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Editoriale Buon Natale al tempo della crisi di
VALENTINO VACCANEO |
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L’aria
non è economicamente buona in questa fine d’anno. Ma i cristiani
possono recuperare la capacità di amare, accogliere, condividere. Il Pil non può crescere all’infinito. Queste parole, che qualche mese fa nessuno voleva sentire, oggi sono diventate attuali e dominio di tutti. Ci sono delle censure incomprensibili nella cultura e opinione pubblica. Qualche mese fa era considerato un uccello del malaugurio chi diceva che la nostra economia non poteva sempre essere in crescita. Non è che questo non si sapesse, ma non lo si voleva sentire, non si voleva pensare al futuro. La nostra cultura ci insegna a vivere l’oggi, a consumare: domani si vedrà. È evidente come la luce del sole che la nostra economia dovrà fare passi indietro. Se il 20% delle persone che vivono sul pianeta consumano l’80% delle risorse e l’altro 80% consuma solo il 20%, è chiaro che prima o poi ci sarà un livellamento. Se la Cina e l’India si affacciano al mondo industrializzato, quel 20% diventa il 40 o il 50 e le risorse non sono più sufficienti. Il nostro benessere prospera sulla povertà degli altri, è frutto di rapina e di sfruttamento. Abbiamo rapinato e stiamo rapinando le risorse del Terzo mondo: molte guerre civili in Africa le abbiamo fomentate noi per poter succhiare petrolio e materie prime. Raramente queste cose le troviamo sui nostri giornali o nelle televisioni: non fanno notizia, non fanno audience; basta però essere abbonati a una rivista missionaria per capire la situazione.
(foto Gonzales/AP/ La Presse). Siamo andati a far confezionare i nostri prodotti in Cina e in tanti altri Paesi dove la manodopera era sottopagata; ma questi Paesi, che hanno imparato a lavorare, stanno ora producendo e vendendo direttamente sui nostri mercati, e le nostre piazze sono piene di prodotti cinesi. Se il Terzo mondo cresce (e ogni uomo evangelico non può che sperarlo fortemente e impegnarsi per questa crescita), sarà normale un nostro ridimensionamento per lasciargli spazio. Quello che non sono riusciti a realizzare i sostenitori di ideologie egualitarie, o i cosiddetti "terzo mondisti", due categorie oggi derise, lo realizzerà in parte il mercato con prezzi altissimi in termini di morti di fame e di spargimento di sangue. Se da una parte la crisi economica mi mette angoscia come cittadino dell’Occidente ricco, abituato a consumare, dall’altra come credente evangelico apre davanti a me uno spiraglio di maggiore giustizia mondiale. Non sarà facile questo passaggio, non sarà senza traumi, senza sofferenze. Nei momenti di crisi tutto è possibile: il nazismo di Hitler è nato nel momento di crisi economica della Germania. «I soldi sono niente», ha detto il Papa, «solo la parola di Dio resta» ed è profondamente vero, ma purtroppo la Chiesa oggi non può pronunciare con troppa facilità queste parole perché è profondamente radicata in questa ricchezza. Qualche commentatore ha ironizzato sulle parole del Papa invitandolo a spogliarsi della ricchezza e invitando tutta la Chiesa a fare altrettanto. Credo che il Papa queste parole le abbia dette proprio pensando alla Chiesa: non per nulla sono state pronunciate davanti ai vescovi e a tutti gli invitati al Sinodo. L’invito per tutti noi è a rivedere il nostro comportamento, a ridimensionare i nostri consumi, a riflettere su quali sono i veri valori della vita. La nostra cultura ci spinge a mettere al centro le cose, il denaro, la ricchezza e il successo, dimenticando i veri valori dell’uomo: la comunione, la solidarietà, la fede, la speranza... Un papà mi ha portato i giocattoli di suo figlio, un intero furgone, dicendomi: «A mio figlio dopo mezza giornata il giocattolo che gli ho regalato non interessa più». Conosco bene il figlio: vorrebbe giocare con suo padre, ma lui non ha tempo e crede di supplire con dei doni. Ricordo due genitori venuti da me per chiedere il ricovero del figlio tossico in una comunità. Ricordo il colloquio, lungo, difficile. Non ero riuscito a portare il discorso oltre i termini economici. Il ritornello era sempre lo stesso: «Nostro figlio aveva tutto, gli abbiamo dato tutto, non gli mancava nulla». Purtroppo non gli mancava nulla in termini economici, ma gli mancava tutto se si parla di senso alto, bello, della vita. Il figlio lo conoscevo bene: a 14 anni sognava di volare alto; sono stati i genitori a tarpargli le ali, a fare di un’aquila una gallina da cortile. Celebrare il Natale può essere per i cristiani in questo momento una seria riflessione su quali sono le cose essenziali e quali di secondo ordine anche se necessarie; un prendere coscienza che la civiltà del mondo contemporaneo si misura dalla capacità di creare un’equa distribuzione delle ricchezze, per cui non ci sia più chi muore di fame; che la nobiltà non si misura dalle cose che si possiedono, ma dalla capacità di accogliere, amare, condividere. Il Signore è nato in una stalla. Una stalla può diventare reggia e una reggia può diventare stalla. Non c’è bisogno di esemplificare. Valentino Vaccaneo |
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