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 Vita Pastorale n. 8 agosto 2011 - Home Page Il fenomeno dei congressi eucaristici

Eucaristia globalizzata

di monsignor Piero Marini

 

Gli atti che caratterizzano ogni congresso manifestano a un mondo sempre più globalizzato e interconnesso il cuore stesso della fede, il Cristo risorto che coinvolge i credenti nel movimento della sua Pasqua e li lega in comunione con il Padre all'interno della comunità.

Dalla metà del XIX secolo si assiste in Europa, soprattutto in Francia, a una straordinaria fioritura d'iniziative tendenti a promuovere il culto dell'eucaristia. Il rinnovamento della pietà eucaristica prende varie forme ma, in reazione alla severità giansenista e agli attacchi dell'ateismo militante, pone l'accento sul culto di adorazione e di riparazione verso la presenza reale di Gesù Cristo, «il Dio nascosto sotto i veli dell'ostia, oltraggiato dagli empi e ignorato dai poteri pubblici».

È in questo contesto socio-religioso che nasce, verso il 1875, l'Opera dei congressi eucaristici internazionali. Essa raccoglie i frutti dell'apostolato eucaristico di san Pierre-Julien Eymard, "apostolo dell'eucaristia" (1811-1868) e di altre eminenti figure come il beato Antoine Chevrier (+1879), Léon Dupont (+1876) e monsignor Gaston Adrian de Ségur (+1880). Il tutto attraverso l'intuizione e l'impegno della signorina Émilie-Marie Tamisier (1834-1910), il cui progetto di "pellegrinaggi eucaristici" di riparazione ai santuari segnati da un miracolo eucaristico si trasformò progressivamente nei congressi delle opere eucaristiche chiamati da allora in poi "congressi eucaristici".

Benedetti da Leone XIII e posti al servizio della Santa Sede fin dal loro inizio, i congressi eucaristici si caratterizzarono come manifestazioni pubbliche destinate a stimolare la fede dei cattolici nella "presenza reale", ad accrescere il loro zelo per la devozione all'eucaristia fuori della messa e a proclamare la regalità sociale di Cristo contro le ricorrenti espressioni di una modernità che vedeva nella religione uno dei grandi antagonisti da combattere senza quartiere.

Benché l'avventura avesse un inizio modesto a Lille nel 1881, lo sforzo iniziale servì per precisare il quadro dei futuri congressi e dare all'appuntamento un carattere periodico. Lo scopo dei congressi, rimasto sostanzialmente immutato dall'inizio fino allo statuto del 1986, era così definito nel regolamento generale che accompagnò lo sviluppo dell'opera: «Far sempre più conoscere, amare e servire nostro Signore Gesù Cristo nel santissimo sacramento dell'altare [...] e lavorare in tal modo ad estendere il suo regno sociale nel mondo» (art. 1).

La radice storica dei congressi è qui identificata chiaramente in due poli: quello della "pietà eucaristica" e quello della «dimensione sociale dell'eucaristia».

Torchio mistico, di Ernst Van Schayck.

Torchio mistico, di Ernst Van Schayck.

La pietà eucaristica e il suo sviluppo

Il movimento congressuale, fin dal suo sorgere, è legato quasi esclusivamente alla promozione delle opere eucaristiche che comprendevano tutte le attività destinate a sostenere e allargare la devozione e il culto al santissimo sacramento fuori della messa.

Tali opere, variamente enumerate nei primi congressi, trovavano nella processione solenne il mezzo per eccellenza per dare significato sociale al culto dell'eucaristia e affermare in maniera spettacolare la fede dei cattolici nella presenza reale, mistero irriso dai positivisti dell'epoca.

Con l'elezione al soglio pontificio di san Pio X agli inizi del Novecento i congressi, pur conservando il carattere di manifestazioni pubbliche destinate a stimolare la fede dei cattolici nell'eucaristia, sono sistematicamente utilizzati per favorire la diffusione e l'applicazione dei decreti riguardanti la comunione frequente e la prima comunione ai fanciulli.

In questo tornante storico i congresi lasciano i territori francofoni (Francia, Belgio, Svizzera e... Gerusalemme dove la presenza francese era assai accentuata) per raggiungere Roma (1905), Metz (1907), Londra (1908), Colonia (1909), Montreal (1910), Madrid (1911) e Vienna (1912). Folle sempre più imponenti venerano l'eucaristia e la riscoprono come nutrimento.

