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Il fenomeno delle dipendenze

Le nuove droghe

di ANTONIO MAZZI
   

   Vita Pastorale n. 7 luglio 2009 - Home Page

Dobbiamo partire un po’ da lontano se vogliamo interpretare, non in modo affrettato e parziale, il devastante problema delle dipendenze che oggi sta distruggendo la nostra Italia.
  

Vorrei fare una riflessione pacata ma non superficiale sul fenomeno delle dipendenze che oggi stanno distruggendo la nostra Italia. Chiamo "dipendenza" tutto quello che gli altri chiamano droga per il semplice motivo che, secondo me, dobbiamo partire un po’ più da lontano se vogliamo interpretare, non in modo affrettato e parziale, il devastante problema.

Premetto una riflessione ovvia e sottovalutata da tutti noi, adulti e no. L’odierna società ha bisogno che ogni cittadino presente sul suo territorio dipenda da qualche cosa. Gli economisti interessati hanno coniato la filastrocca poco biblica ma molto efficace: «Laddove non si consuma non si produce. Laddove non si produce si crea disoccupazione. Laddove si crea disoccupazione aumentano le povertà. Laddove aumentano le povertà crolla il Pil». Ognuno di noi ha almeno due o tre dipendenze, che vengono allegramente considerate normalità o piccole gioie della vita. Non vorrei farvi ridere ma cito una delle mie dipendenze. Io dipendo dai giornali.
Se ogni mattina non mi leggo quattro o cinque quotidiani e ogni settimana due o tre riviste, mi sento orfano di qualcosa.

Le mani di un ragazzo mentre arrotola uno spinello.
Le mani di un ragazzo mentre arrotola uno spinello (foto Attilio Rossetti).
Da qualche tempo le sostanze si sono molto più allargate e rappresentano
per i giovani una trappola infernale
.

Quando vado a fare gli esercizi spirituali o sono in giro per il mondo, faccio meno fatica a fare silenzio e mi disturba meno il disagio del fuso orario, che la mancanza del Corriere della Sera. Ognuno di voi pensi per un attimo a quante dipendenze ha: la macchina, la televisione, la sigaretta, i farmaci, il telefonino, il caffè, l’ipermercato sotto casa, ecc. La nostra società pare che abbia più bisogno dei capricci, del superfluo, di qualche vizietto che del lavoro serio, del titolo di studio, dell’impegno solidale, della politica impegnata.

Tipi di soggetti con dipendenza

Fatta questa premessa, per me indispensabile, catalogo tre tipi di soggetti con specifici e conosciuti problemi di dipendenza.

Primo gruppo: i "tossici storici", purtroppo ancora numerosi. Devono una volta o più volte al giorno "farsi". Abusano di tutto: coca, eroina, spinelli, pasticche, colle, alcol, bibitoni strani. I Sert e le comunità hanno ancora decine di migliaia di questi utenti. Tutti i servizi esistenti sul territorio sono nati per rispondere a loro. Ne approfitto per ricordare i grandi fondatori e i grandi testimoni dell’epoca che va dagli anni ’70 in poi: don Mario Picchi, don Pierino Gelmini, don Luigi Ciotti, Vincenzo Muccioli, Vittorino Andreoli, don Oreste Benzi. A loro: un grazie infinito. Ancora oggi queste strutture sono indispensabili. Per completezza: quando cito certi nomi, corriamo subito alle loro sedi storiche. C’è un’attività di strada, non legata alle sedi, ma alle disperazioni, che non può essere dimenticata.

Secondo gruppo: sono clienti fino a ieri non considerati appartenenti alle tossicodipendenze. Più raffinati, meno disperati, narcisisti, iperattivi. Abbracciano tutte le classi sociali e tutti i ruoli professionali. Sono i cocainomani. Questo mondo è rimasto sommerso e molto controllato fino a pochi anni fa. Ora la spudoratezza è esplosa. Pare addirittura che chi non fa una striscia, in certi ambiti, sia compassionato, tacciato di complessi moralistici e poco sveglio. Non voglio criminalizzare e, come ho detto sopra, essere qualunquista. I mondi di alcuni sport, dello spettacolo, della canzone e addirittura della medicina e dell’avvocatura sembrano pesantemente investiti.

Un giovane sdraiato a faccia in giù sulle scale di una scuola.
Un giovane sdraiato a faccia in giù sulle scale di una scuola (foto Attilio Rossetti).

Terza tipologia: su di essa mi soffermo perché spero di trovare più attenzione. Da qualche tempo le sostanze si sono molto più allargate. Sono entrate nel mondo della normalità sotto forma di capriccio, stimolo, divertimento, giochetto finale ai festini, ai compleanni, alle serate, al bar. Troppi di noi pensano le succitate avventure riservate solo alle discoteche. Oggi la pasticca, lo spinello, il quintino di coca lo si trova dovunque: negli spogliatoi, nei circoli giovanili, nelle scuole, davanti agli oratori, nelle aziende. Ieri pensavamo alla droga con il complesso di colpa. Oggi, giovanotti, cicciobelli, bulletti, fannulloni e senza ideali, non evidenziano nessun malessere. Purtroppo nemmeno i cosiddetti bravi ragazzi, fino a ieri immuni da capricci anche meno pesanti di questi, sono sfuggiti all’infernale trappola.

