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Apriamo il dossier con un ricordo del cardinale Georges Marie
Martin Cottier, pro--teologo della Cassa pontificia, che ringraziamo
di cuore per la sua disponbilità. Nato il 25 aprille 1922 a Carouge
(Ginevra,, Svizzera), cardinale dal 2003, è direttore della rivista
Nova et Vetera, fondata dal cardinale Journet.

Molta cronaca e una certa storiografia
hanno dipinto papa Montini introverso,
dubbioso, solo. L'immagine del grande
fotografo Pepi Merisio dice il contrario (foto MERISIO).
Giovanni Battista Montini, arcivescovo
di Milano, ha percepito
fin dal suo annuncio l'importanza
del concilio Vaticano II.
Gli scritti milanesi lo testimoniano.
Molti si stupirono del suo silenzio
durante la prima sessione. In realtà,
ascoltava, osservava e rifletteva. Il
suo unico intervento, verso la fine,
fu decisivo. Propose il mistero della
Chiesa, la quale si riferisce totalmente
a Cristo, suo capo, come
principio che permetteva di strutturare
in modo organico l'insieme dei
documenti conciliari.
Elevato alla sede di Pietro, il suo
primo atto fu di decidere la continuazione
del Concilio. Infatti Paolo
VI fu il grande Papa del concilio
Vaticano II.
Fu accusato di essere
una persona piena d'esitazioni, incapace
di decisioni. Tale giudizio è
errato. Era consapevole innanzitutto
della natura di un Concilio e
preoccupato dell'unità. Perciò ponderava
le sue decisioni. Per questo
stesso motivo era attento al rispetto
della libertà di parola per tutti,
compresi i rappresentanti della
"minoranza".
La sua prima enciclica Ecclesiam
suam fu un contributo essenziale alla
comprensione dell'intenzione e
dello stile del Concilio. L'aggiornamento
della Chiesa, attenta ai segni
del tempo, in vista della sua missione
nel mondo, esige il dialogo. Le
analisi proposte sono ancora oggi
pienamente pertinenti.
Paolo VI era molto esigente sulla
chiarezza dell'insegnamento conciliare;
si trattava di eliminare i rischi
d'interpretazioni inesatte. Così si
spiega la nota previa, sul senso preciso
della collegialità, aggiunta su
iniziativa del Papa, a Lumen gentium.
La proclamazione inaspettata
di Maria Mater Ecclesiae, dopo l'approvazione
del capitolo sulla Vergine
Maria, corrisponde alla stessa volontà
d'equilibrio, conforme alle esigenze
della fede.
Senza il grande discorso delle Nazioni
Unite a New York, penso che
l'insegnamento di Gaudium et spes
sulla pace e l'ordine internazionali
non sarebbe quello che è.
I miei ricordi
Paolo VI aveva elevato al cardinalato
Charles Journet. Egli mi
chiese di accompagnarlo al Concilio,
che avevo già seguito prima
come teologo privato di mons.
Charles de Provenchères, arcivescovo
di Aix-en-Provence. Fra il
Papa e il teologo svizzero c'era, al
di là di una profonda
stima reciproca,
anche
un'affinità spirituale
e intellettuale.
L'amicizia
di Maritain
non era
estranea a questa
vicinanza.
In diverse circostanze,
il Pontefice
consultava
e ascoltava
con attenzione
l'opinione del
teologo e di Maritain.
Mi limito
a ricordare la
crisi del Catechismo
olandese
e il Credo di Paolo VI per l'Anno
della fede: l'idea di quest'ultimo
era di Maritain; Journet comunicava
al Papa i suggerimenti e i contributi
che l'amico sottometteva prima
al suo giudizio.
È attraverso questi grandi amici e
maestri che mi sono sentito vicino a
Paolo VI.
Poi, ho fatto parte del Segretariato
per il dialogo con i non
credenti e siamo stati ricevuti diverse
volte dal Santo Padre.
Infine, come membro del Comitato
scientifico dell'Istituto Paolo VI
ho potuto approfondire il patrimonio
che papa Montini ha lasciato alla
Chiesa.

foto ANSA / MARI
Vivo ancora oggi
Per suggerire la straordinaria ricchezza
del suo pontificato ricordo
alcuni punti forti. Senza sosta, il
Pontefice si mise all'opera per applicare
le direttive del Concilio;
creazione di nuovi dicasteri, riforma
di altri; istituzione del Sinodo
dei vescovi e della Commissione
teologica internazionale. Contemporaneamente
intraprendeva
i suoi grandi
viaggi apostolici
nei vari continenti.
Per il successore
di Pietro,
il periodo è segnato
anche da
grandi amarezze:
la secessione
di mons. Lefèbvre,
la crisi
della Chiesa
olandese, l'incomprensione
nella ricezione
dell'enciclica
Humanae vitae,
con la dichiarata
ribellione di certi teologi e
il mancato sostegno di alcuni episcopati. Paolo VI ha attraversato un
periodo di grande solitudine.
Il post-Concilio è un periodo di
crisi. In troppe regioni la riforma liturgica
si fa senza ordine.
Ma bisogna
sottolineare che questa crisi
non è esclusivamente della Chiesa
oppure che sia dovuta al Concilio.
È una crisi del mondo occidentale
con gravi ripercussioni sulla Chiesa.
Il 1968 è la data simbolica di
quel fenomeno sociale e culturale.
Paolo VI, che ha istituito la catechesi
del mercoledì, ha subito percepito
la natura e la gravità del fenomeno.
I suoi numerosi interventi ne
propongono una diagnosi pertinente
e delle vie d'uscita. Non hanno
perso la loro attualità.
Dobbiamo all'instancabile pastore
che fu Paolo VI una serie di documenti
di eccezionale valore su differenti
temi, come per esempio l'eucaristia,
la vita consacrata, il celibato
sacerdotale... Citiamo l'enciclica
Populorum progressio o l'esortazione
apostolica Evangelii nuntiandi,
che sono per la Chiesa di oggi testi
di riferimento.
Paolo VI ha lasciato questa terra
la vigilia della festa della Trasfigurazione.
card. Georges Cottier
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