Dopo l'interruzione forzata dovuta alla prima guerra mondiale, è con Pio XI che la tradizione dei congressi eucaristici internazionali riprende a Roma nel 1922. Succedendosi con cadenza biennale, essi fanno spazio a una testimonianza positiva di fede al mistero cristiano e assumono un carattere più specificatamente internazionale, poiché vengono celebrati in tutti i continenti: Chicago (1926), Sydney (1928), Cartagine (1930), Dublino (1932), Buenos Aires (1934), Manila (1936), Budapest (1938).

La serie è interrotta nuovamente dai tragici eventi della seconda guerra mondiale e bisognerà attendere fino al 1952 perché il congresso torni a riunirsi prima a Barcellona e poi a Rio de Janeiro (1956) e a Monaco (1960).

Le novità del dopoguerra nascono grazie all'interazione crescente tra il movimento eucaristico e quello liturgico. Se fino ad allora la processione finale costituiva il punto culminante di un evento vissuto come un Corpus Domini a scala mondiale, ora la "pietà eucaristica" si orienta sempre più verso la celebrazione.

In questo senso il congresso di Monaco del 19609 segnò un'interessante evoluzione integrando al massimo la manifestazione – radicata nelle forme di devozione popolare tipiche del XIX secolo – con il rinnovamento liturgico contemporaneo.

A quanti trovavano ormai superate le antiche ragioni teologiche venne fornita una nuova visione dei congressi eucaristici attraverso l'opera del liturgista gesuita padre Andreas Jungmann che suggerì d'interpretare queste manifestazioni mondiali come una ripresa a scala universale dell'antico uso della statio urbis romana: «Come il Papa o il suo rappresentante specialmente autorizzato presiedeva la celebrazione stazionale della città di Roma, il legato del Papa è alla testa della celebrazione; circondato dai vescovi di numerosi Paesi, dal clero e dal popolo di tutte le nazioni, egli offre il sacrificio alla maestà divina ».

L'idea originale sottolinea che i congressi eucaristici sono una statio orbis in cui i fedeli provenienti dal mondo intero si riuniscono per celebrare insieme l'eucaristia e costruire così la Chiesa, corpo del Signore. «Non è l'eucaristia», sottolineava lo stesso liturgista, «lo scopo di queste manifestazioni di fede, ma il popolo di Dio».

Le ragioni teologiche dei congressi emerse a Monaco di Baviera saranno in buona parte riprese nel rituale "De sacra communione et cultu mysterii eucharistici extra missam" che, emanato il 21 giugno 1973, rinnova la visione del culto eucaristico secondo i principi del Vaticano II.

Ultima Cena, di Simon Vouet (1629-1630) Loreto, Museo antico tesoro della Santa Casa..

Ultima Cena, di Simon Vouet (1629-1630) Loreto, Museo antico tesoro della Santa Casa..

Il "regno sociale di Cristo": la dimensione sociale

Fin dai primi congressi eucaristici l'aspetto cultuale si è sempre intrecciato con la ricerca del "regno sociale di Cristo", formula con la quale non si voleva solo reagire all'atteggiamento dei pubblici poteri impegnati nella laicizzazione della società e dello Stato, quanto piuttosto sottolineare la realtà totale del Cristo salvatore dell'intera umanità e redentore del cosmo.

Per comprenderlo meglio, basta rileggere una pagina di san Pier Giuliano Eymard, l'apostolo dell'eucaristia, che nel 1864 scrive: «Il grande male dell'epoca è che non si va a Gesù Cristo come a salvatore e a Dio. [...] Che fare allora? Risalire alla sorgente, a Gesù, non solamente a Gesù che passa in Giudea o a Gesù glorificato in cielo, ma anche e soprattutto a Gesù nell'eucaristia.

Occorre farlo uscire dal suo isolamento perché si metta di nuovo alla testa delle società cristiane che deve guidare e salvare. Occorre ricostruire per lui un palazzo, un trono regale, una corte di fedeli servitori, una famiglia di amici, un popolo di adoratori. Questo è il compito e la gloria del nostro secolo. [...] Lo sappiamo tutti: un secolo progredisce o no in proporzione al culto che dà all'eucaristia».

Sulla dimensione sociale della "regalità di Cristo" fece particolarmente leva l'azione di Leone XIII, che sostenne l'Opera dei congressi eucaristici internazionali e si adoperò per la celebrazione di quelli nazionali: con lo scopo di dare un impulso efficace al risveglio religioso di fine secolo, ricuperare le tematiche cristiane essenziali e gettare le fondamenta di una nuova presenza di ispirazione cristiana nella società, riaprendo la strada a una presenza significativa dei cattolici spesso emarginati dai grandi movimenti culturali del XIX secolo.

