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Fano (Pu): Seminario di studio e riflessione

Peccato e conversione

di MONS. DOMENICO SIGALINI
   

   Vita Pastorale n. 1 gennaio 2011 - Home Page Organizzato dal Centro di orientamento pastorale, il Seminario è stato occasione per approfondire un tema da non minimizzare, al di là e anche a seguito degli scandali di pedofilia dei preti. La parola del Papa è un orientamento sicuro.
  

Il Seminario di studio, svoltosi a Fano dal 29 novembre al 1° dicembre 2010 su "Peccato e conversione"1, ha voluto farsi carico di un invito pressante del Papa di verità su noi stessi, di conversione a partire dall’interno della Chiesa per il male di cui siamo responsabili direttamente e che ha sconvolto la fede della gente, oltre ad aver scatenato una campagna mediatica senza precedenti contro la Chiesa.

Il tavolo di presidenza del Convegno di Fano con monsignor Sigalini e padre Lombardi.
Il tavolo di presidenza del Convegno di Fano con monsignor Sigalini e padre Lombardi.

Ora che la bufera mediatica sugli scandali della Chiesa si è assopita, occorre scrivere nell’agenda pastorale quello che il Papa ci ha detto e ripetuto con forza e che ha innescato una necessità di purificazione e di giustizia nella vita della Chiesa con il suo pontificato. Verità a tutti i costi, verità non solo sui fatti, ma nella vita delle persone, della Chiesa, delle relazioni, dei legami, delle responsabilità, dei sistemi di governo. Verità di fede e corretta onestà conseguente di comportamento. Forte identità nella verità, senza sconti o adattamenti; una verità capace di ridare nerbo alle nostre vite e alle istituzioni. Verità da accogliere e conquistare con un allargamento della razionalità. Verità sull’uomo e sul mondo, sul fine ultimo e sui passi per raggiungerlo.

Monsignor Domenico Sigalini
Monsignor Domenico Sigalini

È proprio tutto il contrario dell’adattamento, ma non del dialogo; della remissione comoda, ma non del sano convivere; della fuga timorosa, ma non del confronto coraggioso. Mai come oggi si coglie la necessità di un’adesione piena di dignità umana alla fede nelle sue implicanze razionali e antropologiche, senza compiacenti silenzi, e senza talebanesimi irrazionali. Ogni esperienza formativa ecclesiale deve partire da qui: penitenza, purificazione, comprensione e perdono, giustizia e rinnovato impegno di fedeltà a Dio e alla sua Parola esigente in tutte le appartenenze ecclesiali, laicali e religiose. Questo si traduce in una disciplina spirituale rigorosa nella Chiesa e nella vita cristiana.


Padre Federico Lombardi.

Ci sono tanti lati da cui guardare il problema: il Seminario ha scelto quello pastorale, cioè quello che può aiutare le persone e le comunità ad assumersi le responsabilità non solo delle colpe personali, ma di tutto il male che c’è nel popolo cristiano, per un cambiamento di vita all’interno della Chiesa che possa diventare esemplare conversione del cuore di ogni uomo. Come sempre avviene in un seminario di studio, il confronto amplia immediatamente gli orizzonti del problema.

Si è appannata nella Chiesa la vita penitenziale
La prima apertura di orizzonti è quella di pensare alla prassi penitenziale della Chiesa che prima di essere sacramentale, cioè portata al livello del segno, della celebrazione e del dono di Dio è una realtà che deve impregnare di sé la vita quotidiana personale ed ecclesiale. Oggi nella vita quotidiana della Chiesa si parla tanto di perdono, penitenza sacramentale, di confessione, ma non c’è più traccia nella vita della gente delle pratiche penitenziali, come atti concreti di riparazione del peccato commesso, di azioni che scrivono nella carne il dolore e la riparazione per il male fatto.

