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La Lettera dei vescovi italiani

Il nuovo sistema:
la riforma non è finita

di monsignor PIETRO FARINA
   

   Vita Pastorale n. 10 novembre 2009 - Home Page

L’accordo con lo Stato italiano fa da scuola a livello internazionale, perché è una soluzione democratica ed evangelica. Qualche domanda ancora resta, in quanto di pari passo si dovevano adeguare le strutture delle Chiese locali e delle comunità, secondo le nuove sensibilità.
  

Presento sinteticamente il contenuto della Lettera dell’episcopato Sostenere la Chiesa per servire tutti (SOS), pubblicata nel ventesimo anniversario dell’avvio del nuovo sistema di sostegno economico alla Chiesa cattolica in Italia, e offro alcuni spunti di riflessione che possono aiutarci per il prossimo futuro.

In seguito all’indicazione del concilio ecumenico Vaticano II (1965) circa l’equa remunerazione ai presbiteri per le loro necessità materiali in cui si sottolineava la necessità di abbandonare o almeno riformare a fondo il sistema detto beneficiale, non più rispondente alla nuova sensibilità ecclesiale e sociale, è stato fatto in materia molto cammino nella Chiesa italiana. Dopo la pubblicazione del nuovo Codice di diritto canonico (1983) e l’Accordo di revisione del Concordato tra l’Italia e la Santa Sede (1984), la Chiesa italiana si è data un ordinamento, noto per brevità come il sistema dell’otto per mille, così ben articolato da essere apprezzato anche da altre nazioni come ottima soluzione in questa delicata materia nell’attuale situazione storica. Viene considerata una soluzione contemporaneamente evangelica e democratica.

Una Chiesa locale, oltre a fare bene i conti, è a riflettere sul suo stile di vita e sulla sua missione.
Una Chiesa locale, oltre a fare bene i conti,
è a riflettere sul suo stile di vita e sulla sua missione.

È evangelica perché non ci sono minimi garantiti, ci si affida pienamente alla Provvidenza; ed è democratica perché non solo si lascia la scelta alla discrezione del popolo, ma addirittura esso viene considerato «il primo riuscito tentativo di applicare al sistema fiscale un meccanismo di democrazia diretta» (SOS 3). Questo sistema purtroppo non è conosciuto adeguatamente e molti colgono di questa soluzione solo gli aspetti esteriori senza prestare la dovuta attenzione ai principi ispiratori della riforma stessa. È questo il grande cruccio dei vescovi; da qui la necessità di richiamare l’attenzione dei fedeli ai valori fondamentali che ispirano il sistema.

Motivazione ecclesiologica

«A dare senso al nuovo sistema è una precisa idea di Chiesa radicata nel messaggio evangelico e fedele agli insegnamenti del concilio Vaticano II: una esperienza di comunione, che riconosce a tutti i battezzati che la compongono una vera uguaglianza nella dignità e chiede loro l’impegno alla corresponsabilità e alla condivisione delle risorse» (4). Con queste parole i vescovi hanno inteso ricordare ai fedeli tutti il nuovo orizzonte storico dentro il quale vivere l’esperienza di Chiesa-comunione e le opportunità che questo tempo offre per una testimonianza comunitaria della povertà evangelica. La Chiesa è povera «non perché rinuncia alle risorse materiali, ma perché non tiene nulla per sé e tutto rimette in circolazione, ridistribuendolo, moltiplicato, a chi è nel bisogno» (4).

Le motivazioni ecclesiologiche ed etiche vengono riproposte con forza dalla Lettera sottolineando come in Italia in questi venti anni si è andata accentuando la tendenza a comportamenti individualistici e come il virus dell’individualismo sia capace di insinuarsi anche all’interno della comunità ecclesiale (6). Diventa quindi urgente l’impegno a far crescere e alimentare la spiritualità diocesana che si caratterizza per l’amore e il servizio alla propria Chiesa particolare con la necessaria riscoperta delle strutture di partecipazione sia a livello diocesano che parrocchiale (7). Con questa attenzione e sensibilità sarà più facile raggiungere la meta dell’uguaglianza evangelica, nella quale «non ci sia il divario fra chi è nell’abbondanza di mezzi e chi fa fatica a reperire il minimo necessario» (9).

