Madre di Dio

 

N. 5 maggio 2004

Con Maria, Regina degli Apostoli

"Maggio di Maria"

Amici lettori

"Evviva la Madonna! sono liberata!"
  
Gabriele Amorth

L'Eucarestia, simbolo cosmico
  
Stefano De Fiores

Il Magnificat di Paul Claudel
  
Mons. Angelo Comastri

L'esperienza eucaristico-mariana della Chiesa
  
Giuseppe Daminelli

La Santa Vergine, "forma Dei"
  
Alberto Rum

Maria, l'umanità di Dio
  
Bruno Simonetto

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

L’Inno Akátisto alla Madre di Dio sovrana - 1
  
George Gharib

Elisabetta, madre gioiosa
   Luigi De Candido

 "Giacinta e Francesco, due pastorelli per Maria"
  
Maria Di Lorenzo

In Libreria

La Mariologia del Beato don G. Alberione - 26
  
Bruno Simonetto

La Famiglia Paolina sulla via della santità con Maria

Santuari mariani d'Italia

 

Madre di Dio n. 5 maggio 2004 - Copertina

 

 

 

 

Italia terra di Maria

  

I più importanti Santuari mariani
del Piemonte – Valle d’Aosta

   

Il Piemonte – Valle d’Aosta ha il maggior numero di Santuari mariani delle Regioni d’Italia, dopo la Lombardia e l’Emilia-Romagna: rispettivamente, 234, 142 e 138. Più delle altre Regioni, però, il Piemonte - Valle d’Aosta ha diversi Santuari di rilievo regionale, se non addirittura nazionale; basti citare i principali: il Santuario della Madonna Nera di Oropa, l’Ausiliatrice, la Consolata e Nostra Signora di Superga a Torino, la Madonna del Sacro Monte di Varallo Sesia (Vc), il Santuario della Regina Montis Regalis di Vicoforte – Mondovì.

Un cenno particolare meritano poi il piccolo Santuario di Nôtre-Dame de la Guérison [Cappella-Santuario che sorge nei pressi di Courmayeur, di rimpetto ad un imponente ghiacciaio, sul pendìo del Monte Chètif, a mt. 2343] e quello della Madonna del Rocciamelone sopra Susa, che è indubbiamente il più alto d’Europa, posto a 3538 metri: per la monumentale statua, qui trasportata dagli Alpini nel 1899, papa Leone XIII dettò la stupenda epigrafe con la quale affida alla Vergine, "Castellana d’Italia", la custodia dei nostri confini:

"Alma Dei Mater / Nive candidior / Maria / Lumine benigno / Segusiam respice tuam / Ausoniae tuere fines / Coelestis Patrona" [= "Alma Madre di Dio / candida più della neve / Maria / con occhio benigno / guarda la tua Susa / Proteggi i confini d’Italia / celeste Patrona"].

Suggestiva visione d’insieme del Santuario d’Oropa e del complesso monumentale annesso, con le Alpi del vercellese sullo sfondo.
Suggestiva visione d’insieme del Santuario d’Oropa e del complesso monumentale annesso,
con le Alpi del vercellese sullo sfondo
.

Il Santuario della "Madonna Nera" di Oropa

Individuare fra questi il principale Santuario mariano del Piemonte – Valle d’Aosta, cui dedicare in questa nostra rassegna lo spazio maggiore, mette di fronte alla classica "difficoltà della scelta". Tuttavia, ci pare che il Santuario della "Madonna Nera" di Oropa meriti il primato, sia per la sua storia – risalente al IV secolo e arricchita dal fatto che, secondo la tradizione, Sant’Eusebio, di ritorno dall’esilio in Palestina, vi portò la statua della "Madonna Nera" con il Bambino in braccio, attribuita nientemeno che a San Luca (che sarebbe stato scultore, oltre che pittore) –, sia per il grandioso complesso (uno dei maggiori d’Italia) che circonda il Santuario, comprese le strutture recettive in grado di ospitare fino a tremila pellegrini, sia per l’ininterrotta serie di Pellegrinaggi che vi confluiscono da ogni parte d’Italia e dell’Europa.

