Madre di Dio

 

N. 12 dicembre 2003

Invocazione natalizia

Amici lettori

Il mistero del Natale nel tempo
  
Mons. Angelo Comastri

Maria, l’umile serva innalzata e incoronata
  
Stefano De Fiores

"O nome della Madre di Dio, sei tu il mio amore!"
  
Alberto Rum

L’anima contemplativa di Maria
  
Giuseppe Daminelli

La devozione alla Vergine dei Vescovi di Firenze
  
A cura della Redazione

Madre di Gesù, Madre dell’umanità
  
Bruno Simonetto

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

Il Giardino della Panaghía fucina di monaci santi
  
George Gharib

"Non vivere da santo è vivere da folle"
  
Maria Di Lorenzo

La grande devozione mariana del Beato Giovanni XXIII
   Luigi De Candido

In Libreria

La Mariologia del Beato don G. Alberione - 21
  
Bruno Simonetto

I misteri del rosario

 

Madre di Dio n. 12 dicembre 2003 - Copertina

 
Mariologia ‘natalizia’ alberioniana

di BRUNO SIMONETTO

Madre di Gesù, Madre dell’umanità
   

Il Beato Don Giacomo Alberione, zelatore instancabile della mediazione universale di Grazia della Santa Vergine, insegna ad onorarla come "Regina degli Apostoli", titolo funzionale alla missione di Maria, "Madre dell’umanità".

Non so se sia corretto porre in termini assoluti il tema di una mariologia del Beato Don G. Alberione, poiché ciò suppone, intanto, che il Fondatore della Famiglia Paolina sia stato veramente un mariologo, cioè un esperto di teologia e spiritualità mariana.

Ma dobbiamo comunque dare per scontato almeno il fatto che in Don Alberione si trovano notevolissimi elementi di "spiritualità mariana", da lui elaborati con la sua solita, precisa e inconfondibile connotazione nella formulazione, nei contenuti, nell'insegnamento scritto e orale. Temi già più volte ripresi nella rubrica In famiglia della rivista "Madre di Dio", ‘voce’ del Santuario romano di Maria Regina degli Apostoli, "comune casa materna" di tutta la Famiglia Paolina.

È proprio per questa convinzione, del resto, che dal mese di febbraio del 2002 (70° della rivista), si pubblicano su "Madre di Dio" elementi di mariologia alberioniana, avendo preso inizialmente spunto dall’opuscolo ‘Via humanitatis’ di Don Alberione.

Come riferimento per queste riflessioni, ci si può rifare anche a quella specie di "Vademecum mariano" messo insieme in modo antologico e didascalico dal paolino Don G. Roatta, in un centinaio di pagine dattiloscritte del 1973, dove vengono riportati frammenti del pensiero mariano dell’Alberione; anche se, peraltro – e in modo sorprendente – non vi si spende neppure una parola su quello che pare essere il nucleo centrale della possibile mariologia alberioniana, contenuto proprio nella ‘Via humanitatis’.

Se si tiene, invece, presente il testo di questo opuscolo, si sarà capita una cosa essenziale del discorso sulla mariologia dell’Alberione; e cioè: che la devozione alla Madonna da lui proposta per la spiritualità paolina è sì rivolta a Maria Regina degli Apostoli; ma soprattutto che il titolo di ‘Regina degli Apostoli’ è per Don Alberione funzionale a quello di Maria Madre dell’umanità.

E proprio per questa connotazione ‘natalizia’ di Maria, Madre di Gesù e dell’umanità, ne vogliamo parlare in questo numero della rivista.

La nascita del Figlio di Dio.
La nascita del Figlio di Dio – Biblioteca Apost. Vaticana, Barb. gr. 372, c. 7v.

La "Via humanitatis"

"Per Mariam, in Christo et in Ecclesia": è questa la premessa che l’Alberione ha posto ai 31 "quadri" che costituiscono le "pietre miliari" della sua ‘Via humanitatis’, specificando molto sinteticamente nel Proemio:

" Tutto viene da Dio-Principio; per tornare a Dio-Fine: a sua gloria ed a felicità dell’uomo.

Maria guida alla via sicura, che è Cristo, nella Chiesa da lui fondata.

In Cristo Via Verità e Vita si ha l’adozione e l’eredità dei figli di Dio.

L’uomo e l’umanità per Cristo invisibile, nella Chiesa visibile hanno ogni bene temporale ed eterno.

Tutti i figli sono attesi nella casa del Padre celeste; ognuno per Maria può trovare la Via-Cristo. Tutti la indichino in spirito di carità e di apostolato".

