Madre di Dio

 

N. 12 dicembre 2004

Un'eredità e un impegno

"Madre di Gesù", "Madre dell’umanità"

Amici lettori

"Tuttasanta sei, Maria!"
  
Gabriele Amorth

Una mariologia di liberazione e promozione dell’uomo
  
Stefano De Fiores

L’Immacolata Concezione
  
Mons. Angelo Comastri

"…trovarono il bambino con Maria sua madre"
  
Giuseppe Daminelli

Un binomio inscindibile
  
Alberto Rum

Il Magnificat di Don Alberione
  
Bruno Simonetto

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

Davanti all’icona della Madonna, "Fiore immarcescibile" – 1
  
George Gharib

Giovanni, profeta dell’amore di Dio
   Luigi De Candido

 Un "salvacondotto" per tutti i popoli della terra
  
Maria Di Lorenzo

In Libreria

La Mariologia del Beato don G. Alberione - 32
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Italia

 

Madre di Dio n. 12 dicembre 2004 - Copertina

 
 Nel 50° di Dedicazione del Santuario "Regina degli Apostoli" in Roma

di BRUNO SIMONETTO

Il Magnificat di Don Alberione
   

Nella "trilogia" del canto di Magnificat del Beato Giacomo Alberione la mariologia della "Regina degli Apostoli", titolo funzionale alla duplice missione di Maria, "Madre di Gesù" e "Madre dell’umanità".

Nella rubrica In famiglia della rivista "Madre di Dio", più volte sono stati ripresi temi riguardanti quella che potremmo chiamare la ‘trilogia’ del canto di Magnificat del Beato G. Alberione: il Santuario – Basilica Minore "Regina degli Apostoli" in Roma [della cui Dedicazione ricorre proprio quest’anno il Cinquantenario], la rivista "Madre di Dio", "voce" di questo Santuario, e l’opuscolo sulla "Via humanitatis", straordinario inno alberioniano a Maria, "Summa humanitatis" e "forma humanitatis".

Se si tengono presenti sia la struttura e l’iconografia del Santuario [con le loro connotazioni teologico-mariane], sia le finalità della rivista "Madre di Dio" che ne è l’organo o la "voce", sia il testo dell’opuscolo della "Via humanitatis", si capisce bene una cosa essenziale del discorso sulla mariologia dell’Alberione; e cioè: che la devozione alla Madonna da lui proposta per la spiritualità della sua Famiglia religiosa è sì rivolta a Maria "Regina degli Apostoli", ma soprattutto che il titolo di ‘Regina degli Apostoli’ è per il Beato Don G. Alberione funzionale a quello duplice di Maria "Madre di Gesù" e "Madre dell’umanità".

E proprio per questa connotazione ‘natalizia’ di Maria, Madre di Gesù e dell’umanità, vogliamo riparlarne in questo numero della rivista, in occasione del 50° di Dedicazione del Santuario romano della "Regina degli Apostoli".

Don G. Alberione guarda dalla finestra del suo Studio il Santuario "Regina degli Apostoli".
Don G. Alberione guarda dalla finestra del suo Studio il Santuario "Regina degli Apostoli".

La "Via humanitatis"

"Per Mariam, in Christo et in Ecclesia": è questa la premessa che l’Alberione ha posto ai 31 quadri" che costituiscono le "pietre miliari" della sua ‘Via humanitatis’, specificando molto sinteticamente nel Proemio:

  • "Tutto viene da Dio-Principio; per tornare a Dio-Fine: a sua gloria ed a felicità dell’uomo.
  • Maria guida alla via sicura, che è Cristo, nella Chiesa da lui fondata.
  • In Cristo Via Verità e Vita si ha l’adozione e l’eredità dei figli di Dio.
  • L’uomo e l’umanità per Cristo invisibile, nella Chiesa visibile hanno ogni bene temporale ed eterno.
  • Tutti i figli sono attesi nella casa del Padre celeste; ognuno per Maria può trovare la Via-Cristo. Tutti la indichino in spirito di carità e di apostolato".

Volendo sintetizzare al massimo il discorso, ci pare molto illuminante riportare quella che un altro paolino, Don Rosario Esposito, chiama "illustre parentela esistente tra questo messaggio teologico di Don Alberione e un saggio del Card. Jean Daniélou, pubblicato nel 1953 presso la Morcelliana: La Vergine e il tempo, nel vol. Il mistero dell’Avvento (pp. 110-132)".

