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 Vita Pastorale n. 9 ottobre 2011 - Home Page 62ª Settimana liturgica nazionale

Parola e rito

di Felice Di Molfetta

 

L'evento, dal tema "Dio educa il suo popolo. La liturgia sorgente inesauribile di catechesi", si è svolto il 22-26 agosto. Vita Pastorale è stata presente e propone ai lettori l'introduzione programmatica del presidente del Cal.

La Settimana liturgica si inserisce negli Orientamenti pastorali dei vescovi italiani per il prossimo decennio. Educare alla vita buona del Vangelo, avendo cura di mettere «inequivocabilmente in luce il primato di Dio» nel processo educativo. Sicché, pur essendo la Chiesa il soggetto integrale dell'azione liturgica, essa rimane sempre la destinataria e mai l'artefice dell'opus salutis, poiché nell'atto di culto è sempre lui, il Signore, a svolgere il ruolo di primo attore e primo pedagogo in ogni plebs sancta adunata, della quale si prende amorevolmente cura, educandola al servizio sacerdotale, all'adorazione, alla lode, come ci suggerisce Dt 4,36: «Dal cielo ti ha fatto sentire la sua voce per educarti». È opportuno altresì ricordare che «se il termine leitourghia sotto il profilo semantico sembra porre l'accento sul popolo, sull'azione della Chiesa da farne il solo soggetto dell'azione liturgica, occorre invece ricordare e ribadire che non vi sarà autentica azione liturgica che non debba essere al tempo stesso theourghia, ossia azione di Dio, di cui essa è nient'altro che serva»

Chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo, celebrazione eucaristica presieduta dal card. Josip Bozanic.

Chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo, celebrazione eucaristica presieduta dal card. Josip Bozanic (foto Censi).

La liturgia, sorgente di catechesi

Consci che la prima e fondamentale scuola di liturgia è la liturgia stessa nella pluralità dei suoi codici, con i suoi spazi ordinati e i suoi gesti; i suoi profumi e i suoi colori; le sue parole e i suoi silenzi; le sue melodie e i suoi gemiti, la Settimana si è occupata anche di una seconda dimensione: la liturgia, sorgente inesauribile di catechesi, ovvero «scuola permanente di formazione attorno al Signore risorto, luogo educativo e rivelativo in cui la fede prende forma e viene trasmessa».

E poiché «prima e per di più necessaria sorgente dalla quale i fedeli possano attingere uno spirito veramente cristiano» (Sacrosanctum Concilium 14), la liturgia può essere giustamente chiamata «catechesi permanente della Chiesa»; «sorgente inesauribile di catechesi», perché ci «permette di cogliere in unità tutti gli aspetti del mistero di Cristo, parlando con linguaggio concreto alla mente come ai sensi»; perciò «preziosa catechesi in atto».

In verità, in questi anni il rapporto tra catechesi e liturgia è stato e continua a essere oggetto di interessanti approfondimenti in cui la preoccupazione formativa ed educativa non ha riguardato solo i contenuti da trasmettere ma anche le modalità e le forme con le quali comunicare, sebbene su questo versante non sempre sia stata raggiunta, di fatto, quell'auspicata intesa tra le due discipline, proposta dal magistero ordinario. È noto come il retaggio della cultura illuministica, che ha caratterizzato il doveroso impegno catechistico della Chiesa post-tridentina, tenda ancora oggi a fagocitare il linguaggio liturgico e a confonderlo con quello catechistico. Basti dare tra l'altro uno sguardo alla riflessione teologica: e qui sembra emergere che l'assioma liturgico- patristico del per ritus et preces (SC 48) sia stato così ripetutamente infranto che le parole sembrano prevaricare sullo stesso rito.

In ordine: il presidente del Cal e vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano mons. Felice Di Molfetta si congratula con il card. Angelo Comastri insieme con il vescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi.

In ordine: il presidente del Cal e vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano mons. Felice Di Molfetta si congratula con il card. Angelo Comastri insieme con il vescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi (foto Censi).

Vivere il mistero della salvezza

In questa sede e per quello che ci compete, è d'obbligo ricordare che la funzione propria della liturgia non è quella di insegnare per consentire lo scambio di informazioni, ma è quella di far vivere ai credenti il mistero della salvezza e introdurli in esso. Con il suo linguaggio rituale, la liturgia mira infatti a far entrare simbolicamente i soggetti celebranti in una relazione viva con Colui che è all'origine della nostra fede e della nostra vita salvata. Perciò, più che un contenuto da capire è un mondo da abitare; un contesto relazionale in cui entrare.

Messa a San Giusto.

Messa a San Giusto (foto Censi).

