Madre di Dio

 

N. 4 Aprile 2002

Il Magnificat dei secoli nella Pascalis Via Matris
  
Editoriale

Il segreto di una vita
  
Mons. Angelo Comastri

Ci sono altri dogmi mariani?
  
Giuseppe Daminelli

Maria, unica donna ammessa sulla Santa Montagna
  
George Gharib

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

Maria, modello antropologico per il nuovo millennio
  
Stefano De Fiores

Maria, Serva del Signore, Incoronata di Gloria
  
Alberto Rum

Il Magnificat dei secoli
  
Bruno Simonetto

"La scorciatoia per il Cielo? È Maria"
  
Maria Di Lorenzo

La Santa Vergine con i discepoli alla Pasqua di Gesù
  
Luigi De Candido

Maria nella mia vita 
  
Sebastian Palakkattu

In Libreria

La Mariologia del Ven. G. Alberione - 3
  
Bruno Simonetto

Maria nei suoi Santi - Santa Bertilla Boscardin

Litanie Lauretane

Madre di Dio n. 4 aprile 2002 - Copertina

 

 

 

 

Il cantico della Vergine e la Pasqua del Signore

di BRUNO SIMONETTO

Il Magnificat dei secoli
   

Il Magnificat è un dono di Dio alla Vergine e di questa alla Chiesa e al mondo: come dono va compreso e accolto. - Maria, donna di parte, schierata con i poveri, gli umiliati e gli offesi di tutti i tempi.

I "Servi di Maria", al termine del loro 210° Capitolo generale, celebrato a Città del Messico nel 1995, hanno affidato le loro riflessioni ad un documento di straordinaria bellezza e attualità, dal significativo titolo 'Servi del Magnificat'.

Poiché si celebrava in quello stesso anno il Sinodo dei Vescovi sulla Vita Consacrata, i Servi di Maria vollero esplicitare il loro messaggio con la sottolineatura: "Il cantico della Vergine e la Vita Consacrata".

Beato Angelico, Visitazione (particolare della Pala di Cortona), Museo diocesano, Cortona.
Beato Angelico, Visitazione (particolare della Pala di Cortona), Museo diocesano, Cortona.

Per la verità, ci regalarono un testo di profonda sapienza biblico-mariologica che trascende lo spazio particolare di vita dei Consacrati; e che è di una sapienzialità del tutto degna di essere considerata come preziosa eco del canto del Magnificat.

Avendo noi celebrato in questi giorni, nel mistero della Pasqua del Signore, le 'grandi opere di Dio' per la salvezza dell'umanità, vogliamo mutuare da questa proposta temi per la nostra riflessione 'liturgica' in tempo pasquale.

"I frati Servi di Santa Maria - si legge nella Presentazione del documento capitolare - hanno osato qualificarsi, in questo nostro tempo e nei confronti di uomini e donne delle nostre culture, ideologie, economie, 'servi del Magnificat', appartenenti, perciò, ad un 'canto', fatti suono di una parola detta, perenne; voce che disciplinatamente si compone dentro una melodia scritta, interprete di una bellezza che pare perfino estranea o infinitamente distante, o semplice prolungamento di una tenerezza che avvicina umiliazioni e drammi, non certo con l'illusione di risolverli a parole, ma con la pretesa d'un proclama 'bello': che c'è salvezza, dignità e grandezza raggiungibili dentro il degrado vecchio e nuovo della ragione umana che cerca sicurezza nella separazione fra economia del vivere e profezia della verità".

È questo grande 'messaggio' che anche noi - invitati dal Papa a "prendere il largo" all'alba di questo inizio di Terzo Millennio che ci è dato di vivere -, vogliamo raccogliere e diffondere.

B. Biagetti, La Vergine si reca da Elisabetta, accompagnata dagli Angeli, Santuario della Visitazione ad Ain Karim.
B. Biagetti, La Vergine si reca da Elisabetta, accompagnata dagli Angeli,
 Santuario della Visitazione ad Ain Karim.