Volendo sintetizzare al massimo il discorso, ci pare molto illuminante riportare quella che un altro paolino, Don Rosario Esposito, chiama "illustre parentela esistente tra questo messaggio teologico di Don Alberione e un saggio del Card. Jean Daniélou, pubblicato nel 1953 presso la Morcelliana: La Vergine e il tempo, nel vol. Il mistero dell’Avvento (pp. 110-132)".

Il teologo gesuita, infatti, interpreta il periodo di preparazione al Natale interamente in prospettiva missionaria: il Figlio di Dio s’incarna per redimere l’umanità, e da quel momento la tensione della Comunità cristiana non può più sottrarsi all’impegno di diffondere in tutto il mondo l’evento salvifico di Betlemme, perché tutti gli uomini divengano partecipi dei frutti che esso ha portato nella storia.

Maria Madre dell’umanità, Mediatrice universale di grazia, librata fra cielo e terra.

A. G. Santagata, Maria Madre dell’umanità, Mediatrice universale di grazia, librata fra cielo e terra. - Gli affreschi della doppia cupola del Santuario "Regina degli Apostoli" in Roma raffigurano la grazia, simboleggiata dalla luce, che scende dalla SS. Trinità sulle mani aperte di Maria, e da qui si diffonde su due gruppi rappresentativi dell’umanità, i credenti e i non credenti, chiamati tutti al Regno eterno di Cristo. Come a corona di questo centro ideale, sono disposti in circolo, nella parte superiore della cupola, i nove cori angelici.

"I tre punti fondamentali di questo discorso mariano – precisa l’Esposito – combaciano egregiamente con l’epopea artistica che (nell’iconografia indicata dall’Alberione per illustrare i 31 "quadri" della ‘Via humanitatis’ nel Santuario dedicato a Maria Regina degli Apostoli) il Fondatore della Famiglia paolina collega con la ‘Via humanitatis’: la Madonna adempie l’attesa dell’umanità precristiana. ‘In lei convergono e confluiscono tutte le preparazioni, tutte le aspirazioni e tutte le ispirazioni, tutte le grazie, tutte le prefigurazioni che avevano riempito l’Antico Testamento, così da poter dire che, alla vigilia della venuta del Cristo, Maria riassume e incarna la lunga attesa dei tanti secoli da cui era stata preceduta…" (cfr. ibid., p.111).

La Santa Vergine è la "summa humanitatis", "il meraviglioso fiore sbocciato da Israele" (cfr. ibid., p.112) che ha redento le infedeltà d’Israele. Giustamente la liturgia le applica il Cantico dei Cantici che proclama l’alleanza tra Dio e il suo popolo, "giacché è lei che, dopo tante infedeltà, ha dato alla fedeltà di Dio la risposta della razza umana" (cfr. ibid., p.114). Il piano di Dio è unico e universale; la Santa Vergine lo realizza nei confronti di tutti gli uomini. Lei è "la creatura con la quale la razza israelitica sfocia nell’umanità intera", sicché lei è "madre della grazia, mediatrice universale, madre del genere umano" (cfr. ibid., p.117). (Cfr. R. Esposito, La dimensione cosmica della preghiera - La "Via humanitatis" di don G. Alberione, Ed. San Paolo - Casa Generalizia 1999, pp. 143-144).

Ecco così delineato il quadro di riferimento della mariologia alberioniana, nel posto unico assegnato nella ‘Via humanitatis’ alla Madonna identificata come Regina degli Apostoli per mostrarsi, nell’esercizio della sua maternità universale, ‘Mater humanitatis’ e ‘Summa humanitatis’.

È vero che l’accoppiamento di questi due titoli non è una novità: è solo una rilettura moderna di un fatto antico, che risale addirittura al Cenacolo e al Calvario.

Maria Regina degli Apostoli e Madre dell’umanità (part.).

A. G. Santagata, Maria Regina degli Apostoli e Madre dell’umanità (part.): sulla destra, l’umanità redenta (guidata da Pio XII, Papa regnante nel 1954, quando è stato consacrato il Santuario); sulla sinistra, l’umanità ancora da redimere (rappresentata da figure anonime, inginocchiate in atteggiamento di supplica alla Vergine-Madre di tutti gli uomini).

