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Dal vescovo di Alba Fedele al suo ministero di mons SEBASTIANO
DHO |
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Nella liturgia esequiale del caro amico don Leonardo Zega, è stata giustamente evidenziata, quale caratteristica saliente di vita e di attività apostolica, la sua libertà unita strettamente alla sua fedeltà. Libertà di spirito di uomo, di cristiano, di sacerdote ma sempre fedele a Cristo e alla sua Chiesa, ovviamente quella viva e operante oggi come grazia, del concilio Vaticano II. È stato fin troppo facile evocare in proposito il titolo felice e significativo del trattato teologico Liberi e fedeli in Cristo, non a caso pubblicato dalle Edizioni paoline, di Bernard Häring, il grande padre del rinnovamento della morale cristiana conciliare. Forse non senza ragione potremmo dire che don Zega si è sforzato di tradurre giornalisticamente, specialmente nelle famose risposte alle "Lettere al padre" su Famiglia Cristiana, la dottrina alta eppure concreta che padre Häring da teologo, ma pure da divulgatore anche lui, andava cercando di sbriciolare quale pane di vita ai fratelli e sorelle in ricerca, spesso in ansia, per non dire in angoscia, di fronte a problemi veri e seri, difficili a risolversi con sentenze trancianti, per altro poco in armonia con il Vangelo stesso.
Naturalmente, come avviene sovente e volentieri, don Leonardo non poteva sfuggire al rischio di essere frainteso in buona o cattiva fede, non tanto dai "lontani" ma molto più dai "vicini", preoccupati come sempre di salvare il "sabato" più che l’uomo, come accadde nientemeno che a Cristo stesso. Non per questo don Zega rinunziò alla sua linea con coraggio e disponibilità, pagando di persona, mutando cattedra ma non convincimenti e soprattutto dedizione nel delicato ed importante campo di vera evangelizzazione, quello della comunicazione sociale, fedele al fondatore, il beato Giacomo Alberione, anche lui ai suoi tempi non sempre compreso per le innovazioni intraprese. Così amo ricordarlo quale amico discreto e cordiale nei non frequenti incontri personali o tramite gentili dediche di sue pubblicazioni, ma soprattutto sacerdote fedele al suo ministero tipico paolino di annunciare il Vangelo nel difficile linguaggio mass-mediatico, sempre nella serena e dignitosa coscienza delle relative responsabilità personali, nello spirito autentico del Vaticano II, quale uomo del Concilio. Il che, oggi soprattutto, non è del tutto scontato o frequente. Grazie, don Zega! +Sebastiano Dho,
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