Il dono del Magnificat

"Il Magnificat - dice il documento che esaminiamo - è un dono. Di Dio alla Vergine; di questa alla Chiesa, a ciascuno di noi. Come dono esso va compreso e accolto, diversamente non se ne coglie il fascino, non se ne penetra il significato profondo. Per il Magnificat vale la parola biblica: "Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'Alto e discende dal Padre della luce" (Gc 1, 17). Con animo riconoscente, dunque, e pieno di rispetto per la Parola santa vogliamo riflettere su questo cantico che il Signore, dopo averlo posto sulle labbra di Maria di Nazareth, mette ogni giorno sulle nostre labbra".

Pronunziato dalla Vergine, 'povera del Signore', il Magnificat si iscrive nella serie di altri cantiBattista da Vicenza, Madonna del Magnificat, affresco nel Santuario di Santa Maria di Monte Berico. anawim: il Benedictus (Lc 1, 68-79) del sacerdote Zaccaria; il Nunc dimittis (Lc 2, 29-32) di Simeone, 'uomo giusto e timorato di Dio' (Lc 2, 25); insieme con il cantico degli Angeli (cfr. Lc 2, 14); con la ricca innologia dell'epistolario paolino, rivolta a Dio: Rm 11, 33-36; Ef 1, 3-14; 2Tim 1, 8-10; Tt 3, 4-7; l'innologia cristologica: Fil 2, 5-11; Col 1, 15-20; Ef 1, 20-23; 2, 14-18; 2Tim 2, 11-13; l'inno alla carità: 1Cor 13, 1-13); e con l'Apocalisse giovannea (cfr. Ap 4, 11; 5, 9-10.12-13; 7, 12; 15, 3-4; 19, 1-8).

Dal Benedictus del mattino al Magnificat del tramonto e al Nunc dimittis dell'ora del riposo: la giornata della vita (e ogni giorno della nostra esistenza terrena) scanditi da questi canti di lode.

Sappiamo come il Magnificat affondi le sue radici nella poesia dei Salmi e di altri inni dell'Antico Testamento, in particolare nei cantici delle donne d'Israele, che esaltarono le gesta e la misericordia di Dio: Miryam, Debora, Giuditta, Anna, donne di coraggio, di poesia e di profezia. Si potrebbe dire che i loro canti preludono al cantico della Vergine, come gli avvenimenti che esse cantarono sono figura dei fatti salvifici a cui la Vergine Maria prese parte: il passaggio del Mar Rosso adombra la Pasqua di Cristo; le vittoria su Sisara e Oloferne, la sconfitta del Maligno; la nascita di Samuele da grembo sterile, la nascita di Gesù da grembo verginale.

Il Magnificat ha un suo senso letterale, inerente al momento e al contesto in cui sgorga dal cuore della Vergine. Ma esso giunge a noi carico della ricchezza delle successive letture ecclesiali. Il Magnificat, infatti, ha accompagnato e nutrito la preghiera della Chiesa, ne ha illuminato il cammino, l'ha fatta crescere e, a sua volta, è cresciuto con essa. Al cantico di Maria si applica in modo particolare il principio esegetico formulato da San Gregorio Magno: "Gli oracoli divini crescono insieme con chi li legge" (cfr. Homiliae in Hezechielem prophetam I, VII, 8: CCL 142, p. 87).

Il Magnificat è, ancora, un dono che ci introduce nella vicenda di Maria ed è ispirazione, modello per la nostra preghiera, oltre che una pagina per la nostra riflessione. "Come il fiat di Maria - spiega il documento capitolare - fu parola detta a nome dell'intera umanità, così il Magnificat è canto che racchiude l'esultanza e la lode dei popoli. Maria è creatura, frammento singolare in cui, dopo Cristo, tutto è ricapitolato e in cui tutto è detto. Come Maria, così noi. In noi e per noi, restituiti alla nostra verità di frammenti destinati a comporre il tutto: Israele, le Chiese, il mondo (cioè, l'umanità e il cosmo) cantano e magnificano il Signore (…).

