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Celebrare il battesimo dei bambini

Una corretta gestione pastorale

di SILVANO SIRBONI
   

   Vita Pastorale n. 1 gennaio 2011 - Home Page Terminata l’analisi della celebrazione eucaristica da parte di don Gianni Cavagnoli, per la rubrica liturgica a partire da questo numero don Silvano Sirboni illustrerà il battesimo dei bambini.
  

Nella fede della Chiesa. «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16,16). L’affermazione di Gesù ha suscitato in passato e suscita ancora oggi non pochi interrogativi sul battesimo dei bambini. Tertulliano (+ 240) era contrario sebbene non ignorasse che fin dall’inizio, quando una famiglia si convertiva a Cristo, tutti i suoi componenti venivano battezzati (cf At 16,15.33). Un documento, che risale al 215 circa, lo attesta esplicitamente: «Battezzate in primo luogo i bambini; tutti quelli che possono parlare da soli, parlino. Per coloro che invece non sono ancora in grado di parlare, parlino i loro genitori o qualcuno della famiglia» (Tradizione apostolica di Ippolito, c. 21).

Il celebrante fa il segno della croce sulla fronte del bambino all'inizio del rito del battesimo.
Il celebrante fa il segno della croce sulla fronte del bambino all’inizio del rito del battesimo
(foto Censi).

È chiaro che i bambini ricevono il battesimo nel contesto di una celebrazione (la veglia pasquale) composta soprattutto da adulti dove i bambini costituiscono una presenza minoritaria e "consequenziale" a quella solidarietà familiare ed ecclesiale che in seguito troverà anche solide ragioni teologiche nell’amore gratuito e preveniente di Dio e nella comunione dei santi.

Un po’ di storia aiuta a capire. La diffusione del cristianesimo porta alla generalizzazione del pedobattesimo. Così attesta un documento del VII secolo: «Arrivati in chiesa [...] il mercoledì alle 9 del mattino, l’accolito scrive i nomi degli infanti e di coloro che se ne assumono la responsabilità» (Ordo Rom. XI, 2). Di conseguenza scompare il catecumenato e si tende a concentrare tutti i riti in un’unica celebrazione. Nell’area influenzata da Roma il presbitero compie la crismazione sul capo riservando l’imposizione delle mani e l’unzione sulla fronte al vescovo (in Spagna, in Gallia e a Milano, in assenza del vescovo sono gli stessi presbiteri battezzanti che confermano). In ogni caso si continua a dare ai bambini l’eucaristia, con una goccia di vino se non sono in grado di deglutire il pane.

Fra il X e il XII secolo, a causa del forte radicamento della dottrina sul peccato originale, si instaura la prassi di battezzare "al più presto", sebbene la normativa ecclesiastica continui a indicare Pasqua e Pentecoste come date battesimali privilegiate. Il rituale per i bambini resta comunque quello degli adulti, sebbene concentrato e ridotto, e tale resterà, grosso modo, fino alla riforma del Vaticano II come attestano le domande che venivano rivolte direttamente ai bambini e alle quali rispondeva il padrino. Questi brevissimi cenni storici aiutano a comprendere meglio i cambiamenti e le norme che dal 1970 sono contenute nel Rito del battesimo dei bambini (RBB).

A partire dall’iniziazione cristiana degli adulti. Il battesimo è il sacramento che celebra la libera e consapevole risposta dell’uomo a Dio per mezzo della fede. Sebbene nei Paesi di antica cristianità costituisca la prassi normale, il battesimo dei bambini ha una caratteristica di "eccezionalità" per quanto fondata teologicamente e storicamente. Per questo la riforma conciliare presenta il Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti (RICA) come "forma tipica", cioè modello e riferimento imprescindibile per dedurre una corretta teologia del sacramento e una altrettanto corretta gestione celebrativa e pastorale. Così fa il Catechismo della Chiesa cattolica che presenta il battesimo dei bambini come appendice a quello degli adulti (cf CCC 1250-1252).

La presentazione del RICA da parte della Conferenza episcopale italiana sintetizza gli elementi portanti dell’iniziazione: il primato dell’evangelizzazione (la fede); lo stretto rapporto con la comunità cristiana (la parrocchia) e con l’anno liturgico; l’organica connessione dei tre sacramenti di cui l’eucaristia è il culmine. Questi elementi costituiscono la chiave di lettura per comprendere e celebrare correttamente anche il battesimo dei bambini come cercheremo di fare con questa rubrica nel corso del presente anno.

Giordano Muraro

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