Madre di Dio

 

N. 05 maggio 2005

Con Maria, Regina degli Apostoli

"Maggio di Maria"

Amici lettori

Fuoco dal Cielo
  
Gabriele Amorth

Mariologia: quale futuro?
  
Stefano De Fiores

Storia dell’"Angelus"
  
Simone Moreno

Una mariologia inserita nell’insieme della teologia
  
Giuseppe Daminelli

"Beato chi abita nella tua casa!"
  
Alberto Rum

Maria, "Stella della Pentecoste"
  
Bruno Simonetto

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

Il Santuario mariano di "Nostra Signora del Libano"
  
George Gharib

"... e benedetto il frutto del ventre tuo, Gesù"
   Emilio Radius

 Madre amorosa del popolo brasileiro
  
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 5
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Italia

 

Madre di Dio n. 05 maggio 2005 - Copertina

 

 

 

 

 Riflessioni sull’"Ave, Maria"

 
di EMILIO RADIUS

"... e benedetto il frutto del ventre tu o, Gesù"
   

Come e più di ogni altra madre, Maria ha nel figlio la benedizione di Dio, perché tutte le madri sono benedette nei figli e i figli nelle madri.
   

SCHEDA BIO-BILIOGRAFICA DI EMILIO RADIUS

Emilio Radius nasce a Torino nel 1904 e muore a Milano nel 1988.

Fu uno dei più fecondi giornalisti e scrittori italiani del XX secolo, con una grande passione per la musica [scrisse nel 1951 il suo primo saggio: Verdi vivo] e per il Manzoni [Vita di Alessandro Manzoni, Milano 1959], denotando consonanza di ideali con il grande lombardo. Né mancò un’incursione sul terreno della pittura, con una biografia di Manet [Quel matto di Manet, Milano 1945].

Ma fu soprattutto un giornalista "militante", prima come articolista del "Corriere della Sera", poi come direttore de "La Lettura" , il mensile del Emilio Radius."Corriere", e infine del rotocalco della ‘Rizzoli’ "Oggi", portando questo settimanale ai massimi vertici di diffusione, senza rinunciare al prestigio.

E come giornalista riuscì sempre a inserire l’interesse della cronaca quotidiana in un quadro morale più ampio, dove avevano libero giuoco gli aspetti di un’intensa tematica moderna e le ansie di un’anima sinceramente religiosa.

La maggiore soddisfazione letteraria Radius l’ha avuta – come ha confessato lui stesso – il giorno in cui una rivista cattolica ["Madre di Dio"] s’è accorta dei suoi scritti di indole religiosa.

Se la biografia di Verdi ["Verdi vivo"] è stato il suo primo libro che gli stava a cuore, subito dopo veniva "La vita di Maria" [edita da ‘Garzanti’ nel 1954].

Ha poi pubblicato per i tipi della ‘Rizzoli’ una "Vita di Cristo per gli uomini di oggi" [Milano 1957] e per la S.E.I. "Il Vangelo delle donne" [Torino 1966], presentando gli episodi narrati nella giusta prospettiva di un Cristianesimo insieme arcano e domestico.

    
L'
Angelo saluta Maria; poi la dice "piena di grazia" e le dà la benedizione del Signore.

Talora gli Angeli apparivano ai figli buoni del popolo eletto; sicché l’umile Maria, se si meravigliò, non fu colta dallo stupore della fede non ferma. Ma poi Elisabetta proferì altre parole; e tali parole suonano così: "…e benedetto il frutto del ventre tuo", Gesù.

Ora Maria, ben conoscendo i Libri sacri, sapeva chi doveva essere Gesù, il Messia, il Salvatore. Israele, e, sia pure confusamente, il mondo intero lo attendevano da secoli e secoli. Maria intuiva che i tempi erano maturi; ma poiché aveva fatto un voto di verginità tutt’altro che comune in Israele, poteva pensare di essersi esclusa, come non abbastanza degna, dal sommo onore di dare alla luce il Messia.

Questo onore le viene annunciato dall’Angelo e confermato da Elisabetta; nessun dubbio la sfiora: sia fatta la volontà del Signore. Le parole di Maria non conoscono un’obiezione, ma meditazione ad alta voce: "Io non conosco uomo, come potrò avere un figlio?" "Per opera dello Spirito Santo", dice l’Angelo.

Maria, sentite queste meravigliose parole, china il capo perfettamente persuasa. Concepirà vergine per opera dello Spirito Santo e darà alla luce il Salvatore.