Stendardo Cristo sangue giusto, Jesi.

Stendardo Cristo sangue giusto, Jesi.

.La diffusione dei congressi

Fin dal suo sorgere, il Comitato per i congressi eucaristici internazionali lavorò attivamente per l'organizzazione di comitati nazionali che avessero lo scopo di promuovere le opere eucaristiche in ogni Paese «ravvivando lo zelo per il culto del santissimo sacramento, facilitando in modo pratico lo stabilimento delle opere eucaristiche e assicurando così i frutti dei congressi eucaristici».

Philibert Vrau, uno dei fondatori dei congressi, nel rapporto tenuto all'XI Congresso eucaristico internazionale di Bruxelles (1898), ricordava: «In Italia è l'unione promotrice delle Opere pie di Roma che ha preso l'iniziativa di un comitato permanente dei congressi eucaristici. Con l'autorità del Sommo Pontefice, questo centro eucaristico d'Italia è stato fissato a Firenze. Esso decide in quale luogo si debbano tenere i congressi eucaristici italiani. [...] Il Comitato nazionale italiano ha così contribuito grandemente al successo dei congressi eucaristici di Orvieto e Venezia, che hanno seguito i congressi di Napoli e Torino».

Per l'Italia, la realtà del movimento eucaristico a cavallo tra Ottocento e Novecento può essere dettagliatamente conosciuta attingendo alle relazioni stampate negli atti dei congressi eucaristici nazionali e internazionali. Ad Amsterdam (1924), dopo aver enumerato i protagonisti del movimento – da Pio IX fino a Pio XI, da sant'Alfonso Maria de' Liguori al Cottolengo, da padre Eymard a Cafasso e a don Bosco – padre Poletti traccia brevemente lo sviluppo dei congressi eucaristici italiani: «In Italia abbiamo avuto dapprima d'un tratto, a breve distanza l'uno dall'altro, ben cinque congressi eucaristici nazionali: Napoli, Torino, Milano, Orvieto, Venezia che andarono a gara con i congressi eucaristici internazionali che si celebravano in altre nazioni. [...] Poi più nessuna città si fece avanti. [...] Ma ecco nel 1913 tenersi in Roma il primo congresso eucaristico nazionale dei sacerdoti adoratori cui presero parte 3.000 sacerdoti, convenuti da ogni parte d'Italia, con 50 vescovi e 5 cardinali».

Da quel momento, nonostante la sospensione dovuta alla prima guerra mondiale, dal 1913 fino al 1924, in Italia si celebrarono più di 200 congressi tra diocesani e regionali e due nazionali: a Bergamo (1920) e a Genova (1923). Per quanto riguarda il resto del mondo, in Spagna il primo congresso nazionale fu celebrato nel 1893, in Uruguay nel 1894, in India nel 1898, nel 1916 in Argentina e Venezuela, nel 1924 in Messico e in Portogallo; in Bolivia nel 1925; in Polonia nel 1930, in Brasile nel 1933, in Lituania nel 1934, in Perù nel 1935, ecc.

Croce processionale di A. Sarti, Jesi.

Croce processionale di A. Sarti, Jesi.

Le associazioni

Tra le tante opere che caratterizzano il clima all'interno del quale si sviluppano i congressi eucaristici nazionali, merita un cenno l'Associazione dei sacerdoti adoratori, fondata ancora una volta su ispirazione dell'Eymard.

I padri sacramentini la diffusero rapidamente in Europa, America e Paesi di missione, tanto che nel 1891 si contavano già 25 mila sacerdoti adoratori sparsi nel mondo, con 55 vescovi e 3 cardinali. L'Opera fu sostenuta nei Paesi francofoni dalla rivista Le Très Saint Sacrement divenuta poi, dal 1888, Annales de l'Association des Prêtres- Adorateurs; in Italia furono fondati nel 1895 gli Annali dei sacerdoti adoratori stampati oggi con il titolo di La Nuova alleanza.

