Madre di Dio

 

N. 11 novembre 2002

Le memorie mariane del mese di Novembre: il "transito" della Vergine, tra morte e Assunzione, e la    Presentazione di Maria al Tempio
  
Editoriale

Il testamento di Alessandro
  
Mons. Angelo Comastri

"Senza la Verginità di Maria non c'è Salvezza"
  
Stefano De Fiores

Il giovane splendore di Maria
  
Alberto Rum

Maria icona della Chiesa nel tempo
  
Giuseppe Daminelli

Le Claustrali, "icona del mistero di Maria"
  
Maria Grazia Baragli

Maria nel "mistero del Tempio"
  
Bruno Simonetto

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

Il Monastero Pantokrátoros e la icona della Gheróntissa
  
George Gaharib

Pier Giorgio Grassati, 'una valanga di vita'
  
Maria Di Lorenzo

In morte di Santa Maria, Madre di Gesù il Risorto
   Luigi De Candido

In Libreria

La Mariologia del Ven. G. Alberione - 9
  
Bruno Simonetto

Litanie Lauretane

 

Madre di Dio n. 11 novembre 2002 - Copertina

 

 

 

 

Problemi attuali di mariologia

di GIUSEPPE DAMINELLI

Maria icona della Chiesa nel tempo
   

Maria, Corredentrice del genere umano, è per noi Madre nell’ordine della grazia e 'icona' della Chiesa, della quale è simultaneamente inizio e compimento.

Il linguaggio della teologia attuale ci ha ormai abituati a certe espressioni riferite alla Madre di Dio che mettono in rilievo il suo ruolo 'iconologico': Maria è icona della Chiesa, segno cioè in cui si riflette in anticipo e in pienezza la sua esperienza di fede e che diventa perciò modello e punto di riferimento per la sua vita e la sua missione.

Maria, infatti, è unita da uno stretto e indissolubile vincolo non solo con il suo Figlio e con il mistero dell’Incarnazione redentiva che per mezzo di lui si è compiuto, ma anche con la Chiesa, suo Corpo e sua Sposa.

La Lumen Gentium afferma infatti che Maria «è riconosciuta quale sovraeminente e del tutto singolare membro della Chiesa e sua figura ed eccellentissimo modello nella fede e nella carità» (cfr. LG, n. 53).

E. Manfrini, 'Icona et Mater Ecclesiae' - Troia, 1971.
E. Manfrini, 'Icona et Mater Ecclesiae' - Troia, 1971.

La peregrinazione della fede

Ancora la Lumen Gentium, al n. 58, parlando dell’esperienza terrena di Maria, dice che a partire dall’annunciazione, dal momento cioè in cui con il suo «sì» fu unita al mistero della redenzione operato da Cristo, «avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio fino alla Croce, dove stette non senza un disegno divino (cfr. Gv 19,25), soffrendo intensamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di lui».

È significativa l’espressione usata («peregrinazione della fede»): essa esprime che anche Maria, nella sua vita e nella sua missione, come serva fedele e socia del Redentore, ha realizzato un itinerario «spirituale», un cammino, cioè, frutto dell’azione dello Spirito, attraverso il quale ha progredito nella fede, si è sempre più strettamente inserita nel mistero del suo Figlio, diventando così non solo «icona» di Cristo, ma anche e soprattutto «icona» della Chiesa, della quale è simultaneamente inizio e compimento.

Emergono allora due aspetti della portata iconologica dell’esperienza di Maria.

Anzitutto, l’aspetto «esemplare», che viene espresso con significative parole nella Lumen Gentium: «Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine la perfezione con la quale è senza macchia e senza ruga (cfr. Ef 5,27), i fedeli si sforzano ancora di crescere nella santità e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la Comunità degli eletti. La Chiesa pensando a lei con pietà filiale e contemplandola alla luce del Verbo fatto uomo, con venerazione penetra più profondamente nell’altissimo mistero dell’Incarnazione e si va ognor più conformando col suo Sposo...» (cfr. LG, n. 65).