Il teologo gesuita, infatti, interpreta il periodo di preparazione al Natale interamente in prospettiva missionaria: il Figlio di Dio s’incarna per redimere l’umanità, e da quel momento la tensione della Comunità cristiana non può più sottrarsi all’impegno di diffondere in tutto il mondo l’evento salvifico di Betlemme, perché tutti gli uomini divengano partecipi dei frutti che esso ha portato nella storia.

"I tre punti fondamentali di questo discorso mariano – precisa l’Esposito – combaciano egregiamente con l’epopea artistica che [nell’iconografia indicata dall’Alberione per illustrare i 31 "quadri" della ‘Via humanitatis’ nel Santuario dedicato a Maria Regina degli Apostoli] il Fondatore della Famiglia paolina collega con la ‘Via humanitatis’: la Madonna adempie l’attesa dell’umanità precristiana. ‘In lei convergono e confluiscono tutte le preparazioni, tutte le aspirazioni e tutte le ispirazioni, tutte le grazie, tutte le prefigurazioni che avevano riempito l’Antico Testamento, così da poter dire che, alla vigilia della venuta del Cristo, Maria riassume e incarna la lunga attesa dei tanti secoli da cui era stata preceduta…" (cfr. ibid., p.111).

A. G. Santagata, Maria Madre dell’umanità, Mediatrice universale di grazia, librata fra cielo e terra.
A. G. Santagata, Maria Madre dell’umanità, Mediatrice universale di grazia, librata fra cielo e terra.
Gli affreschi della doppia Cupola del Santuario "Regina degli Apostoli" in Roma raffigurano la grazia,
simboleggiata dalla luce, che scende dalla SS. Trinità sulle mani aperte di Maria, e da qui
si diffonde su credenti e non credenti, perché tutti chiamati al Regno eterno di Cristo.

La Santa Vergine è la "Summa humanitatis", "il meraviglioso fiore sbocciato da Israele" (cfr. ibid., p.112) che ha redento le infedeltà d’Israele. Giustamente la liturgia le applica il Cantico dei Cantici che proclama l’alleanza tra Dio e il suo popolo, "giacché è lei che, dopo tante infedeltà, ha dato alla fedeltà di Dio la risposta della razza umana" (cfr. ibid., p.114).

Il piano di Dio è unico e universale; la Santa Vergine lo realizza nei confronti di tutti gli uomini. Lei è "la creatura con la quale la razza israelitica sfocia nell’umanità intera", sicché lei è "madre della grazia, mediatrice universale, madre del genere umano" (cfr. ibid., p.117). [Vedi R. Esposito, La dimensione cosmica della preghiera - La "Via humanitatis" di don G. Alberione, Ed. San Paolo - Casa Generalizia 1999, pp. 143-144].

Ecco così delineato il quadro di riferimento della mariologia alberioniana, nel posto unico assegnato nella ‘Via humanitatis’ alla Madonna identificata come Regina degli Apostoli per mostrarsi, nell’esercizio della sua maternità universale, ‘Mater humanitatis’ e ‘Summa humanitatis’.

È vero che l’accoppiamento di questi due titoli non è una novità: è solo una rilettura moderna di un fatto antico, che risale addirittura al Cenacolo e al Calvario.

Ma il merito dell’Alberione – se non gli si può riconoscere una piena originalità nell’avere intuito la ‘correlazione funzionale’ tra il titolo di Maria Regina degli Apostoli, comunemente usato, e quello della sua Maternità universale – è che "egli – secondo l’Esposito – ha il merito di rendersi conto che la secolarizzazione, la non-credenza e la non-cristianità è giunta anche nel cuore della cristianità tradizionale: [Don Alberione] parla, infatti, di "piccolo sparuto gregge", in "chiese quasi vuote", mentre i cinema sono affollati di persone d’ogni età, compresi i giovanissimi. E addita nei due momenti mariologici l’àncora della salvezza".

Il Beato G. Alberione celebra l'Eucaristia all'Altare Maggiore del Santuario "Regina degli Apostoli".
Il Beato G. Alberione celebra l’Eucaristia all’Altare Maggiore del Santuario "Regina degli Apostoli".

