Madre di Dio

 

     

Collegamento Nazionale Notiziari Italiani.

 

LA PACE AUGURATA DAGLI ANGELI
E OTTENUTA DA MARIA

Risuona nel mondo il canto natalizio degli Angeli: "…pace sulla terra agli uomini che Dio ama!". Ma pace non è ancora, non dappertutto. Noi perciò la invochiamo per intercessione della Vergine, ‘Regina pacis’. Con il titolo "Regina della pace" ci rivolgiamo a Maria come a colei che può aiutarci a costruire la pace, a rendere la nostra vita più umana e più giusta, meglio rispondente al piano di Dio nella creazione.

Maria è "regina della pace" perché Madre del Redentore, colui che nelle visioni profetiche viene chiamato "principe della pace" (cfr. Is 9, 5). Ora, nel dolore materno di Maria accanto alla Croce di Gesù si raccolgono e sono vinte tutte le tragedie e le sofferenze del mondo: l’odio, la violenza, le guerre e il ‘potere delle tenebre’.

Niccolò Barabino, Madonna della Pace – Genova.
Niccolò Barabino, Madonna della Pace – Genova.

L’immagine apocalittica della "donna vestita di sole" che combatte contro "l’enorme drago rosso con sette teste e dieci corna" (cfr. Ap 12, 1.3) – così come è presentata in un’incisione di Albrecht Dürer – dà un’idea plastica del trionfo del bene sul male, dell’amore sull’odio, della pace sulla guerra.

Non per nulla, nella Chiesa ritorna sempre la preghiera a Maria "Regina della pace", soprattutto nei momenti più bui della storia. E sempre il devoto della Vergine sente di ricorrere a lei per vivere ‘pacificato’ con se stesso e con gli altri.
  


   

"NATALE, FESTA DEI BAMBINI"

"Natale, festa dei bambini". È il titolo del classico tema che abbiamo imparato a svolgere fin dagli anni in cui sedevamo sui banchi della Scuola Elementare. Ma di quale ‘Natale di bambini’ si può parlare, oggi? L’interrogativo – piuttosto serio – viene in mente ascoltando una precisa denuncia del Card. Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano: il vissuto di fede delle Comunità cristiane è stato intaccato dai fenomeni della secolarizzazione, della scristianizzazione, dell’indifferenza religiosa e del neopaganesimo; e i percorsi tradizionali della fede – una volta garantiti dalle famiglie, dalla Scuola, dagli ambienti sociali – ora sono interrotti.

Occhi di bimbi che scrutano il mondo…Molte volte – continua il Card. Tettamanzi – non si può presupporre quasi nulla riguardo all’educazione cristiana delle famiglie di provenienza, e nemmeno ci si può illudere che la società favorisca la fede.

Un’analisi impietosa, per evidenziare la necessità che la Chiesa trovi modalità e parole efficaci per annunciare il Vangelo oggi.

Ma è il richiamo del Cardinale ai bambini a dare meglio l’idea della distanza che si va creando tra la religione e il vissuto quotidiano delle famiglie e dei più piccoli: perché il richiamo immediato è al problema "pesante" dell’educazione alla fede e di chi se ne deve prendere cura.

Affermato con sofferenza che "ci sono bambini che non sanno più fare nemmeno il segno della Croce!", l’Arcivescovo di Milano si chiede chi oggi lo insegna loro, chi può aiutarli a conoscere e incontrare Gesù…

La risposta? – I genitori devono essere i primi, ma da soli non bastano; come da sole non bastano le ore d’insegnamento della Religione nella Scuola e neppure le ore di Catechismo in Parrocchia, dove ancora si ha la fortuna di vedere passare i ragazzini…

Il problema vero rimane quello della consapevolezza di una responsabilità educativa alla fede, comune e partecipata da parte di tutti i credenti, ciascuno nel proprio ambito.
    


TERRA SANTA SENZA CRISTIANI?

L'allarme non è solo di oggi; ma il rischio è sempre più attuale: la Terra Santa, dove Gesù è nato, morto e risuscitato, e da dove hanno mosso i primi passi gli Apostoli, potrebbe rimanere in breve tempo senza Cristiani.

