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L’ESPERIENZA DEI CAPPELLANI DI BORDO ITALIANI

Vita e lavoro nelle "città galleggianti"

di RAFFAELE IARIA
   

   Vita Pastorale n. 1 gennaio 2008 - Home Page Il servizio del cappellano di bordo è iniziato nei primi decenni del ventesimo secolo, come accompagnamento dei migranti nelle Americhe. Negli anni novanta si è cominciato a pensare a un’espansione del mercato crocieristico. E così il prete a bordo delle navi è diventato il "padre" di tutti, anche per i musulmani, hindu... L’augurio è che anche altri preti siano disponibili a questa esperienza, anche per un tempo della loro vita.
  

Salire su una nave e condividere in tutto e per tutto la vita e il lavoro di quanti, per scelta o per necessità, traggono la loro fonte di sostentamento da una attività professionale in mezzo al mare. Stiamo parlando dei cappellani di bordo, cioè di quei sacerdoti che prestano il loro servizio pastorale verso i marittimi migranti e i passeggeri di una nave da crociera, come prevede il motu proprio Stella Maris del 31 gennaio 1997. Con quest’incarico da parte della Chiesa, il cappellano s’imbarca come missionario, e va a condividere la vita e il lavoro di chi vive sulla nave, lontano da terra e dagli affetti più cari. «Un popolo invisibile», ci spiega don Giacomo Martino, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale dei marittimi della fondazione Migrantes, «che ha una residenza a terra solo per necessità familiari o logistiche, ma che vive gran parte dell’anno in mare».

Nuovo modo di girare il mondo

Sulle navi passeggeri il servizio del cappellano di bordo è iniziato nei primi decenni del XX secolo come accompagnamento dei migranti nelle terre dell’America. Un tempo nel quale molte navi partivano per lunghi viaggi con il loro carico umano d’intere famiglie e di tutto quello che esse potevano portare via con sé, per un viaggio spesso senza ritorno. Il ruolo dei cappellani di bordo era quello di accompagnare queste famiglie. Non raramente si fermavano con loro per alcuni periodi nelle nuove terre dove giungevano, per assisterli nei loro primi inizi, poi ripartivano per l’Italia, magari portando con sé lettere o notizie ai parenti rimasti in patria.

Don Giacomo Martino con don Luca Centurioni. In mezzo: simbolo dell'apostolato del mare.
Don Giacomo Martino con don Luca Centurioni.
In mezzo: simbolo dell’apostolato del mare.

Le navi passeggeri – ci racconta don Luca Centurioni, cappellano di bordo dell’Apostolato del Mare italiano – hanno esercitato per decenni la funzione di mezzo di trasporto a servizio dell’emigrazione. Nei primi anni ’90 del secolo scorso si è cominciato a pensare a un’espansione del mercato crocieristico anche in Europa, cosa che in America era partita un decennio prima, e così si è iniziato a ricostruire una flotta di navi da crociera, non più navi di bandiera (finanziate dallo Stato) ma di armatori privati, che hanno raccolto il favore di molti vacanzieri, che hanno apprezzato il nuovo modo di girare il mondo. E il cappellano? È diventato cappellano dei vacanzieri?

Tutti la pensano più o meno così: che il cappellano di bordo sia come quel prete diventato famoso per la serie di telefilm americani Love Boat che con aria piacente gira per i saloni, raccogliendo i pettegolezzi di passeggeri spensierati, le confessioni di chi ha segreti da nascondere. «Non è questa la figura del cappellano di bordo», ci spiega don Martino. Da quando le navi passeggeri sono navi vacanza, con la possibilità di poter trasportare fino a 3.850 passeggeri e oltre mille persone di equipaggio, sono diventate delle "città galleggianti", «lo stile di vita e di lavoro è cambiato radicalmente. Se da una parte le navi sono più moderne, dotate di qualche comfort e l’ambiente di lavoro più pulito e sicuro, dall’altra i marittimi hanno ritmi di lavoro molto intensi».

