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N. 3 marzo 2003
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Nella miseria di un
‘cachot’ Povertà e fede della famiglia di Bernadette Soubirous, piccola creatura privilegiata dalla Madonna. "Bernadette n’était qu’une pauvre idiote!" – "Bernadetta non era che una povera idiota!". Queste parole sarcastiche furono pronunciate da Émile Zola, un razionalista che combatté la verità di Lourdes in modo vergognosamente irrazionale, fino a mistificare i fatti e ad offrire denaro, affinché alcuni dessero false testimonianze! Chi era in realtà Bernadette? Perché la Madonna ha posato il suo sguardo su questa sconosciuta fanciulla di una sperduta cittadina dei Pirenei? È necessario ricostruire le vicende della sua famiglia per cogliere tutto il profumo di Vangelo che emana dalla scelta della Madonna. Bernadette Soubirous nel 1858 aveva quattordici anni: era nata il 7 gennaio 1844. Quando nacque, fu accolta con tanta gioia perché era la primogenita di una coppia di sposi felici. Ma, una sera di novembre del 1844, la madre di Bernadette è vicina al fuoco per scaldarsi; d’improvviso la candela di resina, appoggiata sul ripiano del camino, le cade addosso e i vestiti si incendiano, lasciando ustionati anche i seni, che così non possono più nutrire la piccola. Bernadette viene allora affidata a Maria Lagües di Bartrès, alla quale è appena morto un bambino di 18 giorni: sarà il primo ‘sfratto’ di Bernadette; e tanti altri ne seguiranno… a causa delle disgrazie continue della sua sventurata famiglia. Intanto papà Francesco, mentre batte la macina con il martello per renderla rugosa, a un tratto lancia un grido: una scheggia gli ha colpito l’occhio sinistro, privandolo per sempre della vista. Bernadette, nel frattempo, è tornata a casa, perché la nutrice è in attesa d’un nuovo bambino, mentre la mamma ha partorito un fratellino, che vivrà soltanto due mesi.
Però gli affari del loro mulino Boly vanno male: i coniugi Soubirous sono troppo buoni, si fidano della gente, rimandano i pagamenti loro dovuti… e così si trovano pieni di debiti. La famiglia finisce per andare a vivere nel ‘cachot’, che era la cella di una prigione abbandonata! Ma per i Soubirous era un’àncora di salvezza, messa a disposizione dal cugino André Sajous che ebbe compassione di loro. Racconta lo stesso Sajous: "La camera era scusa e per niente sana. Nel cortile, dove si affacciava la finestra, c’erano le latrine che debordavano e rendevano il luogo veramente infetto: ci tenevano il letame! Francesco Soubirous venne a chiedere la stanza a mio zio e insieme dicemmo: ‘Dal momento che sono in mezzo alla strada, bisogna alloggiarli!’. Erano in miseria: avevano solo quei due poveri letti, uno a destra entrando e l’altro sullo stesso lato, più vicino al camino". Nonostante la disgrazia, i Soubirous avevano conservato una grande dignità e un grande amore, continuamente alimentato dalla preghiera. Racconta ancora il cugino che abitava nel piano superiore della casa: "Quando giungeva la sera, noi sentivamo che i Soubirous dicevano il Santo Rosario: pregavano tutti insieme, spesso senza aver mangiato; e la voce dei bambini si univa a quella dei genitori. Provavamo tanta emozione nel sentirli pregare così!". L’11 febbraio 1858 la famiglia Soubirous viveva in questa drammatica situazione: avevano dormito nel pagliericcio per terra, all’interno dell’umido e maleodorante ‘cachot’, e iniziavano una nuova giornata di fatica, di fame e di fede. La Madonna si inserisce in questo contesto: i Soubirous sono sprofondati nella miseria, ma il Cielo guarda verso di loro con una sorprendente simpatia. Vengono in mente le chiarissime parole di Gesù: "E così gli ultimi saranno i primi, e i primi ultimi" (Mt 20, 16). Mons. Angelo Comastri |
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