Lo denuncia da tempo, allarmato, Il Patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, che spiega come le dure condizioni di vita, in questi anni di pressione militare crescente da parte di Israele e di rivolta continua nei villaggi palestinesi, mettono a dura prova la resistenza delle famiglie – e di quelle cristiane in particolare –, spesso tra due fuochi. Perché molti sono costretti a scegliere la strada della "fuga": vanno via.

Gli ultimi dati parlano di circa 2000 Palestinesi cristiani costretti ad abbandonare la Terra Santa dall’inizio dell’Intifada nei Territori [occupati da Israele]. Molti si sono trasferiti negli Stati Uniti o nell’America Latina, dove vivono diverse Comunità di Palestinesi emigrati nei decenni passati. In Cisgiordania, a Gaza e a Gerusalemme Est i Cristiani palestinesi sono circa 70mila (il 2% della popolazione), in maggioranza di rito ortodosso. Vivono nei distretti di Betlemme e Ramallah, e nel settore arabo (Est) di Gerusalemme. Circa 3000 risiedono a Gaza city.

Pascolo al "Campo dei pastori", presso Betlemme.
Pascolo al "Campo dei pastori", presso Betlemme.

Pur godendo di condizioni di vita leggermente migliori rispetto a quelle dei Musulmani, i Palestinesi cristiani hanno molto risentito, in questi due ultimi anni, gli effetti della crisi economica nei Territori.

L’occupazione israeliana e la situazione di conflitto permanente, infatti, non solo hanno devastato territori e strutture, ma hanno anche praticamente azzerato l’economia legata ai pellegrinaggi da tutto il mondo. La questione dei pellegrinaggi va poi oltre la dimensione economica pura e semplice. Si pone, infatti, il problema di una Comunità cristiana – quella palestinese – che si sente isolata.

"Non abbandonate la Terra Santa!", è perciò l’appello pressante del Patriarca Sabbah ai Cristiani dell’Europa e degli altri Paesi del mondo cattolico. A noi chiede non solo la vicinanza dei pellegrinaggi, ma soprattutto quella della preghiera per una Comunità – e per Gerusalemme, "città della pace", simbolo di tutta la Terra Santa –, segnate da lotte, distruzione e morte continue.

Voglia Gesù, "Principe della Pace", ottenere ai nostri fratelli Palestinesi questo dono natalizio, raccogliendoci idealmente tutti in preghiera a Betlemme nel giorno del suo nuovo Natale!
  

 

A POMPEI UNA SCUOLA DI
SPIRITUALITÀ DEL ROSARIO

Tra le nuove iniziative della Chiesa di Pompei, nate all’interno del Progetto Rosario, un posto importante riveste la "Scuola di Spiritualità" che è partita con un vero e proprio itinerario di approfondimento teologico, mariologico e rosariale. La Scuola, intitolata "Rosarium Virginis Mariae", avrà una durata ciclica di tre anni ed è aperta a tutte le componenti ecclesiali: presbiteri, religiosi e laici.Veduta panoramica del Santuario della Madonna di Pompei.

L’inaugurazione si è tenuta venerdì 17 Ottobre; e per l’occasione è stato presentato il libro che Mons. Domenco Sorrentino – già Delegato Pontificio per il Santuario di Pompei – ha scritto per le Edizioni Paoline.

Nella "Novo Millennio Ineunte", Giovanni Paolo II ha invitato la Chiesa a ‘ripartire da Cristo’. Una parola si impone: evangelizzazione, anzi ‘nuova evangelizzazione’. Il libro, che raccoglie le esperienze dell’Autore nello svolgimento del suo ministero episcopale nel Santuario di Pompei, "centro della spiritualità del Rosario", analizza in che modo questa preghiera può essere al servizio della nuova evangelizzazione. Così come è stato rilanciato dal Papa nella "Rosarium Virginis Mariae", il Rosario può rappresentare, infatti, una via semplice attraverso cui il popolo di Dio fa il suo cammino verso un’esperienza sempre più piena del mistero di Cristo, accompagnato da Maria.
   


L’AUDACIA DEL ROSARIO

Il teologo Jean Galot scriveva su "L’Osservatore Romano" del 7 Ottobre scorso – festa della Beata Vergine del Santo Rosario – che "il fatto di rivolgere la preghiera [del Rosario] a Maria suppone una certa audacia, perché lo slancio della preghiera è prima di tutto orientato verso Dio.