Da molto sono finite le confraternite di disciplinati, di flagellanti, che tenevano vivo nella gente, anche con qualche esagerazione, il senso del peccato e del perdono; è scomparso il digiuno come pratica normale di purificazione e di contenimento delle cattive inclinazioni, come atto riparatore. Il mangiare di magro al venerdì è sparito senza trovare forme nuove e più capaci di penitenza, di compagnia alla passione e morte di Gesù per far riflettere sulla fragilità della nostra umanità.

È scomparso allora anche il senso del peccato, la consapevolezza di aver distrutto un amore, di averlo rinnegato e di pensare che per ricucire basti solo un sentimento, una serie di preghiere formali, incapaci di portare alla "preghiera". Il perdono di Dio è gratuito sempre, ma la nostra vita fa fatica a cambiare le inclinazioni cattive se non si esercita sulla propria corporeità e umanità un contenimento, uno stile di vita sobrio e penitente.

Monsignor Francesco Cacucci
Monsignor Francesco Cacucci

Il peccato nella Chiesa è più vasto della pedofilia
L’altro orizzonte è la consapevolezza che ogni singolo peccato nella Chiesa è conseguenza di tante situazioni di infedeltà al Vangelo, è molto più ampio del singolo scandalo che viene messo sempre in prima pagina. Il peccato della Chiesa o nella Chiesa è il rifiuto a mettersi in comunione con i sentieri e i pensieri di Dio. Conversione per la Chiesa e per la Bibbia è cambiare strada, il passare dai criteri umani a quelli di Dio. È peccato nella Chiesa abbandonare la parola di Dio, imboscarla in linguaggi incomprensibili. È peccato cancellare la Parola in nome di un attivismo convulso. È peccato non leggere la parola di Dio che ci viene dalla vita. È peccato stare sempre in difesa e non ascoltare la storia. È peccato non preparare e non accogliere la partecipazione attiva dei fedeli laici, vivere la Chiesa come popolo di corresponsabili di tutta la sua missione, soffocare le indicazioni dello Spirito Santo. È peccato che i preti perdano con tanta leggerezza la propria identità, che le famiglie cristiane siano consegnate alla deriva di una convivenza qualsiasi. È peccato contarsi e non confrontarsi, non aprire mai un dialogo e un ascolto profondo della sete di Dio che oggi gli uomini hanno.

Insomma la maglia delle nostre colpe è più larga e quando il male si insinua in termini così generali, si precipita anche in situazioni gravi, che sono solo la punta di una infedeltà del popolo al suo Dio, che permea la vita della Chiesa e del mondo. La Bibbia ha sempre messo in guardia il popolo di Dio da questo peccato di infedeltà e di grande idolatria.

Il Vangelo e il peccato
Partiamo da una convinzione e una verità assoluta: il peccatore è il primo destinatario del Vangelo: «Non sono venuto per i giusti, ma per i peccatori». È una buona notizia per chi sta nel peccato, un annuncio di misericordia, la speranza in un Dio che perdona. In qualsiasi riflessione sul peccato della Chiesa deve sempre prevalere la dimensione paterna nei confronti di tutti, vittime comprese. Distinguere tra peccato e peccatore permette di superare quel panico morale in cui siamo gettati dai mass media e che non riesce a fare un minimo di gerarchia dei diritti e dei doveri:

1 Le vittime, che vanno ascoltate e aiutate a sanare le ferite. In questi tempi il Santo Padre non solo incontra le vittime, ma anche i volontari che le aiutano a ricuperare serenità e dignità.

2 La punizione del delitto che aiuta a prendere coscienza della gravità del male. La giustizia deve fare il suo corso, sempre entro una prudenza che permette alla verità di farsi strada, senza facili esposizioni alla gogna mediatica e senza insabbiamenti.

3 La cura del peccatore che non può essere abbandonato a se stesso. Nella Chiesa non c’è mai condanna senza appello, il peccatore è pur sempre chiamato a essere testimone della misericordia di Dio.

Don Gianni Colzani e don Giacomo Ruggeri (Ufficio comunic. sociali)
Don Gianni Colzani e don Giacomo Ruggeri (Ufficio comunic. sociali)

Siamo vasi di creta
Ad ogni ministro si richiede uno stato di grazia, conforme al suo ministero. La condizione stabile di peccatore intesa come scelta è radicalmente estranea al ministero.