Ludovico Mazzanti, La Visitazione della B. V. Maria, sec. XVIII, Museo del Santuario di Montevergine.

Francesco Mancini, Magnificat della Vergine, Santuario-Basilica della Misericordia, Macerata.

Da sinistra: Ludovico Mazzanti, La Visitazione della B. V. Maria, sec. XVIII,
Museo del Santuario di Montevergine; Francesco Mancini, Magnificat della Vergine,
 Santuario-Basilica della Misericordia, Macerata.

Similmente, il Magnificat è per noi insegnamento di come la preghiera debba essere risposta dossologica alla Parola ascoltata, fede che canta la grazia. Perché Maria lo pronunziò in comunione con il suo popolo, esultante per lo spuntare dell'alba messianica, grata perché il Signore aveva rivolto lo sguardo a lei, sua umile serva; ammaestramento per noi di come la preghiera sia spazio di comunione tra Dio e noi, tra noi e il prossimo; sia lode all'Altissimo e servizio ai fratelli (…).

Ed è una straordinaria pagina di lectio divina, perché Parola di Dio da accogliere con fede e con rendimento di grazie, come l'accolse Maria; da meditare custodendo nel cuore, come Maria, la memoria di parole ed eventi riguardanti suo Figlio e la salvezza del genere umano; da cantare per le strade mondo, quale espressione di culto riconoscente al Signore e proclamazione della sua misericordia, come lo cantò la Madre di Gesù in "una città di Giuda" (Lc 1, 39); da vivere con coerenza ed audacia confidando, come Santa Maria, nella bontà di Dio e nell'aiuto della grazia".

Alla luce di queste riflessioni, si comprende l'intuizione di Sant'Ambrogio, che auspica: "Sia in ciascuno l'anima di Maria per magnificare il Signore; sia in ciascuno lo spirito di Maria per esultare in Dio" (cfr. Expositio Evangelii secundum Lucam II, 26: Sch 45, pp. 83-84). E si spiega perché la Chiesa abbia fatto del Magnificat un momento culminante della Liturgia delle Ore: in Oriente al sorgere del sole, in Occidente all'ora del vespro. L'uso liturgico del Magnificat, infatti, si colloca in quel processo di identificazione tra la Chiesa e Maria che fu molto sentito nell'epoca patristica (cfr. A. Muller, Ecclesia-Maria):Maria e la Chiesa, una persona, una voce. La Chiesa in preghiera (Ecclesia orans) è la Vergine orante, Maria (Virgo orans).

Libero Nada, "Magnificat anima mea Dominum", Chiesa Madonna di Oriolo, Montelupo Albese (Cuneo).
Libero Nada, "Magnificat anima mea Dominum", Chiesa Madonna di Oriolo,
Montelupo Albese (Cuneo).

Maria, donna di parte

Questa espressione è usata da Tonino Bello che, commentando il Magnificat in chiave, per così dire, sociologica, scrive fra l'altro: "No, Maria non fu neutrale. Basta leggere il Magnificat per rendersi conto che Maria si è schierata. Ha preso posizione, cioè. Dalla parte dei poveri, naturalmente. Degli umiliati e offesi di tutti i tempi. Dei discriminati dalla cattiveria umana e degli esclusi dalla forza del destino. Di tutti coloro, insomma, che non contano nulla davanti agli occhi della storia" (cfr. Maria donna dei nostri giorni, cap. 9).