Nella più antica preghiera mariana, ritrovata in Egitto su un papiro che è verosimilmente del III secolo, e ci ha conservato la prima testimonianza del titolo "Madre di Dio", i termini usati nella preghiera a Dio sono stati applicati a Maria, tenendo conto della distanza che esiste fra Dio e la creatura.

L’Annunciazione, affresco di pittore umbro (sec.XIV-XV) – Todi, Chiesa di Maria SS.ma in Camuccia.
L’Annunciazione, affresco di pittore umbro (sec.XIV-XV) – Todi, Chiesa di Maria SS.ma in Camuccia.

Si tratta – continua Jean Galot – della preghiera Sub tuum praesidium: "Sotto il tuo patrocinio cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio…". Questo titolo ["Madre di Dio"] incoraggiava i Cristiani a pregare Maria come la persona più vicina a Dio. Perciò, cercare un rifugio nella Madre di Dio era cercare un rifugio che beneficiava della protezione di Dio.

Ora, l’invocazione "Madre di Dio" è stata ripresa nelle "Ave, Maria" recitate nel Rosario. Essa ricorda la più alta dignità di Maria, che non è soltanto la Vergine "piena di grazia" – come l’ha salutata l’Angelo –, ma colei che ha partorito il Figlio di Dio nella sua natura umana. Il Bambino che è nato da Maria era Dio. Così, essendo persona umana, Maria è diventata madre di una persona divina, madre di un Figlio che è Dio. Del resto, Cristo stesso dalla Croce ha come ‘ratificato’ questa fiducia degli uomini nell’intercessione della Madre sua e nostra, affidandoci a Maria in Giovanni: ‘Donna, ecco tuo figlio!’ (Gv 19, 26)". Non per nulla, recitando il Rosario, abbiamo sempre meglio imparato che la preghiera di ogni giorno alla Madre di Dio e della Chiesa non può non essere esaudita.
   


ANNO DEL ROSARIO CORONA DELLA PACE

Il sigillo all’Anno del Rosario è stato – per così dire – posto dal Papa in visita al Santuario della Madonna di Pompei, dove si è recato il 7 Ottobre per riaffidare alla Vergine del Santo Rosario le sorti della pace nel mondo, a conclusione dell’Anno stesso. Porteremo sempre nel cuore la figura dolorante e assorta del Santo Padre in preghiera, e insieme le immagini di tante folle dei Santuari mariani di tutto il mondo, a invocare la pace…

Ma siamo stati pure angosciati dalle immagini di quella follia collettiva della guerra in Irak, che a lungo hanno invaso gli schermi delle televisioni di tutto il mondo. Quasi a ricordarci che non ci sarebbe stato, neppure stavolta, un Natale di pace!

Video di guerra: la BBC mostra in diretta la platea di ragazzi della ‘United States Air Force’ nella base di Tampa, in Florida. C’è il Comandante supremo, il presidente George Bush. Bush è fiero, l’America è fiera di questi ragazzi, dice. Anche i ragazzi di Tampa, nelle loro divise, sono fieri: sorridenti, applaudono…

Angeli tra le bombe.
Angeli tra le bombe (foto Image, da ‘Famiglia Cristiana’, 42/2003).

Altro video di guerra: soldati accampati nel deserto mentre infuria una tempesta di vento. Il colore delle divise dell’Esercito USA si confonde con quello della sabbia. Paiono fantasmi, quei giovani uomini in mezzo alla bufera. Il vento strappa le tende, soffoca il respiro. Non è il nemico; ma è come un suo alleato, l’avvertimento mandato da una terra ostile, così lontana da casa…

E altre folle, ancora, su tutte le emittenti. Stavolta non sono soldati, ma è la gente di Bassora, che si allinea in code interminabili dietro a un’autobotte che distribuisce miserabili razioni di acqua. Non portano divise, ma stracci. Sono vecchi e donne e bambinetti di cinque anni e anche meno. È terribile vedere questi bambini così buoni. E quelli in fondo alla coda, che non avranno niente.Ma se quei ragazzi fieri finiranno qui, dopo pochi giorni nella polvere e nella paura, cambieranno faccia. Perché è la guerra che accomuna nella domanda e nel dolore… Ma, a dispetto di tutto, non avremo sperato invano che l’Anno del Rosario sia ‘corona della pace’ anche per le martoriate terre del Medio Oriente.
   

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