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Vita Pastorale n. 6 giugno 2011 - Home Page Indagine in alcune scuole superiori di Alessandria

La religiosità dei giovani

di Giorgio Guala

 

Il risultato di un'indagine sulla religiosità dei giovani studenti alessandrini, spaccato emblematico dell'Italia d'oggi. Tra le novità: volontariato sì, politica no; accentuazione dell'etica sessuale.

Nel marzo 2008, a cura dell'Acsal, è stata svolta ad Alessandria un'indagine nelle classi quinte degli istituti secondari superiori, ad ampio spettro tematico, i cui risultati sono disponibili e verranno pubblicati entro l'estate. Le domande 76-79 del questionario chiedevano agli studenti intervistati di esprimersi in modo diretto sul loro sentimento religioso e sulla loro appartenenza a denominazioni o gruppi religiosi.

Le domande

76. In generale, che rilevanza ha la religione nella tua vita?

Questa domanda prevedeva, a differenza di altre, una scala con cinque modalità di risposte: il 24%, equivalente a un quarto degli intervistati, ha risposto "nessuna importanza"; il 32% ha risposto "poca"; il 23,5% ha risposto "abbastanza"; mentre il 15,6% ha risposto "molta" o "moltissima". Non ha risposto alla domanda il 4%. Non considerando coloro che non hanno risposto, e aggregando le risposte "poca" e "nessuna", si ottiene il risultato della tabella sotto.

In generale, che rilevanza ha la religione nella tua vita?

77. In generale, cosa pensi circa l'esistenza di un Essere supremo?

Anche in questo caso presentiamo le risposte aggregate, ottenendo il risultato riportato sotto.

In generale, cosa pensi circa l'esistenza di un Essere supremo?

In sintesi si può dire che il gruppo degli intervistati si divide più o meno a metà tra credenti e non credenti in un Essere trascendente. Un approfondimento ulteriore merita il 7,9% senza i NR che ha risposto «Credo in un Essere supremo mio personale». Conteggiandolo tra i credenti senza riserva, questi salirebbero al 55,2%; in tal caso andrebbe sottratto ad "altre risposte", che scenderebbero a 2,9%.

78. A quale gruppo religioso ti senti di appartenere?

Aggregando, si ottiene la seguente sintesi:

sono cattolico, 54,2%;

sono cristiano non cattolico, 10,1%;

sono di altre religioni, 3,4%;

non appartengo a nessun gruppo religioso, 32,6%.

Da essa si evince che due terzi della popolazione intervistata mantiene un sentimento di appartenenza religiosa. Passiamo dalle dichiarazioni identitarie al riscontro delle pratiche, esaminando le risposte alla domanda 79.

79. Dal punto di vista della religione, ti consideri praticante?

Ed ecco le risposte:

non appartengo a nessun gruppo religioso, 18,1%;

sì, sono praticante assiduo, 10,1%;

sì, sono praticante occasionale, 33,6%;

no, non sono praticante, 38,2%.

Come si vede, i praticanti veri (gli assidui) sono il 10,1%, gli occasionali (una volta ogni tanto: Pasqua, Natale, matrimoni, funerali...) sono il 33,6% e i non praticanti (probabilmente alcuni sedicenti cattolici, o incerti e dubbiosi) sono la maggioranza relativa, il 38,2%. Ovviamente non praticano i non-credenti (agnostici, atei, indifferenti): il 18,1%.

Il passaggio dall'identificazione alla pratica effettiva vede un calo piuttosto forte delle adesioni. Coloro che si dicono praticanti assidui sono davvero pochi. Il termine "praticante occasionale" porta comunque già con sé una connotazione di presa di distanza. Tra coloro che si dichiarano cattolici, meno di un quinto è praticante regolare, 3/5 sono praticanti occasionali, un ultimo quinto afferma di non praticare. Più coerenti sono gli appartenenti ad altri gruppi/ confessioni: più di un terzo è praticante regolare, e un altro terzo pratica saltuariamente.

Coloro che hanno risposto: «Credo in Gesù Cristo, ma non mi sento né cattolico, protestante, ortodosso», sembrano per lo più piuttosto tiepidi circa la centralità della religione rispetto alla loro vita.

Giovani di Alessandria mimano il film Sister Act nella casa alpina della parrocchia Santi Apostoli a Pallenc-Champoluc (Valle d'Aosta - foto CENSI).

Giovani di Alessandria mimano il film Sister Act nella casa alpina della parrocchia Santi Apostoli a Pallenc-Champoluc (Valle d'Aosta - foto CENSI).

