In tanti anni di
impegno giornalistico, nei suoi scritti e nel suo modo di dirigere il
lavoro degli altri, don Zega ha vissuto, attingendo dal beato Alberione
e da san Paolo, il sacerdozio del carisma paolino nella convinzione che
con la notizia non si rivela solo "qualcosa", ma anche
"qualcuno" e per questo «dietro la notizia si sente la
persona che scrive». Significative le lettere di riconoscenza che
giungevano quando don Zega, direttore di Famiglia Cristiana,
redigeva i suoi pezzi e le sue risposte ai lettori: volevano ringraziare
il "padre" che intravedevano dietro il direttore.
Il rigore della professionalità è così adottato per
una ragione di comunicazione che don Zega riassume: «Noi dobbiamo
comunicare, annunciare, più che convertire: convertire è opera della
grazia». La stessa convinzione di don Zega come sacerdote paolino
giornalista si esprime in questi termini decisi: «Se una comunità
cristiana non comunica, inaridisce, a maggior ragione una comunità
paolina. Quando andiamo a cercare altri carismi, altri "sfoghi",
noi rischiamo di inaridirci e di morire».

Alba, 26.11.2003: don Zega e don
Antonio Mazzi alla presentazione del libro
su don Alberione scritto da Domenico Agasso (a sinistra – foto Censi).
Per pensare con lucidità e vivere con totalità questi
ideali di vita paolina, don Zega ha valorizzato la sua personalità umana,
le sue convinzioni religiose, paoline e professionali con argomenti e una
dialettica che giungeva a volte all’intransigenza. È questa la ragione
per cui, se era chiaro intendere ciò che pensava, non per tutti risultava
convincente e condivisibile, ma grazie alla libertà e franchezza del
pensare e del dire don Zega, in momenti tristi, per tutti, della storia
della congregazione, ha saputo conservare la dignità di un’obbedienza a
testa alta.
Tra i protagonisti di queste vicende turbolente, don
Zega vi ha percepito un episodio del delicato equilibrio dell’apostolato
paolino già preannunciato da don Alberione: «Non bisogna smarrirsi, ma
pregare e puntare verso la nostra indipendenza di attività nella Chiesa,
cercando di passare illesi tra goccia e goccia, senza bagnarsi e senza
mescolarsi».
Don Silvio Sassi

Vaticano, Roma, 14.12.1994: don Zega,
Sergio Zavoli,
il cardinale Ersilio Tonini, Enzo Biagi (foto Giuliani).