Il Santuario di Oropa, del resto, è situato in uno dei luoghi più intensamente legati alle origini dell’evangelizzazione del Piemonte; e per i biellesi Oropa fa parte da sempre dell’identità stessa della loro città.

Lungo i secoli il Santuario della "Madonna Nera" di Oropa – famoso anche al di fuori del biellese e del Piemonte – ha sempre rappresentato uno straordinario Centro di pietà mariana e un luogo di grandi celebrazioni religiose e di incontri pastorali.

La ‘miracolosa’ statua lignea della "Madonna Nera", attribuita all’opera di San Luca.

La ‘miracolosa’ statua lignea della "Madonna Nera", attribuita all’opera di San Luca.

Storia, devozione e folklore del Santuario di Oropa

Detto del legame tra il Vescovo di Vercelli Sant’Eusebio (+ 370) e il Santuario di Oropa, resta da capire il mistero della statua lignea della "Madonna Nera" che lui avrebbe portato da Gerusalemme. L’opinione, abbastanza diffusa da vari secoli, che essa sia opera di San Luca non è, ovviamente, dimostrabile. Ma che tale simulacro abbia qualcosa di misterioso pare invece credibile.

Intanto, questa statua non presenta alcun principio di tarlo o di logoramento, nonostante sia certo che è di fattura antichissima. E ciò anche considerando il fatto del clima umidissimo di Oropa, che più volte ha sbriciolato altri ornamenti lignei attorno alla nicchia stessa della "Madonna Nera" e persino i piedistalli sui quali via via la statua fu posta. Inoltre, è stato osservato che sul volto della Vergine e del Bambino Gesù non si fermerebbe mai la polvere: di questo fatto – costante e davvero sorprendente – non si sono mai trovate spiegazioni; eppure è costatato da secoli. Lo ricordava già un teologo della Cattedrale di Vercelli, Can. Agostino Penna, in un discorso tenuto ad Oropa nel 1720, dato poi alle stampe.

 Il ‘nuovo’ Santuario di Oropa, con la monumentale scalinata di accesso.
  Il ‘nuovo’ Santuario di Oropa, con la monumentale scalinata di accesso.

Non abbiamo qui molto spazio per descrivere le fasi successive di costruzioni delle Chiese, delle Cappelle e degli ampliamenti del complesso di edifici che prese forma monumentale tra il XVII e il XVIII secolo, grazie anche agli interventi di Architetti di grande fama, come Filippo Juvara.

Lo scenario d’insieme di edifici barocchi si compone di piazzali, porticati, scalee, balaustre e piani digradanti. Sulla terza piazza vi è la vecchia Chiesa, cuore del Santuario, che racchiude la statua della "Madonna Nera" nel sacello originario, detto di Sant’Eusebio, decorato da resti di affreschi trecenteschi. Dietro gli edifici antichi si leva in alto la nuova Chiesa a forma di Pantheon, iniziata nel 1885 e terminata nel 1960, preceduta da pronao e sormontata dalla vasta cupola che corona l’insieme monumentale.

Sulla collina sono sparse 19 Cappelle, 12 delle quali costruite nell’arco di un secolo (tra il 1620 e il 1720), ornate di gruppi in terracotta e di affreschi che illustrano la vita di Maria. Recente la "Via Crucis" che sale fino alla dodicesima Cappella ‘mariana’, quella dell’Incoronazione della Vergine, detta anche ‘Cappella del Paradiso’.

Interessanti il Museo, la Galleria degli ex-voto, i tre Cimiteri [ai quali se ne aggiunge un quarto, detto ‘Cimitero Bosco’, una serie di sepolcreti di illustri famiglie biellesi, dove fra gli altri è sepolto lo statista Quintino Sella, rigoroso Ministro delle Finanze nel secondo Ottocento].

Donne in costume partecipanti ad una festa in onore della "Madonna Nera" di Oropa.
Donne in costume partecipanti ad una festa in onore della "Madonna Nera" di Oropa.

Davvero imponente – molto più del complesso monumentale del Santuario – è la storia di grazie e di miracoli attribuiti alla "Madonna Nera" di Oropa, a favore di singoli come di intere popolazioni, specie in occasione di siccità o di carestie, di eventi bellici o di pestilenze: una storia documentata che risale almeno all’assedio di Biella [da parte di un poderoso esercito di Barbari], nel 1232; e alla peste di fine secolo XIV [seminata dalle scorrerie delle ‘Compagnie di ventura’ di Facino Cane.

