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 Vita Pastorale n. 9 ottobre 2011 - Home Page Sondaggio socio-pastorale

I laici in parrocchia

di Giovanni Villata

 

Realizzata dal Centro di orientamento pastorale (Cop) di Roma, con il Centro studi e documentazione della diocesi di Torino e il Servizio informatico della Cei, l'indagine statistica cerca di portare a conoscenza alcune linee di tendenza.

In Italia ci sono 25.689 parrocchie. I laici impegnati, tra catechisti e operatori pastorali, sono 200.000 ca. L'80% sono donne e, tra queste, il 70% ha meno di 50 anni. Sul tema, il Centro di orientamento pastorale (Cop) di Roma, tramite il Centro studi e documentazione della diocesi di Torino e la preziosa collaborazione del Servizio informatico della Cei, ha realizzato da novembre 2010 a maggio 2011, un sondaggio sul laicato nelle parrocchie italiane. Ai tre questionari hanno risposto 389 laici, 89 sacerdoti e diaconi permanenti e 38 consacrati per un totale di 516 persone. I laici rappresentano il75%del totale di risposte, i sacerdoti e i diaconi permanenti il 18%, i consacrati il 7%. I dati completi saranno proposti nel volume degli Atti della 61ª Settimana di aggiornamento pastorale di prossima pubblicazione presso le Dehoniane di Bologna. Qui presentiamo i risultati essenziali, avvertendo che si tratta di un sondaggio e cioè di un'indagine su un campione casuale, rispettoso della varietà degli interlocutori impegnati nella pastorale. Dunque non s'intende "fotografare" la realtà, ma portare a conoscenza alcune linee di tendenza.

Parrocchia di San Martino a Bollate (Mi): don Giovanni Mariano con alcuni suoi laici (foto VISION).

Parrocchia di San Martino a Bollate (Mi): don Giovanni Mariano con alcuni suoi laici (foto VISION).

Che cosa fanno i laici?

Possiamo concentrare le risposte dei laici e poi quelle dei ministri ordinati e dei consacrati in quattro punti:

1) fondamentali della pastorale; 2) vita interna della comunità; 3) servizi attinenti alla logistica; 4) pastorale del territorio.

  • I laici (82%) affermano che si ritrovano impegnati soprattutto nei fondamentali della pastorale: catechesi (39%), liturgia (33%), servizio della carità (10%).
  • Sono impegnati di più con e per i soggetti e ambiti della pastorale: ragazzi (29%), giovani (21%), adolescenti (19%), famiglie (22%), oratorio (15%), corsi in preparazione al matrimonio (14%), gruppi culturali in parrocchia (7%), giovani coppie (7%), terza età (5%); cioè nella vita interna della parrocchia.
  • Il cosiddetto servizio logistico (apertura e chiusura della chiesa, pulizia, e amministrazione) vede complessivamente impegnato il 20% del laicato. Nell'apertura e chiusura della chiesa prevalgono le donne: 5% contro il3%degli uomini; per quanto attiene alla pulizia della chiesa:9%contro il 4% degli uomini, ma soprattutto prevalgono in campo amministrativo: 15% contro 2% (grafico A).
    I laici sono considerati semplici esecutori o responsabili in prima persona? Il 29% delle risposte segnala che ai laici sono affidate responsabilità dirette nei fondamentali della pastorale e il 23% nel coordinamento di attività interne della parrocchia.
  • È interessante il dato sulla rappresentatività della comunità sul territorio (12%). In sintesi: i laici sono apprezzati decisamente più come esecutori- dipendenti che come soggetti responsabili e capaci di decisioni autonome, in linea con il progetto pastorale e in spirito di comunione. Qual è il motivo per cui non si riesce ad affidare ai laici il compito desiderato? Le cause principali risultano: impreparazione (50%), scarsa motivazione dei laici stessi (30%), oltre all'eccessiva esposizione del clero che impedisce anche un'appropriata valorizzazione del laicato (lo affermano 34% dei consacrati contro il 30% dei ministri ordinati). Nessuna aprioristica preclusione emerge nei confronti della donna nella pastorale parrocchiale. Anzi, è chiara la tesi, soprattutto da parte dei consacrati (82% sostiene di no contro il 67 % dei ministri ordinati), che non esiste una ministerialità di genere.

Che cosa fanno i laici?

