Madre di Dio

 

N. 6 giugno 2004

Con Maria, Regina degli Apostoli

Nel Cuore Immacolato di Maria

Amici lettori

"Allontànati, spirito immondo, dalla vista dell’Immacolata!"
  
Gabriele Amorth

"Ave, verum Corpus, natum de Maria Virgine"
  
Stefano De Fiores

"Dio esiste. Io l’ho incontrato
  
Mons. Angelo Comastri

Maria "segno di sicura speranza" per il nostro tempo
  
Giuseppe Daminelli

"All’ombra delle tue ali"
  
Alberto Rum

Nel cuore della Madre
  
Bruno Simonetto

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

L’Inno Akátisto alla Madre di Dio sovrana - 2
  
George Gharib

Giovanni, uomo felice
   Luigi De Candido

 Una Lourdes nel cuore dell’Africa nera
  
Maria Di Lorenzo

In Libreria

La Mariologia del Beato don G. Alberione - 27
  
Bruno Simonetto

La Famiglia Paolina sulla via della santità con Maria

Santuari mariani d'Italia

 

Madre di Dio n. 6 giugno 2004 - Copertina

La Famiglia paolina sulla via della santità con Maria

  

Fratel Andrea Borello,
'
santo del quotidiano’
   

L’umile Discepolo calzolaio era un ‘santo del quotidiano’ innamorato della Vergine Maria.

Fratel Riccardo Andrea Borello, religioso laico della ‘Società San Paolo’ tra i "Discepoli del Divin Maestro", nasce a Mango (CN) l’8 Marzo 1916, entra in Congregazione ad Alba l’8 Luglio 1936 e muore a Sanfrè nella notte fra il 3 e il 4 Settembre 1948.

"Consummatus in brevi, explevit tempora multa" [= "Giunto in breve alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera"], si poté dire con le parole della Sapienza (4, 13), rileggendone la breve vita santa. Santa a tal punto che la Chiesa ne ha già riconosciuto l’eroicità delle virtù, dichiarandolo Venerabile il 3 Marzo 1990.

Ma la ‘carriera’ di fratel Borello è tutta interiore, fatta di nascondimento e dell’umile lavoro di calzolaio del Convento; ma soprattutto di preghiera e virtù religiose. Eccezionale è anche la sua devozione alla Madonna, vissuta nella semplicità di un amore filiale intenso.

"Fioretti" di fr. Borello

Le piccole biografie della sua vita di "Discepolo del Divin Maestro" narrano ‘fioretti’ edificanti al riguardo. Ne riportiamo alcuni, prendendoli dalla più recente, scritta da E. Sgarbossa [Riccardo Andrea BorelloUna vita donata sulle strade del Vangelo, Ed. Società San Paolo, Roma 1990] che si è avvalso della documentazione contenuta negli Atti ufficiali del Processo canonico.

1. – Un giovane ex-militare ricorda lo stile con cui fratel Borello sapeva inquadrare il suo ‘lavoro’ in una cornice quasi liturgica: "Egli arrivava in reparto [della Calzoleria] abitualmente tenendo in mano la corona del Rosario e l’Ufficio della Madonna. Il libro del Vangelo era sempre al posto d’onore nel laboratorio. Dopo la preghiera iniziale, egli leggeva o faceva leggere un brano del Vangelo, che deponeva dopo averlo baciato".

2. – Pur nel suo abituale comportamento dimesso, era cosciente di avere un temperamento forte e talvolta persino irascibile. A chi glielo rinfacciava, rispondeva: "Ti ringrazio di avermelo fatto notare"; aggiungendo: "Con l’aiuto della Madonna, spero di correggermi".

3. – Il pensiero dei defunti si identificava in fr. Andrea col pensiero del Paradiso. I suoi amici lo sapevano, tanto da testimoniarlo a più voci: "La vita di fr. Borello era immersa nel soprannaturale come nel suo elemento naturale"; "aveva nostalgia del Paradiso". Ma il Paradiso si identificava, a sua volta, con la presenza di Gesù e della Madonna.

Fratel Riccardo Andrea Borello, "Discepolo del Divin Maestro".
Fratel Riccardo Andrea Borello, "Discepolo del Divin Maestro".

Nel Maggio 1948, fr. Andrea partecipa ad una gita-pellegrinaggio di gruppo al Santuario mariano di Oropa. Ad un certo punto si apparta a contemplare, seduto su un masso, il largo cielo terso che sovrasta quel luogo incantevole. Un amico gli domanda: "Che guardi, con la testa così per aria?""Non vedi quant’è azzurro il cielo? – gli risponde –. Penso al manto della Madonna steso sopra di noi…".

4. Sul letto di morte, fr. Andrea Borello fissa lo sguardo sul quadro della Vergine appeso alla parete. Ad un certo punto soffia verso il quadro, come per dissipare qualcosa, e dice all’infermiera e ad alcuni Confratelli presenti: "Non vedete il Diavolo? Butta fumo e polvere verso la Madonna, perché i peccatori non la vedano e si dannino".

Un’altra volta, alla Suora infermiera che sopraggiunge, chiede: "Ha incontrato in corridoio quel bambino?""Quale bambino?""Quello che è stato qui!". La Suora pensa a un delirio e domanda: "Com’era?""Era vestito di bianco, e mi ha dato un foglio con i nomi dei Paolini che moriranno presto, prima ancora del Signor Primo Maestro". L’infermiera ne parla con la Superiora, la quale a sua volta si reca dal malato, che le dice: "Madre, prenda questo foglio e legga". La Suora, imbarazzata, ribatte: "Fratel Borello, lo legga lei". Allora egli s’illumina, guarda il quadro di Maria e comincia a leggere i nomi di quell’invisibile elenco, che si riferiscono a persone ben note. Al suono di un nome molto caro, la Suora reagisce: "Oh, questo no!". Fratel Andrea fa una pausa, guarda nuovamente il quadro della Vergine, quindi risponde sorridente: "Bene, mi ha detto che lui vivrà ancora a lungo. Lui vuole bene alla Madonna". Quel fratello morì diciassette anni dopo, nonostante fosse affetto da un male incurabile. Tutti gli altri passarono all’eternità nell’ordine in cui erano stati nominati da Fratel Borello, e tutti prima del Beato G. Alberione, morto nel 1971.

L’infermiera che assisteva fr. Andrea nella notte in cui è spirato assicura che i suoi occhi erano fissi sul quadro della Madonna: l’umile apostolo delle Comunicazioni Sociali che nella sua ‘carriera’ non era – letteralmente – andato oltre la suola delle scarpe che riparava, era un ‘santo del quotidiano’ innamorato della Vergine Maria.