Custodire in vasi di creta il grande dono del Vangelo non significa che può convivere con il male accettato e a cui ci si adatta, significa che la debolezza è spazio della grandezza di Dio. In questo anche il Maestro consegnato alle braccia del Padre nella morte di croce fu vaso di creta, gli stessi apostoli che si affidavano solo alla potenza di Dio, Paolo l’apostolo delle genti. Lo siamo tutti se vogliamo imitare il maestro e approfondire la coscienza che è Dio che salva, non noi. In un tempo in cui si condannano sempre e solo gli altri è importante avere la consapevolezza che il ministero apostolico vive all’insegna di una umiliante debolezza, della natura povera e umile di un uomo, che vive il suo compito con un atteggiamento disarmato.

Ciò mette in moto un più serio discernimento di coloro che sono chiamati al ministero sacerdotale. Occorre essere assolutamente più attenti nel vagliare le vocazioni, nell’aiutare a fare chiarezza nelle proprie pulsioni. Non si può affidare al tempo che passa la soluzione di alcune immaturità nella vita affettiva o pensare che il celibato possa porre al riparo da battaglie per trovare equilibrio nella sfera sessuale.

Costruire percorsi di verità
L’intreccio tra la vita personale e la dimensione di uno status esige grande chiarezza. Nella prima lettera ai Corinzi, Paolo si trova obbligato a intervenire contro gli gnostici che rivendicavano una assurda libertà di comportamento nella sfera sessuale, con un atteggiamento libertario che faceva ritenere tutto lecito, tutto possibile, tutto buono ciò che asseconda le inclinazioni delle passioni umane. Paolo dice chiaramente che il corpo non indica la parte materiale di un uomo, che sta a livelli più bassi, come zavorra di una persona, per cui nei suoi confronti è addirittura liberante un comportamento lascivo per scaricare positivamente le passioni e le compressioni del vivere quotidiano. Il corpo indica tutto l’uomo, è tutta la persona umana. Noi abbiamo una visione personalistica della sessualità e un equilibrio in essa è assolutamente necessario per costruire una persona che ha come strutturante la figura di Gesù. Non ci sono doppie vite, slanci mistici che possono convivere con passioni brutali. Questa dissociazione è più simile a una schizofrenia che a una concezione sana di vita. La corporeità, il corpo di carne e ossa è tempio dello Spirito, è la mia persona, la faccia necessaria della mia anima. Il disordine sessuale non può passare nella cultura come l’annuncio di una sessualità liberata.

Inventare percorsi di misericordia
C’è sicuramente tanta speranza per uscire da questi vicoli chiusi e sbagliati.

Occorre rendere praticabili percorsi di misericordia, percorsi di risanamento, di ristrutturazione della personalità, di accompagnamento di tutti, anche di chi rimuove la sua sessualità e non tende alla costruzione di una personalità armonica in tutto. Il primissimo impatto anche nel sacramento della penitenza deve essere molto deciso. Convincere di peccato è opera dello Spirito. Molti lamentano che, ai primi accenni della malattia della pedofilia, non sono stati aiutati a individuarla con prontezza. L’educazione allora è veramente globale e capace di dare valore a tutta la persona, perché nell’armonia decida di sé secondo il Vangelo e aiuti ciascuno a decidere della propria vita secondo il Vangelo. Deve essere possibile anche uscendo da questo abisso di peccato percorrere vie di santità, come dimostrano tante case di accoglienza che strappano dal vizio e dalla droga e ricostruiscono apostoli decisi e santi. Anche il prete è salvato come gli altri salvati. Se faremo chiarezza dentro di noi, avremo anche la forza di proporla a tutti. La nostra esperienza di sofferenza di oggi deve poter offrire a tutti un aiuto, perché il peccato dilaga ovunque.

Roma, 31 ottobre, vicino a S. Pietro: padre Lombardi tra i manifestanti delle vittime dei preti pedofili.
Roma, 31 ottobre, vicino a S. Pietro: padre Lombardi tra i manifestanti delle vittime dei preti pedofili
(foto La Presse).