Indicazioni

A questo punto è opportuno ricordare che l'indagine non si è proposto l'intento (arduo in ogni caso) di fare una ricerca sulla fede dei giovani studenti alessandrini. Quello che la lettura dei dati offre è uno spaccato di come tra i giovani studenti di questa generazione esistano modi differenti di vivere le pratiche e l'appartenenza religiosa e, per quanto possibile, se queste differenti modalità di rapporto con la religione portino a differenze significative negli atteggiamenti e nei comportamenti rispetto ai valori, al senso civico, alla famiglia, al tempo di studio e al tempo libero, alla loro percezione del presente e del futuro, insomma ai più importanti ambiti della loro vita quotidiana.

Si è cercato pertanto d'indagare se l'adesione e l'appartenenza al cattolicesimo influenzi scelte e comportamenti della vita individuale e relazionale dei ragazzi, tali da differenziarli significativamente dalle opzioni ideali e comportamentali dei loro coetanei che si dichiarano non religiosi. A tale scopo si è elaborato, attraverso un'analisi delle corrispondenze multiple delle variabili connesse alla religiosità, un indice di religiosità utile a individuare differenze atteggiamentali e comportamentali distintive dei sedicenti religiosi (sostanzialmente coincidenti con i cattolici) rispetto ai sedicenti non religiosi. Sono emerse le seguenti indicazioni.

  • il genere influisce lievemente sulla religiosità. I maschi tendono a essere lievemente meno religiosi delle femmine;
  • l'istituto scolastico di appartenenza è, sia pur debolmente, associato alla religiosità. Maggiore religiosità si riscontra ai licei psicopedagogico e classico, minore al liceo tecnologico;
  • il legame con il profitto scolastico è tenue, anche se chi è religioso tende a studiare un po' di più;
  • il legame con la propensione al consumo è debole;
  • altrettanto dicasi per il legame con l'indice di responsabilizzazione nei comportamenti in classe;
  • rilievo importante: non c'è alcuna correlazione con l'interesse per la politica. Ovvero: religiosi e no sono in egual misura poco interessati alla politica;
  • vi sono invece associazioni significative tra l'indice di religiosità e la valutazione espressa circa l'ammissibilità di certe norme e comportamenti. Chi è religioso è più critico verso la convivenza, condanna il divorzio, il matrimonio tra omosessuali, la prostituzione, l'eutanasia. Sembrerebbe che il cattolico in particolare si distingua, sul piano morale, solo in relazione all'etica sessuale, alla bioetica, all'etica delle relazioni familiari. Probabilmente perché questi sono gli argomenti che più spesso vengono messi in primo piano nell'insegnamento morale della Chiesa, almeno per quanto appare nel dibattito pubblico;
  • non ci sono invece significative differenze tra studenti religiosi e studenti non religiosi rispetto all'ambiente, alla non violenza e al pacifismo. L'impostazione pacifista, che pure caratterizza la Chiesa cattolica, sembra piuttosto dovuta alla presenza, al proprio interno, di testimonial e minoranze molto attive apertamente schierate per la pace. Ma ciò non sembra aver fatto breccia nel grande pubblico dei fedeli;
  • sul piano dei valori gli studenti che si dichiarano religiosi sono un po' più propensi a sostenere che c'è un confine preciso tra il bene e il male; e inoltre sono decisamente più altruisti. Su altri valori (libertà, uguaglianza, giustizia) non si differenziano dagli altri;
  • se andiamo a esaminare le relazioni tra la religiosità e le cose ritenute importanti per la propria vita troviamo ai primi posti le seguenti preferenze: crearsi una famiglia, avere dei figli, fare qualcosa per gli altri. Si conferma che la religiosità ha particolarmente a che fare con la bioetica, con una disposizione altruistica, che tuttavia non si trasforma in disponibilità alla partecipazione politica;
  • la correlazione tra l'indice di religiosità e l'indice di xenofobia è praticamente nulla. Ciò significa che il fatto di sapere che un soggetto è religioso non permette in alcun modo di prevedere se è o meno xenofobo. Evidentemente le prediche sull'accoglienza non riescono a scalzare in modo sensibile la paura nei confronti di chi non è noto ed è percepito come diverso;
  • la religiosità sembra influire positivamente sull'ottimismo rispetto al proprio futuro; coloro che sono più religiosi tendono a essere più ottimisti, sono più fiduciosi sull'utilità di ciò che si impara a scuola, hanno maggiore fiducia nel riconoscimento del merito. Sembra quindi in generale che coloro che sono più religiosi abbiano maggior fiducia nel processo di socializzazione cui sono sottoposti nella scuola e abbiano maggiore fiducia nelle regole vigenti nella società più ampia;
  • infine, la religiosità predispone al volontariato. Ciò è coerente con la già rilevata maggiore propensione all'altruismo. Volontariato sì, politica no. Altrove abbiamo documentato il profondo discredito che la politica ha nell'universo giovanile che abbiamo analizzato.

