Madre di Dio

 

N. 5 maggio 2004

Con Maria, Regina degli Apostoli

"Maggio di Maria"

Amici lettori

"Evviva la Madonna! sono liberata!"
  
Gabriele Amorth

L'Eucarestia, simbolo cosmico
  
Stefano De Fiores

Il Magnificat di Paul Claudel
  
Mons. Angelo Comastri

L'esperienza eucaristico-mariana della Chiesa
  
Giuseppe Daminelli

La Santa Vergine, "forma Dei"
  
Alberto Rum

Maria, l'umanità di Dio
  
Bruno Simonetto

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

L’Inno Akátisto alla Madre di Dio sovrana - 1
  
George Gharib

Elisabetta, madre gioiosa
   Luigi De Candido

 "Giacinta e Francesco, due pastorelli per Maria"
  
Maria Di Lorenzo

In Libreria

La Mariologia del Beato don G. Alberione - 26
  
Bruno Simonetto

La Famiglia Paolina sulla via della santità con Maria

Santuari mariani d'Italia

 

Madre di Dio n. 5 maggio 2004 - Copertina

La Famiglia paolina sulla via della santità con Maria

  

Il Can. Francesco Chiesa,
plurilaureato della Santa Vergine

   

"O Maria, sappiate che provo maggior piacere nell’offrirVi questa laurea di quello che provai ad ottenerla. Io non vorrei averla se non Vi degnaste riceverla".

Nella storia carismatica della Famiglia Paolina c’è una figura essenziale di Sacerdote, che del Fondatore Don G. Alberione fu il Padre spirituale, il consigliere e il maestro di vita: il Canonico albese Francesco Chiesa.

"San Paolo – è stato scritto nel volume commemorativo delle nostre origini, "Tutti là siamo nati" – dopo la sua conversione sulla via di Damasco, fu mandato da Gesù Cristo ad Anania per sapere che cosa doveva fare (cfr. At 9, 1ss). Il giovane sedicenne Giacomo Alberione, dopo la burrascosa dimissione dal Seminario di Bra nella primavera del 1900, accolto nel Seminario di Alba nell’ottobre dello stesso anno, trovò il suo Anania nella persona del Sacerdote Francesco Chiesa.

L’incontro del giovane seminarista con il Can. Chiesa è inscritto nella storia paolina come una grazia straordinaria. Da quell’incontro nasce una simbiosi vitale che dura esattamente quarantasei anni, fino alla morte del Canonico [14 giugno 1946]; ma proseguirà ancora fino alla morte di Don Alberione, che divenne il promotore più convinto della sua Causa di Beatificazione" (cfr. ibid., pp. 176-177). È per queste ragioni che riserviamo anche al Canonico Francesco Chiesa uno spazio della rubrica dedicata alle figure de "La Famiglia paolina sulla via della santità con Maria".

Il Ven.le Canonico Francesco Chiesa.
Il Ven.le Canonico Francesco Chiesa.

Tre lauree per la Madonna

La biografia di questo santo Sacerdote è ricca di riferimento mariani; al punto che non pare fuori luogo affermare che lui – comunemente chiamato "il Sig. Teologo" – potrebbe benissimo essere anche detto "il Sig. Mariologo".

Qui ci riferiamo però solo a quello che il suo primo biografo, mons. Agostino Vigolungo, scrisse con la veridicità di chi di lui fu devoto discepolo [cfr. "Nova et vetera" – Il Can. Francesco Chiesa, Ed. Paoline 1961, pp. 97-103].

Il Teologo Chiesa si laureò in Teologia a Genova nel 1897, a 23 anni; in Diritto Canonico e Civile a Torino nel 1990; in Filosofia a Roma nel 1901.

Ebbene, una cosa soprattutto salta agli occhi leggendo i suoi ricordi; ed è che dove i due cammini si congiungono, dove si incontrano la fine e il principio, è presente la Madonna. Ma in modo particolarmente intimo, consapevole e fine: è lei, senza alcun dubbio, che raccoglie i fili di tutto, dalle stagioni delle sementi alle stagioni della mietitura".

Della sua laurea in Teologia il Can. Francesco Chiesa scrive nel suo ‘Diario’: "Conseguita in Genova il 15 luglio 1897, per intercessione Vostra, o Maria, che dopo avermi diretto negli studi mi avete incoronato, per Vostra grazia, di esito felice. Sia anche questa una testimonianza della gratitudine mia verso di Voi, o Mamma mia".

A proposito della laurea in Diritto canonico e Civile, scrive ancora nel ‘Diario’: "… a tal fine, avevo fatto prima una visita al Santuario di Mondovì, alla Madonna di Monchiero, alla Madonna dei Fiori [a Bra], alla Consolata, all’Ausiliatrice…".

L’ultima laurea, in Filosofia, la conseguì all’Apollinare [in Roma], il 21 novembre 1901. Qualche giorno prima, l’8 novembre, aveva scritto: "Per protettore non ho saputo trovare altri che la mia dolcissima Madre e Signora Maria SS., dispensatrice di ogni grazia ed aiuto in ogni necessità. In Voi dunque, o madre io confido. Nelle Vostre mani pongo tutto me stesso: le mie facoltà, i miei desideri. Siatemi sempre, come sempre lo foste, mia Madre. Io non so se verrò a capo di questo, ma tutto sia Vostro, o Maria!".

A laurea conseguita, aggiunge: "Tutto quello che avevo domandato l’8 novembre, o Maria SS., me l’avete concesso esuberantemente; che cosa Vi dirò, o Maria? […] Prendete, o Madre dolcissima, questa laurea, come anche tutte le altre, e serviteVene come Vi piace. Non mi sia causa di vanità, ma mezzo per promuovere più efficacemente la verità. O Maria, sappiate che provo maggior piacere nell’offrirVi questa laurea di quello che provai ad ottenerla. Io non vorrei averla se non Vi degnaste riceverla".

È ovvio che solo una simile "concezione di vita interamente mariana" può portare a queste autentiche dichiarazioni d’amore verso la Vergine Santissima.

Ma siccome il tema di questa tenera devozione alla Madonna corre lungo tutto il ‘Diario’ del Venerabile Canonico Chiesa, è anche lecito pensare che sia stato proprio lui ad inculcare al Beato G. Alberione una uguale devozione filiale e spiritualità mariana.