Andrea del Sarto, La Madre e il Bambino [Madonna delle Arpie"] - Galleria degli Uffizi, Firenze.
Andrea del Sarto, La Madre e il Bambino [Madonna delle Arpie"] – Galleria degli Uffizi, Firenze.

Tutti gli artisti hanno rappresentato l’Angelo venerante Maria e adorante il frutto del ventre di Maria; poiché, secondo la più retta interpretazione, tra l’annuncio e la concezione non passa tempo misurabile dall’uomo.

Secondo ogni convenienza, l’Annunciazione avvenne nella povera casa di Maria, non all’aperto, quantunque alcuni pittori l’abbiano collocata in un ameno ambiente a giorno, sullo sfondo di un giardino o di un orto. Si addice certo alla sublime scena la vista delle erbe e dei fiori: ma non è necessario supporla. Per misera che fosse la casa di Maria, e si sa quel che erano le case di Nazareth, essa fu rischiarata improvvisamente da una pura luce di aurora. Il mistero cominciava a diradarsi. Una creatura umana, la più degna, l’Immacolata, sapeva ormai qualche cosa, anzi l’essenziale; le sue idee potevano essere ancora leggiadramente incerte, ma il suo sentimento era profondo e limpido.

"…e benedetto il frutto del ventre tuo, Gesù". Gesù, l’essere di cui parlavano da secoli i Libri sacri, in vari, sempre maestosi e talora terribili modi, dandogli diversi nomi, di profezia in profezia. Ora questo essere così congiunto al Signore da doverlo già considerare il Signore stesso, era per Maria il bambino che presto si sarebbe fatto sentire in lei.

Gli Israeliti avevano per il Signore un’adorazione più timorosa della nostra. Da essi il Signore stava più lontano. La nube, il fuoco, il fumo ne erano sovrano e tremendo indizio. Dio dei severi padri, Dio degli eserciti, Dio sterminatore degli idoli. Perciò, dopo tanta annunciazione, il cuore di Maria si può dire che resisté come il diamante. Nella sua apparente fralezza, nulla è più forte dell’umiltà. Ecco il Creatore e Padrone dell’universo, ridotto per amore degli uomini, delle sue degenerate creature, ad un germe di ventre di donna. Ecco la sua infinita potenza racchiusa in un breve giro di parole: "…e benedetto il frutto del ventre tuo, Gesù".

Il quel momento, ascoltando senza perdersi le parole dell’Angelo e rimettendosi con semplicità inaudita alla volontà del Signore, Maria ha provato che meritava la scelta da cui qualsiasi altra creatura umana sarebbe stata schiantata. Maria cominciò immediatamente a prepararsi ai dolori e alle gioie della maternità. Questo come tante altre donne. Immensamente più difficile prendere familiarità col pensiero che sarebbe stata, che era già la Madre di Dio.

Peter Paul Rubens, "L'Annuncio a Maria" - Museo storico d'Arte, Vienna.
Peter Paul Rubens, "L’Annuncio a Maria" – Museo storico d’Arte, Vienna.

La Vergine - Madre

Dobbiamo astenerci dalla tentazione di esaminare la psicologia di Maria che ha concepito per opera dello Spirito Santo: applicata a un mistero simile, la parola psicologia diventerebbe presuntuosa fino al ridicolo. L’acqua più pura può essere analizzata; l’animo di Maria, no.

Limitiamoci a considerare come Maria dovesse serbare la tranquillità che si addice ad una donna incinta, evitare ogni agitazione; e meditare nello stesso tempo sul miracolo compiuto da Dio incarnandosi nel suo seno. Non solo allora, ma per molti anni continuò a riflettere sui fatti che erano il suo eccelso segreto. I grandi interpreti concordano nel ritenere che non dicesse nulla prima della morte di Gesù, e che dopo confidasse ad orecchie fedeli soltanto l’indispensabile. Il suo fu sempre il più pudico silenzio; la sua fu una solitudine perfetta. Per trenta o quarant’anni, ella fu, oltre a Gesù, l’unica creatura a conoscere l’origine verginale del Messia e a portare il primo, soave peso della Rivelazione. Solo Giuseppe, nella sua ineguagliabile discrezione, poteva saperne qualcosa per esserne stato informato direttamente dall’Angelo.