Giovani e religiosità

foto A. GIULIANI.

Alcuni elementi comparativi

A questo punto sorge abbastanza spontanea la domanda: questi studenti alessandrini, in tema di religiosità, differiscono da quelli di altre città, hanno qualche caratteristica particolare? O sono più o meno come tutti gli altri, per lo meno italiani, punto (percentuale) più, punto meno? Non è facile rispondere, perché mancano indagini comparabili.

I dati che seguono riguardano due ricerche tra loro molto diverse, e purtroppo assai diverse anche dalla nostra.

La prima è l'indagine nazionale dell'Istituto Iard, autorevole ma datata (effettuata nel 2004 e pubblicata nel 2006) e per di più con un universo comprendente i giovani dai 17 ai 35 anni.

La seconda è una indagine Iard più recente, anzi recentissima (marzo 2010) eseguita telefonicamente su un campione di 1.000 giovani – su 3.419 contatti – in età tra i 18 e i 29 anni. Anch'esso troppo diverso dai nostri diciannovenni.

La terza è più interessante: si tratta di una ricerca promossa nel 2009 dagli stessi studenti del liceo scientifico Peano di Roma con gli studenti dai 15 ai 19 anni.

La ricerca è stata fatta un po' "alla buona", senza il rigore metodologico che abbiamo osservato per la nostra, e tuttavia qualche comparazione si può effettuare, avendo l'avvertenza di prendere i dati con precauzione. Con l'indagine Iard possiamo istituire questo confronto.

Confronto con l'indagine Iard

Si osserva una minore religiosità negli studenti alessandrini; ma va tenuto conto del fatto che nel campione italiano non ci sono solo i diciannovenni, che sembrano essere la coorte d'età in cui più acuto è il distacco dalla religione; e inoltre che sono passati cinque anni tra la rilevazione nazionale e la nostra, e in questo periodo il livello generale di identificazione con la Chiesa cattolica in Europa è sensibilmente diminuito.

Confronto con l'indagine del Liceo Scientifico Peano di Roma

Come si vede, i dati non sono molto discordanti, pur tenuto conto che nel campione del liceo romano erano inclusi anche i 16-18enni.

Se non consente confronti particolarmente illuminanti, per converso l'indagine alessandrina si segnala per la sua originalità, e potrà servire da riferimento per ricerche analoghe.

Considerazioni conclusive quanto provvisorie

Facendo un ragionamento conclusivo del tutto interno alla nostra indagine (cioè non comparativo con dati esterni), e per altro anche provvisorio, in attesa di più accurate analisi e approfondimenti, sembra possibile proporre le seguenti osservazioni.

  1. Pare che la religiosità sia efficace nel promuovere un maggiore self control, nel promuovere un atteggiamento positivo verso il processo di socializzazione e nel favorire l'ottimismo verso il futuro, un certo ottimismo sociale e una predisposizione altruistica verso gli altri. Tuttavia la predisposizione altruistica è destinata alle relazioni interpersonali e sembra non tradursi espressamente in un atteggiamento politico partecipativo o nella professione di valori come la libertà, l'eguaglianza e la giustizia sociale, oppure l'antixenofobia. La religiosità sembra favorire il civismo solo per la dimensione dell'altruismo, della fiducia e dell'ottimismo. Se si passa alla traduzione in termini politico-sociali di questi atteggiamenti di fondo si perde qualsiasi specificità.
  2. Sul piano etico, la religiosità sembra tradursi in una particolare attenzione per le questioni bioetiche e per tutto ciò che riguarda la famiglia e la sessualità. Il che si traduce in un atteggiamento prevalentemente critico nei confronti dell'eutanasia, convivenza, divorzio, matrimonio tra omosessuali. È per altro significativo che non ci siano differenze particolari rispetto ai non religiosi sulla pena di morte, sul pacifismo e sulla non violenza.
  3. Anche nell'impostazione della propria vita compaiono i motivi della famiglia e dei figli. Gli effetti della religiosità sembrano dunque avere il loro campo privilegiato nella formazione individuale e nelle relazioni interpersonali. Cessano di avere impatto quando si passa dalla dimensione privata a quella pubblica, dall'impegno personale con gli altri alla dimensione della cittadinanza. Nella dimensione pubblica non c'è più differenza tra persone religiose e non religiose.

Giorgio Guala

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