La necessità di un’educazione e di un’identità umana forte
L’intervento più determinante nell’azione di aiuto a uscire da situazioni di degrado morale è sempre quello sulla struttura di persona del presbitero, che spesso è carente e incapace di sopportare la gravità del ruolo. Non si tratta di una generica fragilità, tipica dell’uomo, ma di una vulnerabilità, l’essere senza difese, abbandonati a una assenza di paternità, disintegrati da una società convulsa. Molto influisce il burn out, cioè quel sentirsi bruciati dal cumulo degli impegni o dal carico delle responsabilità senza trovare punti di appoggio e riferimenti paterni. Entro queste vulnerabilità si colloca la pedofilia che è grave malattia, per la quale non è sancita scientificamente l’incurabilità. A questo riguardo i mass media hanno fatto di ogni erba un fascio dichiarando tutto pedofilia e mentre la denunciano, non alzano difese contro atteggiamenti di vita sessuale che la fanno passare come possibile, attraente, culturalmente accettata. La tresca di un adulto con un sedicenne non è pedofilia, può essere configurata come omosessualità, per la quale la mentalità moderna avanza diritti sacrosanti di comportamento; una visione meno ideologica permette di vedere che molti sono stati iniziati alla omosessualità da pederasti, quindi da una sorta di violenza anche consenziente.

Uno stile di impegno pastorale
Nella vita sacerdotale deve assolutamente prevalere l’essere sul fare con uno sbilanciamento dalla parte della riflessione costante, della fondazione delle motivazioni, del rapporto paterno con i superiori e del rapporto fraterno con comunità presbiterali e laicali. La meta della santità non va mai messa tra parentesi. Ogni progetto pastorale deve poter vedere presbiteri e laici, adulti e giovani, genitori e figli collaborare. Non si lascia mai un prete solo con i ragazzi o con gli adolescenti; ci deve essere sempre una famiglia che crea la distensione tipica di una vita normale, la saggezza di una educazione naturale, come in casa. I gesti di tenerezza sono alla luce del sole e sono tutti contestualizzati e motivati. Occorre anche avere saggezza e buon senso e non ridurre i rapporti normali della vita quotidiana a una gabbia di paura.

La guida sicura e decisa del Santo Padre
Dobbiamo essere assolutamente grati a papa Benedetto XVI per tutto il lavoro che in questi anni sta svolgendo e che risale alla sua presenza alla Congregazione per la dottrina della fede. I documenti prodotti e i gesti compiuti stanno davanti a tutti, senza infingimenti o platealità, ma nella consapevolezza di un compito arduo e necessario che dà a tutti noi l’esempio, le indicazioni e la forza di operare verità, cambiamento e nuova progettualità pastorale. I capisaldi del suo insegnamento sono noti e noi siamo riuniti a trovarne applicazione sincera e continua: giustizia e riconoscimento della colpa; presa di coscienza del dolore e della sofferenza delle vittime, da cui deriva una vicinanza, una riparazione doverosa e un aiuto a uscirne; pentimento sincero che apre al perdono, cammino di purificazione, prevenzione, attenzione di coloro che operano nel campo giovanile, trasparenza nelle informazioni e nelle nuove progettualità educative.

Punti di non ritorno
Potremmo riassumere in alcuni punti le nostre convinzioni a riguardo di tutta la materia: 

1 Ascolto, accoglienza e aiuto alle vittime. Il male in loro rimane per lunghissimo tempo, le ferite non si rimarginano facilmente e devono essere aiutate. Le ferite dell’anima non hanno prescrizione alcuna. Se le leggi dello Stato a un certo punto chiudono il caso, per noi l’aiuto deve essere per sempre, per aiutare l’animo ferito a riconciliarsi con la vita e la fede. Occorre preparare persone che sappiano aiutare spiritualmente chi è stato colpito e si accompagnino a loro nel difficile cammino di ricostruzione della propria vita. 