Di qui la lungimiranza e la sensibilità anche delle nuove società armatrici di pensare a un’attività di welfare per l’equipaggio, e la disponibilità dell’Apostolato del Mare – esperienza unica al mondo – di dedicarsi al benessere dei numerosissimi membri dell’equipaggio delle nuove navi passeggeri, con la sapienza del Vangelo e con la pedagogia della Chiesa, "maestra di umanità". E allora «chi è il cappellano di bordo su queste navi? Egli non è principalmente l’accompagnatore di passeggeri vacanzieri, ai quali comunque non fa mancare la sua assistenza spirituale, ma soprattutto il compagno di lavoro, il confidente prima e poi il pastore, la guida umana e spirituale di un equipaggio che a parte il lavoro e la cabina rischierebbe di rimanere privo di un punto di riferimento, di aggregazione, di sostegno».

Don Giacomo Martino nel suo ufficio di bordo.
Don Giacomo Martino nel suo ufficio di bordo
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La vita di bordo

«Ogni tanto faccio», ci dice un cappellano, «qualche domanda ai passeggeri che vengono alla messa a bordo e dico: sapete quanti membri di equipaggio ci sono su questa nave? La domanda li coglie di sorpresa: non ci hanno mai pensato. Azzardano una risposta ed ecco... "Trecento?", mi dicono. "Quattrocento?". E io rispondo: "1.068!". "Wow !". Si meravigliano e sono convintissimi che non sarebbero mai arrivati a pensare a così tante persone. Infatti a parte qualcuno che gli rifà la cabina e gli porta il piatto al tavolo al ristorante, anche per i passeggeri di una nave crociera i membri di equipaggio sono invisibili».

A bordo il prete è "padre" di tutti, anche per i musulmani, hindu, ecc. Don Giacomo Martino si augura che altri preti siano disponibili a questa esperienza, anche per un breve tempo, un anno o due, per dare uno slancio missionario al loro ministero, per dare un contributo all’opera evangelizzatrice della Chiesa anche al di là del mero criterio territoriale, per scoprire come in un mondo così "invisibile" sia importante «portare la visibilità dell’amore credibile di Dio».

Raffaele Iaria
   

I sessant’anni della fondazione Migrantes della Cei
RETE DI SERVIZI A FAVORE DEI MIGRANTI

Ha un’età adulta la fondazione Migrantes della Cei, anche se la sua storia "ufficiale" sembra breve. È infatti nata, sotto questo nome, vent’anni fa, nel 1987. Essa però è nata «in età già adulta», ci dice il direttore generale monsignor Piergiorgio Saviola, «dalla naturale evoluzione di altri benemeriti organismi che per circa un secolo hanno testimoniato la materna attiva presenza della Chiesa tra i migranti». Nel 1946 nasceva a Roma il Comitato nazionale cattolico per l’emigrazione, trasformatosi l’anno seguente in Giunta cattolica italiana per l’emigrazione. Molto attive risultavano a quel tempo anche in campo emigratorio la Pontificia opera assistenza (Poa), l’Azione cattolica, le Acli, l’Onarmo e diversi altri organismi.

Nel 1953 fu istituita anche la Direzione nazionale delle opere di emigrazione per un’azione più strettamente pastorale, col compito ad esempio di seguire le centinaia di Missioni cattoliche italiane tra gli emigrati all’estero e di organizzare annualmente la Giornata nazionale delle migrazioni, da qualche anno diventata Giornata mondiale. Nel 1965 la Santa Sede trasferì alla Conferenza episcopale italiana appena istituita la competenza di quanto riguardava i problemi della Chiesa in Italia, compreso quello migratorio. Nasce così la Commissione episcopale per l’emigrazione e il suo organismo esecutivo, l’Ufficio centrale per l’emigrazione italiana (Ucei).

Nei due decenni successivi in seno alla Cei maturò l’idea di far confluire in un unico organismo la competenza su tutte le forme di mobilità umana che, oltre l’emigrazione italiana verso l’estero, comprendeva anche il mondo dei rom e sinti, dello spettacolo viaggiante e dei marittimi e aeroportuali. Inoltre proprio in quegli anni l’immigrazione extracomunitaria dai Paesi in via di sviluppo cominciava a configurarsi in modo sempre più consistente come fenomeno di massa, verso il quale si erano già mobilitate con una fitta rete di servizi tante forze di ispirazione cristiana. Nasce così nel 1987 la Migrantes (a sinistra: il logo) come fondazione che oggi ha cinque direttori, uno per ogni settore, un direttore generale, monsignor Saviola, e un presidente nella persona di monsignor Lino Belotti, presidente anche della Commissione episcopale della Cei per le migrazioni.

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