità che qui riportiamo per intero, tralasciando le frasi incidentali: «Lasciate che vi dica quanto mi dispiace. (...). Dio solo sa quanto mi dispiace. Sentite. Io sono solo un fornaio. Non pretendo di essere nient’altro. Forse una volta, forse anni fa ero diverso. Ho dimenticato, non ne sono sicuro. Ma non lo sono più, se mai lo sono stato. Adesso sono solo un fornaio. Questo non mi scusa per quello che ho fatto, lo so. Ma mi dispiace profondamente. Mi dispiace per vostro figlio e per la parte che ho avuto in tutto questo. (...) Io figli non ne ho, quindi posso solo immaginare quello che state provando. Posso solo dirvi che mi dispiace. Perdonatemi, se potete (...) Non sono cattivo. Non credo. (...). Dovete provare a capire che a un certo punto non so più come comportarmi, a quanto pare. Vi prego (...) permettete di chiedervi se riuscite nei vostri cuori a perdonarmi». E così «il fornaio cominciò a parlare della solitudine e della sensazione di dubbio e di limite che gli era venuta con la mezza età».

Qual è la dinamica di questa confessione? Il fornaio è un uomo comune, probabilmente una persona in qualche modo segnata dalla vita fino a far crescere in sé un grumo di male e di odio che la mina sin dalle fondamenta. Ma il fornaio vive la sua vita, non se ne accorge, forse, preso com’è dai ritmi del suo lavoro e dalle necessità della vita. Deve avvenire qualcosa nella sua esistenza per fare verità su di sé. Deve giungere a toccare il fondo del suo male, deve arrivare a percepire il disgusto per una propria azione per poter cogliere in sé una speranza possibile, un’innocenza perduta, un’umiltà che porti a confessare il proprio errore e a chiedere il perdono. Paradossalmente, grazie alla propria esperienza di fallimento e di "peccato", riesce a fare chiarezza sul proprio bisogno di salvezza, uscendo da una moralità borghese narcotizzante. Solo così infatti potrà accostarsi insieme ai genitori di Scotty, adesso in lacrime e riconciliati dalla consolazione del perdono, alla semplice condivisione dei prodotti del suo forno, quella "piccola buona cosa" di cui parla il titolo. La croce dell’innocente Scotty provoca nel fornaio – che è bene evidenziare si tratta del primo personaggio in ordine di apparizione del racconto – una reale conversione, generando un’immersione nel proprio male e una emersione a causa della grazia del perdono che giunge silenziosa, ma efficace. Si può giustamente parlare di una vera e propria "redenzione".

Va da sé un’interpretazione morale che aiuta chi legge a imparare a essere buono, umano, compassionevole. Ma forse si può andar oltre.

Un occhio teologico non può non intravedere qui una parabola che ricordi il Battesimo e l’Eucaristia. Il riferimento appare confermato dalla lettura autorevole di W. L. Stull, il più noto studioso dell’opera di Carver, il quale osserva acutamente come i titoli delle due versioni del racconto (Il bagno e Una piccola, buona cosa) fanno capire che «la storia riguarda i due sacramenti cristiani di base, battesimo e comunione», richiamando l’attenzione su come il fornaio, presentando e spezzando cibo di frumento (coarse grains) e pane (heavy bread), ricordi l’Ultima Cena. Scotty, il figlio, in questo senso è figura cristologica. Prolungando la lettura spirituale ci accorgiamo infine che il sacerdote di questo banchetto diventa, come nota Stull, il fornaio, proprio lui che è il primo ad aver fatto l’esperienza del peccato e della propria miseria personale: una sorta di guaritore ferito che sperimenta in sé stesso l’abisso della morte e la potenza della risurrezione. La vicenda ha dunque un profondo significato cristiano, al di là del significato letterale. Il sacerdote in questa parabola eucaristica è un uomo qualunque, un fornaio borghese che, fatta esperienza del male, grazie al perdono, è salvato dall’abisso di una vita piatta e inutile, raggrumata nel rancore esistenziale. La conversione del cuore diventa fonte di riconciliazione e di comunione e così il fornaio può «spezzare un pane» e anche dire: «Mangiate». I genitori di Scotty sono "esausti e angosciati", come lo erano i discepoli di Emmaus, ma le parole creano un clima di ascolto e di accoglienza e i prodotti del forno sono "caldi e dolci". Nel cuore si avverte una sorta di risurrezione e infatti ecco sorgere «il primo mattino, con la luce alta e pallida che si proiettava dalle vetrine».

Antonio Spadaro

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