Così, «la Chiesa, mentre persegue la gloria di Cristo (il suo infatti è un itinerario "di fede in fede", "di gloria in gloria", come dice S. Paolo) diventa più simile alla sua eccelsa figura, progredendo continuamente nella fede, speranza e carità, e in ogni cosa cercando e seguendo la divina volontà» (cfr. LG, n. 65).

C’è poi - legato a questo - il secondo aspetto, che è conseguenza della sua maternità divina e della funzione mediatrice subordinata che lei ha avuto da Dio nella storia della salvezza.

È l’aspetto di «implorazione efficace» che perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell’Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la Croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti.

Ancora la Lumen Gentium lo esprime in questi termini: «Difatti, assunta in Cielo, non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della salute eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata» (cfr. LG, n. 62).

In sintesi, possiamo esprimere la portata iconologica del ruolo di Maria nella vita della Comunità consacrata con queste belle parole della Lumen Gentium: «La Madre di Gesù, come in Cielo glorificata ormai nel corpo e nell’anima, è immagine e inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore (cfr. 2 Pt 3,10)» (cfr. LG, n. 68).

E. Manfrini, 'Mater gratiae'- Troia, 1971.
E. Manfrini, 'Mater gratiae'- Troia, 1971.

Le componenti del cammino spirituale di Maria

Posta questa premessa, è necessario approfondire i momenti e le componenti del cammino spirituale di Maria.

Da un punto di vista generale c’è subito da dire che in lei si compie in pienezza l’itinerario della Chiesa, proprio per il fatto che della Chiesa Maria è inizio e immagine.

Il suo è stato, infatti, un cammino di fede, in forza della accoglienza-obbedienza alla Parola di Dio: «Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla Parola divina, diventò madre di Gesù, e abbracciando, con tutto l’animo e senza peso alcuno di peccato, la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo al mistero della Redenzione sotto di lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente» (cfr. LG, n. 57).

In questa prospettiva, Maria appare come 'la Vergine in ascolto', come afferma la Marialis Cultus, al n. 17.

E «questo fa anche la Chiesa, la quale soprattutto nella santa Liturgia con fede ascolta, accoglie, proclama e venera la Parola di Dio». E come tale è Comunità di fede, santuario dello Spirito Santo.

L’itinerario di Maria è stato cammino di conversione, non naturalmente nel senso di un superamento e di una vittoria progressiva sul peccato, dal quale è stata immune sin dal primo istante del suo concepimento per singolare privilegio divino, ma in quanto ha progredito nella fede e ha seguito fedelmente Cristo sul cammino della Croce, conformandosi sempre più pienamente a lui.

«Col concepire Cristo, generarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempio, soffrire col Figlio suo morente in Croce, cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo fu per noi madre nell’ordine della grazia» (cfr. LG, n. 61).

In questa luce scopriamo il terzo aspetto o momento del suo itinerario: la partecipazione, sempre attraverso il dono dello Spirito, alla vita, anzi al mistero pasquale del Figlio, come Madre, come compagna, e infine come pienamente partecipe della sua gloria.

È questo il ruolo di Maria, Madre, Vergine offerente, Regina gloriosa che la Marialis Cultus approfondisce nei nn. 19-20, e che ha un suo misterioso ma reale compimento nella Chiesa e nei suoi Sacramenti, primo fra tutti il Battesimo.

Dice, infatti, la Marialis cultus: «Giustamente gli antichi Padri insegnavano che la Chiesa prolunga nel Sacramento del Battesimo la maternità verginale di Maria».

Basterà la testimonianza del grande papa San Leone Magno: «L’origine che il Cristo ha preso nel grembo della Vergine, l’ha posta nel fonte battesimale: ha dato all’acqua quel che aveva dato alla Madre; difatti, la virtù dell’Altissimo e l’adombramento dello Spirito Santo (cfr. Lc 1,35), che fece sì che Maria desse alla luce il Salvatore, fa anche sì che l’acqua rigeneri il credente».

È dal Battesimo, infatti, che ha inizio quella vita nuova, continuamente effusa nell’Eucaristia e costantemente rinnovata nel Sacramento della Riconciliazione, che avrà la sua pienezza nella Pasqua eterna.

Giuseppe Daminelli