Quali le motivazioni dei laici?

laici mettono in primo piano le motivazioni di tipo empatico tra cui come contribuire a costruire la comunità cristiana (65%), trasferire nella parrocchia l'esperienza maturata nell'associazione o movimento di riferimento (49%), la consapevolezza di ricevere dalla comunità molto di più di quanto le si dà con il proprio servizio (19%) e l'esistenza di un buon clima relazionale (5%). Quanto alle motivazioni di tipo teologico: anzitutto l'identità battesimale che costituisce la connotazione di pari dignità del laicato (50%) su cui si fonda il diritto-dovere di mettersi a servizio del Vangelo nella Chiesa e nella società; poi la consapevolezza che la parrocchia è luogo di educazione alla fede e che, in quanto tale, va sostenuta (19%). Le motivazioni di tipo funzionale hanno scarse adesioni (grafico B). Per completare il quadro complessivo abbiamo chiesto ai ministri ordinati e ai consacrati quali ambiti d'impegno intravvedano per il laicato. Le risposte in sintesi sono indicate nel grafico C. Tre sono i principali ambiti prospettati come tipici luoghi di impegno laicale. Se si osserva il grafico 1 appare però con chiarezza che le dichiarazioni dei ministri ordinati e dei consacrati divergono alquanto dagli effettivi impegni pastorali che i laici dichiarano di espletare in parrocchia. I ministri ordinati, pur riconoscendo la loro peculiare identità secolare, di fatto, poi, li impegnano soprattutto nei fondamentali della pastorale e nella vita interna della parrocchia.

Quali sono le motivazioni dei laici?

Quali relazioni interpersonali

L'83% dei laici afferma di essere più che soddisfatto dei rapporti con il clero. Poiché si tratta di relazioni umane, qualche problema è inevitabile. Questi i principali: clima scarsamente collaborativo (12%), assenza del laicato dai luoghi in cui si determinano le scelte pastorali (10% in entrambi i casi) e il sentirsi più esecutori che cooperatori (7%). Ma l'identità che ai laici viene attribuita dal clero coincide con quella che essi stessi sentono come propria? Le loro risposte alla specifica domanda denotano che la piena realizzazione consiste non tanto nell'avere buoni o ottimi rapporti con tutti, quanto nell'essere riconosciuti come persone capaci di assumere responsabilità (57%) e nell'essere aiutati a vivere la specifica vocazione di laico fra Chiesa e mondo (49%). Questa è l'opinione di circa metà degli interpellati. Almeno il 58% dei sacerdoti e dei diaconi permanenti dichiarano che i laici sono più cooperatori che collaboratori.

Quali relazioni interpersonali?

Quale Chiesa e quale pastorale

Laici, ministri ordinati e consacrati sostanzialmente convergono su due immagini di Chiesa con buone percentuali di consenso e con minor gradimento su una terza. Le prime due sono: Chiesa sinodale in cui ognuno porta il proprio mattone e insieme si decide nel rispetto delle diversità di ministeri, doni e carismi (41% dei laici e dei ministri ordinati e il 50% dei consacrati); Chiesa compagna di cammino dell'uomo che cerca i punti di innesto del Vangelo nella cultura, convinta di dare ma anche di ricevere dal mondo che vuole evangelizzare, lo critica per correggerne le storture e lavora per renderne evangelici i valori esistenti nella cultura (56% dei ministri ordinati v 45% dei laici e 29 %dei consacrati). Immagini di chiesa La terza è l'immagine di Chiesapiramide, nella quale il clero sta al vertice e decide; i laici, alla base, eseguono (25% dei laici contro il 13% dei ministri ordinati e il 23% dei consacrati). I dati ancora una volta attestano la compresenza di visioni diversificate e anche opposte. Su alcuni tratti della pastorale le risposte denotano perplessità. Solo il 10% dei laici è d'accordo sull'affermazione che il vescovo è il referente unico e non sostituibile della pastorale; il 27% non lo è e il 9% lo è solo in parte. Il 54% non ha risposto. Concordano – seppure con percentuali diverse – i ministri ordinati (31% di sì contro il 33% di no) e i consacrati (10% di sì contro il 28% di no). Il 23% dei ministri ordinati e il 9% dei consacrati si dimostra in parte d'accordo.

Sulla consapevolezza di sentirsi impegnati in prima persona nel dialogo Chiesa e mondo, convengono decisamente il 26% dei laici, il 72% dei ministri ordinati e il 26% dei consacrati. Alte sono le percentuali di non risposte dei laici e dei consacrati (55%); poco significative quelle dei ministri ordinati (11%). Netta però appare la diversità di valutazione tra i laici associati e non e i ministri ordinati, soprattutto, nell'indicare la scarsa comunione come causa del mal funzionamento dei consigli pastorali parrocchiali.