Aggiungo, come formaggio sui maccheroni, che nelle tre categorie sopra descritte è sempre presente l’alcol. Anzi nella terza è già presente dai 12/13 anni, con percentuali spaventose. Non mi lascio tentare dalle tipologie delle nuove droghe. Sono così nuove che già nel momento che ve le elenco diventano vecchie. Conosciamo tutti la coca. Oggi suddivisa fino al quintino di grammo per renderla accessibile anche ai ragazzini con 20 euro in tasca. Sappiamo da sempre cos’è uno spinello. Si è discusso senza fine sullo spinello sì, spinello no. Si è confezionato lo slogan: meglio uno spinello che una sigaretta o un bicchiere di whisky. La teoria del minore dei mali ha affascinato genitori e figli. Purtroppo le conseguenze le abbiamo davanti. Aggiungo per conoscenza che gli spinelli di oggi hanno sostanze attive molto più pesanti degli spinelli di ieri.

Un mercato molto esteso

L’enormità di pasticche che entrano quotidianamente sul mercato con le formule chimiche che cambiano di volta in volta mi permettono solo di suggerirvi di non cadere ingenuamente nei luoghi comuni. È anche mia consuetudine dire nelle conferenze, facendo impallidire le mamme, di sfoltire tutte le medicine che avete nello stipetto di casa vostra. Qualche riga sopra, quando ho elencato le dipendenze di noi italiani, ho aggiunto anche i farmaci. Le indagini specializzate che escono di tanto in tanto ci parlano dell’abuso ingiustificato di tranquillanti e di medicinali simili.

Don Antonio Mazzi con i suoi giovani nella sede milanese di Exodus.
Don Antonio Mazzi con i suoi giovani nella sede milanese di Exodus.

Sono crollati i prezzi della coca, diversamente dagli anni ’80, perché il mercato è talmente esteso da permettere ai venditori di morte di proporre tariffe strapopolari. Talvolta si parla, anche in questo mondo, di saldi. Forse vale la pena una piccola informazione rispetto a quello che comunemente chiamiamo crack.È un composto maledetto di coca pessima con anfetamine. Crea dipendenza velocissima e violenza autolesionista o eterolesionista preoccupante.

Con questa descrizione non voglio spaventare nessuno, ma solo far capire ai lettori che davanti a un quadro così complesso, eterogeneo e dilatato, che affascina gli adolescenti dalla seconda media fino ai professionisti (metto solo tra parentesi per prudenza: molti ragazzi si fanno in casa con i papà o con le mamme), è abbastanza ingenuo e ideologico parlare solo di carceri, militari, cani poliziotto, multe, comunità, ritiro di patenti e proposte simili che leggiamo quotidianamente sulla stampa. Dobbiamo prendere coscienza che l’unico mezzo tra le mani è l’educazione e la prevenzione. Il ritorno ai grandi valori, il corroboramento delle istituzioni indispensabili a una società che vuole difendere se stessa e avere un futuro, ha solo due nomi: la famiglia e la scuola. Meglio sanarle dalle radici e con aiuti di ogni tipo, da quello economico, il più semplice, a quello psicologico, vocazionale, sociale, spirituale.

Antonio Mazzi
   

Le ultime statistiche

Un aumento più che significativo

Un recente rapporto dell’Università La Sapienza di Roma ci dice che è aumentato del 500% l’uso di "droghe facili", grazie al proliferare di attività commerciali perfettamente lecite: 150 gli smart shop nel paese, 20 a Roma, oltre 4 milioni i negozi virtuali a disposizione on-line. E un fatturato mondiale che si attesta sugli 800 milioni l’anno. E a riprova dei nuovi orientamenti dei consumatori ecco le cifre dei sequestri: hashish +79,24%, cocaina +4,66%, lsd +14,49% (anno 2008). I sequestri di stupefacenti complessivamente sono stati 42.196,157, il 32,07% in più rispetto al 2007, un aumento più che significativo, mentre le persone segnalate all’autorità giudiziaria sono state 35.097 (67,50% italiani; 32,50% stranieri). Questi dati, che emergono dalla relazione della Direzione centrale per i Servizi antidroga del Viminale, affermano che le regioni più coinvolte sono Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia.

I fumatori di cannabis hanno ormai raggiunto la ragguardevole cifra di 4 milioni, i consumatori di cocaina sono passati da 350 a 700.000. Un fenomeno sociale di massa, trasversale alle generazioni e alle classi sociali. La droga – dicono gli psicologi – è il peggiore dei compromessi che i giovani possono fare con la vita. A questo si aggiunge la scarsa percezione del pericolo da parte dei giovani, anche se alcuni anni fa l’Istituto superiore di sanità avvertì che la cannabis non può più essere considerata una droga leggera: provoca pesanti effetti collaterali come la dipendenza, il possibile passaggio all’uso di altre droghe come la cocaina e gli oppiacei, inoltre riduce le capacità cognitive e crea disturbi psichiatrici quali la schizofrenia. Al Nord lo spaccio è in prevalenza in mano agli stranieri, al Centro e al Sud comandano gli italiani. Fra gli stranieri denunciati spiccano i marocchini, che rappresentano il 32,76% del totale, seguiti da quelli di etnia albanese 14,73%, tunisina 14,04%. Per concludere, delle 35.097 denunce complessive 11.406 hanno riguardato cittadini stranieri, pari al 32,50% del totale.

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