Se questo l’Alberione aveva intuito già nell’immediato dopoguerra [la ‘Via humanitatis’ è un suo ‘dono natalizio’ alla Famiglia Paolina del 1947], figuriamoci con quanto maggiore verità è possibile affermarlo oggi, all’inizio di un Terzo Millennio che ha purtroppo, anche nei Paesi di più grande tradizione cristiana, i connotati del post-Cristianesimo…

Più esattamente, l’esigenza missionaria di ricondurre gli uomini a Cristo, per giungere all’unificazione del genere umano attorno a lui, coinvolge la Vergine nella "via dell’umanità" che parte dalla Santissima Trinità (da Dio-Principio, Creatore dell’uomo) e in essa ritorna (come a suo ultimo Fine).

E questo proprio perché il Beato Don Giacomo Alberione parte dal presupposto che la Madonna è l’asse portante della storia della Salvezza.

Nei 31 ‘quadri’ dell’opuscolo la ‘Madre dell’umanità’ è identificata come capolavoro della creazione, punto di orientamento dell’uomo e della comunità umana decaduta; ed è indicata come elemento di rilievo fin dal mistero nascosto nei secoli che via via affianca tutte le manifestazioni della via salvifica (cfr. quadri I, III, IV, VII, VIII, XV). È elemento fondamentale dell’ecclesiologia e della vita del Popolo di Dio (cfr. quadri XVI, XIX), il quale è anzi affidato alle sue cure (cfr. quadro XXII).

Ugualmente rilevante è la sua presenza nel pellegrinaggio eterno della escatologia: opera che riguarda tutta l’umanità, "perché Dio vuole tutti salvi" (cfr. quadro XXX)".

Maria Regina degli Apostoli e Madre dell’umanità (part.).
Maria Regina degli Apostoli e Madre dell’umanità (part.): sulla destra, l’umanità redenta
[guidata da Pio XII, Papa regnante nel 1954, quando è stato consacrato il Santuario];
sulla sinistra, l’umanità ancora da redimere [rappresentata da figure anonime,
inginocchiate in atteggiamento di supplica alla Vergine-Madre di tutti gli uomini].

Struttura e iconografia del Santuario "Regina degli Apostoli"

Non diversamente, questa specie di ‘coordinazione’ della funzione di Maria è tradotta e ben visibile nella struttura e nell’iconografia del Santuario "Regina degli Apostoli" in Roma. Effettivamente, il progetto originario si presenta come uno sviluppo ascensionale del tema di fondo. E interessante è esaminarne i singoli elementi strutturali e decorativi.

In sintesi: la Sottocripta presenta lo schema generale della ‘Via humanitatis’, come un’ouverture in cui l’orchestra imposta i temi dominanti della sinfonia; la Cripta isola il tema mariano, presentando le figure del Vecchio Testamento, ognuna delle quali offre un aspetto particolare della Donna annunciata nel Protovangelo e attesa dalle genti; il Santuario superiore sintetizza la proclamazione espressa anche nel sottotitolo dell’opuscolo alberioniano: "Per Mariam, in Christo et in Ecclesia" si va verso la ‘Candida rosa’.

A questo moto ascensionale della struttura architettonica corrisponde come un moto discensionale iconografico, dove la Madre dell’umanità è presentata come la Mediatrice universale delle grazie e dei favori celesti: la luce trinitaria dal Cupolino superiore discende su di lei, che la distribuisce ai due gruppi rappresentanti l’umanità redenta [quello dei Cristiani, guidato dal Papa allora regnante, Pio XII] e quello da redimere [dei non-Cristiani, che sono ugualmente oggetto della protezione della Madre universale].

Interessante è pure trovare, in singole espressioni artistiche del Santuario (mosaici, affreschi, sculture) riscontro a questa teologia mariana dell’Alberione, poiché sono tutti elementi univoci che ci aiutano a delineare con sicurezza il quadro di riferimento della mariologia alberioniana espressa nella ‘Via humanitatis’ e nella corrispondente traduzione artistica del Santuario "Regina Apostolorum".

Un Santuario che – proprio per questo – avrebbe potuto benissimo (e forse meglio) essere dedicato a Maria ‘Mater humanitatis’.

Bruno Simonetto