Madre di Dio

 

N. 8/9 agosto-settembre 2006

Un "cantiere sempre aperto"

La "Madonna dell’estate", donna del riposo e del silenzio

Amici lettori

Una Madre in lacrime accompagna la Chiesa
  
Stefano De Fiores

Cuore di madre
  
Giuseppe Daminelli

La recita del Rosario
    
Bruno Simonetto

La Dormizione della Beata Vergine
    
George Gharib

Domenico, il Santo del Rosario
    
Bianca Maria Veneziani

Storia dell’"Angelus" - 19
  
 Simone Moreno

Fatti e persone
    
a cura di Piero Roma

Maria, "roveto ardente"
  
Alberto Rum

Morte e trasfigurazione della Vergine-Madre
    Simone Moreno

 Le donne delle lampade accese
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 19
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 8/9 agosto-settembre 2006 - Copertina

 

 

 

 

 Problemi attuali di mariologia

 
di GIUSEPPE DAMINELLI

Cuore di madre
   

"L’amoroso cuore materno di Maria, attraverso l’intimo ardore in Dio, diventa il cuore dell’universo".
 

A contatto con l’icona della Trinità di Andrei Rublëv, la cui contemplazione doveva - secondo la spiritualità di San Sergio di Radonez - superare "la paura davanti al mondo lacerato dall’odio" e imparare a stare non uno accanto o contro l’altro, ma con lui e a favore di lui, scopriamo che lo stesso messaggio di comunione proviene dalle tante icone della Madre di Dio, "Theotókos".

L’unità ecumenica è rappresentata simbolicamente nell’immagine della Nascita di Cristo dove Maria personifica "l’amoroso cuore materno che, attraverso l’intimo ardore in Dio, diventa il cuore dell’universo"; o nell’icona di Pentecoste, dove la creatura "si stringe attorno a Cristo e alla Deipara, diventando così dimora dello Spirito", oppure nell’icona dell’Annunciazione, dove Dio Trinità si rivela alla Vergine di Nazaret.

I Sacri Cuori di Gesù e di Maria - Immagine venerata nella Basilica dell'Immacolato Cuore di Maria, Roma.
I Sacri Cuori di Gesù e di Maria – Immagine venerata nella Basilica dell’Immacolato Cuore di Maria, Roma.

La via della preghiera

Sia nel popolo che tra i Monaci fiorisce la preghiera mariana, che si rivela un ambiente vitale adatto per un incontro non solo con la Vergine ma anche con le Persone della Trinità.

Innanzitutto, il luogo più appropriato per un’esperienza della Trinità e di Maria è la liturgia, fonte e culmine della vita della Chiesa. Nella liturgia della Chiesa copta, per esempio, la Salmodia annuale all’invito "Venite, adoriamo la Trinità: Padre, figlio e Spirito Santo" fa seguire il saluto: "Ave, o Maria, bella colomba che ci generò Dio, il Verbo".

Dopo il Trisaghion e il Padre nostro è collocata una "dossologia mariana" che a sua volta termina con una dossologia trinitaria: "Proclamiamo la SS. Trinità, unico Dio, che adoriamo e glorifichiamo".

Come è risaputo, l’Anafora bizantina di San Giovanni Crisostomo contempla una dossologia rivolta direttamente a Maria dopo le parole del Signore nella Cena: "Non sorprende, quindi, che Maria sia invocata e glorificata accanto alle dossologie trinitarie. Il Theotokion [Tropario, breve canto alla Madre di Dio] viene, quindi, associato negli Uffici bizantini alle dossologie trinitarie".

Nella liturgia romana sono rare le preghiere a Maria, perché in essa vige l’antica taxis di rivolgere la preghiera al Padre mediante Cristo nello Spirito.

È importante la menzione della Madre di Dio nel Communicantes della prima Anafora. Di solito le Orazioni delle Messe in onore della beata Vergine sono rivolte al Padre ma con motivazione mariana, come avviene, ad esempio, nell’antica Colletta "Gratiam tuam" che conclude l’Angelus.

Spesso l’invocazione alla Trinità e quelle a Maria sono giustapposte, come nelle Litanie lauretane. Il riferimento alle Tre Persone divine è abituale nei 46 formulari della "Collectio Missarum de beata Maria Virgine" (1987), in particolare nei Prefazi, dove convergono le acquisizioni della mariologia conciliare e post-conciliare.

Il Cuore Immacolato della Madonna di Fatima: "Il mio cuore trionferà" - Orangevale, California.
Il Cuore Immacolato della Madonna di Fatima: "Il mio cuore trionferà" – Orangevale, California.

Nella preghiera non strettamente liturgica si distinguono in Oriente e in Occidente le formule ripetitive, il cui scopo è di assimilare vitalmente il mistero oggetto di contemplazione o motivo di supplica.

Maria è menzionata nella preghiera di Gesù nella sua forma monastica greca: "Signore Gesù, Figlio e Verbo di Dio vivo, per le preghiere della tua purissima Madre e di tutti i Santi, abbi pietà di noi e salvaci". Similmente San Serafino di Sarov (+ 1833) invita a dire sottovoce nel pomeriggio: "Santa Madre di Dio, salva me peccatore"; oppure: "Signore Gesù Cristo, per intercessione della tua santa Madre, abbi pietà di me peccatore".

In Occidente una funzione mistagogica è riconosciuta al Rosario, che con la meditazione dei misteri e con le clausole cristologiche corrispondenti all’infanzia, vita pubblica, Passione e Risurrezione di Gesù costituisce un vero metodo di vita spirituale.