Numerosissimi sono da sempre i pellegrini che si recano al Santuario di Oropa: si calcola che siano non meno di 250/300mila all’anno, con il pernottamento di 25/30mila.

Tra i Pellegrinaggi più suggestivi vi è quello compiuto ogni cinque anni dagli abitanti di Fontanamora, in Valle d’Aosta, del quale si ha notizia documentata dal 1557. I circa 350 pellegrini che vi partecipano partono dal loro paesino, situato nella Valle del Lys, a 760 metri di altezza. Si avviano di notte, valicano il colle della Barma, a 2600 metri. Giungono al Santuario verso mezzogiorno, dopo dodici ore di cammino, ed entrando a due a due, vestiti nei loro antichi costumi, si chinano a baciare il pavimento davanti all’altare della "Madonna Nera" al canto tradizionale degli "Echos du Sanctuaire". Poi, l’indomani, riprendono la montagna echeggiante dei loro "Canti del ritorno": "Je pars, adieu, Mère cherie / adieu, ma joie et mes amours. / Toujours je t’amerai, Marie, / toujours…" .

Ma l’usanza delle processioni al Santuario da Biella e dai paesi vicini risale a tempi remoti. Particolarmente partecipate sono quelle delle Parrocchie cittadine, a cominciare da quella della prima domenica di Maggio e da quella dell’ultima domenica di Agosto: sono ‘sfilate policrome’ (con le divise delle Compagnie religiose), con canti e preci spesso accompagnate dalla Banda musicale, e con la partecipazione ufficiale degli Amministratori civici.

Nell’ultima domenica di Agosto – anniversario delle centenarie incoronazioni della statua della Vergine – ci celebra la massima festa del Santuario: per l’occasione, il Vescovo, il Capitolo della Cattedrale di Biella e i Parroci della Città si recano, devoti "pellegrini", a rinnovare i particolarissimi vincoli che legano da secoli l’intero popolo alla "Madonna Nera".
   

Immagini e cenni storici di altri Santuari della Regione

Un elenco dei principali Santuari mariani del Piemonte – Valle d’Aosta non può ignorare l’importanza almeno dei sei seguenti:

Ma lo spazio per illustrarne l’importanza è minimo. Ci limitiamo, perciò, a riprodurne le immagini, con brevi ‘note didascaliche’.

"Maria Ausiliatrice", grande quadro dipinto dal Lorenzone su indicazione di San Giovanni Bosco, per l’omonimo Santuario in Torino.
"Maria Ausiliatrice", grande quadro dipinto dal Lorenzone su indicazione
di San Giovanni Bosco, per l’omonimo Santuario in Torino.

1. Basilica-Santuario "Maria Ausiliatrice"

Basilica-Santuario "capo e madre" di tutte le Chiese dei Salesiani sparse nel mondo, il Tempio dedicato a "Maria Ausiliatrice" sorge al centro del grande complesso dell’Istituto al Valdocco, in Torino. Fu solennemente consacrato il 9 giugno 1868, dopo cinque anni di lavori. Tra l’altro, vi sono conservati i corpi di San Giovanni Bosco e di Santa Maria Domenica Mazzarello, fondatrice delle "Figlie di Maria Ausiliatrice". Come noto, la festa di "Maria Ausiliatrice" si celebra il 24 Maggio.

L’icona della Consolata, una ‘odigítria bizantina’, venerata nella stupenda Basilica-Santuario di Torino.
L’icona della Consolata, una ‘odigítria bizantina’,
venerata nella stupenda Basilica-Santuario di Torino.