È chiaro che questa "uguaglianza evangelica" non va limitata alle persone ma va estesa anche agli enti affinché la riforma non resti a metà del guado. La Lettera termina con alcune raccomandazioni specifiche ai membri delle comunità ecclesiali, e in particolare ai fedeli laici, ai seminaristi e ai presbiteri, chiedendo a tutti, alla luce di quanto è avvenuto in questi venti anni, di coltivare speranza e avere fiducia. «L’unica cosa davvero importante è essere in Cristo. Allora tutto diventa "nostro" anche il mondo e le sue possibilità» (cf 1Cor 3,21-23).


Il nuovo sistema di sostentamento ha ragion d’essere nella linea ideale
 della Chiesa uscita dal Concilio: l’esperienza di comunione dei battezzati,
la corresponsabilità, la condivisione.

Spunti di riflessione

A questa lettura, fatta a vol d’uccello, della Lettera dell’episcopato italiano aggiungo alcune riflessioni che potrebbero aiutarci, almeno spero, a inquadrare meglio il nostro problema e facilitare l’adesione consapevole al nuovo ordinamento.

Se la comunità, come ci viene ricordato continuamente dal Magistero, è il soggetto dell’azione pastorale, perché essa non viene coinvolta responsabilmente nel reperimento e gestione delle risorse economiche necessarie «per annunciare il Vangelo e per alleviare povertà e sofferenza»? Gli esempi che ci vengono dallo stesso Gesù, dalle comunità primitive e dalle comunità religiose che si affidano alla Provvidenza ci dovrebbero confermare nella scelta di affrontare questi temi con le nostre comunità attuali in maniera seria e serena, ovviamente accompagnando la nostra opera educatrice con una testimonianza di vita sobria e tutta dedita all’annuncio del Vangelo.

È certamente necessaria una ristrutturazione organizzativa nelle nostre diocesi. Lo stesso cardinale Attilio Nicora in occasione di una conferenza tenuta nel ventennale dell’Accordo di revisione del Concordato ebbe a dire: «Bisognerebbe rilevare alcuni aspetti che hanno reso, e rendono in parte ancora difficile, a livello di Chiesa italiana, una realizzazione più efficace delle riforme introdotte. Ci fu anzitutto un ordine strano di procedura in ordine alle configurazioni istituzionali. Logicamente si sarebbe dovuto iniziare a riformare le diocesi, le parrocchie e poi gli altri enti ecclesiastici e la disciplina dei beni connessi. In realtà si è dovuto fare il contrario, perché condizionati dalla situazione precedente... Poi si scontarono gli effetti di una certa debolezza di struttura ecclesiastica soprattutto in campo curiale, amministrativo, pastorale e di competenze specifiche... Infine non si può sottrarre il peso dei condizionamenti ambientali».

Queste stesse difficoltà non sono spesso all’origine di quei rischi legati a questo nuovo ordinamento che oggi cerchiamo di affrontare, come l’assuefazione, presente in forma strisciante nelle nostre comunità, espressione di una concezione centralistica e automatica di pagamento di cui non si avverte il reale impatto nella vita della propria diocesi?

Una Chiesa locale, "costretta" a fare i conti con la propria realtà organizzativa, certamente sarà più portata a riflettere sul suo stile di vita e sulla sua missione alla luce del Vangelo. Una comunità parrocchiale che si confronta (non il solo parroco!) con un’altra comunità parrocchiale della stessa diocesi non può non porsi degli interrogativi a cui si dovrà pur rispondere prima o poi.

Una comunità cristiana, che comincia a riflettere seriamente sulla dottrina sociale della Chiesa, non può rimanere indifferente di fronte a problemi che riguardano la vita economica della stessa comunità.

Potremmo dire, a conclusione di queste brevi riflessioni, che l’attenzione a questo ordinamento può costituire una grande opportunità per favorire un necessario adeguamento delle nostre attuali strutture organizzative in funzione dei nuovi compiti che l’evangelizzazione ci impone e le nuove sensibilità ci richiedono.

+ Pietro Farina
vescovo di Caserta; amministratore apostolico di Alife-Caiazzo;
presidente del Comitato per la promozione del sostegno economico
alla Chiesa cattolica

  

Bibliografia

AA. VV., Non per denaro, Monti 2000; Cattaneo A., La Chiesa locale, LEV 2003; AA. VV., La grande riforma del Concordato, Marsilio 2006; Pitta A. - Vitali D., La gioia del dare, Tau 2008.

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