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 Vita Pastorale n. 5 maggio 2012 - Home Page Maria, mia madre

Un sì libero

di OSCAR LUIGI SCALFARO

 

L'ex presidente della repubblica è scomparso il 29 gennaio 2012 a Roma. Per celebrare la sua stretta amicizia con la Società San Paolo e il suo amore per Maria, pubblichiamo un suo intervento inedito fatto con monsignor Rossano.

Ho letto in un libro: «Al Figlio Maria riferirà ogni gesto della sua vita: dalla presentazione al tempio, alle nozze di Cana, fino ai piedi della croce sul Golgota, dove Gesù si lascia uccidere senza ribellarsi. Del resto, che cosa poteva fare una creatura semplice come Maria di Nazaret, se non ubbidire di volta in volta a un volere tanto più alto del suo progetto umano?»..

Nostra Signora del perpetuo soccorso, icona bizantina di scuola cretese del XIV sec. (Roma, via Merulana 31, foto CENSI).

Nostra Signora del perpetuo soccorso, icona bizantina di scuola cretese del XIV sec. (Roma, via Merulana 31, foto CENSI).

Interpretazioni indebite

Che cosa poteva fare? Non condivido molto la domanda, perché mi pare si riduca l'esaltazione di un "sì" detto in assoluta libertà: quel "sì" non era condizionato! È come se noi dicessimo che il "fiat" era ridotto. «Che altro poteva fare»: poteva dire di no! «Che altro poteva fare »: a mio avviso è un pizzico riduttivo dello splendore di un sì libero di questa incantevole creatura («Ave piena di grazia»). «E come può avvenire questo se non conosco uomo?». «Lo spirito ti adombrerà, [...] si chiamerà Emanuele ».

Ottenuta la spiegazione: se ci fosse stato un atteggiamento un briciolo succube, non ci sarebbero state neanche queste domande. Ottenuta la spiegazione: «Si faccia secondo quello che tu hai detto!». E poi con una battuta che credo i giornalisti apprezzeranno più di me, ma che a me piace sempre immensamente perché mi sa di cronaca immediata: «L'angelo partì da lei». Servizio compiuto. È tornato a dire: ho la risposta. Una seconda considerazione. Qualcuno dice che Gesù sulla croce affida Maria al discepolo prediletto: «Ecco tua madre». Non sono di questo parere, perché nel mio vangelo non vedo tale interpretazione. Vi faccio un altro esempio: in una chiesa di Roma a Natale un sacerdote disse che Giuseppe con la sua sposa incinta andava a Betlemme per quell'impegno imposto dall'imperatore dell'epoca e finirono in una grotta, perché Giuseppe era povero. Questo non è scritto.

L'elenco degli assistiti dal comune dell'epoca non ci è giunto, ma il Vangelo dice: «Non c'era posto per loro nell'albergo». È segno che andò nell'albergo. Non credo che Giuseppe (con quel bastone che gli viene affidato obbligatoriamente in mano e che finisce con il giglio, altrimenti uno avrebbe dei sospetti) avrebbe pagato a legnate. Se è andato a bussare è segno che era in condizione di pagare. Nel mio vangelo non c'è scritto che era povero; c'è scritto: non c'era posto per loro. Cioè: c'è scritto che il posto c'era. Non c'era posto per loro. È molto pesante questo, perché lo possono dire anche per Oscar Luigi, dire che qui dentro a volte non c'è posto per qualcuno, ma il posto c'è. Noi a volte facciamo delle alterazioni indebite, come quando diciamo: Gesù l'affida al discepolo. Ma il Signore dalla croce ha detto: «Ecco tua madre!». Cioè il Signore ha letto una pagina dello stato civile del Paradiso. Ha annunziato uno status del quale sono interessato, perché Giovanni mi rappresentava.

Il Signore dalla croce ha detto: «Oscar Luigi, ecco la tua mamma!». Non me l'ha affidata. Mi ha dato lettura. Poi Giovanni che fa?: «Et ex illa hora accepit eam discipulus in sua». «Accepit»: è lui che l'accoglie. Ciò che m'interessa non è tanto che mi venga affidata: ciò che muta totalmente la mia presenza sul piano della redenzione è che Maria di Nazaret, Madre del Cristo, Madre di Dio, è la mia mamma, mia. È la mia mamma! E se per Gesù è madre nella carne, per me è madre altrettanto vera e reale nello spirito.

Madonna del Buio (1450 ca, autore ignoto) nel santuario di S. Maria del Sasso a Bibbiena (Ar, foto CENSI).

Madonna del Buio (1450 ca, autore ignoto) nel santuario di S. Maria del Sasso a Bibbiena (Ar, foto CENSI).

Maria mia madre

«Ecco la tua mamma! Donna, ecco tuo figlio!». Questo "donna" dà la sensazione che Cristo quasi si stacchi per lasciarla totalmente all'uomo. Ma di qui nasce tutto. Perché Dio è giunto all'uomo attraverso il sì di questa incantevole creatura, attraverso il sì che l'ha fatta mamma. Dio cioè ha trovato le porte spalancate per giungere all'uomo attraverso il sì di questa creatura, attraverso la maternità di lei.

