Madre di Dio

 

N. 5 Maggio 2002

Temi di Maggio: corona di rose offerte a Maria "Rosa Mistica"
  
Editoriale

Madre Teresa, un limpido cielo
  
Mons. Angelo Comastri

Le insidie di certa "consacrazione" a Maria
  
Giuseppe Daminelli

Il Monastero di Vatopédi e le sue preziose icone mariane
  
George Gharib

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

La forza della fede e della devozione popolare mariana
  
Stefano De Fiores

Gli Universitari d'Europa invocano Maria
  
Alberto Rum

A Maggio, 'il Rosario degli ultimi'
  
Bruno Simonetto

Sui passi di Maria
  
Maria Di Lorenzo

Il Magnificat della quaresima pasquale
  
Luigi De Candido

Noi, "sorelle de La Madonnina", affidate al suo Cuore Immacolato 
  
Sr. Adelina Masiero

In Libreria

La Mariologia del Ven. G. Alberione - 4
  
Bruno Simonetto

Litanie Lauretane

Madre di Dio n. 5 maggio 2002 - Copertina

 

 

 

 

Problemi attuali di mariologia

di GIUSEPPE DAMINELLI

Le insidie di certa "consacrazione" a Maria
   

Nel mese di Maggio, tradizionalmente dedicato a Maria, non è raro sentire di persone che affermano di "consacrarsi" a Maria. - Cosa significa in realtà questo termine, e quali pericoli nell’uso improprio?

Un termine largamente usato nelle letteratura e nella pratica mariana degli ultimi secoli è senza dubbio: consacrazione. Termine apparentemente di facile comprensione, ma che nasconde insidie e obiezioni del tutto legittime, non solo da parte dei "critici", ma anche di coloro che ne valutano positivamente la rilevanza pastorale.

Dopo alcuni precedenti nel Medioevo, le consacrazioni strettamente legate a Maria divennero un movimento spirituale in Spagna (XVI-XVII secolo), poi con San Luigi Grignion de Montfort e molti altri ebbero un notevole exploit. Dopo l’ultima guerra mondiale, tre Papi hanno rinnovato per otto volte la consacrazione del mondo attraverso il Cuore Immacolato di Maria, secondo la richiesta di Lucia, veggente di Fatima. Appare pertanto evidente che Maria ha un posto di primo piano nell’avventura cristiana delle consacrazioni.

Stemma e moto consacratorio 'montfortiano' di Papa Wojtila a Maria 'Mater Ecclesiae'.
Stemma e moto consacratorio 'montfortiano' 
i Papa Wojtiła
a Maria 'Mater Ecclesiae'.

Alcune obiezioni teologiche

Ma questo generoso ardore ha suscitato riserve e polemiche. Si parla molto e in modo improprio di «consacrazione a Maria». Ella ci consacra, a lei ci si consacra - viene aggiunto -. I teologi oppongono a questo linguaggio le seguenti serie obiezioni.

1. Dio solo consacra, ossia si rende presente in noi, divinizza la nostra esistenza e la nostra vita.

Ciò è vero e non dobbiamo dimenticarlo: ogni consacrazione è un dono gratuito di Dio che inizia per opera sua e per opera sua si conclude, perché Lui solo può vincere l’inerzia della nostra natura umana ed elevarci alla sua vita divina.

Giovanni Paolo Il non ha trascurato questa obiezione, ma l’ha ripresa e risolta secondo la Parola di Gesù all’Ultima Cena: «Io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati» (Gv 17,19).

Il versetto ci ricorda che, a rigore di termini, non c’è che una consacrazione: quella di Gesù Cristo. Nascendo fra gli uomini egli ha consacrato la sua umanità mediante l’unzione della sua divinità stessa, e tale consacrazione, interiore al mondo creato, è un principio di consacrazione per il mondo intero: radicalmente consacrato mediante Lui, chiamato ad entrare nella sua consacrazione.

2. La seconda obiezione afferma che esiste una sola consacrazione, il Battesimo. Attraverso questo Sacramento Dio ci consacra imprimendo in noi un carattere indelebile.

Questa consacrazione non verrebbe offuscata parlando di altre, scadendo così nel particolarismo?

No, perché le consacrazioni votive hanno una funzione precisa nella Tradizione della Chiesa, in particolare la consacrazione religiosa con i tre voti.

Poiché il termine consacrazione è analogo, la «consacrazione religiosa» è relativa. Essa non ha altro scopo che realizzare effettivamente la consacrazione del Battesimo. Così pure la consacrazione a Maria o mediante Maria.

La predicazione cristiana e Grignion de Montfort stesso non hanno cessato di sottolinearlo con la massima chiarezza: consacrarsi è offrirsi attivamente e generosamente alla consacrazione di Dio.

Tali attualizzazioni o consacrazioni votive non sono meno importanti in quanto il dramma della Chiesa è che molti Battesimi trasformano i battezzati soltanto in morti-nati: Dio ha fatto la sua opera di consacrazione, ma senza risposta da parte del battezzato; e la consacrazione fondamentale non è passata nella sua vita.

Il grande problema del nostro destino e della Chiesa stessa è, dunque, che la consacrazione gratuitamente donata da Dio divenga reciproca. Da inerte, divenga vivente; da votiva, effettiva: che penetri tutta la nostra vita.

Tale è, secondo la teologia, il senso della consacrazione religiosa mediante i tre voti di povertà, castità e obbedienza. Essa ha la funzione di attualizzare, di realizzare la consacrazione del Battesimo.