2 Rapporto con l’aggressività forte nei confronti della Chiesa. Qualche volta si scatena anche una grande malevolenza nei confronti della Chiesa che ha tradito la sua missione e la rabbia verso la rigidità dei nostri insegnamenti morali, a fronte di una incoerenza scandalosa. Nello stesso tempo si scarica sulla pedofilia del prete quello che dovrebbe essere rimproverato anche a tante perversioni e delitti sessuali. Occorre allora non solo lavorare sul fare norme per togliere gli abusi dei preti, ma anche risvegliare attorno a noi attenzione alla positività della sessualità, aiutare tutti a camminare verso una umanizzazione dei comportamenti lesivi della dignità delle persone in ogni campo della sessualità 

3 Giustizia e punizione con perdono e riconciliazione. Se si parla di tolleranza zero per togliere dalla sfera educativa i pedofili, e questo è giusto, non si può parlare di tolleranza zero, come condanna senza appello ed eliminazione dalla vita di una comunità di coloro che sono colpevoli. Non potranno più avere incarichi pastorali con le giovani generazioni, ma sono sempre figli di un padre, il vescovo, e sempre confratelli di tanti altri preti che li devono assolutamente aiutare a superare il male. Nessuno mi deve impedire di abbracciare chi ha pagato per il male che ha fatto e ha bisogno di amore per ridare alla sua vita un senso pieno. Il perdono cristiano è anche a prova di obiezione di coscienza, è un valore evangelico e nessuna legge lo può impedire. In questo mondo si trancia e si condanna senza vie intermedie. Noi vogliamo creare cammini di conversione per andare verso il bene e mantenere viva la speranza.

4 Trasparenza e onestà. Abbiamo imparato dal Papa che occorre essere trasparenti nel riconoscere gli errori e nel comunicare le procedure dei nostri comportamenti in queste situazioni. Il Papa sta davanti a tutti e va seguito. Vogliamo però vivere trasparenza e onestà a tutti i livelli della nostra vita, compreso quello dell’economia e delle finanze.

5 Travasare la nostra conversione e trasparenza in tutti gli altri casi di pedofilia. Il discorso oggi lo possiamo cominciare a fare, perché non vogliamo coprirci. Sappiamo dal nostro lavoro pastorale di quante violenze sessuali sui minori si compiono in famiglia. Ora non vogliamo stornare l’attenzione dal nostro peccato, ci stiamo entrando per passare oltre e poter essere di aiuto a tante famiglie che devono acquisire attenzione alle vittime, capacità di denuncia, trasparenza e chiarezza, per poter aiutare le persone che in casa vengono distrutte e violentate per anni dal papà o dai parenti stretti. Non dobbiamo pensare solo a noi stessi, ma spenderci anche per tutte le vittime che sanno e soffrono e sono lasciate sole.

La comunità cristiana e il seminario, luoghi essenziali di discernimento per il presbiterio
Tanti sono i soggetti che vengono chiamati in causa per un deciso discernimento aggiornato anche ai tempi nostri che vedono affacciarsi giovani tipici di questo tempo, senza grandi percorsi di vita cristiana alle spalle, spesso convertiti da vite superficiali, spesso legati a qualche momento di grazia insperata. Sono interessati a ciò la comunità di provenienza, il vescovo, il seminario, il luogo di esperienza pastorale. Formazione e discernimento sono collegati in circolo; più giusto essere anche un circolo ermeneutico che ridefinisce formazione e discernimento alla luce delle indicazioni del magistero e in ascolto dei cambiamenti.

Oggi ha assunto molta importanza l’anno propedeutico per aiutare il giovane a fare chiarezza e per cominciare a vedere gli atteggiamenti culturali di fondo, le motivazioni, le ferite della vita, l’equilibrio globale della persona nelle sue componenti essenziali, sessualità compresa.

