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L'aspetto pastorale

Valori, opportunità e rischi quotidiani

di SILVANO SIRBONI
   

   Vita Pastorale n. 9 ottobre 2008 - Home Page

«La gente vuole così»: è deprimente la risposta di tanti pastori di fronte a manifestazioni tradizionali di pietà non più consone ai dettami dei nostri vescovi. Ancora di più lo è manipolare la liturgia con espressioni, pur approvate, ma fuori luogo...
  

L'equilibrio, in ogni settore della vita, è una posizione sempre difficile e delicata. Anche fisicamente non bastano le gambe per restare in piedi; tutto dipende dalla testa, dal cervello. Ciò resta vero anche nella gestione del culto. Dove non c’è chiarezza teologica, la pastorale si trasforma facilmente in... "pastorizia". In altri termini, se non si ha ben chiaro lo scopo, il traguardo da raggiungere, si annaspa cercando soluzioni contingenti che gratificano bisogni immediati e secondari ma che non rendono un autentico servizio al Vangelo.

Valle Saint Barthelemy (Ao), 5 agosto: pellegrinaggio all'Oratorio di Cuney, 2665 m, il santuario mariano più alto d'Europa (foto Censi).
Valle Saint Barthelemy (Ao), 5 agosto: pellegrinaggio all’Oratorio di Cuney, 
2665 m, il santuario mariano più alto d’Europa (foto Censi).

Non c’è dubbio che certe attività cultuali attirino più gente e soddisfino alle richieste. Ma questo è lo stile del supermercato e della demagogia. I genitori che accontentano sempre i figli in tutte le loro richieste non fanno il loro bene e a lungo andare non avranno neppure il loro rispetto. Talvolta si sente dire da qualche pastore: «La gente vuole così». È l’ammissione del proprio fallimento educativo. La gente "vuole" ciò che i loro pastori hanno trasmesso come importante.

Un esempio personale. Da 25 anni la veglia per i defunti in parrocchia ha assunto la struttura di una celebrazione della Parola, come proposto dal rituale e recentemente anche dal sussidio pastorale della Cei (Proclamiamo la tua risurrezione, pp. 25-70). Quando esorto altri parroci a fare altrettanto, ritorna la frase: «La gente vuole il rosario». La mia esperienza dice piuttosto che la gente vuole pregare per alimentare la propria fede e speranza alla luce della parola di Dio. Mi viene il dubbio, e ne chiedo in anticipo perdono, che dietro quella frase ci sia sovente anche un pizzico di pigrizia nel dover gestire una forma di preghiera che impegna nella ricerca dei testi più adatti e nell’attualizzare le monizioni... Forse prevalgono anche gusti personali.

Condizionamenti della storia

Lo stesso Direttorio su pietà popolare e liturgia, che promuove il culto devozionale, riconosce un certo squilibrio che si è prodotto lungo la storia fra liturgia e pietà popolare, cioè fra quel culto che, gestito autorevolmente dalla Chiesa, esprime e comunica il deposito della fede e quelle espressioni che manifestano la fede più liberamente, secondo modalità soggettive legate ai singoli, a un gruppo, a circostanze particolari di tempo e di luogo (cf Direttorio 48), le quali, proprio per la loro caratteristica di libertà soggettiva, non sono esenti da deviazioni.

È un'occasione per la riconciliazione.  
È un'occasione per la riconciliazione (foto Censi).

Il Direttorio ne elenca alcune: diminuzione del senso e della centralità della Pasqua di Cristo; scorretta percezione della «gerarchia delle verità» (48). Di conseguenza le devozioni finiscono di prendere il sopravvento non solo sull’anno liturgico e sulla domenica, che costituiscono l’itinerario fondamentale e «il perno della catechesi permanente dell’intera comunità» (RICA, Introduzione Cei 2), ma rischiano di esprimere e alimentare un rapporto non del tutto corretto con Dio e con la sua Chiesa.

