Madre di Dio

 

N. 6 giugno 2006

Siamo in un "cantiere aperto"

Il mese della mietitura

Amici lettori

Le lacrime di Maria, Madre di Dio e dell’umanità
  
Stefano De Fiores

L’itinerario mariano della fede
  
Giuseppe Daminelli

I dogmi mariani spiegati da Papa Ratzinger
    
Bruno Simonetto

"La Visita di Maria ad Elisabetta"
    
George Gharib

Cirillo d’Alessandria, il cantore della Theotókos
    
Bianca Maria Veneziani

Storia dell’"Angelus" - 17
  
 Simone Moreno

Fatti e persone
    
a cura di Piero Roma

"La secolarità della vita di Maria"
  
Alberto Rum

La tradizione di Efeso
    Simone Moreno

 Missionari dell’Immacolata Mediatrice
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 17
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 6 giugno 2006 - Copertina

 

 

 

 

 Piccole cronache di Maria di Nazareth

 
di SIMONE MORENO

La tradizione di Efeso
   

Alla scoperta dei "luoghi mariani" dei primi tempi della Chiesa: il rinvenimento ad Efeso della "Meryem Ana Evi", la casa di Madre Maria.
   

Scrivevamo la volta scorsa che nulla si sa di ciò che è stato di Maria dopo l’evento pentecostale, se si eccettua l’annotazione di Luca che negli "Atti" la ritrae con gli Apostoli, "al piano superiore" della casa dove erano radunati.

Ma tutti conoscono la tradizionale collocazione della "casa di Maria" ad Efeso, dove la Madonna sarebbe vissuta con il "discepolo di Gesù – figlio adottivo" Giovanni Evangelista.

Giuliano Patelli, nel suo libro "Una Madonna nuova", Edizione S. P. Self-Pubblished, 1998, raccoglie e interpreta i dati di questa "tradizione di Efeso" [cfr. pp. 109-120]: dati che qui riassumiamo.

Selçuk: la pianura sottostante la Collina del Bulbul-dagi [Collina dell'Usignolo], su cui sorge il Santuario di Meryem Ana.
Selçuk: la pianura sottostante la Collina del Bulbul-dagi [Collina dell’Usignolo],
su cui sorge il Santuario di Meryem Ana.

"Meryem Ana Evi", la casa di Madre Maria

Nella piana di Efeso - esordisce la ‘ricostruzione’ del Patelli - è passato il rullo compressore dell’ombra di quel Dio che polverizzò il vitello d’oro degli antichi Ebrei: il riferimento è ai ruderi di quella sfacciata enfasi di marmi che furono destinati alla costruzione di edifici in onore degli dèi pagani, soprattutto di Cibele e Diana.

La casetta di Maria è sopra la Collina dell’Usignolo ["Bulbul dagi", in turco], ricoperta di ulivi, frassini e faggi che fanno ombra alla "Meryem Ana Evi", la Casa di Madre Maria ricostruita sulle fondamenta del I secolo.

Come e quando vi giunse Maria? Come al solito, le fonti scritte dei primi anni della Chiesa tacciono. Né Pietro, né gli Evangelisti, nessun Discepolo ha mai accennato alle peregrinazioni di Maria, che pure ci devono essere state; Gesù inchiodato e morente sulla Croce, e almeno questo non potevano non riferirlo, si occupò della sua mamma, affidandola al discepolo prediletto, l’Apostolo Giovanni, il quale "da quell’istante, la prese nella sua casa" [Gv 19, 27].

] Uno dei primissimi Pellegrinaggi a Meryem Ana.
] Uno dei primissimi Pellegrinaggi a Meryem Ana.

È provato che l’Evangelista Giovanni visse ad Efeso; ed è straordinario il fatto che qui sia sorta la prima Basilica dedicata alla Madonna, dove si svolse [nel 431] il Concilio che la definì Theotókos, Madre di Dio.

Dalle cronache dell’Assise ecumenica risulta che il Vescovo di Alessandria d’Egitto Cirillo [strenuo difensore della Divina Maternità di Maria] invitò il suo "avversario" Nestorio, Patriarca di Costantinopoli, a venire a discolparsi nella "Chiesa di Maria". Inoltre, nella lettera indirizzata dai Vescovi del Concilio al Clero e ai fedeli di Costantinopoli, è scritto fra l’altro: "…e perciò Nestorio, l’innovatore dell’eresia empia, dopo che fu giunto nei luoghi efesini, dove […] Giovanni il Teologo e la Santa Vergine Maria Madre di Dio…".