Il riferimento mariano è evidente nella ripetizione delle Ave, ma è costante pure il riferimento alle Persone della Trinità che agiscono nei misteri evangelici e alla fine vengono celebrate nel Gloria al Padre.

Modello consacratorio

Sebbene si siano talvolta verificate nel corso della storia impostazioni mariocentriche, che lasciavano nell’implicito la relazione trinitaria, normalmente da Sant’Ildefonso di Toledo fino a San Luigi da Montfort ed a Giovanni Paolo II, si è avuto cura di inserire il rapporto con Maria nel contesto globale della storia della Salvezza e nella vita in relazione con la Trinità.

Questa impostazione si trova in alcuni Autori le cui testimonianze aiutano a immettersi nelle vie da loro indicate per raggiungere con Maria una più profonda assimilazione del mistero trinitario.

Già nell’epoca patristica Sant’Ildefonso (+ 667) nel "Libretto sulla verginità di santa Maria contro tre infedeli" propone di divenire servi di santa Maria; ma si tratta di un atteggiamento spirituale orientato a Cristo e alla Trinità. Nella preghiera finale Ildefonso si augura di dare "gloria a Dio, lode a Dio, onore a Dio" e di ricevere così "onore da Dio e il perdono da Dio, la salvezza da Dio, la vita da Dio e l’esultanza da Dio".

Sacro Cuore di Maria - Ed. Alinari, Firenze.
Sacro Cuore di Maria – Ed. Alinari, Firenze.

Erede della tradizione spirituale e missionaria della Francia post-tridentina, San luigi Maria da Montfort rappresenta l’apice della devozione a Maria: "Si può dire che con lui l’idea di consacrazione ha raggiunto la sua perfetta espressione".

Maturata in un periodo di piena crisi mariana, tale consacrazione riceve da Montfort una svolta cristocentrica, che la distingue da quella proposta dai suoi predecessori. Essa rispetta l’unica mediazione di Cristo e costituisce una via semplice e impegnativa per giungere alla maturità spirituale.

Sebbene Montfort ricorra a vari termini per spiegarne il contenuto [schiavitù d’amore, contratto di alleanza...], quando deve definirla fa perno sul concetto di consacrazione, collegandola direttamente con il Battesimo.

Nel "Trattato della vera devozione a Maria" il Montfort intitola questa parte: "La perfetta consacrazione a Gesù Cristo" e la presenta con le celebri parole [che saranno valorizzate da Giovanni Paolo II, nell’enciclica Redemptoris Mater, n. 48]: "La perfetta consacrazione a Gesù Cristo, quindi, non è altro che una consacrazione perfetta e totale di se stessi a Maria; o, in altre parole, una perfetta rinnovazione dei voti e delle promesse del santo Battesimo. È questa la devozione che io insegno" (VD 120).

Pur avendo attinto da tanti predecessori, come Boudon, Bérulle, Eudes, Montfort raggiunge in questa identificazione tra la consacrazione a Cristo per le mani di Maria e i voti battesimali un traguardo prima ignoto, che preserva il rapporto con Maria da ogni devozionalismo e lo mette al servizio della vita in Cristo.

Egli intende introdurre nel Cattolicesimo popolare del suo tempo, dimentico degli impegni battesimali, una devozione a Maria che superi il criterio delle pratiche per essere un atteggiamento interiore e un modo per vivere responsabilmente la fedeltà al Battesimo. Per il Montfort non si può restare Cristiani per procura, ma occorre darsi a Cristo volontariamente e con cognizione di causa [cfr. ibid., n. 126]; il dono di sé a Maria si inserisce in questo progetto, quale elemento che "ci conforma, unisce e consacra perfettamente a Gesù Cristo" (VD 120).

A. Callà, Il cuore materno di Maria per l'Europa - Sale del Bramante, Roma.
A. Callà, Il cuore materno di Maria per l’Europa – Sale del Bramante, Roma.

Anche la consacrazione all’Immacolata vissuta da San Massimiliano Kolbe (+ 1941) è fin dall’inizio orientata "ad estendere, in tal modo, quanto più è possibile il benedetto Regno del sacratissimo Cuore di Gesù". Egli percorre una triplice fase, vivendo innanzitutto la consacrazione all’Immacolata (1919) come una realtà costante, dinamica e unificante. Segue una fase d’immedesimazione con l’Immacolata (1932-1935), quando mediante un annientamento mistico di sé, iniziato da molti anni di esercizio "a non ostacolare" l’Immacolata, P. Kolbe intende scomparire per "diventare lei" (SK 579).

A partire da una lettera indirizzata da Nagasaki nel 1935 a fr. Matteo, che trovava difficoltà nell’armonizzare l’amore di Gesù con quello di Maria, p. Kolbe allarga il raggio di riflessione inserendo il discorso sull’Immacolata nell’ambito trinitario: "Mio caro, sicuramente la sorgente di ogni bene, in qualsiasi ordine, sia naturale che soprannaturale (cioè, della grazia) è Dio Padre il quale opera sempre attraverso il Figlio e lo Spirito Santo, cioè la Trinità Santissima" (SK 643).

L’Immacolata è presente in questo circuito d’amore come "il vertice dell’amore della creazione che torna a Dio", proprio perché "in lei avviene il miracolo dell’unione di Dio con la creazione".

Giuseppe Daminelli