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Omelie per il battesimo

Gesù al Giordano, secondo Marco

di CLAUDIO ARLETTI
   

   Vita Pastorale n. 1 gennaio 2011 - Home Page Oggi il primo passo di coppie che si riavvicinano alla Chiesa non è più il corso per fidanzati. Spesso è proprio la catechesi che prepara al battesimo del figlio. Ma troppo spesso la prassi pastorale dimostra che sia la preparazione sia il rito del battesimo vengono sottovalutati. Per questo Vita Pastorale ha sentito l’esigenza – anche a seguito degli Orientamenti della Cei sull’educazione – di approfondire questo sacramento con la rubrica di don Silvano Sirboni. Contestualmente abbiamo chiesto a don Claudio Arletti, terminato il ciclo completo delle omelie, di accompagnarci lungo l’anno con omelie su brani da lui scelti.
  

L'episodio del battesimo di Gesù secondo il vangelo di Marco coincide con il suo debutto sulla scena pubblica. Nei primi otto versetti, infatti, non abbiamo altro che la presentazione di Giovanni Battista: il suo annuncio, il suo stile di vita e il suo ministero battesimale, capace di smuovere le folle di tutta la Giudea e della stessa Gerusalemme (v. 5a). Sappiamo anche dall’evangelista come avvenisse il battesimo di Giovanni. A differenza delle tante abluzioni in voga presso gli ebrei e specialmente presso gli Esseni – abluzioni in cui il singolo faceva tutto da sé – era lo stesso Battista a immergere nell’acqua del fiume Giordano chi confessava i propri peccati (v. 5b). Si trattava chiaramente di un rito riservato ai peccatori, un rito che aveva la funzione di preparare l’avvento di "uno più forte", a cui Giovanni non era degno di sciogliere i legacci dei sandali, uno che avrebbe battezzato non con acqua, ma nello Spirito Santo, ossia nel soffio stesso della bocca di Dio (vv. 7-8).

Il battesimo di un bambino. <<Il sacramento della rinascita è un dono totale, completo>> (foto Censi).
Il battesimo di un bambino. «Il sacramento della rinascita è un dono totale, completo» (foto Censi).

L’annuncio prepara la scena per l’ingresso di Gesù. Ma esso avviene in un modo completamente diverso. Gesù non appare pronunciando parole o compiendo gesti tali da provocare il suo riconoscimento. Egli avrebbe dovuto apparire come "quello più forte", quanto a predicazione e quanto a ministero rispetto a Giovanni. Invece il messia si presenta per ricevere il battesimo dei peccatori, esattamente come un giudeo o un qualunque abitante di Gerusalemme. La differenza è enorme.

Per questo il brano parallelo di Matteo registra il grande stupore del Battista e anche la sua resistenza: «Giovanni glielo voleva impedire dicendo: Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?» (Mt 3,14). Eppure questo è il primo grande gesto pubblico di Gesù. Egli non si presenta come colui che battezza, secondo la profezia di Giovanni, ma come colui che è battezzato. Il suo primo gesto non è attivo, bensì passivo. Gesù, in altre parole, si presenta come Figlio, che tutto ha ricevuto e riceve dal Padre. Non "fa" ma "si lascia fare", indicando così qual è la vera identità cristiana. Noi non siamo al mondo anzitutto per dare, ma per ricevere da Dio. Siamo figli. Ossia: non c’è nulla che non abbiamo ricevuto. Quante volte la nostra fede è stata ridotta semplicemente a un elenco di prestazioni morali da svolgere!

Nel battesimo di un neonato questo emerge con forza assoluta. Il piccolo non ha fatto nulla per meritare il battesimo e, a volte, neppure gli adulti che lo circondano, salvo domandarlo e compiere una piccola preparazione. Il sacramento della rinascita è un dono totale, completo, non contraccambiabile in alcun modo da chi ancora non ha parola e volontà per decidere delle proprie azioni.

Eppure anche Gesù, nel suo esordio, ha scelto di dipendere in modo completo da Giovanni, suo precursore, presentandosi a lui come un peccatore qualunque. Qui sta il punto decisivo del testo: se il rito era riservato ai peccatori, perché l’innocente Agnello di Dio vi si sottopone? Perché compiere un gesto che non poteva che generare fraintendimenti e ambiguità?

Il fatto che Gesù riceva il battesimo da Giovanni lo colloca immediatamente là dove il Figlio di Dio sarà lungo tutto il suo ministero: accanto ai peccatori, dalla loro parte. L’evangelista ci lascia immaginare il Messia senza peccato in fila con i trasgressori della legge di Dio, esattamente come uno di loro. Questo è stato il battesimo di Gesù: "immersione" vera in una umanità peccatrice, ma desiderosa di tornare a Dio. Allora non può esservi nessun peccatore che aneli al perdono e possa sentire Gesù lontano. Egli è molto più vicino ai peccatori che si pentono e vogliono cambiare, piuttosto che ai presunti giusti che considerano pari il loro conto con l’Altissimo.

Spesso si avvicinano a noi sacerdoti coppie di conviventi o persone sposate solo civilmente o con una seconda unione che chiedono di battezzare il loro bambino. Nella loro richiesta esiste quasi sempre una silenziosa domanda di riavvicinamento alla comunità cristiana. Ma affiora in loro anche una seconda domanda: come saremo accolti? Come ci riceverà la comunità di coloro che sono "in regola" con i comandamenti? Non esiste forse brano evangelico più esplicito di questo, nella sua brevità, per dare risposta ai timori di chi ritorna, forse dopo tanti anni, a chiedere un sacramento. Se la loro richiesta è autentica, Gesù è già con loro, dalla loro parte, al loro fianco, disposto, come accadrà spesso nei vangeli, a perdere la faccia per loro, passando a sua volta per un amico di pubblicani e peccatori. Se noi siamo la comunità nata dalla Parola, non possiamo passare questo sotto silenzio.

Non c’è modo migliore per spingere conseguentemente chi ci avvicina a passi che innestino pienamente il loro amore di coppia e di genitori nell’amore di Dio, attraverso il sacramento del matrimonio. Ma ora il primo passo non è più il corso per fidanzati. Spesso è proprio la catechesi che prepara al battesimo del figlio.

L’evento del battesimo conferito a Gesù è descritto da Marco come un’apertura dei cieli. È segno di una ostilità presunta che cessa. Non più cieli chiusi su di noi, davanti alle nostre preghiere e alle nostre invocazioni. I cieli aperti, in fondo, non sono altro che il segno celeste di quanto accade sulla terra. Il Figlio di Dio, infatti, è con i peccatori. Per loro, per tutti noi, per quanti si sentono lontani o perduti davanti alle nubi che tolgono la luce della speranza, di nuovo il cielo si apre. E si può vedere Dio. Si può conoscere Dio. Questo Dio con noi è immerso nel Giordano, per mostrarci tutta la sua vicinanza.

Claudio Arletti 
(prima parte – continua)

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