E aggiunge che, così riflettendo, "non si va ad avvalorare certe interpretazioni che favoriscono una lettura puramente politica del Magnificat, quasi fosse, nella lotta continua tra oppressi e oppressori, una specie di Marsigliese 'ante litteram' del fronte cristiano di liberazione. Significherebbe ridurre di gran lunga gli orizzonti dei sentimenti di Maria, che ha cantato liberazioni più profonde e durature di quelle provocate dalle semplici rivolte sociali. I suoi accenti profetici, pur includendole, vanno oltre le rivendicazioni di una giustizia terrena e scuotono l'assetto di ben più radicali iniquità (…). Sta di fatto che Maria si è come arruolata nell'esercito dei poveri, si è messa dalla parte dei vinti. Ha esaltato, così, la misericordia di Dio. E ci ha rivelato che è partigiano anche lui, visto che prende le difese degli umili e disperde i superbi nei pensieri del loro cuore, stende il suo braccio a favore dei deboli e fa rotolare i violenti dai loro piedistalli con le ossa in frantumi, ricolma di beni gli affamati e si diverte a rimandare i possidenti con un pugno di mosche in mano e… con un palmo di naso in fronte".

Certo, viene anche il dubbio come possa la Vergine Maria, madre dell'umanità, schierarsi: lei che è anche madre di misericordia per i peccatori, di cui i superbi, i prepotenti e i senza cuore sono la razza più inquietante. Ma è pure evidente che la Vergine canta la liberazione di tutti; quindi anche di chi, ora lontano, può essere redento e ridiventare vicino e fratello.

Visitazione della Vergine e Magnificat, Libro delle Ore di Alessandro VII.
Visitazione della Vergine e Magnificat, Libro delle Ore di Alessandro VII.

Preghiera alla Madonna del Magnificat

E qui la riflessione si fa preghiera: "Santa Maria, donna di parte, noi ti preghiamo per la Chiesa di Dio che, a differenza di te, fa ancora tanta fatica ad allinearsi coraggiosamente con i poveri. In teoria essa dichiara l'"opzione preferenziale" in loro favore. Ma in pratica rimane spesso sedotta dalle manovre accaparratrici dei potenti. Nelle formulazioni dei suoi progetti pastorali decide di "partire dagli ultimi". Ma nei percorsi concreti dei suoi itinerari si mantiene prudenzialmente al coperto, andando a braccetto con i primi.

Aiutala a uscire dalla sua pavida neutralità. Dàlle la fierezza di riscoprirsi coscienza critica delle strutture di peccato che schiacciano gli indifesi e respingono a quote subumane i due terzi del mondo. Ispirale accenti di fiducia. E mettile sulle labbra le cadenze eversive del Magnificat, di cui, talvolta, sembra che abbia smarrito gli accordi.

Solo così potrà dare "testimonianza viva di verità e di libertà, di giustizia e di pace". E gli uomini si apriranno ancora una volta alla speranza di un mondo nuovo, davvero rinnovato dalla Pasqua del Signore. Come avvenne a Gerusalemme; e come venne anticipato nel canto del tuo Magnificat, quel giorno di duemila anni fa, sui monti di Giuda!".

Non diversamente, e con accenti profondamente missionari, papa Giovanni Paolo II si rivolgeva alla Vergine del Magnificat, all'atto di consegnare il 30 dicembre 1988 ai Cristiani la sua Esortazione apostolica Christifideles laici, 'sulla vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo':

O Vergine santissima,
madre di Cristo e della Chiesa,
con gioia e con ammirazione,
ci uniamo al tuo
Magnificat,
al tuo canto di amore riconoscente.

Con te rendiamo grazie a Dio,
"la cui misericordia si stende
di generazione in generazione",
per la splendida vocazione
e per la multiforme missione
dei fedeli laici…

Vergine del Magnificat,
riempi i loro cuori
di riconoscenza e di entusiasmo
per questa vocazione
e per questa missione".

E sia a noi consentito sperare che il nostro canto di lode, aggiunto al "Magnificat dei secoli", esprima servizio alla vita e alle opere di Dio, per la liberazione dell'uomo e per la dignità degli ultimi.

Bruno Simonetto