Tale è anche la funzione delle consacrazioni mediante Maria. Dico ‘delle’ consacrazioni, perché possono assumere varie forme: quella di Montfort, a Gesù attraverso Maria, quella che fu richiesta a Fatima, attraverso il Cuore Immacolato di Maria, ecc.

Parlare di consacrazione significa quindi necessariamente parlare di Dio, parlare dello Spirito Santo.

San Massimiliano Kolbe, il Santo dell'Immacolata della quale ha tanto promosso la devozione in forma consacratoria.
San Massimiliano Kolbe, il Santo dell'Immacolata della quale 
ha tanto promosso la devozione in forma consacratoria.

La cooperazione libera dell’uomo

3. Perché si parla di consacrarsi, dato che solo Dio consacra? Il fatto è che Dio non fa niente in noi senza di noi.

Ci consacra soltanto se glielo chiediamo, con il nostro consenso e la nostra cooperazione. Certo, Dio ha fatto tutto (come Causa prima, creatrice), ma ci chiama a fare tutto con lui, al nostro livello, come causa seconda, libera e necessaria. L’opera della nostra consacrazione, donata interamente da Lui, è interamente sviluppata da noi, dalla nostra libertà.

È pur vero, però, che il vocabolo "consacrare" non ha lo stesso significato quando si dice che Dio ci consacra (ossia ci trasforma) e quando parliamo di consacrarci (cioè di accogliere e vivere ardentemente questa grazia di Dio). Questa cooperazione è importante e indispensabile.

4. Un’ulteriore questione riguarda se sia possibile consacrare altri, dal momento che non possono essere consacrati senza la loro libera adesione. Consacrare la Russia (o un’altra nazione) secondo la richiesta di Fatima, non è forse un proposito magico e una prepotenza contro la libertà di altri uomini, o addirittura una violazione di diritti dell’uomo?

È evidente che un simile dono non può essere dato senza la libertà degli interessati, che rimane decisiva. Tali "consacrazioni" hanno lo scopo di aiutare coloro che in quei Paesi sono già consacrati, nonostante tutte le prove e le persecuzioni che subiscono, affinché la luce e il dono che essi vivono si estendano ai loro compatrioti immersi nelle tenebre e nell’ombra di morte. È quindi una preghiera, un’intercessione, un appello al dono generoso di Cristo che si è consacrato per consacrare con Sé tutti gli uomini.

Tre bambini portoghesi, vestiti da pastorinhos come i tre veggenti, offrono fiori alla Vergine, in Piazza San Pietro.
Giovanni Paolo II ha consacrato e poi affidato l'umanità alla Vergine di Fatima,
durante il Giubileo dei Vescovi, l'8 ottobre 2000.
In foto: per l'occasione, tre bambini portoghesi,
 vestiti da
pastorinhos come i tre veggenti, offrono fiori alla Vergine, in Piazza San Pietro.

Dobbiamo tutto a Dio

5. Perché si parla di consacrazione a Maria, se ci si può consacrare soltanto a Dio?

L’obiezione è vera. Infatti "consacrazione" significa appartenenza totale, e la formula di consacrazione accentua talora, paradossalmente, la radicalità di quel dono di sé dicendo: «Mi consacro come schiavo d’amore».

La formula è sconcertante, perché la schiavitù è un male. Farsi schiavi di una creatura sarebbe un’alienazione, un asservimento, a disprezzo dei diritti dell’uomo e dell’autonomia umana.

Ma l’obiezione viene superata se ci si consacra a Dio come l’apostolo Paolo, che con tanta insistenza si diceva «schiavo di Cristo» (Rm 1,1; cfr. anche il prologo di molte epistole). Essa è superata poiché essendo Dio Creatore, consacrarsi a Lui non significa alienarsi, ma riconoscere la verità - ossia la nostra condizione di creature - giacché dobbiamo tutto a Dio, compresa l’esistenza e la libertà stessa, che egli crea proprio come libertà, capace di allontanarsi da Lui e dal bene. Assumere tale verità significa scoprire nel contempo il Principio e il Termine divino della nostra esistenza.

Significa scoprire la realtà più profonda e la fonte stessa della nostra libertà, così spesso asservita alle illusioni terrene. Significa trovare la via dell’unica felicità che conta in questo mondo e che conduce all’eternità.

Siffatta prospettiva può sembrare strana a chi è coinvolto soltanto nelle vicissitudini del mondo e gestisce la propria vita come un essere animale effimero, sino alla catastrofe finale e inevitabile che è la sua morte.

Il Creatore chiama l’uomo a ben altro. Lo chiama secondo la libertà che gli ha donato. È proprio una libertà di cui ciascuno può fare ciò che vuole, anche rivolgerla contro Dio e investirla nella frenesia di ogni genere di peccato.

Ma la libertà non è assolutamente fatta per quest’autodistruzione, è fatta per trovare il bene, l’amore, la felicità: valori che, in definitiva, si trovano soltanto in Dio e in ciò che è ad immagine di Dio; qui è la sede della felicità umana personale e comunitaria.

L’uomo, in sostanza, è fatto per trovare la felicità nella sua perfetta consacrazione a Dio.

In rapporto a queste verità fondamentali è possibile situare il ruolo di Maria nelle consacrazioni. Pur essendo tale ruolo relativo rispetto a Dio, è importante perché Dio stesso ha dato a lei un posto ineguagliabile.

Giuseppe Daminelli