Gesù, poi, quando se ne andò annunziando sempre più chiaramente la Buona Novella, si astenne dal parlare della sua nascita, e pareva volere che i suoi ineffabili rapporti con la Madre si sottraessero all’osservazione degli increduli e dei medesimi discepoli. Si può dire che, prima della vita pubblica di Gesù, la Chiesa intera fosse Maria. A Gerusalemme e poi a Roma la Chiesa si trasferì dal cuore di Maria.

Il primo a predicare il Vangelo fu perciò l’Angelo dell’Annunciazione; altre parole della fede che doveva divenire universale furono le seguenti: "… e benedetto il frutto del ventre tuo, Gesù". La prima credente, quella che non tradì mai, quella che mai vacillò, fu Maria. Senza limiti la generosità del Signore verso gli uomini colpevoli; e nessuno di essi la meritò, eccettuata Maria, colei che dimostrò con le sue virtù come la creazione dell’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio fosse buona, non fosse ciò che non poteva essere, e cioè un errore. Tutti i nostri errori e tutte le nostre colpe sono riscattati in lei: in lei c’è perfetta corrispondenza tra l’umiltà della creatura e la gloria del Creatore. Senza di lei, saremmo tutti perduti; grazie a lei non c’è peccatore che non possa salvarsi. Iddio ardente d’amore non trovò che una fanciulla disposta ad accoglierlo; ma questa fanciulla, unica nello spazio e nel tempo, c’era.

Questa è la riflessione di Emilio Radius, giornalista di forte ispirazione religiosa, e mariana in particolare. Ma – quasi a completamento esegetico di quanto fin qui detto – aggiungiamo [con qualche "variazione sul tema"] una pagina di p. Tullio Faustino Ossanna, tratta dal volumetto "L’Ave Maria – Storia, contenuti, problemi", ‘Edizioni San Paolo’, pag. 70.

Annunciazione con scene dell'inno 'Akáthistos' - Mosca, Cattedrale dell'Annunciazione nel Cremlino [prima metà del sec. XVII].
Annunciazione con scene dell’inno ‘Akáthistos’
Mosca, Cattedrale dell’Annunciazione nel Cremlino [prima metà del sec. XVII].

Maria benedetta nel figlio

Nella donna la benedizione di Dio si esprime soprattutto nella maternità, che per millenni fu anche un mistero oltre ad essere la sua prima grande funzione. Per la donna e per l’umanità, la maternità resta sempre dono, impegno; dovrebbe tornare a essere benedizione di Dio nei figli, benedizione dei figli per la madre.

Ora, la maternità è espressa nell’"Ave, Maria" con la traduzione letterale del linguaggio semitico: "frutto del ventre", che vale per qualsiasi maternità umana.

"Frutto del tuo ventre": la traduzione della parola greca koilía con "grembo" o "seno" è eufemistica, in quanto si dovrebbe dire "utero", l’utero materno. È vero che tutta la persona della madre contribuisce a formare in lei l’uomo, che tutto nella donna è materno e in funzione materna, ma l’organo direttamente interessato alla maternità è l’utero.

L’espressione dell’"Ave, Maria" da noi usata deve anche meglio essere capita nel senso semitico, poiché è molto importante incontrare Maria per ristabilire l’equilibrio psicologico e spirituale di fronte ad ogni maternità, oggi particolarmente da rivalutare e benedire. È bello risentire Giobbe [cfr. Gb 31, 15] e Isaia [cfr. Is 66, 9] che ricordano d’essere stati guardati, protetti, formati [= intessuti], amati da Dio nell’utero materno, quando nel silenzio e nell’oscurità venivano preparati gli organi per la luce, per il suono, per la gioia della vita.

"… e benedetto il frutto del ventre tuo". La madre trasmette molto di sé al bimbo che è già suo, fatto a sua immagine. E quando sarà nato cercherà di trasmettergli i proprio ideali, ciò che ella è e ha di meglio.

L’"Ave, Maria", infine, richiama l’attenzione sul "benedetta" e sul "benedetto": la benedizione della madre si riversa sul figlio, benedetto perché lei è benedetta. Ma la madre, che ha nei figli la benedizione di Dio, troverà in essi la stessa benedizione per sé: i figli sono benedetti nelle madri e le madri nei figli.

Così è per ogni madre; così è – in modo eminentissimo – per la Madre di Gesù, benedetta nei secoli, come ella stessa ha cantato nel Magnificat [cfr. Lc1, 48], proprio in risposta ad Elisabetta che l’aveva salutata: "Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!" [Lc 1, 42].

Emilio Radius