Periodic San Paolo - Home Page Dossier: Darwin: creazionismo ed evoluzionismo
Dalla scienza alla teologia

Chi ha "fatto" il mondo e l’uomo?

di SIMONE MORANDINI*
   

   Vita Pastorale n. 3 marzo 2009 - Home Page

La risposta a questa domanda fondamentale per cristiani e non cristiani, credenti e atei, non è scontata. La confessione del Creatore, non necessario per la scienza, è un passaggio gratuito, ma non irrazionale o arbitrario.

Non c’è dubbio che la risposta credente a una domanda così formulata nel titolo non possa essere che la stessa di tante generazioni di cristiani che ci hanno preceduto, semplice e gioiosa: Dio!

Una risposta (troppo) semplice?

Solo lui va confessato come il Creatore; solo a lui dobbiamo rendere lode per il creato che abitiamo, splendida casa della vita. Solo lui può essere indicato come origine del processo evolutivo attraverso il quale la vita è giunta a svilupparsi, come fonte di quella stessa dinamica che viene studiata dalla cosmologia come dalla biologia. Solo a lui si deve l’emergere di quelle creature singolari che sono gli esseri umani, caratterizzati dalla libertà e dalla capacità di rispondere alla sua Parola. In quella stessa azione potente che ha costituito buono il mondo possiamo confidare anche oggi, perché si prenda cura di noi.

Potremmo limitare a questo la nostra esposizione, magari rafforzandola con citazioni – della Scrittura, della tradizione e della ricerca teologica – che esprimano in modo più articolato la fede nel Creatore. Si tratta di una componente qualificante dell’annuncio cristiano, che tra l’altro le diverse confessioni condividono, senza sostanziali differenze. Potremmo limitarci a questo, ma probabilmente non renderemmo un buon contributo all’esplorazione del tema cui è dedicato questo dossier.

Trascureremmo, infatti, una domanda radicale che a tale confessione è stata indirizzata nel tempo della modernità e di fronte alla quale occorre oggi ricollocarla. Si tratta di un interrogativo che risale alle origini della rivoluzione scientifica, ma che si è fatto particolarmente acuto nei centocinquant’anni che ci separano dalla pubblicazione de L’origine delle specie. Dov’è Dio nel mondo studiato dalla scienza, quale ruolo egli gioca nella descrizione scientifica del mondo? Credo sia questa la questione fondamentale su cui occorre ragionare – al di là di considerazioni certo fondamentali, ma anche più delimitate (come la "sconvolgente" parentela tra uomo e scimmia).

Foche e iguane si rosolano tra le rocce.
Foche e iguane si rosolano tra le rocce (foto TOSI).

Il collasso della teologia naturale

La teologia naturale del primo Ottocento, sulla quale si era formato anche il giovane Darwin, disponeva di una risposta ben chiara per tali domande: Dio è quell’intelligenza che è necessaria per spiegare la perfetta integrazione funzionale dei vari viventi – nella struttura propria di ognuno di essi, come nelle loro mutue relazioni. Si trattava di una risposta perfettamente all’altezza della comprensione scientifica del reale della prima metà dell’Ottocento, ma che diverrà improvvisamente fragile alla luce delle prospettive delineate dallo stesso Darwin.

Più volte, del resto, egli sottolineerà come uno dei motivi che lo avevano portato a riflettere sulle dinamiche dell’evoluzione era proprio l’insoddisfazione per l’idea di "creazione speciale", per l’immagine di un Dio che dedicherebbe singoli atti creativi ad ognuna delle innumerevoli specie esistenti sulla faccia della terra. La scoperta del meccanismo della selezione naturale aprirà la possibilità di pensare in modo diverso il sorgere delle varie specie e le relazioni tra di esse, fornendo contemporaneamente ottimi motivi – di tipo puramente biologico – per comprendere l’integrazione funzionale osservata.

È uno spostamento estremamente stimolante per la ricerca biologica, che da esso è stata guidata nell’ultimo secolo e mezzo. Esso porrà, però, anche un grave problema alla teologia: come interpretare un reale nella cui descrizione scientifica non è previsto ormai alcun riferimento a Dio e alla sua azione? Certo, Darwin manterrà fino alla sesta edizione della sua opera principale il riferimento a leggi impresse da Dio nel reale che ne determinano l’evoluzione; più tardi, però, esso gli apparirà non necessario e scomparirà.

Un Dio che muove il reale nel segreto

Il problema, dunque, è proprio quello della visibilità di un Dio, che ormai non fa più parte del vocabolario scientifico, né delle descrizioni che con esso vengono elaborate. Un Dio che proprio per questo non può che essere nascosto allo sguardo della scienza: essa non può parlare di lui – né per affermarlo, ma neppure per negarne l’esistenza. Ciò non impedisce, dunque, in nessun modo di continuare a confessarlo come radice e fondamento di ogni essere, purché si comprenda che il discorso su di lui va declinato a un altro livello.

Se, in particolare, vogliamo comprendere la presenza di Dio entro le dinamiche dell’evoluzione, il problema sarà quello di apprendere a pensarne l’azione in modo da non contrapporla a quella dei fattori intramondani che le regolano, né di sostituirla ad essi come se potesse supplire alle lacune della nostra comprensione. Occorre piuttosto imparare che egli opera nel segreto, orientando invisibilmente quelle stesse dinamiche al dispiegarsi della vita.

Possiamo forse rappresentarci la sua presenza tramite l’immagine dello Spirito, inafferrabile come il vento eppure efficace nel lasciare tracce che uno sguardo attento sa interpretare in tutta la loro complessità. In tale prospettiva, ciò che a una descrizione scientifica appare come il frutto di un mero gioco di caso e di necessità, ad altro livello potrà essere detto come il frutto di un Amore che proprio attraverso tale gioco si esprime. Lo stesso emergere dell’humanum, con la libertà e l’intenzionalità che lo caratterizza, potrà da tale punto di vista essere interpretato come espressione di una particolare azione divina.

Un piccolo di foca allatta.
Un piccolo di foca allatta (foto TOSI).

Ritorno all’inizio

Certo, quello che stiamo disegnando non è la mera trascrizione del discorso scientifico, ma neppure una prospettiva ad esso contrapposta. La confessione del Creatore appare qui piuttosto come un passaggio gratuito – non necessario per la logica della scienza, ma non per questo irrazionale né puramente arbitrario. Appare come una rilettura di quello stesso reale studiato dalla scienza, che tutto lo reinterpreta nella luce dell’esperienza di fede. Possiamo, dunque, tornare serenamente, dopo il percorso – lungo e forse fin troppo complesso – del ragionare alla semplicità gioiosa del nostro punto di partenza:

Dio!
Solo lui va confessato
come il Creatore;
solo a Lui dobbiamo rendere lode...

Simone Morandini
*Fondazione Lanza (Pd); Istituto di studi ecumenici "S. Bernardino"(Ve)
   

Per approfondire

Arnould J., La teologia dopo Darwin. Elementi per una teologia della creazione in una prospettiva evoluzionista, Queriniana 2000, Brescia; Darwin C., L’origine delle specie, Newton Compton 2005, Roma; Küng H., L’inizio di tutte le cose. Creazione o evoluzione? Scienza e religione a confronto, Rizzoli 2006, Milano; Morandini S., Teologia e fisica, Morcelliana 2007, Brescia; Morandini S., Tra Dio e Darwin. Fede ed etica, nel tempo dell’evoluzione, Morcelliana 2009, Brescia.

   Vita Pastorale n. 3 marzo 2009 - Home Page