Madre di Dio

 

N. 2 febbraio 2006

"L'alta e particolare funzione della rivista"

Pellegrini a Lourdes

Amici lettori

Maria n relazione alla vita
  
Stefano De Fiores

La Madre di Dio precede il suo popolo
  
Giuseppe Daminelli

Il "segno della Donna" nella storia dell'uomo
    
Bruno Simonetto

"Nostra Signora della Semina del grano"
    
George Gharib

I Sette Santi Fondadori, "Servi di Maria"
    
Bianca Maria Veneziani

Storia dell’"Angelus" - 13
  
 Simone Moreno

Fatti e persone
    
a cura di Piero Roma

Maria "Roveto ardente"
  
Alberto Rum

La fornarna d Nazareth
    Simone Moreno

 Nel nome della Madre
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 13
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 2 febbraio 2006 - Copertina

 Il Santo mariano del mese

 
di BIANCA MARIA VENEZIANI

I Sette Santi Fondatori, "Servi di Maria"

La singolare storia dei sette "illustri giovani uomini" che nel Medioevo diedero origine in Firenze alla gloriosa Famiglia Servitana.
 

Bonfiglioli Monaldi, Manetto dell’Antella, Buonagiunta Manetti, Amadio degli Amidei, Uguccione degli Uguccioni, Sostegno dei Sostegni e Alessandro Falconieri, sette "illustri giovani uomini" fiorentini, il 15 Agosto 1233 ebbero una sconvolgente esperienza.

Facevano parte di una Compagnia di Laudesi, poeti-attori tipici della Regione umbro-toscana nel tardo Medioevo. Essi erano soliti, cioè, raccogliersi dinanzi ad un’immagine dipinta su parete lungo la via per esprimere in versi – cioè, appunto, in "laudi" – il loro amore alla Madonna, allo stesso modo in cui i giullari del tempo cantavano alla donna amata la loro stupita ammirazione.

Quel giorno l’immagine di Maria si animò apparendo loro vestita a lutto e addolorata per l’odio fratricida che divideva Firenze: dal 1215 i Fiorentini si erano divisi un due opposte fazioni, Guelfi e Ghibellini, che non perdevano occasione per scontrarsi anche in modo cruento.

I sette giovani decisero di fare qualcosa per portare un po’ di pace: costituirono perciò la "Compagnia di Maria Addolorata" e si ritirarono – loro giovani, ricchi e nobili – nella solitudine del Monte Senario, non lontano dalla Città, per dedicarsi alla preghiera e alla penitenza.

A.Masucci, I Sette Santi Fondatori - Chiesa di San Marcello al Corso, Roma.
A.Masucci, I Sette Santi Fondatori – Chiesa di San Marcello al Corso, Roma.

Tra il Monte Senario e l’"Annunziata"

Un giorno, mentre scendevano in Città per un intervento pacificatore, un ragazzetto si rivolse alla mamma esclamando: "Ecco, arrivano i servi di Maria!". Il nome ci stava bene; e tale rimase. Del resto, la loro scelta di Maria era divenuta ormai definitiva: infatti, abbandonate le ricche vesti e gettato via il corto pugnale che in esse celavano, avevano fatto voto solenne di dedicare tutta la loro vita ad onore della Beata Vergine.

Sovente, prima di varcare le porte cittadine, scendendo dal monte che avevano scelto a loro dimora, passavano dinanzi ad una Cappellina dedicata all’Annunciazione, in Contrada Cafaggio.

Proprio in quel tempo si era sparsa la voce che la scena dell’Annunciazione fosse stata dipinta da un Angelo, mentre l’ignaro pittore si era assopito. Eco di questa accresciuta devozione all’Annunziata fu la trasformazione della Cappellina in un più ampio Santuario, mèta di folle di Pellegrini e divenuto poi stabile dimora dei nobili Sette Santi Fondatori dell’"Ordine dei Servi di Maria".

Da qui essi irraggiarono la loro devozione alla Madonna dell’Annunciazione, proclamata Patrona di Firenze. [Anche se la spiritualità mariana tipica dell’Ordine dei Servi venera da sempre la Vergine Addolorata].

La data del 25 Marzo, festa dell’Annunziata, era stata scelta del resto a Firenze fin dal secolo X come inizio del Calendario civile; e tale uso perdurò fino al 1749, quando gli anni si datavano con l’aggiunta della fede: "…ab Incarnatione Domini".

Ricordati nominativamente dal "Martirologio Romano", i Santi Sette Fondatori hanno, il 17 Febbraio, una festa "collettiva" dal 1888, anno in cui furono canonizzati da Papa Leone XIII.

Bianca Maria Veneziani