La liturgia infatti non si preoccupa della spiegazione del senso o dell'illustrazione dei suoi valori perché, in quanto actio, con il suo Ordo traccia il percorso verso l'incontro con Colui che è all'origine di ogni operazione sì da precederla nel disegno della sua estrema gratuità. Essa infatti comunica principalmente per esperienza; esprime e alimenta la fede, più che il suo contenuto; fa cogliere a coloro che hanno già compiuto di fatto una scelta e sono già iniziati a una vita secondo l'evangelo la presenza del mistero. Non è superfluo altresì ricordare l'antico adagio di Prospero d'Aquitania secondo il quale è la lex orandi a dover stabilire e ispirare la lex credendi. Per cui, è inevitabile che ci si interroghi a livello celebrativo se sia opportuno tematizzare la parola di Dio al fine di facilitare l'istruzione omiletica e catechistica. Se a ciò si dovesse ricorrere, l'Ordo lectionum Missae ci avverte che siddetta operazione «è in contrasto con la concezione esatta dell'azione liturgica, che è sempre la celebrazione del mistero di Cristo e che per sua tradizione nativa ricorre alla parola di Dio non in forza di sollecitazioni pastorali o di motivi di natura contingente, ma nell'intento di annunziare il Vangelo e portare i credenti alla conoscenza di tutta la verità».

Visita ad Aquileia.

Visita ad Aquileia (foto Censi).

Nel percorso dell'iniziazione

In tal senso, la nostra Settimana mira tra l'altro a realizzare quella auspicata alleanza tra liturgia e catechesi, tra parola e rito attraverso il naturale processo di convergenza e integrazione soprattutto lungo il percorso dell'iniziazione là dove la Ecclesia orans manifesta il suo genuino volto di Mater christianorum verissima, secondo la felicissima espressione di Agostino; madre gestante, madre mistica alle cui misteriose mammelle i figli possono dissetarsi con il latte del Logos. Così dice di lei un canto della Chiesa armena: «Madre della fede e talamo di nozze sante; talamo celeste e dimora dello sposo immortale che ti ha ornata per sempre! Nelle tue fonti ci rigeneri come figli della luce. Tu ci distribuirai il pane immacolato e ci dai da bere il sangue puro».

Una delle dodici lampade d'apertura portata da suor Fiorella Schermidori

Una delle dodici lampade d'apertura portata da suor Fiorella Schermidori (foto Censi)

Ciò potrà avvenire mettendo in atto quella efficace esperienza patristica intesa a coniugare all'interno della formazione catecumenale la dimensione catechetica, liturgica, ascetica. Significativa è una delle tante testimonianze patristiche che qui piace ricordare, quella di Quodvultdeus il quale, rivolgendosi a coloro che erano prossimi al battesimo, dice: «Gli esorcismi, i salmi, le insufflazioni, il cilicio, la genuflessione [...] tutto ciò è cibo con cui vostra madre vi alimenta nel suo grembo per potervi far nascere nell'acqua dal battesimo e presentarvi a Cristo esultanti di gioia» (De Symbolo III,1).

Mons. Bruno Forte con Luciana Biecker, una segretaria dell'accoglienza (foto Censi).

Mons. Bruno Forte con Luciana Biecker, una segretaria dell'accoglienza (foto Censi).

D'altronde, è nel cantiere della iniziazione cristiana che si intrecciano le tematiche del primo annuncio, del catecumenato e della mistagogia, della celebrazione dei sacramenti, della comunità nel giorno festivo domenicale e del compito educativo della famiglia e della comunità. In questo contesto, la liturgia diventa forma di vita, risorsa generatrice di senso, luogo in cui accade la vita buona perché grembo fecondo della Chiesa da cui il cristiano è generato, allevato e nutrito. Sarebbe perciò poco corretto usare la liturgia come semplice occasione in cui inserire, quasi fosse un "contenitore"13, un'attività educativa di altro genere; oppure sottometterla a un progetto o a un programma che le sia estraneo, dal momento in cui è tutto l'insieme della liturgia come azione celebrativa e simbolica che costituisce un linguaggio globale manifestativo della parola di Dio e dell'accoglienza della fede.

Un patrimonio di fede e cultura

In quest'area geoculturale aquileiese, mirabilmente segnata dalla presenza e dall'azione di santi pastori e mistagoghi quali furono Valeriano, Cromazio, Eusebio, Paolino, la liturgia ha dato forma celebrativa alla fede dei cristiani, producendo tracce significative di sé, cariche di cultura e testimoni di spiritualità. Questo ricco patrimonio di fede e di arte ha consentito di educare con la liturgia attraverso le sue espressioni più qualificate, contribuendo a rendere bella oltre che buona la vita secondo l'evangelo. Questo è il compito della liturgia. E tale deve rimanere. Anche se «spesso, purtroppo, la liturgia è divenuta una scuola. Vi si vuole mettere di tutto. Essa, invece, deve restare un'attività simbolica e ludica. [...] Consiste nell'accoglienza gustosa di Cristo attraverso l'azione liturgica. L'anima e il corpo sono catturati, anche se l'intelligenza non ha capito tutto»14. La Settimana liturgica ha evidenziato, attraverso l'articolazione delle tematiche in programma, il singolare paradigma educativo presente in ogni celebrazione, dietro e nella quale c'è il Signore vivente e sempre veniente nell'atto di rivelarsi e farsi incontrare dalla Chiesa sua sposa attraverso parole e gesti rituali intrinsecamente uniti e vivificati dalla potenza dello Spirito per narrare nell'oggi del tempo e della storia le sue meraviglie.

monsignor Felice Di Molfetta,
vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano
e presidente del Cal

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