Don Dionisio Rossi, parroco di Cusignana (Tv), nel suo ufficio con collaboratori laici

Don Dionisio Rossi, parroco di Cusignana (Tv), nel suo ufficio con collaboratori laici
(foto BEVILACQUA).

Linee di tendenza

Siamo nella post-modernità e quindi in un contesto socioculturale di autoreferenzialità, di omologazione e di coesistenza d'identità plurali, ricercate o subite. In tale contesto, nessun sottosistema è in grado di produrre integrazione sociale, neppure il sottosistema religione (Luhmann N., Funzione della Religione, Morcelliana 1991, Brescia). Nella pastorale della Chiesa italiana, da un lato si stanno cercando vie nuove per l'evangelizzazione e, dall'altro, si registra il ritorno di modelli tradizionali segnati da autoreferenzialità e clericalismo. Siamo ancora nel guado, mentre dobbiamo affrontare le sfide della post-modernità. Di conseguenza anche i dati del sondaggio sono segnati dalle tendenze socioculturali ed ecclesiali appena dichiarate.

  • L'identità secolare del laicato è riconosciuta più in teoria che nella prassi. La distanza fra dichiarazioni teoriche e il concreto agire in parrocchia percorre tutti i temi della ricerca e conferma quella "pratica del silenzio" che Garelli nel 1995 a Palermo rilevava.
  • Il laicato è diviso a metà fra il riconoscimento dell'identità secolare e l'adeguarsi alla situazione. Il cambio di mentalità non è favorito dalla tendenza all'omologazione che si percepisce diffusa. Permane l'apatia laicale e dei ministri ordinati.
  • Si constata chiaramente la crisi, in genere, degli organismi di partecipazione. Nel campione, pochi riconoscono la validità e la funzionalità del Consiglio pastorale parrocchiale; i più ne denunciano il limitato o mancato decollo.
  • In parrocchia coabitano le più diverse modalità formative. La distanza fra desideri di rinnovamento e realtà è palese. La parrocchia da sola non riesce a creare stabili cammini formativi adeguati con e per i laici che in essa operano.
  • In genere si riscontra un buon clima relazionale tra aggregati, singoli e altre risorse pastorali. Tale clima però, si dimostra insufficiente per creare cooperazione tra le risorse pastorali, cooperazione che è più nelle parole che nei fatti.
  • Si riconosce all'Azione cattolica la qualità della formazione data ai propri membri e la sua peculiare funzione formativa in parrocchia.
  • Il laicato è la spina dorsale della pastorale parrocchiale: la donna è apprezzata come la sua linfa dal punto di vista sia quantitativo che qualitativo. Non è più valorizzata solo per pulire, ma le si attribuiscono compiti di coordinamento e responsabilità dirette. I ministri ordinati segnalano qualche rifiuto da parte delle donne stesse. Nella prassi c'è ancora tanto spazio per una più adeguata sua valorizzazione nello stile della reciprocità e del partenariato.

Immagini di Chiesa.

Immagini di Chiesa.

Conclusioni

Il laicato è rimasto – come diceva Giovanni Paolo II – «una splendida teoria»? Il sondaggio non lo nega recisamente né lo afferma decisamente. Attesta la compresenza d'identità plurali – sia tra gli aggregati che nei singoli – non solo a livello laicale ma, anche, fra i ministri ordinati. Non sposa nessuna interpretazione univoca o semplificatrice ma attesta la complessità e le contraddizioni interne e del momento storico. L'esperienza del laicato – come voluto dal Vaticano II – è ancora giovane. Per poter crescere in modo adeguato è necessario sia il cambio di mentalità da parte dei ministri ordinati (spesso soddisfatti di avere esecutori più che dei partner), sia la volontà dei laici stessi di "uscire" dalla delega al clero, di assumere e sostenere il riconoscimento della mentalità secolare che qualifica la propria vocazione nella Chiesa. La questione fondamentale che il sondaggio evidenzia non è la compresenza di identità plurali, ma la necessità di superare l'attuale situazione di "apatia", meglio di appiattimento acritico non solo del laicato. Tale situazione appare favorita non solo dall'eccesso di esposizione della gerarchia anche in questioni ecclesiali più attinenti alla loro identità secolare, ma anche da una pastorale settoriale e che stenta a riconoscere la cooperazione tra partner (non solo la collaborazione di sottoposti) e che rimane, di conseguenza, clericale e clericalizzante.

Giovanni Villata

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