È necessaria sempre un’interazione tra vita di seminario, vita pastorale e rapporti con il gruppo dei pari, con le famiglie e con le varie categorie di persone che i giovani seminaristi frequentano. Sta diventando decisivo anche il primo impatto pastorale con le comunità in cui fanno tirocinio. È chiaro che non conta solo l’acquisizione di conoscenze e materie scolastiche, ma tutta la vita equilibrata di rapporti con tutti. L’attenzione alla struttura di personalità umana e all’identità cristiana è costante e seguita da persone che devono essere sempre più qualificate.

La conversione è un processo che interessa il singolo, la comunità e la cultura 
Conversione è fiducia radicale in Dio, distacco dal male e consapevolezza della sua presenza nella vita, accoglienza del perdono, che mette in gioco donatore e destinatario, introduce la fede nella cultura e nella società facendo fronte alle dinamiche culturali. È una conversione religiosa, che collega le nostre domande personali con il valore teologale che invocano. È conversione morale, cambia il cuore e la mente così da influenzare e quasi rifondare l’esistenza intera. È conversione intellettuale: è un cammino verso la verità. Questo lato ci richiama urgentemente a collocare la conversione al cospetto dell’universo in un contesto mondiale, ed essere capaci di lasciarsi provocare, cambiare, integrare dalle altre religioni come nuove ermeneutiche con cui confrontarsi.

La conversione passa anche attraverso una ristrutturazione positiva della persona e un cambiamento di atteggiamenti e di comportamenti.

Colui che riceve l’annuncio non è un bambino di fronte a un pacchetto confezionato, ma una vita che esprime domande e apporti necessari alla nostra conversione. Siamo aiutati da tutti a ricostruire la nostra vita fino in fondo cristiana e fino in fondo fedele all’unico Dio, Padre del Signore Gesù Cristo.

mons. Domenico Sigalini
vescovo di Palestrina, presidente del Cop

Note

1 Il Seminario organizzato dal Cop (www.centroorientamentopastorale.org  ) ha avuto come relatori lo stesso mons. Domenico Sigalini, mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Gaetano Bonicelli, vescovo emerito di Siena, Salvatore Frigerio, monaco camaldolese, Gianni Colzani, parroco e docente di missionologia, il diacono Marco Ermes Luparia, Luigi Renna, rettore del seminario regionale pugliese e padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede. Tra i partecipanti, inoltre, mons. Armando Trasarti, vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, che ha presieduto la concelebrazione eucaristica.

   

Una realtà da copiare: fanodiocesitv

Se a Fano e dintorni si cerca una Web-tv, il pensiero corre subito a quella della diocesi. Da aprile 2010, infatti, l’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola ha allestito una tv che, come canale, ha scelto il Web: www.fanodiocesitv.it. Da pochi mesi è on line e già la gente si è affezionata a questo esperimento che, per ora, si può certamente reputare ben riuscito.

Al momento la proposta è quella di un telegiornale che viene pubblicato settimanalmente, impostato sulla falsariga dei maggiori esempi nazionali: il giornalista, dallo studio, presenta i servizi che vengono lanciati dalla regia.

Inoltre vi è la possibilità di vedere le singole videonotizie facilmente, consultando l’apposita rubrica o cercandole nell’archivio.

In cantiere ci sono diverse rubriche e la volontà – ormai non tanto lontana dalla realizzazione – di mandare in diretta Web alcuni eventi diocesani. La comunità cristiana, infatti, è chiamata, ora più che mai, a comprendere e dialogare con la nuova cultura generata dai mezzi di comunicazione. Questo sarà il nostro compito e la nostra sfida.

La particolarità e, per certi versi, il grande pregio è che tutto è portato avanti nello stile del servizio volontario e gratuito, con mezzi semplici e versatili, in modo tale da fornire un’informazione diretta e chiara. Una realtà che ci invidiano molte altre comunità d’Italia e che, senza offenderci affatto, lasciamo volentieri copiare perché certi che l’informazione, se fatta bene, non è altro che un nobile servizio a disposizione di tutti, come è avvenuto in occasione del Seminario su "Peccato e conversione". Contatti: ucsfano@gmail.com, tel. 0721.80.27.42, www.fanodiocesitv.it, redazione@fanodiocesitv.it.

Matteo Itri

 

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