Notiamo che in questa frase manca il verbo: forse c’era scritto "furono", "vissero", o cos’altro? Non si sa; ma pare ovvio che fosse questo il senso dell’espressione incompiuta [cfr. Schwartz 1, 2, 7 S.]. Moderni, attenti e scrupolosi studiosi come Ignace De la Potterie, p. Luigi Padovese ed E. Delebecque hanno affrontato l’argomento: quest’ultimo propenderebbe per il completamento della locuzione con il verbo "vennero", scelto dopo una precisa analisi filologica del testo.

Questa lettura è suggestiva e ragionevole. "La lettera dei Padri conciliari, commenta anche De la Potterie, non fa direttamente allusione alla memoria di Giovanni e di Maria [ossia, alle loro tombe], di cui rendono testimonianza le due Basiliche, ma ad un evento anteriore alla loro sepoltura: cioè, appunto, alla loro venuta ad Efeso. Che in seguito vi siano anche stati sepolti è abbastanza normale e spiega precisamente la presenza delle due memorie e delle due Basiliche".

Pianta del Santuario nel 1900, pochi anni dopo il ritrovamento della Casa della Vergine [avvenuto nel 1891]. A destra la Cappella, a sinistra la costruzione eretta nel 1894.
Pianta del Santuario nel 1900, pochi anni dopo il ritrovamento della Casa della Vergine [avvenuto nel 1891].
A destra la Cappella, a sinistra la costruzione eretta nel 1894.

La Basilica della Vergine ad Efeso, così come la videro i Vescovi, doveva impressionare. Misurava 74 metri di lunghezza e 25 di larghezza, con tre navate scandite da colonne al cui termine c’era un’abside circolare. Gli Arabi che la distrussero lasciarono in eredità ai posteri grigi rottami infestati da pruni ed erbacce; ma, come ha scritto l’archeologo Danilo Mazzoleni, "tuttora non sono emerse le vestigia della primitiva Cattedrale alla quale si sostituì, dopo il 308, la grandiosa Basilica in cui si svolse il Concilio del 431".

Noi commentiamo così: la primitiva Cattedrale era la memoria "nata - come usava allora - su un sepolcro di Santi"; e Maria era la più santa di tutti i Santi.

Leggera e per nulla appariscente era invece la casetta del monte dell’usignolo, sempre nascosta tra gli alberi, dove Maria ha celebrato il trionfo del suo dolore. Forse qui si spense; e qui Gesù sarà venuto a prenderla senza rumore, alla luce della luna, fra il tremolìo degli ulivi carichi di secoli e di vecchi argenti e il frusciare di ali d’Angeli…

L’orizzonte di Efeso è sempre al suo posto, con lo stesso cielo, lo stesso mare, come duemila anni orsono. L’Isola di Samo è di fronte, e un po’ più a Sud si sgranano le Isole del Dodecanneso, la prima Patmos, terra d’esilio, dove l’Imperatore Domiziano confinò l’Evangelista Giovanni nel 95; e qui egli scrisse quel misterioso libro dell’Apocalisse in cui, nella tempesta di colori e di simboli, si scorge la gloria della Madre di Dio: "Poi un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle sul suo capo" [Ap 12, 1].

Interno del Santuario, restaurato poco dopo il rinvenimento della Casa di Maria.
Interno del Santuario, restaurato poco dopo il rinvenimento della Casa di Maria.

La casa della Madonna ad Efeso e la sua tomba a Gerusalemme

È davvero singolare: Efeso evoca riferimenti incantati, niente di preciso, ma vi soffia una brezza impalpabile, soprannaturale che ricorda il clima di Lourdes e di Fatima.

Il ritrovamento della casa di Maria fa parte di quest’atmosfera. L’incanto di una visione ha permesso di ritrovare la casa della Madonna, una margherita divina.

Anna Katarina Emmerich [1775-1829] è uno straordinario personaggio di Dio. Dal suo letto di sofferenze, questa povera Suora tedesca raccontò al grande poeta romantico Clemens Brentano le sue visioni sulla vita e la passione di Gesù, dalle quali il poeta trasse anche una "Vita della Santa Vergine Maria", nella quale viene descritta la località in cui doveva esserci la casa di Maria, l’ubicazione e la sua configurazione. Ma nessuno ci fece caso.

Il 29 Luglio 1891, settantadue anni dopo la descrizione, Padre Paulin dei Lazzaristi francesi, scettico ma curioso, prese sul serio la visione della santa donna e, libro alla mano, si recò ad Efeso con una squadra di operai, provenendo da Smirne.