Il Cristo dalla croce, dopo aver dato tutto – quando ormai si spegneva la sua vita, finiva questa sua umana avventura, così tragicamente, per amore – dice all'uomo: Ecco la tua mamma! Cioè: io la costituisco madre perché tu abbia la stessa strada che attraverso di lei conduce l'uomo a me. La maternità di Maria, Madre di Dio (theotokos), fa sì che Dio entri nel tempo e nell'umanità. Così Dio ha voluto da sempre, condizionandosi a un sì di una creatura. E quindi Dio dalla croce, il Cristo, il Verbo fatto carne che è venuto ad abitare fra noi, ha indicato in lei la Madre dell'uomo, la Madre nostra, la mia mamma! Perché io abbia la strada per andare a Dio. Io non sono un teologo: per me la Madonna è la mamma! Lasciamo stare quelli che sono tutti delicati e complicati, perché la Madonna è semplice. Ed è la madre della semplicità.

Allora io non riesco mai a dire: "La devozione alla Madonna", perché mi sembra subito di entrare in una procedura – carta da bollo mariana, timbro mariano, ceralacca mariana, quindi azzurra... – e poi una domanda: altissima, reverendissima, eccellentissima..., virgola a capo. Quando uno ha finito di considerare questo, non sa neanche più cosa deve chiedere, tanto ha l'esaurimento nervoso, come capita in genere nelle pratiche con i ministeri...

Mamma! Mamma è domanda e molte volte risposta. Ebbi, fra i grandi doni che mi ha fatto Domineiddio nella mia lunga vita, quello di conoscere il prof. Ezio Franceschini (rettore dell'Università cattolica, dove ebbi l'immensa gioia di studiare) e una volta gli sentii dire in una pubblica conferenza: «Io vivo solo, e a volte sento questa solitudine. Ma quando entro in casa, tornando dall'università, e trovo questa casa vuota, con nessuno, mi devo preparare la cena... Allora grido a gran voce:Mamma! E la mia casa si riempie di luce e di calore!». Era anche animo di poeta; ma era una splendida chiamata, uno splendido grido di fede: Mamma! Questo è molto bello!

La devozione alla Madonna cos'è? Ma è l'amore alla mamma, detto senza tono enfatico. Se no si pensa di ricevere la critica: questo è sentimentalismo! Beh, se è il proprio amore, non è sentimentalismo. Prima ho detto che l'affidamento non è indicato; è Giovanni che a nome mio dice: accepit. Per questo io sono solito dire: il Cristo dalla croce legge una pagina dello stato civile.

Dice: «Tu, Oscar Luigi, sei figlio di Maria di Nazaret che, vedi caso, fra l'altro è la mia mamma» e aggancia una parentela stretta col Verbo fatto carne. «Io ti annunzio – senza chiedertene permesso – che è la tua mamma, ma dipende da te che possa fare la mamma». E il Verbo fatto carne accettò tutto di figlio: «Beato il ventre che ti ha portato e il petto che hai succhiato!». Cioè, beata la tua mamma!

Gesù accettò di stare nel seno di lei per nove mesi; quale fu il dialogo, il rapporto, la sinfonia? È nel mistero di Dio e di lei. Dio, nell'assoluta luminosa totale bellezza della sua onniscenza, lei comunque e sempre creatura, la prima, la più alta, ma creatura. Sempre questo salto di abisso... Gesù ha accettato di fare il figlio fino a 30 anni. Poi lei lo seguì costantemente. Un giorno gli fu detto: «Qua fuori c'è la tua mamma e i tuoi fratelli». Come saranno suonate ai timpani del cuore di lei le parole di lui che diceva: «Ecco mia madre e i miei fratelli» guardandosi intorno; «Chi fa la volontà del Padre mio mi è fratello e sorella e madre», entra nella mia intimità familiare.

Allora il rapporto con questa creatura che è la mia mamma (perché mi è stato annunziato) è il rapporto che un figlio ha con sua madre. Quando si parla a volte con delle madri un po' anziane, dicono: «Ma se non servo più! Lui è sposato... Lei adesso è madre... Io sono la nonna sì, ma sa...». C'è questa specie di limitazione: «Sa, lui adesso ha studiato». Quante volte ancora oggi capita: «Sa, lui ha studiato, noi no, mio marito ed io no, noi...». Magari questo figlio (analfabeta tutto maiuscolo, con il dott. davanti, ma dottore in analfabetismo) sente e fa vivere ai genitori il distacco per ragioni di cultura, questa forma d'infiammazione delle meningi. Allora il discorso è che quella mamma, una donna semplice, non possa più fare la mamma, perché mamma lo è, è uno status, ma mamma lo fa nei limiti in cui il figlio o la figlia fanno il figlio o la figlia. Il Cristo, il Verbo fatto carne, fu totalmente figlio e consentì a lei di essere totalmente madre: questa è la strada, questo è il rapporto, questo è l'aggancio che anche noi possiamo avere.

I sì della vita

Vorrei, finendo queste mie considerazioni, dire due cose brevissime, ma che ripeto ogni tanto a me stesso: sfruttiamo tanto poco questo nostro status! Mi piace usare il termine "sfruttare"; ci è stata indicata questa strada semplice, di colei che ci prende in braccio a qualunque età. È comodo essere portati, occorrono due condizioni: lasciarci prendere e non chiedere dove si va, fidarsi, che sono i collegamenti di un figlio, dell'amore. Tutto questo parte da quel sì: Dio mandò l'angelo a fare una richiesta di amore ed ebbe da Maria una risposta di amore.

Oscar Luigi Scalfaro

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