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Agli ex
re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti
maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio
nazionale».
Camera
e Senato hanno già approvato la revisione costituzionale, che
permetterà a Vittorio Emanuele e al figlio di tornare in Italia
(a Filiberto, in verità, di entrarci per la prima volta): solo
che, non avendo le quattro tornate di voto in Parlamento avuto
una maggioranza qualificata di due terzi, c’è la possibilità
che, entro l’autunno, qualche movimento avverso ai Savoia (ve
ne sono, di contrari, perfino fra i monarchici) riesca a
presentare firme sufficienti per un referendum confermativo. Un
colpo di scena è possibile, ma non probabile: i più sono
convinti che quest’annosa pagina di storia d’Italia stia
veramente avviandosi alla chiusura.
Anche
perché la lettera e lo spirito della Costituzione sono già
stati, da molto tempo, piegati alle convenienze e al buon senso:
non poté forse, già negli anni Ottanta, l’ex regina Maria
José, consorte dell’ex re Umberto II, varcare la frontiera e
ripresentarsi a quegli italiani che, per meno di un mese, erano
stati suoi sudditi?
Sull’opportunità,
o desiderabilità, di quello strappo alla norma transitoria
avvenuto a favore dell’ex regina, potranno ragionare i lettori
di Famiglia Cristiana, ai quali la prossima settimana
verrà offerta la biografia di Maria José, scritta da
Arrigo Petacco. Perché è proprio nella vita della "regina
di maggio" (come venne chiamata, per avere regnato dal 9
maggio al 2 giugno 1946) che si possono probabilmente trovare le
ragioni per cui, senza che neppure l’ultrasinistra
protestasse, vennero per lei, non appena rimasta vedova,
allargate le maglie del divieto previsto dalla carta istitutiva
della Repubblica.
Era
definita da molti "la regina antifascista", e questo
salvacondotto democratico aiutò certamente a schiuderle le
frontiere d’Italia: la sovrana non tornò mai a risiedervi, ma
negli ultimi vent’anni della sua esistenza vi giunse in visita
abbastanza frequentemente. Ora, definire antifascista l’ex
regina era se non altro anacronistico, perché sul trono Maria
José salì, brevemente, quando il fascismo era già crollato, e
non c’era più gran merito a esserne oppositori. Semmai,
"principessa antifascista", con un certo grado di
semplificazione giornalistica. E intelligente, anticonformista,
a modo suo spregiudicata, questo sì.
Era la
figlia del re Alberto del Belgio ed era quindi stata educata in
un ambiente di socialismo moderato, di buona cultura, socievole
e di frequentazioni internazionali. Quando, nel 1930, aveva
sposato Umberto di Savoia, era entrata in una famiglia
completamente differente: altrettanto e forse più
aristocratica, ma gelida ("un frigorifero", diceva
lei, appunto) e scarsamente aperta al mondo. All’inizio il
fascismo, forse per la sua novità, l’aveva, se non attratta,
perlomeno incuriosita, e un certo interesse aveva provato anche
per la personalità di Mussolini. Attorno al 1938, però, la
principessa ereditaria si era già creata un giro di amicizie,
fra le quali molti intellettuali, lontane dal fascismo, o anche
critiche, al punto che Mussolini, sempre bene informato dalla
polizia politica, confidava a Yvon De Begnac di essere
"sospettoso" nei suoi confronti. Eppure, l’antifascismo
doveva ancora venire, come dimostra un’annotazione di Galeazzo
Ciano sul "Diario".
Al
concerto di Toscanini
Nell’estate
1938, Arturo Toscanini aveva clamorosamente rotto con il regime
e si era trasferito all’estero. In luglio aveva dato un
concerto a Lucerna, in Svizzera, al quale avevano assistito, in
aperta polemica, molti italiani, fra i quali la principessa di
Piemonte. Ma Ciano scrisse di avere ricevuto, il novembre
successivo, la visita di Maria José, che «voleva giustificarsi
per avere assistito… a un concerto di Toscanini. Non aveva
calcolato la portata politica del gesto, cui è stata indotta da
alcuni amici milanesi».
Molti
comportamenti di Maria José, in quel tempo, sono ancora oggi
inspiegabili: perché, per esempio, nell’autunno 1940 si
iscrisse al partito fascista, fra lo stupore di molti, e forse
dello stesso Duce? Dopo la guerra lei ne diede delle spiegazioni
che non ci paiono del tutto convincenti. E ancora, perché
scrisse sul proprio diario, non pubblicato, ma consultato da
molti studiosi fra cui appunto Arrigo Petacco, che il fascismo
avrebbe potuto fare del bene al Belgio, allora occupato dai
tedeschi? Ma non passarono molti mesi dall’inizio della guerra
che la principessa cominciò ad aprire gli occhi, e fu la sola
nella famiglia reale a capire dove il fascismo stava portando l’Italia.
Oltre
agli intellettuali e agli artisti, cominciò a frequentare, più
o meno clandestinamente, gli uomini politici dell’Italia
prefascista, come Alcide De Gasperi, Guido Gonella, Ivanoe
Bonomi, e il vecchio filosofo liberale Benedetto Croce, che
conosceva da un decennio. Finché non passò direttamente alla
cospirazione, nel 1943, incaricando un proprio emissario, Alvise
di Capodilista, di cercare contatti con gli Alleati in
Portogallo: una missione che, pur senza esito, precedette
addirittura quella del generale Castellano, inviato di Badoglio.
Molti
anni più tardi, è evidente che fu proprio il ricordo di quest’attività
in favore della democrazia a permetterle l’ingresso in Italia.
Che il figlio e il nipote ancora attendono.
Pietro Radius
http://www.storiain.net/arret/num24/majose24.htm
- Una bella principessa che ricamava trame contro la dittatura
fascista. Il sito contiene anche una sezione multimedia con
video riferito al personaggio.
http://www.grandinotizie.it/dossier/005/fatti_perche/017.htm
- L'educazione liberale di una regina anticonformista.
www.cronologia.it/storia/biografie/mariajos.htm
– Biografia della reggente di casa Savoia particolarmente
approfondito in merito alla trame ordite contro la dittatura
fascista.
www.grandinotizie.it/dossier/005/protagonisti
– Biografia del personaggio Maria Josè, nell’ambito di un
dossier dedicato alla famiglia Savoia.
www.arrigopetacco.net
- Sito dedicato al giornalista e storico Arrigo Petacco,
studioso del periodo del Fascismo e della Seconda guerra
mondiale, autore di biografie dedicate a grandi figure femminili
fra cui Maria José di Savoia.
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Josè, l'ultima regina" (Italia 2001) (mini
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