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 Vita Pastorale n. 1 gennaio 2012 - Home Page La testimonianza

Il mio papa Montini

del cardinale Georges Cottier

 

Apriamo il dossier con un ricordo del cardinale Georges Marie Martin Cottier, pro--teologo della Cassa pontificia, che ringraziamo di cuore per la sua disponbilità. Nato il 25 aprille 1922 a Carouge (Ginevra,, Svizzera), cardinale dal 2003, è direttore della rivista Nova et Vetera, fondata dal cardinale Journet.

L'immagine del grande fotografo Pepi Merisio ritrae un papa estroverso e socievole, al contrario della storiografia tradizionale...

Molta cronaca e una certa storiografia hanno dipinto papa Montini introverso, dubbioso, solo. L'immagine del grande fotografo Pepi Merisio dice il contrario (foto MERISIO).

Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, ha percepito fin dal suo annuncio l'importanza del concilio Vaticano II. Gli scritti milanesi lo testimoniano. Molti si stupirono del suo silenzio durante la prima sessione. In realtà, ascoltava, osservava e rifletteva. Il suo unico intervento, verso la fine, fu decisivo. Propose il mistero della Chiesa, la quale si riferisce totalmente a Cristo, suo capo, come principio che permetteva di strutturare in modo organico l'insieme dei documenti conciliari. Elevato alla sede di Pietro, il suo primo atto fu di decidere la continuazione del Concilio. Infatti Paolo VI fu il grande Papa del concilio Vaticano II.

Fu accusato di essere una persona piena d'esitazioni, incapace di decisioni. Tale giudizio è errato. Era consapevole innanzitutto della natura di un Concilio e preoccupato dell'unità. Perciò ponderava le sue decisioni. Per questo stesso motivo era attento al rispetto della libertà di parola per tutti, compresi i rappresentanti della "minoranza".

La sua prima enciclica Ecclesiam suam fu un contributo essenziale alla comprensione dell'intenzione e dello stile del Concilio. L'aggiornamento della Chiesa, attenta ai segni del tempo, in vista della sua missione nel mondo, esige il dialogo. Le analisi proposte sono ancora oggi pienamente pertinenti. Paolo VI era molto esigente sulla chiarezza dell'insegnamento conciliare; si trattava di eliminare i rischi d'interpretazioni inesatte. Così si spiega la nota previa, sul senso preciso della collegialità, aggiunta su iniziativa del Papa, a Lumen gentium.

La proclamazione inaspettata di Maria Mater Ecclesiae, dopo l'approvazione del capitolo sulla Vergine Maria, corrisponde alla stessa volontà d'equilibrio, conforme alle esigenze della fede. Senza il grande discorso delle Nazioni Unite a New York, penso che l'insegnamento di Gaudium et spes sulla pace e l'ordine internazionali non sarebbe quello che è.

I miei ricordi

Paolo VI aveva elevato al cardinalato Charles Journet. Egli mi chiese di accompagnarlo al Concilio, che avevo già seguito prima come teologo privato di mons. Charles de Provenchères, arcivescovo di Aix-en-Provence. Fra il Papa e il teologo svizzero c'era, al di là di una profonda stima reciproca, anche un'affinità spirituale e intellettuale.

L'amicizia di Maritain non era estranea a questa vicinanza. In diverse circostanze, il Pontefice consultava e ascoltava con attenzione l'opinione del teologo e di Maritain. Mi limito a ricordare la crisi del Catechismo olandese e il Credo di Paolo VI per l'Anno della fede: l'idea di quest'ultimo era di Maritain; Journet comunicava al Papa i suggerimenti e i contributi che l'amico sottometteva prima al suo giudizio. È attraverso questi grandi amici e maestri che mi sono sentito vicino a Paolo VI.

Poi, ho fatto parte del Segretariato per il dialogo con i non credenti e siamo stati ricevuti diverse volte dal Santo Padre. Infine, come membro del Comitato scientifico dell'Istituto Paolo VI ho potuto approfondire il patrimonio che papa Montini ha lasciato alla Chiesa.

foto ANSA / MARI

foto ANSA / MARI

Vivo ancora oggi

Per suggerire la straordinaria ricchezza del suo pontificato ricordo alcuni punti forti. Senza sosta, il Pontefice si mise all'opera per applicare le direttive del Concilio; creazione di nuovi dicasteri, riforma di altri; istituzione del Sinodo dei vescovi e della Commissione teologica internazionale. Contemporaneamente intraprendeva i suoi grandi viaggi apostolici nei vari continenti.

Per il successore di Pietro, il periodo è segnato anche da grandi amarezze: la secessione di mons. Lefèbvre, la crisi della Chiesa olandese, l'incomprensione nella ricezione dell'enciclica Humanae vitae, con la dichiarata ribellione di certi teologi e il mancato sostegno di alcuni episcopati. Paolo VI ha attraversato un periodo di grande solitudine. Il post-Concilio è un periodo di crisi. In troppe regioni la riforma liturgica si fa senza ordine.

Ma bisogna sottolineare che questa crisi non è esclusivamente della Chiesa oppure che sia dovuta al Concilio. È una crisi del mondo occidentale con gravi ripercussioni sulla Chiesa. Il 1968 è la data simbolica di quel fenomeno sociale e culturale.

Paolo VI, che ha istituito la catechesi del mercoledì, ha subito percepito la natura e la gravità del fenomeno. I suoi numerosi interventi ne propongono una diagnosi pertinente e delle vie d'uscita. Non hanno perso la loro attualità. Dobbiamo all'instancabile pastore che fu Paolo VI una serie di documenti di eccezionale valore su differenti temi, come per esempio l'eucaristia, la vita consacrata, il celibato sacerdotale... Citiamo l'enciclica Populorum progressio o l'esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, che sono per la Chiesa di oggi testi di riferimento. Paolo VI ha lasciato questa terra la vigilia della festa della Trasfigurazione.

card. Georges Cottier

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