Nell'impero asburgico Johann Künzle (1857-1945), sacerdote diocesano di San Gallo, associò all'opera circa 10.000 preti e aggregò circa quattrocentomila fedeli nell'opera dell'adorazione del santissimo sacramento, collegandoli con il mensile Der Pelikan che stampava 80mila copie. Per lo stesso scopo in Canada nacque nel 1898 la Revue eucharistique du clergé, negli Stati Uniti Emmanuel (1894), in Australia The Monstrance (1935). Nel 1913 i sacerdoti adoratori italiani erano 24.000 con 12 cardinali e 160 vescovi20.

A livello mondiale, nel secondo dopoguerra, l'associazione giunse a raccogliere 160.000 sacerdoti (di cui 50.000 italiani), un terzo dei preti di tutto il mondo. Basta questo per capire il suo ruolo rilevante per la promozione non solo dei congressi eucaristici nazionali, ma anche di quelli regionali e diocesani, e la sua grande influenza nella diffusione del culto eucaristico.

Calice d'argento (Vincenzo Ruzzoli, 1817), Ancona.

Calice d'argento (Vincenzo Ruzzoli, 1817), Ancona.

L'intreccio tra movimento eucaristico e liturgico

Straordinariamente importante si rivelò l'intreccio tra il movimento eucaristico sviluppatosi nel corso dell'Ottocento e quello della riforma liturgica. «Al loro nascere, il movimento eucaristico e il movimento liturgico sono al tempo stesso simili perché riguardano entrambi la realtà centrale del culto cristiano, e diversi perché il primo promuove la devozione eucaristica mentre il secondo ha di mira essenzialmente la celebrazione liturgica dell'eucaristia».

Ma, pur con diverse accentuazioni, entrambi tendevano al comune obiettivo di diffondere il regno di Cristo in un contesto di assoluta fedeltà al Papa e di un forte senso di appartenenza alla Chiesa. La consonanza tra movimento eucaristico e movimento liturgico è significativamente attestata dal fatto che proprio i congressi eucaristici divennero la ribalta per la più ampia diffusione di temi e istanze liturgiche nei primi decenni del Novecento. «La liturgia che fino ad allora aveva conosciuto solo tenzoni letterarie, diventò per la prima volta l'oggetto di un dibattito pubblico».

Sarà proprio l'intreccio tra movimento eucaristico e movimento liturgico a riproporre il rapporto essenziale tra Chiesa ed eucaristia, ricuperando l'ideale della "partecipazione attiva" – auspicato dal motu proprio di Pio X Tra le sollecitudini (1903) – come un autentico principio ecclesiologico. E sono ancora i congressi eucaristici che illustrano e appoggiano i documenti pontifici portatori di quelle riforme che condurranno, attraverso strade spesso travagliate, al Vaticano II.

Abbiamo già ricordato l'impatto dei decreti eucaristici di papa Sarto, ma tale sostegno continuerà anche dopo la seconda guerra mondiale con l'appoggio all'azione di Pio XII che aveva dato il via a un vasto programma riformatore con la Mediator Dei (1947) e la riforma della veglia pasquale (1951) e della settimana santa (1955). Attraverso questi passi successivi il movimento eucaristico internazionale, rappresentato dall'Opera dei congressi eucaristici, integra progressivamente le acquisizioni del movimento liturgico fino alla tappa di Monaco di Baviera (1960) e al Vaticano II.

Lì si raggiunge il traguardo di tutte le riforme liturgiche intraprese nella Chiesa fin dal secolo XV che si proponevano di ricuperare l'autenticità dei testi e le «pristina norma Patrum» nella fedeltà alla tradizione.Apartire dal Vaticano II, con la pubblicazione dei nuovi libri liturgici e di numerosi documenti magisteriali sull'eucaristia, sarà ricuperato il rapporto tra eucaristia e Chiesa, e l'eucaristia ricollocata all'interno della celebrazione liturgica, suo alveo originario e naturale.

L'eucaristia nel cuore della Chiesa e del mondo

I congressi eucaristici internazionali sono stati, per quasi un secolo, l'unica espressione del "magistero itinerante" della Chiesa. Attraverso la loro celebrazione folle straordinarie sono state radunate intorno all'eucaristia. Oggi, questo "magistero itinerante" si è ampliato con le giornate mondiali della gioventù, della famiglia, dei malati, ecc. Ma resta più che mai necessario che i congressi eucaristici, con la loro fisionomia rinnovata di statio orbis, continuino a testimoniare che l'eucaristia è la fonte della vita della Chiesa e il vertice ineliminabile di ogni percorso cristiano.


monsignor Piero Marini
presidente Pontificio comitato per i
congressi eucaristici internazionali

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