Pellegrini alla Casa - Santuario "Meryem Ana Evi".
Pellegrini alla Casa - Santuario "Meryem Ana Evi".

Il racconto della Emmerich così iniziava: "Maria abitava non a Efeso stessa, ma nei dintorni […], dove si erano rifugiati altri Cristiani della Palestina e alcune donne parenti di lei […]. Verso la cima della montagna si nota un altro terrazzamento dal quale si vede la città di Efeso e il mare. Qui sorge la casa fatta di pietre quadrate e terminata da una parte rotonda, o meglio ottagonale. Questa casa è divisa in due parti da un focolare collocato al centro; a destra e a sinistra si aprono piccole porte che conducono in un’altra parte più buia, chiusa a semicerchio e coperta da una volta. A destra era una camera da letto […]. Il letto della Madonna poggiava contro un muro con una nicchia alta un piede e mezzo; il soffitto era fatto di quattro parti con giunte a volta. L’umile casa era situata nelle vicinanze di un boschetto…".

Elie Remy Thierry così narra il ritrovamento: "Che ci fosse stata ad Efeso, sulla Collina dell’Usignolo ["Bulbul dagi"], una casa abitata anticamente da Maria era in ogni caso la tradizione dei Kirkindjiotes: si chiamano così gli abitanti di un piccolo Villaggio situato a 17 km da Meryem Ana Evi, i quali ogni anno, il giorno dell’Assunta, salivano in pellegrinaggio al Santuario. Da questo luogo - dicevano essi - la Vergine era salita al Cielo.

Si può rimanere sorpresi nel sentire una simile affermazione dalla bocca di questi contadini Ortodossi, quando tutta la loro Chiesa dall’inizio del Medio Evo pensò che Maria abbia finito i suoi giorni a Gerusalemme.

Pertanto, non c’è da meravigliarsi quando si pensa che questi Cristiani erano discendenti autentici dei Cristiani di Efeso, e che durante le diverse persecuzioni essi dovettero rifugiarsi sulla montagna ad Est di Efeso. Pur avendo adottato la lingua turca, essi avevano tuttavia custodito le loro antiche tradizioni.

Giovanni Paolo II celebra l'Eucaristia presso il Santuario, il 30 Novembre 1979.
Giovanni Paolo II celebra l’Eucaristia presso il Santuario, il 30 Novembre 1979.

Questa gente coraggiosa, che non esitava a fare cinque ore di cammino in montagna il giorno del pellegrinaggio, doveva avere un motivo serio per mantenersi fedele a questa pratica. Essi avevano una tradizione; e questa tradizione non l’hanno inventata, come non l’hanno ricevuta né dai loro vicini né dalla Chiesa Ortodossa. Da chi dunque? – "Dai nostri padri" –, rispondono. Ed essi devono certo saperlo meglio di qualunque altro.

Resta da confrontare questa verità della "tradizione di Efeso" circa il rinvenimento della casa della Madonna sulla "Collina dell’Usignolo" [con l’appendice dell’Assunzione di Maria da qui al Cielo] con quella della "tomba della Vergine" a Gerusalemme. Ne parleremo la prossima volta.

Ricordiamo intanto che già Gregorio di Tours [538-594] scrisse di una "venerabile Cappella" situata ad Efeso, in Asia Minore. Si chiedeva: "Sulla sommità d’una montagna prossima ad Efeso ci sono quattro muri senza tetto. Giovanni abitò dentro questi muri?".

Certo, se Dio non scrive, qualche volta detta. Due Papi hanno creduto al dettato e si sono inginocchiati davanti alla statua della Madonna posta nella famosa nicchia di questa Cappella: Paolo VI e Giovanni Paolo II, che qui hanno sentito il profondo richiamo della madre di tutti gli uomini.

La luce misteriosa di Efeso s’irradia carezzevole sull’acqua del Mar Jonio ed è altrettanto vera della luce immobile che indora lo sperone che si eleva accanto al deserto di Giuda, sul quale sorge Gerusalemme.

Non v’è in Efeso che una casa vuota; come non v’è in Gerusalemme che una tomba vuota: perché non si trova la vera tomba santa, essendo tutta la terra vuota. Ma la presenza di Maria in questi luoghi è più viva e forte di qualunque assenza ‘fisica’. E c’è da credere che, prima o poi, appaia anche qui - nella Terra Santa di Gesù e sua - per dirci le ragioni di speranza, di amore e di pace che animano i suoi devoti in ogni parte del mondo.

Simone Moreno