2. Santuario della "Consolata"

La storia del Santuario della Consolata è anche la storia di fede della Città di Torino. Le sue origini risalgono a San Massimo (+ 423), Vescovo di Torino, che collocò in una Cappella l’icona della Vergine avuta da Sant’Eusebio. Nel sec. X la sua storia si collega al Monastero benedettino di Novalesa. L’episodio centrale della nascita del Santuario è considerato però il ritrovamento della icona della Madonna ad opera del "Cieco di Briançon" che riacquistò la vista nel momento stesso del ritrovamento, il 20 giugno 1104 [e per questo si celebra ancora oggi, in tale giorno, la festa della "Consolata"]. Ma la sanzione ufficiale a Santuario di primaria importanza la si ebbe agli inizi del sec. XVIII. Nel secolo XIX San Giuseppe Cafasso, che ne fu Rettore, diede grande impulso alla sua devozione: le reliquie del Santo piemontese, fra l’altro, sono qui conservate.

Infine, determinante per la storia moderna del Santuario fu il fatto che il Can. Giuseppe Alamanno, divenutone a sua volta Rettore nel 1882, fondò l’"Istituto della Consolata per le Missioni Estere" e provvide al restauro e all’ampliamento attuale, dando così stupenda forma definitiva al Santuario che Papa Pio X elevò alla dignità di Basilica pontificia.

Il maestoso tempio di Superga, sull’omonimo Colle sopra Torino.
Il maestoso tempio di Superga, sull’omonimo Colle sopra Torino.

3. Santuario-Basilica "Nostra Signora di Superga"

Sul Colle di Superga, sopra Torino, esisteva fin dalla prima metà del 1400 una chiesetta dedicata alla Beata Vergine. Ma l’attuale Santuario – grandioso edificio, capolavoro dell’architettura barocca – è opera di Filippo Juvara, portata a termine nel 1726. Dal fianco della Basilica si accede alla suggestiva Cripta che custodisce le tombe di Re Sabaudi, da Vittorio Amedeo a Carlo Alberto, e di numerosi Principi di Casa Savoia.

Complesso monumentale del Santuario della "Madonna del Sacro Monte" di Varallo Sesia.
Complesso monumentale del Santuario della "Madonna del Sacro Monte" di Varallo Sesia.

4. – "Madonna del Sacro Monte" di Varallo Sesia

È il più antico e importante dei vari "Sacri Monti" dell’area piemontese-lombarda. Sorge a 608 metri di altezza, a Varallo Sesia, sopra Vercelli. Le strutture del complesso furono realizzate principalmente tra il XV e il XVIII secolo, segnando il trapasso dal primo elegante Rinascimento al Barocco più espressionistico. Cuore del ‘monumento’ è la Basilica dell’Assunta, con lo spettacolare ‘Paradiso’ sovrastato dalla Cupola: macchina scenica di 142 statue che celebra l’Assunzione della Vergine.

Notevolissimo il fatto delle 44 Cappelle, sparse sul verde pianoro circostante, che contengono gruppi scultorei e affreschi pittorici: non meno di 600 statue e 400 figure dipinte che illustrano episodi della vita di Cristo e della Vergine.

Stupenda visione dell’interno del Santuario "Regina Montis Regalis" di Vicoforte - Mondovì.

Stupenda visione
dell’interno del Santuario
"Regina Montis Regalis"
di Vicoforte - Mondovì
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5. "Regina Montis Regalis" di Vicoforte - Mondovì

Capolavoro assoluto del Barocco piemontese, il Santuario della Madonna "Regina Montis Regalis" colpisce per l’imponenza del suo complesso architettonico e, più ancora, per lo spettacolare interno della Cupola, che misura 38 mt. di altezza x 24 di larghezza.

Venne ultimato nell’Ottocento, con facciata caratterizzata da quattro campanili angolari. L’interno, oltre alla Cupola affrescata nel Settecento con fitta trama di figure che celebrano la gloria della Vergine (1752), è da ammirare il prezioso baldacchino che racchiude il ‘Pilone’ con l’affresco del XVI secolo di ‘Madonna col Bambino’ che costituiva il nucleo originario di questo luogo di culto mariano.

Prese il nome di "Regina Montis Regalis" nel 1628 dall’aulico appellativo di Mondovì, ‘Mons Regalis’.

Le celebrazioni più solenni si tengono nei giorni 8, 9 e 10 Settembre e nelle domeniche di Maggio

Cartina topo-geografica dei principali Santuari mariani del Piemonte – Valle d’Aosta
[cfr. riproduzione dal vol. Santuari mariani d’Italia, Ed. Paoline, pag. 77]