Certe forme di pietà sono nate e si sono anche opportunamente sviluppate in epoche in cui la liturgia della Chiesa era distante dal popolo. Sono state provvidenziali, come provvidenziali sono i surrogati in mancanza della materia prima. Tuttavia oggi sovrapporre al triduo pasquale la novena in preparazione alla domenica della misericordia sarebbe del tutto fuori luogo. Infatti il Direttorio non accenna neppure a questa novena, pur promuovendo la devozione alla divina misericordia (cf 154). Provvidenziali sono stati i "mesi" devozionali che coprivano quasi tutto l’anno civile, compreso il mese di marzo dedicato a san Giuseppe. In particolare ha avuto un ruolo fondamentale il mese di maggio dedicato a Maria soprattutto a cominciare dal XVIII secolo.

Tuttavia dopo la riforma liturgica che ha ripristinato il primato dell’anno liturgico, lo stesso Direttorio esorta a un’accurata valutazione di questa devozione che deve trovare nuove forme meglio integrate nell’anno liturgico (cf 191). Lo sviluppo autonomo delle devozioni ha condotto all’affievolimento del senso del sacerdozio dei fedeli. Di conseguenza essi rischiano di diventare semplici consumatori di riti religiosi dove la quantità prevale sulla qualità non senza valutazioni quantitative che rasentano la superstizione.

Alcuni pericoli

Fra i tanti rischi dai quali il Direttorio mette in guardia i fedeli (cf 65) c’è «l’insufficiente presenza di elementi essenziali della fede cristiana» a partire dalla parola di Dio per cui si sopravvalutano le apparizioni e i messaggi privati. «Dal momento in cui [Dio] ci ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e definitiva Parola, ci ha detto tutto in una sola volta in questa sola Parola. [...] Perciò chi volesse ancora interrogare il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni, non solo commetterebbe una stoltezza, ma offenderebbe Dio, perché non fissa il suo sguardo unicamente in Cristo e va cercando cose diverse e novità» (san Giovanni della Croce, cit. in CCC 65).

Un altro rischio è «la tendenza a separare il momento cultuale dagli impegni della vita cristiana». Non è un caso che persone particolarmente "devote" reputino un motivo di vanto il totale disinteresse nei confronti della vita pubblica e degli impegni nella vita civile. Fra i pericoli elencati vi è anche «l’utilizzazione di segni, gesti e formule che talvolta prendono un’importanza eccessiva fino alla ricerca dello spettacolare». L’uso non del tutto corretto di alcuni segni liturgici è particolarmente deviante nei confronti della fede. L’acqua benedetta è fondamentalmente ricordo e riconferma del proprio battesimo (cf Benedizionale 26, d). Usarla semplicemente a scopo scaramantico non è certo rispettoso del significato cristiano dell’aspersione.

Per una corretta pastorale

Il Direttorio offre due principi fondamentali: a) non mescolare pietà popolare e liturgia (13); b) i pii esercizi devono trarre ispirazione dal culto liturgico e ad esso devono condurre (58). Un esempio pratico è offerto dal Direttorio a proposito del rosario con un maggiore inserimento della parola di Dio per i singoli "misteri" e con una maggiore libertà nel proporre i "misteri" da meditare in modo che essi concordino con le feste eventualmente celebrate e i tempi liturgici (cf 197-201). Inserire una decina del rosario al posto della preghiera universale è una commistione scorretta che non rispetta né la dignità del rosario, né tanto meno quella della celebrazione liturgica.

È proprio necessario, come purtroppo sta avvenendo in alcuni luoghi e in contrasto con le norme liturgiche, aggiungere l’Ave Maria al termine della messa per le vocazioni o altre particolari intenzioni? Che ci sta a fare la preghiera universale il cui valore sacramentale è certamente superiore alla preghiera extraliturgica? Perché confondere l’ostensione del pane e del vino consacrati in lunghi momenti di culto eucaristico, addirittura con l’inserimento di qualche canto popolare, sbilanciando la struttura di tutta la preghiera eucaristica e della stessa messa quando il suo momento culminante è invece la partecipazione alla mensa eucaristica?

In un momento in cui gli aspetti devozionali sembrano avere un forte e ambiguo fascino anche su coloro che non sembrano essere particolarmente interessati alla pratica del Vangelo, varrebbe la pena di prendere fra le mani l’autorevole Direttorio e leggere almeno l’introduzione (1-21). Sarebbe sufficiente per trovare la giusta strada per una corretta e veramente nuova evangelizzazione.

Silvano Sirboni
   

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