Ma il merito dell’Alberione – se non gli si può riconoscere una piena originalità nell’avere intuito la ‘correlazione funzionale’ tra il titolo di Maria Regina degli Apostoli, comunemente usato, e quello della sua Maternità universale – è che "egli – secondo l’Esposito – ha il merito di rendersi conto che la secolarizzazione, la non-credenza e la non-cristianità è giunta anche nel cuore della cristianità tradizionale: [Don Alberione] parla, infatti, di "piccolo sparuto gregge", in "chiese quasi vuote", mentre i cinema sono affollati di persone d’ogni età, compresi i giovanissimi. E addita nei due momenti mariologici l’àncora della salvezza".

Se questo l’Alberione aveva intuito già nell’immediato dopoguerra (la ‘Via humanitatis’ è un suo ‘dono natalizio’ alla Famiglia Paolina del 1947), figuriamoci con quanto maggiore verità è possibile affermarlo oggi, all’inizio di un Terzo Millennio che ha purtroppo, anche nei Paesi di più grande tradizione cristiana, i connotati del post-Cristianesimo…

Più esattamente, l’esigenza missionaria di ricondurre gli uomini a Cristo, per giungere all’unificazione del genere umano attorno a lui, coinvolge la Vergine nella "via dell’umanità" che parte dalla Santissima Trinità (da Dio-Principio, Creatore dell’uomo) e in essa ritorna (come a suo ultimo Fine).

E questo proprio perché il Beato Don Giacomo Alberione parte dal presupposto che la Madonna è l’asse portante della storia della Salvezza.

Nei 31 ‘quadri’ dell’opuscolo la ‘Madre dell’umanità’ è identificata come capolavoro della creazione, punto di orientamento dell’uomo e della comunità umana decaduta; ed è indicata come elemento di rilievo fin dal mistero nascosto nei secoli che via via affianca tutte le manifestazioni della via salvifica (cfr. quadri I, III, IV, VII, VIII, XV). È elemento fondamentale dell’ecclesiologia e della vita del Popolo di Dio (cfr. quadri XVI, XIX), il quale è anzi affidato alle sue cure (cfr. quadro XXII).

Ugualmente rilevante è la sua presenza nel pellegrinaggio eterno della escatologia: opera che riguarda tutta l’umanità, "perché Dio vuole tutti salvi" (cfr. quadro XXX)".

L'immagine della Vergine apparsa a Ida Peerdeman ad Amsterdam, l'11 febbraio 1951.
L'immagine della Vergine apparsa a Ida Peerdeman ad Amsterdam, l'11 febbraio 1951,
con la scritta in olandese "d
e Vrouwe van alle Volkeren" – "Signora di tutti i Popoli".

Struttura e iconografia del Santuario "Regina Apostolorum"

Non diversamente, questa specie di ‘coordinazione’ della funzione di Maria è tradotta e ben visibile nella struttura e nell’iconografia del Santuario "Regina degli Apostoli" in Roma. Effettivamente, il progetto originario si presenta come uno sviluppo ascensionale del tema di fondo. E interessante è esaminarne i singoli elementi strutturali e decorativi.

In sintesi: la sottocripta presenta lo schema generale della ‘Via humanitatis’, come un’ouverture in cui l’orchestra imposta i temi dominanti della sinfonia; la cripta isola il tema mariano, presentando le figure del Vecchio Testamento, ognuna delle quali offre un aspetto particolare della Donna annunciata nel Protovangelo e attesa dalle genti; il santuario superiore sintetizza la proclamazione espressa anche nel sottotitolo dell’opuscolo alberioniano: "Per Mariam, in Christo et in Ecclesia" si va verso la ‘Candida rosa’.

A questo moto ascensionale della struttura architettonica corrisponde come un moto discensionale iconografico, dove la Madre dell’umanità è presentata come la mediatrice universale delle grazie e dei favori celesti: la luce trinitaria dal cupolino superiore discende su di lei, che la distribuisce ai due gruppi rappresentanti l’umanità redenta (quello dei Cristiani, guidato dal Papa allora regnante, Pio XII) e quello da redimere (dei non-Cristiani, che sono ugualmente oggetto della protezione della Madre universale).

Interessante è pure trovare, in singole espressioni artistiche del Santuario (mosaici, affreschi, sculture) riscontro a questa teologia mariana dell’Alberione, poiché sono tutti elementi univoci che ci aiutano a delineare con sicurezza il quadro di riferimento della mariologia alberioniana espressa nella ‘Via humanitatis’ e nella corrispondente traduzione artistica del Santuario "Regina Apostolorum".

Un Santuario che – proprio per questo – avrebbe potuto benissimo (e forse meglio) essere dedicato a Maria ‘Mater humanitatis’.

Bruno Simonetto